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M come mare M come meraviglia

Sono andata qualche giorno al mare con tre splendide adolescenti, mia figlia e due tra le sue amiche più care, Letizia e Maria.

In realtà si è trattata di una mini-vacanza, di quelle organizzate in breve tempo senza troppe pretese né aspettative, con il solo desiderio di  regalarsi uno spicchio di estate.

Amo la montagna, ma devo ammettere che rimango sempre meravigliata da questa infinita distesa d’acqua che è il mare, esercita su di me un potere benefico, soprattutto durante la passeggiata all’alba lungo la riva deserta e silenziosa, in compagnia dei miei pensieri e dei miei passi.

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Un bambino non infrange i sogni

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Concorso letterario “Scrivere Donna” 2010/11
NEOS EDIZIONI

“…perché ogni figlio che mettiamo al mondo ci rende invincibili verso le prove a cui la vita ci sottopone ogni giorno”

“Non potevi stare più attenta?”.

La frase non è tra le più felici, purtroppo me ne rendo conto soltanto dopo averla pronunciata e lo sguardo di mia figlia è più eloquente di qualunque risposta.

“Marta mi dispiace non volevo dire questo” dico cercando di rimediare all’offesa.

“Lascia stare mamma, tanto lo so che è proprio quello che pensi”.

Guardo la donna che ho di fronte e fatico a convincermi che sia mia figlia, visto che non abbiamo niente in comune, nemmeno la somiglianza fisica.

Avevo vent’anni quando è nata, ero piena di sogni e progetti, volevo laurearmi, andare all’estero, trovare un lavoro gratificante e non sarebbe stato certo un figlio a fermarmi.

D’altro canto mi ero lasciata abbindolare dagli occhi più azzurri che avessi mai incontrato e avevo pagato caro quel momento di debolezza. Se non ci fosse stata mia madre non so come avrei fatto, praticamente Marta l’ha cresciuta lei.

E’ diventata una splendida donna, ma ha fatto scelte completamente distanti dalle mie. A ventidue anni ha conosciuto Stefano e si è innamorata follemente, ha abbandonato gli studi nonostante io fossi contraria, si è trovata un lavoro, e nel giro di un anno non solo si è sposata, ma addirittura è rimasta incinta subito.

Ed è nata Silvia, la mia nipotina che ora ha cinque anni. Speravo che le bastasse una figlia, com’era bastata a me. E invece, dopo due anni è rimasta incinta di nuovo ed è nato Tommaso.

Io mi sono sempre stupita di come potessero essere felici nonostante questa vita mediocre, fatta di sacrifici e di notti in bianco.

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G come giardino G come generosità

Dedicato alla mia amica Maria,
che ha intrapreso l’ultimo viaggio della sua vita,
la cui generosità d’animo mi porterò sempre nel cuore.

Se anche voi come me avete la fortuna di avere un giardino, capite bene a cosa mi riferisco quando dico che in questo periodo è una meraviglia per miei occhi.

La bella stagione ha il potere di risvegliare i nostri sensi, rimasti assopiti lungo i grigi mesi invernali, e ho la sensazione che quest’anno, ancora più intensamente rispetto al passato, abbiamo un desiderio prepotente di riempire lo sguardo, il respiro e la pelle di quanto Madre Natura generosamente ci dona senza nulla pretendere in cambio.

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Amina nipote prediletta

Pubblicato su Confidenze N. 36 Settembre 2007

Non basta amare un figlio per renderlo felice,
ma è necessario rispettare le sue scelte,
pur sapendo che potrebbe sbagliare
.

Dedicato a tutte le zie del mondo, guai se non ci fossero.

“Ciao Giudy sei in partenza?”

Mentre carico il trolley in auto, non ho bisogno di voltarmi per sapere che è la mia vicina a farmi questa domanda.

 “Sì Antonia, vado qualche giorno da mio fratello, perché si laurea mia nipote Aurora”.

Io vivo e lavoro a Lecco, mentre Guido, mio fratello gemello al quale sono legatissima, si è trasferito in Valtellina quando ha sposato Adele.
Salgo in macchina e via, mi aspetta un bel viaggio, ma conto di arrivare per l’ora di cena.
Mio fratello e sua moglie vivono in una graziosa villetta in fondo al paese, Guido è medico condotto, mentre Adele ha messo in un cassetto la sua laurea in architettura per seguire i loro tre figli: i gemelli Alberto e Aurora che hanno 25 anni, e la piccola Amina che compie 15 anni il mese prossimo.
Alberto studia per diventare medico come suo papà, ma la strada è ancora lunga, mentre Aurora si laurea in Farmacia. Amina è la mia prediletta, mi somiglia anche fisicamente e le ho fatto da madrina quando è stata battezzata.
Io sono assistente sociale e amo molto questo lavoro che assorbe gran parte della mia giornata e purtroppo anche della mia vita. Ho passato la cinquantina da un pezzo e sto cominciando a rassegnarmi alla mia condizione di single.
Tutto l’amore che mi è rimasto dentro, l’ho riversato sui miei nipoti, e oggi sono la mia ragione di vita anche se li vedo poche volte all’anno.

Lo squillo del cellulare mi distoglie dai pensieri.

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Forte e fragile

Non so se vi è mai capitato, visitando un museo, di trovarvi di fronte ad un’opera talmente grande, che per poterne godere appieno la vista, siete state costrette a indietreggiare di qualche passo.

Soltanto in questo modo il dipinto si è mostrato in tutto il suo splendore e voi siete riuscite a coglierne il significato profondo.

Un anno fa ho perduto mio marito e con lui la nostra bellissima vita insieme.

È stato come trovarsi improvvisamente davanti a un faticoso sentiero di montagna, con uno zaino pesante sulle spalle, e nessuna intenzione, nessun desiderio di partire. Eppure, nonostante tutto, ho cominciato a camminare, e oggi se mi volto indietro vedo tante cose.

Vedo giorni in cui ho camminato speditamente nonostante il peso che mi portavo addosso, giorni in cui mi sono dovuta fermare perché la fatica della salita mi faceva scoppiare il cuore, giorni in cui non mi vergogno a dirlo, sono malamente caduta e ancor peggio ho rifiutato mani che volevano tirarmi su, perchè quelli lì, l’ho capito dopo, erano i giorni in cui ho dovuto lasciare che il dolore mi attraversasse senza sconti, per poi trovare il coraggio di rialzarmi.

Ho incontrato tante persone lungo il sentiero, qualcuno è riuscito a stare al mio passo, altri li ho perduti lungo la salita, altri ancora li ho incontrati per la prima volta e in ciascuno ho trovato conforto, sollievo e affetto.

Oggi che ho raggiunto la cima, però, ho scelto di starci da sola perchè è nella solitudine che mi sento più vicina a mio marito e perché avevo bisogno di celebrare questo giorno prendendo le distanze dalla quotidianità. Come per contemplare un dipinto, ho fatto qualche passo indietro e ho gettato uno sguardo alla mia vita guardandola nella sua ricchezza.

La vita splendida e felice che ho vissuto con mio marito, tesoro inestimabile che nessuno potrà mai portarmi via, la vita adesso, a suo modo profondamente generativa e piena, e la vita che verrà e alla quale vado incontro con fiducia e speranza.

In qualche modo sono arrivata in cima e mi sono presa il tempo di pensare a come mi sento.

Mi sento forte e fragile.

Mi sento fragile quando penso a un futuro che in qualche modo mi è stato sottratto, quando la mattina al mio risveglio allungo la mano e non ti trovo, quando corro a casa con una notizia meravigliosa da raccontarti e tu non sei lì ad accogliermi, quando qualcosa si rompe e devo accettare il fatto che per quanto mi impegni non la so aggiustare.

Ma poi mi sento incredibilmente forte quando racconto il mio dolore e riesco a farlo con serenità, quando ogni giorno trovo una valida ragione per alzarmi dal letto, quando capisco che da questa immensa perdita posso tirare fuori qualcosa di sorprendentemente utile e prezioso per me stessa e per chi incontro lungo il cammino, quando guardo i miei figli e ritrovo in ciascuno di loro la parte migliore di noi.

Il tempo del lutto è un tempo strano, intriso di un miscuglio di emozioni profonde e ricordi dolci e amari che come in una staffetta si danno il cambio repentinamente. E finché non lo avremo percorso tutto quanto, finché non saremo arrivati in cima per toccare con mano la sua intensità, chi ci è accanto dovrà necessariamente stare in attesa, pazientare, e semplicemente continuare ad amarci.

Quanto a noi, senza fretta, ma inesorabilmente spinti dalla prepotenza, dall’insolenza, dall’insistenza di questa vita, certamente faremo ritorno.

Profondamente grata alla Casa Paolo VI e a don Franco per avermi accolta con calore e gratuità.

