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Cuori di donne

Non è la prima volta che vi parlo di serie TV.

Ma forse è la prima volta che vi racconto perché ne guardo in continuazione.

I primi tempi in cui mi sono ritrovata sola dopo la morte di mio marito, quando arrivava il momento di andare a dormire senza di lui, mi prendeva una leggera ansia che mi faceva vivere quel momento con preoccupazione.

Allora mi ero ricordata di quanto mi piacesse guardarle in sua compagnia e così ho deciso di continuare a fare.

Ogni volta che la sera mi concedo una puntata o due a seconda della stanchezza, mi prendo una pausa dalla vita e il peso del mondo si fa più leggero.

Ne ho guardate veramente tante, ma ogni tanto, quando ne trovo qualcuna che mi piace particolarmente, la racconto qui nel mio blog.

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Donne al volante

Forse è il pensiero che la mia diciottenne si sta apprestando fin troppo velocemente a raggiungere il traguardo della patente, oppure il semplice fatto che durante quest’ultima settimana mi è capitato di percorrere tragitti in auto più lunghi del solito.

Non lo so.

Quello che so è che in questi giorni continuavo a pensare a quell’antico ma discriminante proverbio “Donne al volante pericolo costante” e non riuscivo a togliermelo dalla testa.

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Tutto in un giorno

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Concorso letterario “Tuttiscrittori” Coarezza
Giugno 2017
Quarta classificata

Sono sotto le coperte da ore, ma di prendere sonno non se ne parla proprio. Continuo a ripercorrere questa giornata che non dimenticherò mai e non sarò la sola, la ripercorro come un film, avanti e indietro senza stancarmi, senza fermarmi, senza capire, a dirla tutta.

Ma io la voglio raccontare, per me stessa innanzitutto, per aiutarmi a fare chiarezza, e per non dimenticare, che anch’io sono una persona speciale.

Sono nata all’ombra di mia sorella, sei anni dopo di lei, quando nessuno più mi aspettava. Celeste con gli occhi azzurri più belli del mondo, cominciava la scuola, i miei genitori che gestiscono un bar, finalmente uscivano da notti insonni e pannolini sporchi e ricominciavano a fare ciò che hanno sempre amato fare: lavorare. Ma io con prepotenza sono venuta al mondo ignara di quanto avrei dovuto faticare nella vita per brillare di luce che fosse soltanto mia. Celeste naturalmente era la figlia perfetta: bella ma di quella bellezza proprio che fa girare la testa ai ragazzi quando cammina per strada, brava, sempre la prima della classe, prima nello sport e con i ragazzi. Mai un grillo per la testa, mai un grattacapo.

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E’ il pensiero che conta

Mai come quest’anno in famiglia per quanto riguarda la scelta dei regali natalizi, abbiamo commesso errori clamorosi.

I giorni successivi al Natale c’è stata la corsa al reso e al cambio: Susanna ha ricevuto da parte mia delle scarpe che non erano proprio quelle che desiderava 🙄🙄, Sara con Fabrizio si è tanto impegnata per regalarmi un pile bellissimo (indumento che io adoro😍😍) ma sbagliando sia la taglia che il colore 😭😭, per non parlare dei regali che si sono scambiati tra fratello e sorelle: portachiavi, calze, libri, insomma un disastro.

Invece di essere riconoscenti e felici per i doni ricevuti eravamo tutti piuttosto delusi e scontenti.

Com’è possibile che persone che si conoscono da tutta la vita e si vogliono così bene, facciano tanta fatica a scegliere un regalo capace di soddisfare le aspettative reciproche?

Questa cosa mi ha fatto pensare un po’ al significato dello scambio dei doni natalizi che è iniziata con la nascita di Gesù ed in particolare con la visita dei Re Magi e dei doni che portarono: oro, incenso e mirra.

