Di cifre tonde ne ho superate parecchie, ma sinceramente nessuna mi aveva mai fatto questo effetto.
Sessanta.
Il corpo li sente tutti, ma la testa — perdio — nemmeno la metà.
Com’è possibile che questa cifra mi abbia colto così impreparata?
Come si spiega che la mente si lanci di continuo in voli pindarici, mentre il corpo, come una zavorra pesante, si ostini a rimanere ancorato al terreno?
E sì che di vita ne ho vissuta tanta.
Sono sempre andata incontro a ogni cifra tonda con tanto entusiasmo e quel pizzico di sfacciataggine
che mi faceva credere di vivere per sempre.
Ricordo quando ho compiuto dieci anni e, con orgoglio, usavo entrambe le mani per mostrarli.
E i meravigliosi venti, quando ero innamorata della vita e dell’uomo che avrei sposato.
I trenta non li dimenticherò mai, perché li ho celebrati con la nascita del mio secondo figlio.
A quaranta ho lasciato a casa tre figli per scappare a Firenze con mio marito e riprenderci la nostra vita di coppia.
E i cinquanta?
Celebrati con una festa meravigliosa, circondata da tutte le persone che amavo.
Ma i sessanta sono un’altra storia.
Arrivarci non è stato facile.
Perché, strada facendo, ho perduto tante persone che ho molto amato
e che oggi occupano un posto speciale nel mio cuore.
E allora come mi sento?
Mi sento forte e fragile.
Mi sento forte quando capisco che ho smesso di voler piacere a tutti.
Quando non perdo più tempo prezioso a dare spiegazioni delle mie scelte.
Quando decido dove stare, con chi stare e chi amare senza sentirmi in colpa.
Quando penso ai progetti realizzati e a quelli che ancora mi attendono e non vedo l’ora di corrergli incontro.
Quando la paura non mi spaventa più.
E mi sento fragile quando il mio corpo si ribella ed esige cura e attenzione, implorandomi di rallentare.
Quando ancora ogni cosa mi commuove e mi scopro vulnerabile.
Quando la solitudine mi corteggia e devo farmi forza per allontanarla.
E quindi? A cosa voglio brindare in occasione dei miei sessant’anni?
Brindo agli incontri
Quelli passati che mi hanno reso la persona che sono,
quelli presenti inaspettati e bellissimi che continuano a regalarmi stupore e meraviglia
e quelli futuri che custodiscono ciò che posso soltanto immaginare.
Perché, alla fine, cammina cammina, una cosa l’ho imparata:
sono le persone che scegliamo di avere accanto
che fanno davvero la differenza nella nostra vita.
E a proposito di incontri eccomi con le mie due splendide cugine Eugenia e Nevia ritrovate dopo tanti anni.
A loro e a tutti i sessantenni che conosco auguro di conservare la stessa curiosità, lo stesso entusiasmo, e la stessa perfetta leggerezza di quei bambini che cinquant’anni fa, usavano due mani intere per mostrare con orgoglio i loro dieci anni.
“Siamo sempre in ritardo ma ancora in tempo”