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T come tè T come tranquillità

Quando mi capita di essere a corto di argomenti per il mio blog, mi viene sempre in aiuto qualche amica, e per fortuna ne ho tante, che mi fornisce spunti preziosi per i miei articoli.

Oggi il mio grazie va alla cara Cristina, una delle mie amiche più recenti, bellissima persona, sensibile e generosa che mi ha ricordato che il 21 maggio si celebra la Giornata del tè.

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Comfort zone

Bentrovate 🤗🤗

Ricordate che la scorsa settimana avevo chiuso il mio articolo Effetto sorpresa invitandovi ad inviarmi le vostre ricette così da poterle pubblicare nel blog?

Ebbene, sono rimasta piacevolmente stupita quando una blogger ha raccolto il mio invito inoltrandomi una bella ricetta da lei sperimentata più volte.

Innanzitutto ci tengo a presentarvi questa nuova amica, si chiama Giusy e il suo blog, che vi invito a visitare perché molto carino e ricco di contenuti utili e interessanti si chiama https://casalingasemprefelice.blog/

Poi ci tengo a pubblicare la ricetta che naturalmente io ho realizzato perché ero davvero curiosa di vedere il risultato finale, visti gli ingredienti che ora vi elenco.

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Teo pesciolino saggio e pieno di coraggio

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Quando i miei figli erano piccoli, capitava che trascorressero i pomeriggi a casa dei loro amici, e al loro ritorno, raccontavano di quanto nonostante fosse più bella e più grande la loro casa rispetto alla nostra, era sempre bello fare ritorno in famiglia. Allora mi era venuta l’idea di scrivere una storia che li facesse riflettere sul pensiero che per quanto meravigliosi possano essere, non sono i luoghi a rendere felici le persone, ma coloro che ci vivono accanto.



Dedicata alla piccola Verdiana e alla sua nonna speciale che la leggerà per lei.

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Effetto sorpresa

Questa è stata una settimana impegnativa perché la mia terzogenita Susanna venerdì 14 Maggio ha compiuto 18 anni💟💟.

Dico impegnativa perché ho trascorso i primi giorni a risollevarle il morale, visto che era convinta che la Pandemia le stesse per rovinare una delle ricorrenze più importanti della sua vita: niente scuola (proprio Venerdì era in Dad), niente mega festa, e non da ultimo, previsioni del tempo pessime.

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I come insalata I come incompresa

Dico la verità, non è che a casa nostra l’insalata sia molto apprezzata.

Posso proporla una volta alla settimana, oppure dentro la piadina, ma due giorni di fila proprio no.

Purtroppo è una di quelle verdure che se non vengono consumate in breve tempo perdono freschezza e sapore e quindi finisce che ne fa una scorpacciata la mia tartaruga.

Eppure è una verdura bellissima, di un colore brillante che fa sempre la sua bella figura nei supermercati, negli orti e nei piatti.

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S come sole S come stanchezza

Qualche volta me lo domando come faccia il sole a non essersi ancora stancato di riscaldare e illuminare la terra.🔆🔆

In questi giorni in cui finalmente sembra essere arrivato il bel tempo e con lui il desiderio di uscire di casa, regalarsi un po’di salute, esporre il viso al sole, desiderare di lasciarsi alle spalle il grigiore dell’inverno, della zona rossa, delle restrizioni, del Covid e di tutto il dolore che ha portato con sé, mi ritrovo a pensare al sole che contrariamente a me non si stanca mai.

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E’ ora di lasciarlo andare

Pubblicato su Confidenze N. 35 Agosto 2006

Dedicato a tutte quelle mamme che fanno fatica a lasciar andare i propri figli,
perché convinte che nessuna meglio di loro potrà proteggerli e amarli per tutta la vita.
E’ vero che è difficile crederlo, eppure altre mamme prima di noi, l’hanno fatto,
le chiamano suocere…

Apro gli occhi e guardo la sveglia sul comodino. Segna le cinque. So già che non riuscirò a riprendere sonno. Attilio dorme sereno come un bambino accanto a me e mi domando come faccia.
Io sono così arrabbiata, delusa, e frustrata. Sì, frustrata. Perché oggi si sposa mio figlio Fabio, il mio unico, adorato figlio. Il mio dottore, che voleva farsi prete, ma poi ha cambiato idea.

L’onda di ricordi mi travolge come un fiume in piena e non riesco a sottrarmi, o forse non voglio, visto che ormai mi rimangono solo quelli.

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V come vino V come verità

Finalmente siamo entrati in zona gialla e oggi aspetto a pranzo la mia primogenita Sara con il suo fidanzato Fabrizio.🥰🥰

“Cosa portiamo?” mi chiedono ogni volta.

Vorrei rispondere che mi basta averli qui, perché per me è sempre una gioia pranzare con le persone che amo, ma so che loro ci tengono a non arrivare a mani vuote e allora stavolta ho fatto una richiesta esplicita.

“Portate del vino, bianco, frizzante”.

Uno dei momenti di cui sento grandissima nostalgia da quando ho perso mio marito, sono le nostre cenette quando tutti i figli erano fuori casa.

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C come Casa, C come calore

Dove amiamo è casa.
I nostri piedi possono lasciarla, ma non i nostri cuori.
Oliver Wendell Holmes

Ormai da diversi giorni mi capitava di trovare sul mio pergolato rametti di ogni forma e dimensione e non riuscivo a capire da dove provenissero.

Poi una mattina attirata dal rumore, ho alzato gli occhi al cielo (cosa che dovremmo fare tutti un po’più spesso secondo me) e mi sono accorta che una coppia di tortore grigie sta costruendo un nido sul cornicione del mio tetto.

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A come acqua, A come amore

Da qualche settimana la mia voce sta facendo le bizze ed essendo lo strumento principale del mio lavoro di counsellor, mi trovo un po’ in difficoltà.

Ho chiesto aiuto alla mia logopedista preferita, mia nipote Alessandra 🥰🥰 e sono rimasta stupita quando ho visto che tra i vari consigli che mi ha elargito e che sto osservando scrupolosamente, c’era la raccomandazione di bere molto (quando mi ha parlato di almeno due litri di acqua al giorno mi sono sentita venire meno😫😫).

Non vi nascondo che ha toccato un tasto dolente perché bere, anzi bere tanto, è uno dei miei punti deboli.

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La strada dell’amore

pubblicato su Confidenze n. 13 Marzo 2008

Dedicato a quei genitori che fanno fatica a lasciar andare i propri figli,
ad accettare che intraprendano strade diverse da quelle che avevano sognato per loro.
Alla fine la strada dell’amore, è l’unica percorribile, se non vogliamo perderli.

“Congratulazioni signorina Valenti”.
Laureata con 110 e lode. Guardo mia figlia raggiante di gioia stringere la mano ai relatori, poi si volta e cerca il mio sguardo.
Non ce la faccio a parlare sono troppo emozionato. Mia figlia laureata.
Chi dice che un uomo non possa commuoversi probabilmente non ha mai avuto figli.
Quando diventi padre, tutta la vita assume un altro significato, cambia il modo di vedere le cose, provi sentimenti che ti travolgono come un fiume in piena e ti domandi in quale parte del corpo o del cuore siano rimasti sopiti fino a quel momento.
Serena ci ha regalato moltissime soddisfazioni.
Una bimba buona, solare, allegra, la migliore a scuola e nello sport.
Gli anni turbolenti dell’adolescenza sono passati via veloci, si è inserita nel gruppo dell’oratorio dedicandosi ai bambini, la sua passione. Dopo le scuole superiori si è iscritta alla facoltà di economia e commercio, per garantire un futuro alla piccola azienda che ho ereditato da mio padre, ha lavorato spesso al mio fianco in questi anni per cominciare a conoscere un po’ il mio mestiere e i miei dipendenti si sono subito innamorati di lei.
E oggi finalmente il grande giorno.

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Le fragole felici

Amo acquistare la frutta in un piccolo negozio non distante da casa mia. La scorsa settimana appena sono entrata le ho subito notate: spiccavano in prima fila e naturalmente non ho resistito alla tentazione di comprarne un cestino.

Sto parlando delle fragole naturalmente, il frutto capace di trasmettermi sempre il buonumore perché preannuncia primavera, sole caldo, e desiderio di lasciarsi alle spalle l’inverno appena trascorso.

Non so che pensieri abbiate voi in merito alle fragole ma io non credo esista in natura un frutto più bello, più buono e più versatile di questo. Con le fragole si possono preparare prelibati piatti sia dolci che salati.

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La pazienza dei genitori

Quando esco la mattina con il mio cane per fare una passeggiata, mi capita di passare davanti a un centro vaccinale che è stato aperto da poche settimane per accogliere e vaccinare gli over  80.