Insomma l’intento era quello di celebrare un momento di gioia, anche se purtroppo nel corso degli anni sappiamo bene quale caratteristica un po’ troppo consumistica ha preso questa bella usanza.
Però al di là del consumismo la gioia che si prova a donare e ricevere dovrebbe essere comunque autentica, a prescindere da ciò che riceviamo perché come si ripete sovente:

E’ il pensiero che conta

Di questa frase lungo gli anni abbiamo un po’ smarrito il significato secondo me.
Se ripenso ai Natali della mia giovinezza, ricordo che scegliere un regalo per le persone a me care, non era fonte di ansia e indecisione e soprattutto non vivevo la preoccupazione di trovare ad ogni costo qualcosa di utile che potesse soddisfare i gusti e le necessità di chi l’avrebbe ricevuto.

Quando trovavo qualcosa di bello mi domandavo: a chi potrei regalarlo? E poi lo accompagnavo con un bel biglietto nel quale magari raccontavo la storia della mia scelta augurandomi che potesse piacere.
E nessuno ci rimaneva male.

Perché la magia di un regalo sta tutta racchiusa lì: nella gioia di sapere che qualcuno ti ha pensato e te lo dimostra con un piccolo gesto concreto.

E non importa cosa ne farai di quel regalo: potrai riciclarlo senza sentirti in colpa come si riciclano abiti, libri, carta e penne, oppure dimenticarlo in un angolo, o dedicargli uno spazio speciale in qualche angolo della casa: ma l’emozione di riceverlo e sentirti amata, non la dimenticherai per il resto della tua vita

I doni non sono mai sbagliati, nemmeno quando ci deludono, ma è necessario che impariamo ad andare oltre, a leggere l’affetto di chi ce lo regala, che non sempre va di pari passo con la conoscenza dei nostri gusti, ma questa credetemi, è veramente tutta un’altra storia, di poca importanza.

E a proposito di regali natalizi prima di salutarvi voglio raccontarvi di un regalo molto carino che mi è arrivato da Alessandra, mia nipote.

Questo vaso contiene una miscela di farina, zucchero e non so cos’altro, per realizzare biscotti natalizi 😋😋

Stamattina forse un po’ nostalgica per la fine delle vacanze ho provato a realizzarli.

Ho aggiunto 100 g di burro, un uovo, ho impastato, ricavato biscotti con l’aiuto di alcune formine che avevo in casa, e infornato a 180 gradi per 15 minuti.

Guardate che meraviglia 😊😊

Potrebbe essere un’idea per i vostri regali di Natale cosa ne dite?

In casa si è subito sprigionato un fragrante profumo di cannella e mentre ne assaggiavo uno, ho salutato con un po’ di malinconia, il secondo Natale della mia vita senza mio marito.

Il tuo cuore lo porto con me.
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.


Edward Estlin Cummings

Vi auguro una buona domenica e se anche voi come me state già pensando al prossimo Natale (io vorrei tanto andare a New York e voi?), vi mando un abbraccio solidale 🥰🥰.

E non dimenticate di condividere questo articolo, se vi è piaciuto naturalmente 😉

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Ostinata speranza

Era da tempo che desideravo tornare a scrivere della mia amica Irene dentro questo blog.

Ma aspettavo il giorno buono, il giorno della risalita, quello in cui avrei annunciato con gioia che stava meglio, che si cominciava a intravedere la luce in fondo al tunnel, e che vi ringraziava tutti di cuore per i vostri pensieri, i vostri ceri, il vostro affetto.

Ma quel giorno tarda ad arrivare purtroppo e il doloroso, lento, lungo calvario che sta percorrendo la mia amica pare non avere fine.

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Comodamentesedute il 1°raduno: La ciclopedonale dei laghi di Garlate e Olginate

Metti una fredda giornata di fine Dicembre, con un cielo inaspettatamente terso, una piacevole aria frizzante e tanta voglia di camminare.

Aggiungi un pizzico di curiosità, perché stiamo pur sempre parlando di un’iniziativa mai sperimentata prima, un filo di delusione, dovuto a un cambio di repentino di itinerario (la Greenway di Como è soltanto rimandata 😉😉) a causa del Covid, una buona dose di emozione, perché le cose belle fanno anche questo effetto.

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Buon Natale

Per questo Natale, circondatevi di persone come Giuseppe, persone che vi abbiano a cuore senza fare troppe domande, senza pretendere nulla in cambio, senza cercare di cambiarvi.

