Mariolina senza cuore

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

PREMIO LETTERATURA D’AMORE XXI EDIZIONE
CENTRO STUDI CULTURA E SOCIETA’ TORINO
SEGNALAZIONE DI MERITO – GIUGNO 2012

La chiamavano Mariolina Senza Cuore, ma lei un cuore l’aveva, eccome se l’aveva, soltanto che aveva smesso di battere tanti anni fa, quando il suo fidanzato non aveva più fatto ritorno dalla guerra.

La vita di Mariolina non era stata vita facile.

Settima di nove figli, a dieci anni partiva prima dell’alba per andare al pascolo a mungere le mucche e poi fare ritorno con il bidone pieno di latte caricato sulle spalle pesante come la sua vita.

I fratelli e le sorelle lavoravano, ma lei no, era andata a scuola dalle suore per due o tre anni, ma era stato così tanto tempo fa’ che nemmeno se lo ricordava come si faceva a leggere, scrivere e far di conto.

Poi erano nati i gemelli e sua madre non gliela faceva a prendersi cura di loro tutto il giorno. Mariolina li accudiva, riassettava la casa e cucinava per tutti quei fratelli che tornavano stanchi dal lavoro.

Aveva speso così la sua fanciullezza, e il tempo che passava faceva di lei una bella ragazza, i giovanotti la guardavano con interesse, ma i suoi fratelli gelosi non permettevano a nessuno di avvicinarla.

L’Erminio l’aveva conosciuto ai pascoli e non l’aveva detto a nessuno sennò sarebbero state botte. Era il suo segreto, il suo angolo di paradiso.

Ne aveva parlato soltanto all’Adele, la sua amica del cuore facendole giurare di non fare parola con anima viva.

“Mariolina sta attenta, se lo vengono a sapere i tuoi fratelli…”, ma l’Adele era una fifona, e Mariolina era tanto innamorata che per niente al mondo avrebbe rinunciato all’unica cosa bella che le era capitata.

Vestiva da povera, scarpe quando c’erano, mani sempre callose, ma l’Erminio la faceva sentire una principessa.

“Un giorno ti porto via di qua” le raccontava.

E lei ci credeva e ci sperava e il cuore si gonfiava di un sentimento nuovo che non aveva mai provato prima d’ora.

Ogni fatica si faceva più leggera: il lavoro, i fratelli, sua madre, la casa e Mariolina tirava avanti contenta con il suo sogno nel cuore che cresceva di giorno in giorno.

Quando l’Erminio la faceva distendere su quel fieno morbido e profumato e la ricopriva di baci caldi e saporiti affondando la testa nel suo seno, lei metteva le ali e dimenticava ogni pena, convinta che i suoi giorni sarebbero stati così per sempre, saturi di carezze e sospiri.

“Vorrei morire d’amore” raccontava all’Adele che si tappava le orecchie per non ascoltare e arrossire.

Ma la guerra incombeva paurosa e non lasciava spazio per i sogni. Finché una mattina l’Erminio le disse che l’avevano chiamato per arruolarsi nell’esercito.

Mariolina quando torna con il pensiero a quel momento sente ancora il respiro mancare, le gambe molli e si domanda perché proprio lui, l’amore grande della sua vita?

L’Adele cercava di consolarla, ma il cuore era pesante e tirare avanti era davvero dura.

E’ stato in quei lunghi mesi invernali che si era accorta di non avere più il ciclo. Lei ci capiva poco di queste cose, ma il ventre che si gonfiava ogni giorno sotto i suoi occhi parlava chiaro più di mille spiegazioni.

L’inverno e il vestito largo un po’ l’avrebbero protetta, ma prima o poi la sua famiglia avrebbe capito.

“O Erminio” si ripeteva “cosa hai combinato? Mi hai lasciata sola e adesso come farò a tirare avanti?”

Passavano i giorni e Mariolina faceva sempre più fatica ad andare al pascolo, la pancia pesava come la sua preoccupazione e sua madre la guardava strana.

Lei chinava il capo e aspettava che la guerra finisse prima che quel figlio nascesse.

Ma la guerra andava per le lunghe e una mattina, quando la primavera si annunciava con le prime gemme sugli alberi, arrivò la brutta notizia: l’Erminio non avrebbe più fatto ritorno a casa, perché la guerra l’aveva portato via insieme a tanti altri giovani che come lui erano andati al fronte.

E’ stato in quel momento che il cuore di Mariolina ha smesso di battere e qualcosa si è spezzato per sempre dentro di lei e tutti i soli del mondo se ne sono andati e  le primavere e le albe hanno cessato di esistere, è stato in quel momento che ha sentito un liquido caldo tra le gambe e poi soltanto il buio più profondo dentro e fuori di lei. Il bambino era nato morto, i lutti erano diventati  due e lei avrebbe voluto che fossero tre, per morire anche lei insieme a loro.

Può un dolore così immenso starci tutto dentro un piccolo cuore?

Può continuare a vivere un corpo, quando dentro di sé ha un buco nero che non si chiuderà per sempre?

Per far tacere le malelingue la mandarono a servizio da una famiglia di ricchi signori, lontano da casa, lontano da quel pascolo che l’aveva vista così felice.

Mariolina c’è rimasta trent’anni a servizio, ma non ha mai dimenticato, ha imparato a cucire, a fare orli, a stringere e allargare gonne e pantaloni ed era talmente brava che tutti le chiedevano di rammendare qualcosa.

Quando ha capito che poteva vivere di quello, aveva fatto ritorno al paese, dove erano seppelliti i suoi uomini e si era comprata una casetta in fondo alla strada lontano dalla confusione, continuando a lavorare e a consumarsi gli occhi per aggiustare vestiti, nella speranza che si aggiustasse un po’ anche il suo cuore.

Di poche parole, un po’ brusca nelle risposte e nei gesti, spiava la vite degli altri e l’invidia mescolata alla tristezza aveva attraversato adagio i suoi anni svuotandola ogni giorno un po’ di più.

Ogni tanto nei pomeriggi troppo caldi per lavorare, l’Adele la va a trovare, per ricordare un po’quello che è stato e non può tornare, parlano dell’Erminio, di come sarebbe stato bello adesso con i capelli bianchi e allora per un momento gli occhi di Mariolina tornano a brillare, nel petto si attizzano le braci dei ricordi e chi la incontra si ricrede e si convince che un cuore in fondo ce l’abbia pure lei.

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