Mi fanno molta tenerezza questi anziani che scendono titubanti dall’auto, si guardano intorno un po’ preoccupati, ma poi si appoggiano fiduciosi al braccio dei loro figli.

Ho pensato a quanto sia strana questa vita che si diverte a capovolgere ruoli e storie.

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Lacrime di cipolla

Non vado pazza per le cipolle e le cucino veramente di rado, persino per preparare il soffritto preferisco utilizzare lo scalogno.

Invece a casa nostra i miei figli le adorano proprio.

Allora ogni tanto per farli contenti le acquisto ma poi ci pensano loro a cucinarle.

L’altra sera ad esempio Susanna si è cimentata nella preparazione di una spettacolare frittata .

La ricetta è molto semplice eccola qui

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Albino albero felice

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Quando Susanna frequentava la prima elementare, in occasione della Settimana della Lettura che si svolgeva a scuola in questo periodo ogni anno, avevo scritto la storia di Albero Albino, ispirandomi a una canzone che a lei piaceva molto.

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La bellezza delle uova

Come si fa a non parlare di uova il giorno di Pasqua?

Come sempre però, lo voglio fare a modo mio.

Non so se siete d’accordo con me, ma io credo che le uova siano in assoluto l’alimento più straordinario che Madre Natura ci abbia regalato.

Ho allevato per molto tempo anatre e galline, in famiglia abbiamo visto nascere anatroccoli e pulcini e ancora oggi quando ci penso, le ritengo in assoluto tra le esperienze più belle ed emozionanti della mia vita.

Ogni volta che andavo nel pollaio a raccogliere le uova che generosamente le mie galline lasciavano, rimanevo incantata da tanta bellezza e perfezione.

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Un respiro trattenuto

Pubblicato su Confidenze N. 47 Novembre 2016

Mi sta molto a cuore questa storia.
Quando l’ho scritta cinque anni fa, mio marito aveva perso il lavoro da qualche mese e io quotidianamente leggevo nel suo sguardo tutto lo sconforto che la disoccupazione può causare a un uomo che sente su di sé la responsabilità di una famiglia. Più volta guardando a ritroso, ho pensato che la sua malattia avesse avuto inizio da lì, da quel grande senso di fallimento e di impotenza che lo aveva assalito in quei giorni. Ho comunque voluto raccontare un lieto fine, perché, come poi ho duramente imparato, alla fine è solo l’amore che vince, forte, potente, inarrestabile.  

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La ricotta preoccupata

Ci sono giorni in cui, complici la zona rossa e la mia proverbiale pigrizia, il frigo è desolatamente semivuoto.

Però c’è un ingrediente che non manca mai ed è la ricotta, uno dei pochi formaggi che non ha una scadenza immediata e si presta a tantissime preparazioni dolci, salate, crude o cotte.

Così ieri quando ho aperto il frigorifero in cerca di un’idea per la cena e me la sono ritrovata davanti, accanto a una confezione di pasta sfoglia, non ho esitato a cimentarmi nella preparazione di una torta salata con le zucchine che è venuta straordinariamente buona e che vi giro al volo nel caso non abbiate ancora pensato al pranzo domenicale.

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La risata dell’uva passa

Era da un po’ di tempo che Susanna mi chiedeva di preparare i panini con l’uva passa, lei li adora e io pure.

Allora ieri pomeriggio li ho preparati, e sperando di fare cosa gradita vi passo la ricetta perché sono davvero buoni.

PANINI CON L’UVA PASSA
Ingredienti
280 gr di latte – 450 gr di farina – 100 gr di zucchero – un cucchiaino di miele – mezzo cucchiaino di sale – 30 gr di burro sciolto – 1 confezione di uvette da 250 gr – mezza bustina di lievito di birra (o mezzo cubetto fresco)
Procedimento
Se utilizzate la macchina del pane sapete come procedere: prima il latte, poi sale, zucchero, miele, burro, farina e infine lievito. Se lo preparate a mano impastate tutti gli ingredienti aggiungendo da ultimo il latte a poco a poco (potete sciogliere il lievito di birra in un goccio di latte e aggiungerlo alla fine) e l’uva passa ( io non la metto in ammollo perché l’umidità dell’impasto è sufficiente ad ammorbidirla). Verrà un impasto piuttosto appiccicoso, non preoccupatevi. Lasciate lievitare un paio di ore e poi formate dei piccoli panini che lascerete a lievitare ancora una mezz’ora. Informare a 180 gradi per circa 20 minuti. Potete anche congelarli e toglierli dal freezer un’oretta prima del consumo. Non sono panini morbidi, assomigliano proprio al pane alle uvette che vendono i fornai.

Attirato dal profumo è arrivato anche Samuele che ne ha subito assaggiato uno e mentre se lo gustava ha detto:  “Fico secco, uva passa”.

“Scusa?” gli ho chiesto temendo di non aver capito.

E lui mi ha risposto: “Non la conosci la barzelletta del fico secco e dell’uva passa?”

Me l’ha raccontata e io sono scoppiata a ridere.

Un chicco d’uva passeggia allegro: “Sono un chicco d’uva, sono un chicco d’uva!!!”. Incontra una mela, e le chiede: “Mela, mi fai passare?” e lei: “Sì, sì, prego, passa pure!”
Poco più in là incontra una pera: “Pera, mi fai passare?” e lei: “Certo, certo, vai pure!”
Poi incontra un fico: “Fico, mi fai passare?” e lui: “No, torna indietro!” E il povero chicco d’uva si deprime e torna indietro.
Il giorno dopo e per molti giorni a venire, la solita solfa, il chicco d’uva contento passeggia, incontra la mela e la pera che lo fanno sempre passare,  lo fanno passare, e invece il fico lo manda sempre via.
Allora un giorno il chicco d’uva parte, incontra la mela e lo fa passare, incontra la pera e lo fa passare…. poi arriva davanti al fico, che gli dice: “No, qui tu non passi”.
Il chicco d’uva allora estrae un fucile enorme e spara al fico e urla: “Fico secco, uva passa!”.
 😂  😂 

So che molti di voi la considerano una freddura orribile, ma so anche che qualcuno sta ridendo e ne sono felice, perché la risata quando parte dallo stomaco e fuoriesce è davvero rigenerante.

Provate a domandarvi quanto tempo è trascorso dall’ultima volta in cui vi siete fatti una fragorosa risata. Troppo.

Eppure ridere è una cosa seria, perché la risata ha un potente effetto sulla nostra salute e sul nostro benessere fisico.

E’ dimostrato scientificamente che migliora il meccanismo di difesa naturale del corpo, diminuisce il rischio di malattie di cuore, riduce lo stress ed è contagiosa quindi è un dono che facciamo anche alle persone che ci sono accanto.

Il fatto è che abbiamo perso la gioia di farci una risata.

Siamo talmente circondati da preoccupazioni, ansie, incertezze, situazioni pesanti e spiacevoli, abbiamo talmente tante incombenze di cui occuparci ogni giorno, che certe volte ridere ci sembra fuori luogo, inappropriato.

A volte dopo una risata ci sentiamo in colpa perché ci pare di essere inopportuni e sconvenienti, poco sensibili alle difficoltà altrui.

Ma una risata, anche se non risolve i problemi, qualche volta sdrammatizza, ridimensiona e alleggerisce certi pesi che ci tolgono il sonno.

 “Quando si ride ci si lascia andare, si è  nudi, ci si scopre.
Quando uno ride, vedi un po’ la sua anima.
E poi quando si ride ci si muove, ci si scuote.
Ci si scuote come un albero e si lasciano per terra le cose che gli altri possono vedere e magari cogliere.
Gli avari, coloro che non hanno niente da offrire, infatti, non ridono.”
Roberto Benigni

Pensavo all’uva passa, a questo alimento simpatico che viene davvero apprezzato quando lo mescoliamo ad altri ingredienti, alla sua capacità di trasformare comuni pietanze in qualcosa di veramente squisito (un panino senza uva passa in fondo è solo un panino) e mi dicevo che per rendere le nostre giornate più allegre, dovremmo anche noi circondarci di persone che ci trasformino, che ci facciano ridere.

 “Ti ho sposato perché eri capace di farmi ridere” dicevo spesso a mio marito.

L’amore, è anche quella cosa qui.

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Punti di luce

Uno dei regali più significativi che mi ha fatto mio marito quando eravamo fidanzati che ancora oggi guardo con emozione, è un piccolo ciondolo d’oro con incise le iniziali intrecciate dei nostri nomi.

Non so spiegarne la ragione, ma nel corso della nostra vita abbiamo utilizzato più di una volta le nostre iniziali per dare titolo, senso e valore a qualcosa di importante, ci piacevano poste una accanto all’altra ed erano facili da ricordare.