Persone che si prendano cura di voi, che comprendano i vostri bisogni, o che non li comprendano affatto ma non per questo muovano accuse o rimproveri.

Persone generose, gentili, amorevoli che diano un senso al vostro andare, ai vostri risvegli la mattina, ai vostri sogni la sera.

Persone che vi sappiano sollevare dalla stanchezza che certi giorni offusca i pensieri, che sappiano trasformare una giornata faticosa, in una giornata leggera e luminosa.

Per questo Natale circondatevi di persone come Giuseppe.

E per questo Natale, siate un po’ come Maria: lasciatevi aiutare, cedete alla debolezza, accettate di essere fragili e di avere disperatamente bisogno di una mano tesa, di un abbraccio, di un sorriso.

Siate un po’ come Maria, mettete da parte l’imbarazzo, riconoscete l’amore di chi vi sta accanto, accettatelo, usatelo per trasformare i vostri giorni in occasioni di pura felicità.

Addormentatevi senza il timore di aver lasciato cose incompiute.

E dopo che avrete fatto tutto questo nel giorno di Natale, per quanto possibile, continuate a farlo ogni giorno della vostra vita.

Buon Natale.

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Natale a rovescio

Pubblicato su Confidenze N. 52 Dicembre 2017

Aspettando il Natale

Guardo l’orologio del cellulare e ne approfitto per dare un ultimo sguardo ai messaggi e alle mail. Ok posso uscire di casa e arrivare a scuola tranquillamente. Viola è ben fissata nel seggiolino e sta giocherellando con la sua inseparabile giraffa di gomma. Le do un’ultima occhiata dallo specchietto retrovisore.

E’ bellissima, ancora non mi capacito di come io possa essere la mamma di un tale tesoro.

Il vestitino blu e fucsia che le ho fatto indossare stamattina mette in risalto i suoi riccioli biondi. Nel pomeriggio c’è la recita natalizia e lei farà la Madonna, non vedo l’ora di vederla. Oggi è l’ultimo giorno di scuola poi finalmente cominceranno le tanto sospirate vacanze natalizie.

Voglio che sia un Natale specialissimo, sono due mesi che mi sto preparando a questo evento e tutto deve essere perfetto. Come ogni cosa che organizzo nella mia vita.

Sono fatta così, mi piace fare le cose per bene, ogni mattina prima di uscire di casa, ho già rifatto i letti, passato l’aspirapolvere, fatto una lavatrice e imbastito la cena per la sera.

Ho un lavoro che mi piace tanto e mi gratifica, insegno in una scuola media e  quest’anno sono riuscita a passare di ruolo. Ho studiato tantissimo per superare l’esame ma volevo dimostrare che se mi impegno posso raggiungere qualunque risultato. Avrei voluto che mio padre potesse vedere dove sono arrivata, lui ha sempre creduto così tanto in me, ma lo scorso anno se ne è andato a causa di una brutta malattia e il vuoto che ha lasciato è incolmabile.

Ho un marito meraviglioso con il quale condivido tante passioni, dallo sport al cinema,  che mi sostiene in tutte le mie scelte e abitiamo in una bella casetta che stiamo pagando con il mutuo ma che è proprio ciò che desideravamo. Mi fanno arrabbiare le persone che mi dicono che sono fortunata.

Io non credo nella fortuna, credo nell’impegno, nella determinazione, nella tenacia che servono per inseguire i propri sogni e adoperarsi per  realizzarli. E adesso c’è in arrivo un altro bambino e sono pazza di gioia.

Viola ha compiuto 3 anni, io ne ho 35 e non aveva senso aspettare ancora, è il momento perfetto per avere un altro figlio e sono contenta che sia arrivato subito. Abbiamo deciso di dare l’annuncio proprio la vigilia di Natale.

Per noi è un giorno bellissimo perché sia la mia famiglia che quella di Giorgio si ritrova per una cena e lo scambio di regali e già mi immagino le loro facce quando daremo la notizia. Ho già pianificato tutto.

