L come lutto L come libro

Ogni tanto dentro le pagine di questo blog, lascio cadere questa parola, lutto, perché pur essendo una definizione che implica una pesantezza di cuore, sono convinta che come ogni altra parola, che sia letta, pronunciata o ascoltata, rappresenti sempre un efficace mezzo per comunicare qualcosa.

Il lutto è il tempo che fa seguito alla perdita di una persona cara.

Nessuno è in grado di quantificare quanto possa durare questo tempo: giorni, mesi, a volte anni, ogni persona che subisce un lutto deve fare i conti inevitabilmente con due aspetti dolorosi e inaspettati dai quali rischia di essere sopraffatta

Accettare la perdita e gestire il dolore.

Quando è mancato mio marito, e con lui la terra sotto i miei piedi, c’è stata una realtà preziosa che mi ha tratto in salvo traghettandomi da un mare di disperazione ad acque più tranquille nelle quali perlomeno ho imparato a stare a galla, ed è stata la possibilità di condividere il mio dolore con un gruppo di persone che come me avevano vissuto un’ esperienza di perdita.

E’ stato in quel periodo, quando mi sono resa conto di quanto beneficio questi incontri potessero darmi, che mi sono ripromessa che prima o poi avrei trovato una modalità per ricambiare tanto bene. E oggi posso dirvi con orgoglio ed emozione di esserci riuscita.

Cosa si fa in un gruppo di counseling letterario ?

In primo luogo si ascolta la storia di chi racconta, un ascolto attento e rispettoso; si accoglie il suo vissuto, con un’attenzione, all’altro e a sé, in modo via via più consapevole.

Il gruppo ha le sue regole, che hanno a che fare con la riservatezza, la sospensione del giudizio, una comunicazione corretta, consentendo in tal modo al partecipante di sperimentarsi su più fronti, allenando la comunicazione al rispetto emotivo dell’altro e della sua storia e alla presa di consapevolezza di non essere soli nella propria difficoltà, dando luogo a nuove risorse, quanto più efficaci, tanto maggiore è la volontà di mettersi in gioco.

Attraverso la lettura di un libro le persone riescono ad esprimere sentimenti che altrimenti farebbero fatica a raccontare, rischiando così di lasciarli intrappolati dentro il cuore.
Per questo motivo il counselling letterario unisce le parole lutto e libro, perché quando la difficoltà di raccontare il proprio vissuto è tanta, il libro parla per noi, tira fuori parole capaci di descrivere perfettamente il nostro stato d’animo producendo riflessioni generative per tutto il gruppo.

Perché questo libro?

Ricominciare di Laura Campanello racconta che nonostante tutta la disperazione e lo sgomento nei quali si precipita dopo aver perso qualcuno, è possibile ricominciare.

Il problema è che spesso non sappiamo da parte iniziare a muoverci.
Ci troviamo catapultati da un momento all’altro senza preavviso, con paura e sgomento in una vita che non sappiamo da che parte incominciare a vivere, a pensare, a gestire, ad accogliere.
Dobbiamo imparare nuovi gesti, nuove abitudini e nuovi ritmi, dobbiamo procedere a tentoni confusi dalla paura e dalla sofferenza, dovremo attraversare il dolore del lutto.
Inizia così la nostra rimessa al mondo, anche dopo il più grande dolore, forse nulla sarà più come prima, ma ad un certo punto ci ritroveremo di nuovo al mondo, diversi da prima, ma rinati.
Ricominciare
Laura Campanello

Questo è un invito.

A volte vorremmo cambiare lo stato delle cose in cui ci ritroviamo a vivere nostro malgrado, ma non sappiamo da che parte cominciare, perché quel guscio che ci siamo costruite dentro il quale pensavamo di stare tanto bene, in realtà ci ha intrappolate.

Ci vuole coraggio ad accettare la mano tesa di chi vuole aiutarci, perché l’orgoglio che ci bisbiglia nell’orecchio che non abbiamo bisogno di nessuno, non smette mai di tacere.

Qualche volta però, vale la pena almeno provarci, io l’ho fatto.

Elaborare il lutto non significa dimenticare, significa continuare a ricordare senza permettere ai ricordi di lacerarci il cuore.

Vi voglio salutare con una piccola storia di Bruno Ferrero che amo molto, che racconta in poche righe, l’efficacia di un cammino condiviso

IL CIECO, LO ZOPPO E L’INCENDIO
Un giorno, in un bosco molto frequentato scop­piò un incendio. Tutti fuggirono, presi dal panico. Rimasero soltanto un cieco e uno zoppo. In preda alla paura, il cieco si stava dirigendo proprio verso il fron­te dell’incendio. «Non di là!» gli gridò lo zoppo. «Finirai nel fuoco!».
«Da che parte, allora?» chiese il cieco.
«Io posso indicarti la strada» rispose lo zoppo «ma non posso correre. Se tu mi prendi sulle tue spalle, potremmo scappare tutti e due molto più in fretta e metterci al sicuro».
Il cieco seguì il consiglio dello zoppo. E i due si salvarono insieme.

Se sapessimo mettere insieme le nostre esperien­ze, le nostre speranze e le nostre delusioni, le nostre ferite e le nostre conquiste, ci potremmo molto facilmente salvare tutti.

Il tempo del lutto è un tempo strano, intriso di un miscuglio di emozioni profonde e ricordi dolci e amari che come in una staffetta si danno il cambio repentinamente. E finché non lo avremo percorso tutto quanto, finché non saremo arrivati in cima per toccare con mano la sua intensità, chi ci è accanto dovrà necessariamente stare in attesa, pazientare, e semplicemente continuare ad amarci.

Grata alla cara amica Angela Isella per la sua compagnia in questo percorso

Vi auguro una buona domenica e se pensate che questo articolo possa essere di aiuto a un’amica, condividetelo cliccando qui 👇👇👇💖💖

2 pensieri su “L come lutto L come libro

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