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Un amore di compleanno


“Ho un anno in più Lloyd”
“Ha già deciso dove metterlo, sir?”
“Gli anni si caricano solitamente sulle spalle. No, Lloyd?”
“Solo se si vuole sentire il peso dell’età, sir”
“Vedi alternative, Lloyd?”
“Potremmo riporlo, come gli altri, nel bagaglio dell’esperienza”
“Dici che così gli anni saranno più leggeri, Lloyd?”
“Se non altro li porterà meglio, sir”
“Eccellente suggerimento, Lloyd”
“Buon compleanno, sir”
“Anche a te, Lloyd”

Ieri l’altro ho festeggiato il mio compleanno.

Come tutte le ricorrenze destava in me una certa preoccupazione e non nascondo che erano settimane che pensavo a strategie da mettere in atto che mi consentissero di superarlo indenne.

Il fatto è che in occasione del mio compleanno mio marito ed io partivamo sempre per un piccolo viaggio, poca cosa, un week end non troppo distante da casa, però era importante, era il nostro modo di celebrare la bellezza dello stare insieme anno dopo anno, di constatare che invecchiare non era affatto una preoccupazione ma una sfida meravigliosa che non vedevamo l’ora di affrontare insieme.

Quindi vi lascio immaginare i miei pensieri.

Altro che fuga dal Natale (ve lo ricordate?), io volevo organizzare una fuga dal compleanno.

Poi il compleanno è arrivato, senza chiedere permesso, senza bussare, senza esitare, si è camuffato da giorno come tanti altri, caotico, pieno delle solite incombenze, di impegni e imprevisti, ma con una differenza fondamentale: traboccante di auguri.

Avevo timore che le persone scrivendomi potessero risvegliare in me ricordi malinconici e invece è stato come essere travolta da un fiume di amore e affetto dal quale mi sono lasciata completamente sommergere.

Permettere alle persone di volerci bene qualche volta ci rende vulnerabili, ci mette in una condizione di grande fragilità, ma è un rischio che possiamo correre, perché tenere sotto controllo l’amore non serve a niente e a nessuno, se non a farci sentire ancora più soli.

Allora anziché rifuggirlo questo compleanno l’ho accolto.

Perché alla fine il compleanno è quella cosa lì: ti alzi la mattina, ti guardi allo specchio e pensi tre cose: sono in piedi, sono amata, posso ancora essere di aiuto a qualcuno e non viceversa. Tanta roba.

Mi è tornata alla mente una storia che avevo scritto per Confidenze nel 2009 che parla proprio di un compleanno dal quale si vorrebbe fuggire.

Ve la ripropongo, poi se ne avete voglia, raccontatemi i vostri di compleanni

PER SEMPRE ACCANTO A ME

Pubblicato su Confidenze N.25 Giugno 2009

“Ciao ma’ tanti auguri”.

I miei figli entrano in cucina e posano un pacchettino sul tavolo mentre sto bevendo il primo caffé della giornata.

“Grazie cari non dovevate proprio, sapete che non è il caso…”

 “Anche quest anno proprio non ne vuoi sapere di festeggiarlo vero?” mi domanda mio marito seduto di fronte a me “almeno oggi che compi 50 anni potresti fare un’eccezione” .

Mi mette una tale tristezza compiere gli anni. Da quando ho perso mia madre dieci anni fa per un infarto proprio il giorno del mio compleanno, quando si avvicina questa data mi sento ancora più triste e depressa. Di solito lo trascorro piangendo, guardando le sue vecchie foto e qualche filmato dove ancora mi sorrideva felice e io pensavo che fosse immortale. Non sapevo che perdere la propria madre tracciasse un simile solco nel cuore, un vuoto profondo e incolmabile che non avevo mai sperimentato prima di allora. Sentire al telefono la sua voce allegra la sera prima senza sapere che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei potuta ascoltare, rendermi conto che non la rivedrò mai più, è una ferita che non si rimargina. Figurarsi se tutto questo accade il giorno del mio compleanno.

Purtroppo quest’anno sarà peggio del solito e sono già angosciata al pensiero di ciò che potrebbe accadere, perché ne compio 50 e la mia famiglia ha deciso che bisogna celebrare a tutti i costi questo giorno.

“Beh oggi cos’hai in programma di speciale?” mi ha chiesto mio marito prima di uscire.

“Credo che pulirò tutti i lampadari della casa”.

“Chi è così pazzo da trascorrere il giorno del suo compleanno a pulire?”

“Io. Perché oggi è un giorno come tutti gli altri e io mi dedicherò alle pulizie e adesso se per favore ve ne andate tutti quanti fuori dalle scatole io finisco di bere in santa pace il mio caffé e ascolto il radiogiornale”.

In un attimo tutti e tre sono alla porta, ma prima di uscire Michele mi sussurra:

“Fossi in te non mi stancherei troppo, non si sa mai cosa potrebbe riservarti il giorno del tuo 50esimo compleanno…”

“Perché? Cosa avete tramato alle mie spalle?”

“Ciao Ory, a stasera” replica lui senza nemmeno prendersi la briga di rispondermi.

La casa si svuota di colpo, ma io adesso sono nervosissima. E anche preoccupata.

Non posso credere che stiano preparando una festa dopo tutto quello che ho detto loro sul fatto che non voglio festeggiare il mio compleanno.

Sono così furiosa che decido di vestirmi velocemente e mettermi subito al lavoro. Vado in cantina a prendere la scala e la porto in cucina, comincerò da lì, nella speranza che lo sforzo fisico tenga lontano i pensieri.

Ho appena cominciato che lo squillo del telefono interrompe il mio lavoro.

Scendo dalla scala e vado in soggiorno a rispondere.

“Pronto Orietta? Sono Clara perché ci hai messo tanto a rispondere?”

Clara è mia sorella, la minore.

“Ero in cima alla scala, stavo pulendo il lampadario della cucina”.

“Ah credevo fossi in giro a fare shopping visto che oggi è il tuo compleanno”.

“Clara proprio tu mi fai questa domanda? Ti prego lasciami in pace”.

“Su dai sono 50 non puoi fare un’eccezione? La mamma sarebbe contenta di saperti felice almeno oggi”.

“Lascia stare la mamma per favore. Adesso ti saluto perché ho da fare.”

Non faccio in tempo a risalire sulla scala che il telefono squilla di nuovo.

Perché non l’ho staccato?

Sarà di nuovo Clara che ha dimenticato di dirmi qualcosa.

“Clara cosa c’è adesso?” la assalgo impaziente.

“Orietta?”

“Laura?”

“Scusa con chi ce l’avevi?”

Laura è una mia amica, una delle poche che ho in verità.

“Niente stavo parlando con mia sorella e poi è caduta la linea e…va beh lasciamo stare.”

“So che non li gradisci, ma ti faccio lo stesso tanti auguri!”

“Grazie Laura” rispondo rassegnata.

“Oh che tono desolato dai e io cosa devo dire che stasera non posso venire perché ho Lucia con la febbre e il mio marito è in trasferta? “

“Laura di qualunque cosa si tratti non ti perdi niente te lo garantisco”.

“Tu dici? Beata te che hai tante persone che ti vogliono bene e si prodigano per festeggiarti”.

“Sì, sì certo, scusami cara adesso devo proprio andare”.

“Va bene, ci sentiamo domani così mi racconti tutto”.

Riattacco rassegnata.

Non so nemmeno se arrabbiarmi o lasciar perdere.

Lo sapevo, lo sapevo che c’era sotto qualcosa e non mi dicevano niente! Mi avvio con rabbia verso la scala, salgo in cima fino all’ultimo gradino, ma ancora prima di rendermi conto di ciò che sta succedendo, sento la scala barcollare sotto di me, perdo l’equilibrio e precipito brutalmente al suolo. Sento un dolore fortissimo alla caviglia destra, provo a rialzarmi ma mi fa malissimo.

Proprio mentre cerco di trascinarmi verso il divano sento suonare il campanello. E adesso chi è?

“Avanti è aperto”

“Permesso?”

E’ Irma quella gran scocciatrice della mia vicina di casa,la persona più impicciona e curiosa che abbia mai conosciuto, non ha niente da fare e piomba qui in casa mia anche due o tre volte al giorno, io non la sopporto proprio.

“Irma? Sono in cucina”.

“Orietta cara stai bene ho sentito un gran trambusto, poi un tonfo…Orietta per amor del cielo cosa ti è successo?”

 “Sono caduta dalla scala, cose che capitano, solo che la caviglia mi duole terribilmente e da sola non ce la faccio…”

“Fammi dare un’occhiata. Orietta questa caviglia è tutta gonfia, adesso ti accompagno al pronto soccorso”.

“No, no, per carità ci mancherebbe solo quello, se mi dai un po’ di ghiaccio starò a riposo fino a stasera”.