Preparerò  un enorme pacco sotto l’albero e quando lo apriranno dentro troveranno una tutina azzurra e una rosa.

“Mamma”
“Si tesoro?”
Guardo Viola dallo specchietto e la vedo accaldata.
“Tutto bene tesoro? Siamo quasi arrivati. Oggi pomeriggio c’è la recita devi fare la Madonna ti ricordi?”.
“Tu vieni?”

Non me la perderei per niente al mondo. Devo fare ancora un miliardo di cose, ma ce la farò a qualunque costo.
Quando finisco la mia ultima ora di lezione sono stremata, ma ho promesso di occuparmi dei centrotavola per la cena di domani sera e di preparare gli antipasti quindi devo assolutamente passare al centro commerciale e acquistare tutto ciò che mi serve. E prima di sera ho appuntamento con la parrucchiera, se voglio essere in splendida forma per la recita e per l’annuncio di domani.

Mentre corro a destra a e manca non posso fare a meno di vedere gli addobbi che hanno allestito in paese e spendere un pensiero su questa festa che amo più di ogni altra. La tradizione di ritrovarci in famiglia è la cosa più bella del mondo e desidero che Viola la assapori fino in fondo. Voglio ricordare il mio papà e tutti i Natali meravigliosi che mi ha fatto trascorrere.

Scendo dall’auto parcheggiata davanti alla parrucchiera, e mi accorgo di sentirmi poco bene, tutto diventa improvvisamente nero. Quando mi riprendo sono circondata da un gruppo di volti sconosciuti. Riconosco la mia parrucchiera che mi chiama.

“Viviana stai bene?”

Sono confusa e stordita. Cerco di rassicurare Debora, ma la testa ricomincia a girare e mi sento troppo debole. Sento qualcuno che dice di chiamare l’ambulanza e di nuovo perdo i sensi.

Quando mi risveglio sono in un letto di ospedale e per fortuna c’è Giorgio accanto a me.

“Cosa succede?”
“Ciao tesoro come ti senti? Hai fatto prendere un bello spavento a tutti quanti”.
Mi racconta che hanno chiamato un’ ambulanza e poi subito lui perché mi raggiungesse in ospedale, ma io non ricordo niente. Poi penso al bambino e mi tiro su di colpo.

“Vivi stai tranquilla il bambino sta bene devi solo riposare, tra poco arriva il medico e sentiremo cosa dice”.

Colta da un pensiero improvviso chiedo che ore sono e mi accorgo di aver perso la recita di Viola. E anche se Giorgio mi dice che ha mandato i nonni, sono disperata pensando a quanto sarà delusa la mia bambina. Ma ancora più disperata lo sono quando mi rivela di aver detto ai nonni il motivo per cui sono in ospedale. Mi viene da piangere. La mia sorpresa pianificata da mesi è andata in frantumi

Oggi tutto gira al rovescio, che cavolo succede? Che antivigilia è mai questa?

Il medico entra proprio in quel momento e mi consegna la stoccata finale.

“Signora il bambino sta bene, ma se vuole arrivare a portare a termine questa gravidanza deve assolutamente darsi una calmata. Perdere i sensi non è la cosa migliore e probabilmente lei soffre di pressione bassa e questa cosa non fa certo bene né a lei né al suo bambino”.

Ho paura di ciò che le mie orecchie stanno per sentire. Cerco la mano di Giorgio che me la stringe e lo ascolto mentre mi comunica che mi terranno qui qualche giorno in osservazione, e poi una volta tornata a casa assoluto riposo almeno fino alla fine del quarto mese.

E’ come se l’intero ospedale mi stesse crollando sopra la testa.

“Qualche giorno qui? Ma dopodomani è Natale”.

“Si mai noi siamo sempre aperti non si preoccupi”.

Il dottore cerca di scherzare ma io sento già le lacrime spuntarmi. Giorgio mi guarda, sa cosa significhi per me Natale, questo Natale poi, il primo senza il mio papà. Il solo pensiero di non poter essere con la mia famiglia mi toglie letteralmente il respiro. Lo so che devo pensare al mio bambino, ma sto lo stesso da cani e la delusione è fortissima.

E’ notte ma di prendere sonno non se ne parla proprio. Mi giro e mi rigiro in questo letto che non è il mio alla ricerca di un senso a ciò che mi sta succedendo. Perché non ho potuto controllare questa cosa? Come ho fatto a spingermi oltre le mie possibilità? Come ho potuto esagerare fino a mettere a rischio la vita del mio bambino?

Ha ragione Giorgio quando dice che credo di poter avere ogni momento il controllo della situazione, ma è solo un’illusione. Alla fine possiamo fare ben poco per governare la nostra vita. Accade sempre qualcosa che ci ricorda quanto siamo vulnerabili.

E adesso sono qui in questo letto di ospedale la vigilia di Natale, sola e preoccupata e non riesco a fare altro che piangere.
“La smetti di piangere che  non riesco a dormire?”

Sussulto per lo spavento. La mia vicina di letto che è arrivata poche ore fa è evidentemente stufa di sentirmi singhiozzare.

“Scusami è che sono…”

“Disperata lo so. Anch’io cosa credi?”

Si chiama Linda e anche lei ha rischiato grosso. Ha avuto delle perdite e non è ancora fuori pericolo.

“E’ il tuo primo figlio?” mi chiede.

Quando le racconto di avere già una bambina di tre anni, mi dice che anche per lei è il secondo figlio, ma il primo non è mai nato. Chiudo gli occhi. Qualcosa mi ha attraversato il cuore ed è talmente doloroso da togliermi il respiro.

Questo Natale sta girando a rovescio e io non riesco più a capirlo.

Comincia la giornata più lunga della mia vita.

Tutti corrono per i preparativi e io sono qui inchiodata, guardo Linda che non parla fissa il soffitto, suo marito è stato qui due volte ma dice che non ha voglia di vedere nessuno.

E’ chiusa nella sua preoccupazione e io non riesco a trovare qualcosa da dirle che non sia banale e scontato. Non riesco nemmeno e immaginare cosa significhi perdere un bambino senza nemmeno averlo visto, averlo toccato, averlo abbracciato.

Mi ha detto che non si muoverà di un millimetro, che smetterà anche di respirare se potrà servire a salvare il suo bambino. Penso a quanto ho rischiato per correre e arrivare chissà dove, quando la mia meta sta crescendo dentro di me e ha soltanto bisogno che io mi prenda cura di lui fin da ora.

Ma è la vigilia di Natale accidenti, possibile che non sia niente che possa dare un po’ di sollievo a tutti quanti?

Sono quasi le sei quando qualcosa accade.

Sento una musica di sottofondo, qualcuno spegne la luce della camera e poi entra Viola, vestita da Madonna, che tiene tra le mani una candela mentre intona una canzoncina natalizia che ha imparato per l’occasione e che le ho sentito canticchiare decine di volte. Dietro di lei Giorgio, mia mamma, i miei suoceri.

Mi chino davanti a lei, mi sorride, Buon Natale mamma.

L’abbraccio fino a quando mi supplica di lasciarla perché sta soffocando. Giorgio mi racconta che voleva che io la vedessi a tutti i costi vestita da Madonna e allora hanno pensato di portare il Natale in ospedale visto che non si poteva fare il contrario.

Mi torna alla mente il Natale alla rovescia, che non significa che vale di meno, solo che pur non essendo il Natale che avevamo pensato, è ugualmente meraviglioso.

Guardo Linda, che non può fare a meno di sorridere.

Sono sicura che tutto l’amore che stasera ha riempito questa stanza, le ha dato un po’ di sollievo, una piccola tregua per continuare a sperare.

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Greenway del lago di Como 29 Dicembre – Save the date

Amiche mie, mancano veramente pochi giorni a Natale, e io vi immagino impegnate a terminare gli ultimi acquisti, a pensare al menù natalizio, o meglio ancora a sognare qualche giorno di meritato riposo che vi ricarichi un po’ e vi prepari ad affrontare il nuovo anno con il suo bagaglio di giorni non sempre facili né leggeri.