“Stai scherzando vero?” risponde lei “Per quel che ne sappiamo potrebbe anche essere fratturata. Poche storie ora ti accompagno in ospedale, così ti fanno una lastra e intanto chiami tuo marito e non ti provare a discutere con me, è tempo perso”.

L’ultima cosa che avrei voluto al mondo era che quest’impicciona della mia vicina mi accompagnasse in ospedale, ma ormai è andata così e non m’importa. Domani tutto il vicinato saprà cosa mi è successo e io me ne infischio.

Piano piano raggiungiamo la sua auto e Irma mi aiuta a salire.

 “Vuoi chiamare tuo marito?”

Non lo so se ho voglia di chiamarlo non subito perlomeno, non in questo momento in cui mi sento così vulnerabile.

A dire il vero ho anche una gran voglia di piangere per come si sta mettendo questo schifo di giornata.

Lo sapevo che sarei dovuta rimanere a letto ad aspettare che questo compleanno mi scivolasse via di dosso, così domani avrei ripreso la mia vita di tutti i giorni e tutto sarebbe stato più semplice.

Invece guarda dove mi trovo, nell’auto della mia vicina con una caviglia gonfia e una gran voglia di piangere.

“Ti fa molto male?” mi chiede Irma.

 “Un po’” rispondo sperando di troncare la conversazione.

“Siamo quasi arrivati. Bello quel braccialetto”.

Mi viene quasi da ridere se penso che me l’hanno regalato i miei figli solo poche ore fa e mi sembra una vita.

“Me l’hanno regalato stamattina i miei figli” mentre lo dico mi pento perché già so che Irma non perderà l’occasione per approfondire.

“Stamattina? Perché c’è qualche occasione speciale che mi sono persa?”

Ecco appunto.

“Oggi è il mio compleanno” rispondo rassegnata.

“Il tuo compleanno? E cosa ci facevi il giorno del tuo compleanno in cima ad una scala?”

“Pulivo i lampadari Irma, un compleanno è un giorno come tutti gli altri”.

“Come puoi parlare così, chissà che festa farai con la tua fami..”

“Non ci sarà nessuna festa!”

Troppo tardi mi rendo conto di aver urlato, ma sono così esasperata da questa caviglia che mi fa un male cane, da questa donna che non sta zitta un momento,  e questo giorno che non doveva esistere, che sono esplosa.

“Scusa Irma ti chiedo scusa, davvero è solo che…io ho perso mia madre dieci anni fa proprio il giorno del mio compleanno e da allora ho perduto la voglia di festeggiare”.

“Mi dispiace tanto Orietta non lo sapevo”.

“Il fatto è che non voglio festeggiare niente, solo pensare a mia  madre, andare al cimitero a trovarla e dirle che mi manca terribilmente e ogni mio compleanno non ha più senso da quando lei se n’è andata” e poi non riesco più a parlare, sento come un nodo che si scioglie dentro e comincio piangere come una bambina e non so più se sono lacrime di sollievo o di disperazione.

Restiamo in silenzio per un po’, poi parla Irma per prima.

“La mia è morta dandomi alla luce”.

Mi asciugo gli occhi e la guardo perché non sono sicura di avere capito bene.

“Cos’hai detto Irma?”

“Mia madre non l’ho mai conosciuta perché è morta dandomi alla luce. Mi ha cresciuta mia nonna, papà era spesso via per lavoro e poi diceva che le ricordavo troppo la mamma e non ce la faceva proprio a prendersi cura di me.

Crescendo ho trascorso gran parte della mia vita a curare i miei nonni e poi mio padre e quando se ne sono andati tutti, era troppo tardi per pensare a costruirmi una famiglia. E allora eccomi qua, sola, a curiosare nella vita degli altri per rubare un po’ di felicità. Lo so che pensate tutti che sono una ficcanaso, ma è la solitudine che mi frega sempre”.

Sono imbarazzata e non so cosa dire.

“Tu dici che il tuo compleanno ti ricorda la morte di tua madre e non vuoi festeggiarlo. E io cosa avrei dovuto fare allora? Ho quasi 60 anni e sai cosa faccio quando compio gli anni? Brindo alla vita che è comunque e sempre una cosa meravigliosa, penso che ogni giorno dovrebbe essere celebrato come merita perché è prezioso e non va sprecato e non c’è tempo per l’autocommiserazione perché abbiamo ancora tante cose da fare, ma soprattutto brindo alla mia mamma che non ho mai conosciuto ma che mi ha fatto il dono più stupendo che abbia mai ricevuto: mi ha messa al mondo. “

“Il fatto è che ho così tanta nostalgia di lei ora che non c’è più…”

“Lei ci sarà sempre Orietta, perché è dentro il tuo cuore. Ogni volta che la ricordi, ogni volta che qualcuno ti parla di lei, lei rivive. Certo ti manca, ma almeno tu hai potuto sperimentare la tenerezza del suo abbraccio, la dolcezza dei suoi baci, l’hai vista sorridere e la puoi ricordare. Io non ho nemmeno il suo ricordo”.

“Orietta hai una famiglia splendida che ti ama così tanto da avere a cuore la tua felicità. Hanno organizzato una festa in tuo onore? Che bellezza! Solo chi ama veramente fa queste cose e io non so cosa darei per essere al tuo posto”.

Io non ho più né lacrime né parole.

Prendo il cellulare e chiamo mio marito. Stasera alla festa ci sarà una invitata in più.

Il ristorante è bellissimo.

La mia nipotina più piccola mi viene incontro con un mazzo di tulipani rosa, i miei fiori preferiti.

Ci sono proprio tutti e mi accolgono con un applauso. Accanto a me c’è Irma che sorride e mi stringe la mano.

Zoppico leggermente, al pronto soccorso mi hanno fatto una fasciatura dicendomi che si tratta di una brutta slogatura ma guarirò presto con po’ di riposo. Loro non sanno che in realtà sono guarita da una malattia ben più grave.

Voglio godermi questa festa perchè adesso l’ho capito che la mia mamma è qui accanto a me.

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Gratuitamente

Lunedì 15 Marzo entreremo ancora una volta in zona rossa e ci ritroveremo a fare i conti con i limiti e la frustrazione che questa situazione porta con sé, frugheremo nelle tasche alla ricerca di uno scampolo di speranza che ci aiuti a credere che tutto questo possa un giorno entrare a far parte dei nostri ricordi, dei nostri racconti, del nostro passato.

In attesa di celebrare quel giorno, continuo tenacemente ad andare alla ricerca di belle storie da raccontarvi, storie capaci di ricordarci nonostante tutto, quanto siamo privilegiati a essere qui oggi e poterle ascoltare.

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E poi sei arrivata tu

Pubblicato su Confidenze N. 47 Novembre 2015

Finalmente sei arrivata!

Ti sto aspettando dal primo giorno in cui mi hanno detto che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla, come scriveva la Fallaci nel suo libro indimenticabile “Lettera a un bambino mai nato”.

Non avrei mai creduto di arrivare fino a questo giorno, forse per scaramanzia, mi dicevo che sarei morta prima, che il Cielo non mi avrebbe fatto questo dono, perché diventare nonna, non è altro che uno stupendo, magnifico, inaspettato dono.

Diventare madre è più semplice in fondo, più scontato.

Ti fidanzi, ti sposi, poi arrivano i figli, li cresci e comincia quell’altalena faticosa di gioie e dolori, di preoccupazioni e compiacimenti destinata a non avere mai fine, una responsabilità che se ci pensi ti toglie il respiro, e che devi vivere giorno per giorno, perché a guardare troppo avanti, rischia di spezzarsi cuore talmente grande è la fatica.

Ma diventare nonna è tutta gratuità, gioia allo stato puro, un cerchio che si chiude e nemmeno te ne rendi conto, il compimento di tante storie che finalmente trovano un senso. Guardare negli occhi una creatura minuscola e non sentire il peso di doverla crescere, educare, sfamare, vestire, ma guardare lontano e scorgere soltanto risate, lunghe passeggiate, coccole, regali.

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La zucca fiduciosa

La scorsa settimana ho trovato in freezer della zucca a pezzetti che avevo congelato e poi dimenticato 🤦‍♀️ 🤦‍♀️.

Siccome ero alla ricerca di una ricetta per il pranzo della domenica, ho curiosato in Internet e mi sono imbattuta nelle lasagne con zucca e salsiccia che mi hanno incuriosita.

Così ho provato a realizzarle e dico la verità sono venute buonissime. 😋 😋  

Ho apportato qualche modifica alla ricetta iniziale e ve la posto subito da sperimentare e poi naturalmente da condividere 😉  😉 

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Libera (la) mente

Le ho fatto stirare la settimana sir.”
“Tutta quanta?”
“Certo sir. La trova appesa nell’armadio”
“Non si spiegazzerà se la uso troppo?”
“La cameriera ha usato l’appretto a base di immotivato ottimismo. Credo che fino a mercoledì dovrebbe rimanere liscia sir”
“Eccellente Lloyd”
“Dovere sir”

Stirare è una delle poche incombenze casalinghe che ho sempre amato svolgere, anche se ammetto di non aver mai stirato mutande e calzini.

Fino a poco tempo fa almeno una volta alla settimana mi dedicavo a questa attività, stiravo le camicie di mio marito, i suoi pantaloni e anche le lenzuola, perché non riuscivo a dimenticare lo sguardo di rimprovero della mia mamma che per le lenzuola perfettamente stirate aveva una vera passione.

Da qualche mese a questa parte come ben sapete, di camicie non ce ne sono più e nemmeno di pantaloni da mettere in piega e di tirare fuori l’asse da stiro solo per le lenzuola mi era proprio passata la voglia ( ho imparato a stenderle e a piegarle con cura e va bene così) e il mio appuntamento con il ferro da stiro è diventato a richiesta (vale a dire: “Mamma non ho più magliette” oppure “Mi stiri una camicia?”)

Vi dico la verità, un po’ mi spiace, (avrei preferito di gran lunga rinunciare a pulire i pavimenti!) perché avevo trovato il modo di fare del mio momento stiro, qualcosa di tutto sommato molto rilassante.

Mi ero comprata degli auricolari Bluetooth che collegavo al cellulare e appena cominciavo a stirare potevo scegliere tra tante attività interessanti: lunghe chiacchierate con qualche amica o sorella senza tenere il telefono dolorosamente sospeso nell’incavo del collo, ascoltare un po’ di musica, oppure un audiolibro, o ancora qualche audio interessante al quale non riuscivo mai a dedicare del tempo.

Ma l’attività che in assoluto ancora oggi amo fare mentre stiro, è quella di riordinare i pensieri.

Sì perché stirare è un lavoro che impegna le braccia ma libera la mente.

Passo in rassegna le mie giornate chiedendomi se sono esattamente come vorrei che fossero, se ho bisogno di aggiustare il tiro, di svuotarle un po’ perché troppo piene, o riempirle se le penso mancanti di qualcosa di bello, se stanno in piedi da sole o se zoppicano malamente.

Penso al libro che vorrei cominciare a leggere o magari a scrivere, al viaggio che vorrei intraprendere, al prossimo articolo per il mio blog, a una ricetta nuova da realizzare.

Mentre sto ferma sui due piedi la mente prende il volo e non c’è modo di fermarla.

Nella testa girano pensieri

Che io non spengo

Argentovivo –

Daniele Silvestri

E poi, se proprio sono nostalgica, mi concedo di pensare un po’ all’amore della mia vita, a come sarebbe stato il vivere adesso se lui fosse ancora qui accanto a me e a come sarà invece nei giorni a venire. Guardo la sua foto che mi sorride e qualche volta nascondo una lacrima, perché non si è mai visto nessuno piangere mentre stira.

E per chiudere questo post con un sorriso, vi lascio una simpatica pagina da leggere, di un sito che fornisce preziosi consigli su come decidere di smettere di stirare per sempre


https://www.nonsprecare.it/come-smettere-stirare-consigli-utili.

E voi? Cosa mi raccontate di bello?

Vi piace stirare? E cosa fate nel mentre? Dove volano i vostri pensieri?

Vi abbraccio, alla prossima 🥰  🥰 

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Cento di queste pagine

Quando ho iniziato a scrivere dentro questo blog ormai quasi un anno fa, lo ammetto, avevo poche idee e ben confuse, e non immaginavo nemmeno lontanamente quanto sarebbe durato questo cammino e soprattutto dove mi avrebbe condotta.

Mi ero ripromessa soltanto una cosa, di dare valore ad ogni singola pagina che avrei pubblicato, perché le parole che scegliamo per raccontare storie hanno un peso, volano dirette al cuore delle persone e muovono sentimenti, creano stati d’animo, rievocano ricordi e per questo vanno maneggiate con cura. Per questo è importante pensarle bene prima di pronunciarle, di scriverle, essere rispettosi dei contenuti che pubblichiamo, concentrandoci a lungo sulle conseguenze che potrebbero avere sulle persone.

Le parole si depositano leggere, ma strato dopo strato nel tempo, diventano come granito che non si scalfisce e appunto diventano pesanti, quasi insopportabili da sostenere.

Con questo post oggi celebro le mie prime cento pagine e chiedo scusa se scrivendole, inconsapevolmente, ho ferito qualcuno, ma soprattutto ringrazio chi non si è ancora stancato di leggermi e leggendomi, ha colto un’opportunità di fermarsi a riflettere, che di questi tempi, non è proprio cosa da buttare.

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Per il figlio che non ho mai avuto

Pubblicato su Confidenze N. 48 Novembre 2006

La penombra scende sulla mia casa, ma non ho voglia di accendere le luci.
Ho perso il mio bambino.
Pensarlo fa meno male che dirlo. Se non dai voce al dolore, non rimbalza di continuo come il rumore sordo di una palla, non echeggia come il grido di un’aquila fra le montagne.
Se il dolore si fa silenzio, forse prosciuga meno la voglia di vivere.
Otto anni di matrimonio. Dopo otto anni di speranza e illusioni, quando ormai eravamo rassegnati, accade che una mattina, una sottile linea rosa ci ripaga di tanta attesa, ci dice semplicemente che non siamo più soli e che da quel momento la nostra vita non sarà più la stessa.

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L’umiltà del semolino

Ieri mi sono ritrovata con una confezione di semolino da 500 grammi perché l’avevo acquistato per mia suocera, ma la sua badante, la cara Raissa, mi ha detto che non lo mangia più tanto volentieri.

Allora mi è tornata alla mente la ricetta di una torta e sono andata a cercarla per provare a realizzarla.

Vi dico che è stato un successo, non avevo mai assaggiato una torta così delicata, morbida e squisita.

Quindi vi posto ricetta e foto perché davvero ne vado fiera. 😉  😉 

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Trova il tempo

Ho già parlato più volte della solidarietà femminile dentro questo blog e ormai avrete capito quanto io la consideri una grandissima risorsa per noi donne.

E’ importante puntare su valori come l’amicizia, la solidarietà, la collaborazione se vogliamo che  il nostro futuro, ma soprattutto quello delle nostre figlie e nipoti sia ricco di opportunità di crescita e di realizzazione in qualunque ambito.

Non è facile ma vale sempre la pena provarci.

Vi avevo raccontato nell’articolo donne solide e solidali dell’associazione al femminile Il Segnalibro.

Ebbene oggi vorrei presentarne un’altra altrettanto preziosa perché mi piacerebbe che questo blog diventasse anche un palcoscenico nel suo piccolo, di belle iniziative.

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Il fallimento del pan brioche

Da qualche giorno a casa nostra è sparito il telecomando della TV 🙄  🙄 .
Non è la prima volta che sparisce qualcosa, ciclicamente lungo gli anni siamo stati capaci di perdere libri, quaderni, penne, occhiali, per non parlare di guanti e calzini (mai in coppia, sempre uno alla volta!)

Per fortuna come ripete un antico proverbio:

La casa nasconde ma non ruba

E quindi, prima o poi gli oggetti smarriti saltano sempre fuori.

Devo ammettere che con il telecomando ci stiamo mettendo un po’più tempo del previsto e poiché si tratta di un oggetto indispensabile, quando ne abbiamo bisogno, diventiamo tutti quanti un po’ nervosetti e come sempre accade, ci incolpiamo gli uni gli altri.

“Sei tu che non rimetti mai le cose al loro posto!” (fratello vs. sorella)

“Non avete cura delle cose che non vi appartengono!” (madre vs. figli)

“Non ti ricordi mai dove metti le cose!” (figli vs. madre)

Insomma, anziché adoperarci nella ricerca di questo benedetto telecomando, ci è molto più comodo prendercela con gli altri e aspettare che siano loro a risolvere il problema.

Ultimamente per metterci il cuore in pace, siamo anche arrivati a pensare che la colpa sia del povero Fly, che sicuramente ha scavato una buca in giardino e l’ha seppellito.

Questo teatrino mi ha fatto pensare a un filmato che ho visto su You tube dietro suggerimento della mia amica Sabrina (che ringrazio!) e che veramente vi consiglio di guardare perché dura soltanto tre minuti ma è meritevole.  

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Il fidanzato di mia sorella

Pubblicato su Confidenze N. 47 Novembre 2014

Stava andando tutto a meraviglia.

Dopo la morte dei miei genitori tre anni fa, avvenuta a distanza di un mese l’uno dall’altra, alla quale pensavamo di non riuscire a sopravvivere, mia sorella ed io ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo cercato di ridare un senso alla nostra vita, di imparare a contare l’una sull’altra,  e considerarci fortunate per avere ancora qualcuno da amare, qualcuno con cui continuare a condividere le piccole cose di ogni giorno.

Siamo l’una per l’altra un sostegno importante, abbiamo imparato a suddividerci i compiti nella gestione della casa, la spesa, le pulizie, le bollette, siamo una forza insomma… in tutti i sensi, visto che entrambe abbiamo il problema di essere un po’ in sovrappeso, anche se la cosa non ci ha mai preoccupato minimamente: stiamo bene così e non rinunciamo a nessun tipo di soddisfazione del palato: insomma ci piace cucinare e anche mangiare bene!  Il cibo è sempre stato per entrambe una grandissima consolazione, soprattutto ora che siamo sole, la prima delle due che rincasa la sera ha l’obiettivo di sorprendere l’altra con manicaretti speciali, primo, secondo, contorno, dolce, caffè e anche liquorino.

Poi ci diamo appuntamento sul divano con un bel film di quelli che ti fanno sognare, dimenticare la solitudine e la fatica quotidiana. Mia sorella ed io siamo una squadra vincente mai un litigio, mai un diverbio, nonostante la differenza di età perché io ho già raggiunto il traguardo dei quaranta e lei ne compirà 30 tra poco.

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Un po’ di tenerezza

Ieri sera mi è venuta voglia di preparare una ciambella soffice, di quelle semplici, che mentre cuociono in forno sprigionano in tutta la casa profumo di bontà e di tenerezza. 😋 😋  

Avevo in frigo uno yogurt bianco da troppo tempo e quindi ho deciso di preparare la torta 7 vasetti, non so se la conoscete.

E’ facilissima, ecco la ricetta da provare subito, mi raccomando lo yogurt a temperatura ambiente

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Mission impossible

Mi sono lasciata convincere ( per fortuna!) da mio figlio a guardare uno dei sei film della saga cinematografica  Mission Impossible uscita al cinema nell’arco di circa vent’anni (dal 1996).

Protagonista è il sempre affascinante Tom Cruise, che ricopre il ruolo di Ethan, un membro della IMF (Impossible Mission Force), una speciale sezione segreta della Cia incaricata di svolgere le missioni ritenute più delicate e pericolose.

Cruise si trova alle prese in ogni film con una diversa “missione impossibile” da risolvere e nonostante le difficoltà, puntualmente ci riesce.

Credo che me li guarderò tutti, intanto perché non è facile trovare un film che accontenti due generazioni così distanti come lo sono la mia e quella di mio figlio (30 anni di mezzo non sono pochi!), e poi perché ho realizzato che questi hanno tutte le caratteristiche che mi aspetto di trovare nei film d’azione: suspense al punto giusto, tensione ma non troppa, divertimento inaspettato, pochissimo spargimento di sangue, e soprattutto il protagonista non muore mai. (scusate lo spoiler ma secondo me è importante acquisire alcune informazioni fondamentali per evitare spiacevoli sorprese!)

L’espressione Mission Impossible è entrata un po’ nel nostro vocabolario,  ne facciamo uso quando ci troviamo di fronte a un’impresa talmente ardua che partiamo già sconfitte e rassegnate prima ancora di affrontarla.

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Affezionata

La colazione è in assoluto il mio pasto preferito della giornata.

Il momento in cui mi concedo di mangiare cibi dolci senza sentirmi in colpa nei confronti della bilancia.

Per questo i dolcetti che ho preparato ieri li ho gustati stamattina ed erano ancora buonissimi.

Si tratta di una ricetta che ho trovato nel sito Fatto in casa da Benedetta, che seguo sempre con piacere perché è ricco di ricette semplici ma gustose che mi hanno salvata da pranzi e cene più di una volta.

Vi posto il video, ma io come sempre ho portato degli accorgimenti quindi ecco la mia ricetta da seguire se volete prepararli al volo e offrirli come dolcetto domenicale

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La forza dei sogni

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

CONCORSO LETTERARIO PAROLE DI DONNA QUARTA EDIZIONE
CONSULTA FEMMINILE CITTA’ DI LECCO

OPERA SEGNALATA – MARZO 2010

Stamattina mi ha svegliato un pensiero: io sono una persona per bene. Ho quasi 50 anni, un buon lavoro in uno studio notarile e vivo sola in un grazioso appartamento arredato con buon gusto che non necessitava di grandi pulizie fino a tre settimane fa, quando la mia vita ha subito uno scossone dal quale non mi sono ancora ripresa.

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La casa di Lego

Mi piace celebrare il sabato sera con un impasto: pizza, focaccia, piadina (ormai l’avrete capito!) così come amo preparare il dolce della domenica.

Sono rituali che mi accompagnano da sempre, creati con cura negli anni per rendere speciale il week end, per alleggerirlo dalla fatica settimanale che ciascuno di noi si porta appresso.

Ho imparato che anche attraverso la cucina possiamo raccontare alla nostra famiglia il bene che ci lega, possiamo prenderci cura di ciascuno di loro e se non riusciamo a raggiungere i loro pensieri, almeno possiamo arrivare allo stomaco e riempirlo di cose buone e appetitose 😋 .

E così ieri sera ho preparato la focaccia, e che focaccia! Vi giro la ricetta perché possiate sperimentare il sapore e la fragranza di questo alimento squisito e portare allegria a tavola 🥳 🥳  .

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La pazienza dei figli

Ieri mio figlio mi ha fatto divertire mostrandomi un simpatico video nel quale in un primo momento veniva chiesto ad alcuni figli di spiegare alle loro madri in cinque minuti tutta la saga di Star Wars e poi le mamme dovevano rispondere ad alcune domande per dimostrare di aver ben compreso quanto avevano ascoltato.

Naturalmente vi metto il link qui sotto e se avete tempo vi consiglio di guardarlo perché sorriderete, ma soprattutto se come me avete figli ormai adulti, vi immedesimerete senza fatica.

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Il cioccolato resiliente

Io amo il cioccolato 😋 😋  .

Più di ogni altro dolce in assoluto proprio, e non vedevo l’ora di postare una ricetta per poterlo celebrare.

Per oggi ho scelto dei biscotti deliziosi che ho preparato questa settimana e che sono stati veramente apprezzati, i chocolate crinkles, biscotti “screpolati” a base di cioccolato fondente croccanti fuori e soffici dentro.

Se volete cimentarvi ecco la ricetta per realizzarli, e siccome l’impasto deve stare in frigo almeno un paio d’ore, vi consiglio di cominciare subito 😁 😁  .

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La mia stranissima famiglia

Pubblicato su Confidenze N 4 Gennaio 2010

Caro diario,

non ci posso credere. Sono appena tornata da scuola e anziché trovare un piatto di pasta pronto c’è la solita assistente sociale seduta sul divano. No, è impossibile questa volta mi sbaglio. Ci deve essere un’altra spiegazione, per forza, altrimenti stavolta avrò una crisi isterica, me lo sento.
“Ciao Silvia, conosci la dottoressa Aceti vero?”
Comincia così mia madre e io ho già capito che la storia sta per ripetersi.

Bisogna che faccia un passo indietro e ti racconti tutta la storia.

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Qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo

Secondo me noi donne (e non solo) ci dividiamo sostanzialmente in due categorie: chi detesta accumulare e chi invece va in crisi al solo pensiero di disfarsi di qualunque cosa 😅 😅  .

Ora sono sicura che in questo momento ciascuna di voi si stia domandando a quale delle due categorie appartiene, ma non preoccupatevi, perché secondo me esiste anche una sana via di mezzo, in cui certamente molte di noi si riconoscono 😇 😇 .

Io sono cresciuta con una mamma che spesso e volentieri si liberava di qualunque cosa le capitasse a tiro perché la riteneva inutile e quindi vi lascio immaginare la mia reazione quando magari le domandavo dove fosse finito quel libro, quel maglione, quel ricordo e mi sentivo rispondere che “era convinta che non mi servisse più” 🙄 🙄  .

“Quando avrò una casa mia non butterò mai via niente” mi ripromettevo.

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Donne solide, donne solidali

Lungo il mio andare, mi sono resa conto che a volte quando per caso (ma neanche troppo), mi ritrovo protagonista di un incontro, questo non è mai fine a se stesso, ma produce immancabilmente qualcosa di generativo.

Dopo l’uscita del mio ultimo libro Scoprirsi genitori scritto a quattro mani con mio marito, al quale avevo dedicato anche un post, la mia casa editrice Effatà si è impegnata per promuoverlo regalando alcune copie da recensire. Una di queste per mia fortuna è arrivata alla cara Laura Prinetti che cura una rubrica mensile di orientamento bibliografico su RadioMater che si intitola “Prendi un libro”.  Il mio libro le è talmente piaciuto che mi ha chiesto di rilasciare un’ intervista per meglio presentarlo e io ho accettato di buon grado.

Se volete ascoltare la registrazione ve la posto qui.

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Come Spider-Man, almeno un po’

Il primo giorno dell’anno mi sono ritrovata in compagnia dei miei figli sul divano con il desiderio di allontanare i pensieri malinconici che inevitabilmente accompagnano queste ricorrenze, per cui quando Samuele ha proposto di guardare  Spider-Man, ho accettato di buon grado.

Spiderman è uno di quei film che non ho mai guardato per intero 🙄  e non so spiegarne la ragione, quindi sono rimasta piacevolmente sorpresa di quanto mi sia piaciuto (motivo per cui ho deciso di guardare a breve anche il 2 e il 3…)

Peter Parker, adolescente segnato dalla morte dei genitori, vive con gli amati zii, subisce ogni sorta di bullismo da parte dei compagni ed è innamorato senza speranza dalla ragazza più carina della scuola. La puntura di un ragno gli regala superpoteri  che lo trasformano in  Spider-Man. All’inizio, la sua maschera e la sua lotta contro il crimine hanno la sola finalità di ricavare denaro per aiutare gli zii, ma presto Peter si rende conto che non si può essere eroi part-time e che:

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Ninniach Crochet

Quando dentro la mia vita fanno capolino belle storie, non posso fare a meno di raccontarle.

La mia amicizia con Silvia risale ai tempi dell’infanzia, l’abbiamo coltivata durante l’adolescenza e la giovinezza, poi scelte d’amore ci hanno allontanato fisicamente, ma l’affetto che ci ha sempre legate è rimasto immutato negli anni e ora che le circostanze ci hanno di nuovo riavvicinato, ci sentiamo con piacere, entrambe grate per il bene di questi incontri.

Silvia aveva una nonna speciale, molto legata a lei, che coltivava una grande passione: l’uncinetto. Lei la ricorda così, seduta nella sua poltrona in cucina, le spalle ricurve per il peso dell’età, la vista non più così buona e le mani che avevano perso agilità, ma sempre intenta a confezionare sciarpe, centrini  e coperte con pazienza e determinazione. Quel filo che entrava e usciva con regolarità dal tessuto è rimasto nella sua memoria per molti anni, silente.

Poi, una sera di quattro anni fa la vita di Silvia subisce uno scossone che lei racconta così

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Il tonno prestigioso

Ci sono delle ricette che (pur non essendo natalizie), cucino soltanto in occasione del Natale e ogni anno puntualmente mio figlio mi chiede: “Perché qualche volta non le prepari anche durante l’anno?”

Allora ho deciso di condividerne una sul blog, così durante l’anno mi tornerà alla mente e sarà un piacere riproporla perché è davvero squisita. Ecco subito per voi la ricetta da sperimentare in queste feste appena cominciate.

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Felice Natale Timoty!

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Aspettando Natale  🎅  🎅 con i nostri animali  🐱 🐶   

«Ciascuno di noi è custode di chi ha accanto:
per parentela, per amicizia, per lavoro, per vicinato.
Ciascuno di noi è affidato ad altri e altri sono affidati a noi,
perché Dio muove tutto per spingerci ad amare di più ed essere amati di più»

Alessandro D’Avenia

Ecco in arrivo il mio primo vero Natale in famiglia.

Mi chiamo Timoty, sono un gatto e a proposito di felicità, avrei una storia da raccontare.

Lo so cosa starete pensando voi umani, perché credo di aver imparato da tempo a conoscervi bene.

Trascorro ore acciambellato sul mio piccolo sofà, alcune volte dormendo profondamente, altre sonnecchiando e quindi vi vedo e vi sento mentre vi occupate di mille faccende senza concedervi mai un momento di sosta.

Conosco il vostro modo di vivere trafelato e ansimante e sinceramente lasciatemi dire che avreste molto da imparare da noi gatti e dal nostro modo di condurre la vita.

Come dicevo, già so quali saranno i vostri pensieri: “Che cosa vuoi saperne tu della fatica di vivere, di lavorare, di mandare avanti una casa e una famiglia, di far quadrare il bilancio ogni mese bla bla bla…”Ammetto che è grazie a voi se noi gatti godiamo di tanti privilegi, ma per me non è sempre stato così, ho avuto anch’io i miei momenti difficili prima di incontrare Susanna.

Chi è Susanna?

La mia padroncina naturalmente, quella che mi ha trovato chiuso dentro un sacchetto di plastica in una fredda mattina di inverno, quando avevo soltanto pochi giorni.

Ormai ero allo stremo delle forze, avevo emesso tutto il miagolio che i miei polmoncini mi avevano consentito di emettere e altro non mi restava che un flebile lamento perpetuato all’infinito.

Se ripenso a quel giorno, un brivido percorre il mio morbido pelo, eppure non ho mai perso la speranza di essere ritrovato da mani buone.

E così è accaduto.

Ma facciamo un passo indietro che ve la voglio raccontare tutta questa storia, così alla fine mi direte se davvero secondo voi io me ne intendo di felicità.

I miei fratelli ed io siamo nati verso la metà di un gelido Febbraio, da una mamma che per essere al suo primo parto se la cavò proprio egregiamente.

Da subito pensai che venire al mondo si stava rivelando fino a quel momento senz’alcuna ombra di dubbio un’esperienza fantastica. Ma ahimè quanto mi sbagliavo.

Come potrò dimenticare quel giorno in cui una mano grande quanto il mio corpo mi afferrò saldamente strappandomi all’abbraccio della mia mamma e mi infilò in una gelida e inospitale busta di plastica?

Vi domanderete cosa passa per la testolina di un gatto grande quanto un gomitolo, quando si ritrova improvvisamente solo e al freddo senza comprenderne la ragione.

Ve lo spiego io cosa si prova.

E’ un po’ come quella volta in cui da bambini avete subito un’ingiustizia da qualcuno più grande e grosso di voi, e la sua prepotenza vi ha sopraffatto senza darvi il tempo di impedire che tutto ciò accadesse.

Oppure è stato come quel giorno in cui da giovanotti siete stati lasciati dall’amore della vostra vita così, senza una spiegazione, lasciandovi in preda ad una solitudine e uno sconforto che vi hanno spezzato il cuore.

Come perdere una persona cara, sentire che qualcosa dentro si spezza e fare fatica a credere che in qualche modo si potrà ricucire.

Lo vedete come vi conosciamo bene noi gatti?

Eppure, nonostante tutto oggi è Natale e io sono qui a raccontarvi una storia di speranza e di felicità, perciò andiamo avanti fino al momento in cui la piccola Susanna che si trovava da quelle parti per una passeggiata con mamma e papà, ha sentito, con l’udito del cuore che soltanto un bambino possiede, il mio fievole lamento.

Quando il sacchetto nel quale ero rinchiuso è stato aperto, e il mio sguardo ha incontrato il suo, è stato subito amore a prima vista. Due lunghe trecce mi hanno solleticato il pancino, due piccole mani mi hanno accolto e accompagnato vicino al suo cuore e quel battito che ho sentito, era tale e quale a quello della mia mamma.

E poi la voce. Ho dimenticato le parole che ha pronunciato, ma non scorderò mai il tono rassicurante e protettivo con il quale lei mi ha parlato: un vero, puro, autentico attimo di felicità.

Tutto il male che fino a quel momento avevo pensato di voi umani, si è sciolto come neve al sole, il mio piccolo cuore si è inzuppato di tale tenerezza da temere che mi scoppiasse e per la prima volta ho emesso quel gorgoglio di soddisfazione che voi chiamate fusa.

Il dopo è stata tutta discesa.

Giacigli comodi e caldi, pietanze prelibate, carezze e grattini generosamente elargiti e tanto, tantissimo amore.

E’ proprio il caso di dire che la mia vita da quel giorno è notevolmente migliorata.

Io sono nato per la seconda volta, quando ho capito che d’ora in poi sarebbe andato tutto bene.

Quanto dura un attimo di felicità?

A volte voi umani non ve ne accorgete nemmeno e così lui arriva e se ne va senza essere colto né assaporato.

Ma noi gatti no, non ce lo lasciamo scappare per niente al mondo.

Nella nostra vita arriva in compagnia di piccole cose, mentre assapori il cibo più delizioso del mondo, o ti godi quella carezza colma di affetto che giunge inaspettata, o sei grato a qualcuno che spende un po’del suo tempo per farti giocare, o ancora, semplicemente, quando insonnolito e indolente te ne stai acciambellato sul tuo sofà a guardare questi umani bizzarri e stravaganti  rincorrere quell’attimo di felicità che gli è appena passato sotto il naso.

E’ proprio il caso di dirlo stavolta: Felice Natale Timoty!