Per quanto mi riguarda, siccome mi è tornato il desiderio di rimettermi in cammino, ho deciso che durante queste vacanze mi concederò una giornata all’aria aperta che mi consenta di riempirmi lo sguardo di nuovi incantevoli paesaggi, di godere dell’aria fresca e frizzante che questo inverno ci sta regalando, ma soprattutto di rigenerare la mente sgomberandola da pensieri pesanti.

E così pensa e ripensa ho deciso di percorrere la Greenway di Como, una bellissima camminata di 10 km assolutamente alla portata di tutti.

https://greenwaylagodicomo.com/it/itinerari/greenway-lago-como/

La Greenway del Lago di Como è un facile percorso pedonale che si può fare in tutte le stagioni, è lungo circa 10 km e attraversa i comuni di Colonno, Sala Comacina, Ossuccio, Lenno, Mezzegra, Tremezzo e Griante, in parte appena sopra gli abitati e in parte lungolago, seguendo a tratti l’antica Via Regina. La partenza è presso via Luigi Civetta a Colonno, l’arrivo presso il Lido di Cadenabbia. L’itinerario è adatto a tutti e permette di godere di belle vedute sul lago, i borghi e i giardini. L’intero itinerario si può percorrere in circa 3 ore e mezzo oppure si può scegliere di percorrere solo alcune tappe. Lungo tutta la Green-way ci sono segnavia inconfondibili: frecce, cartelli e targhette metalliche sulla pavimentazione. È praticamente impossibile perdere la direzione. La passeggiata è adatta a tutte le età. Adulti e bambini possono cimentarsi in questo percorso ricco di sorprese e scorci stupendi.

Vi starete domandando come mai vi racconto di un progetto prima di averlo realizzato e non dopo come mi è solito fare.

Ebbene sapete cosa c’è?

Ho pensato che questa camminata per una volta, mi piacerebbe farla in vostra compagnia, se ne avete voglia, e quindi prendete il post di oggi come un invito del quale ora vi fornirò tutti i dettagli

29  Dicembre 2021 SAVE THE DATE!

Se un po’ avete imparato a conoscermi, sapete già che per raggiungere la partenza dell’itinerario utilizzeremo rigorosamente solo mezzi pubblici, quindi ecco la mia proposta

ANDATA

Ore 8.15 ritrovo presso la stazione ferroviaria di Olgiate Calco Brivio (munitevi di biglietto!)

Ore 8.26 Partenza da Olgiate C.B.

Ore 8.49 Arrivo a Monza

Ore 8.57 Partenza da Monza per Como San Giovanni

Ore 9.40 arrivo a Como San Giovanni

Ore 10.00 partenza dalla stazione di Como con bus di linea C10 per Colonno.

Arrivo previsto verso le 11.

Inizio della camminata.

RITORNO

Ore 15.00 Partenza da Cadenabbia con bus di linea per Como San Giovanni

Ore 16.19 Partenza dalla stazione di Como San Giovanni

Ore 17.01 Arrivo a Monza

Ore 17.09 Partenza da Monza

Ore 17.32 Arrivo a Olgiate C.B.

Ora, se siete arrivati a leggermi fino a qui e vi è venuta voglia di cimentarvi in questa avventura in mia compagnia, non esitate a comunicarmelo attraverso questo indirizzo mail

gio.fumagalli66@gmail.com

La gita sarà sospesa solo e unicamente in caso di pioggia.

Non dimenticate di

  • Coprirvi bene ma non eccessivamente
  • Portare pranzo al sacco, acqua, e se vi va un piccolo termos con una bevanda calda
  • Bastoncini da trekking
  • Scarpe comode

Allora amiche care cosa ne dite? Vi ho convinto?

Sono sicura che sarà una splendida giornata in compagnia di belle persone.

E poi naturalmente al nostro ritorno, racconteremo tutto qui, dentro questo blog, che è diventato anche un po’ vostro.

Vi auguro una buona domenica e se volete invitare altre amiche condividete questo articolo cliccando qui sotto 👇👇😉

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I tortellini di Natale

Pubblicato su Confidenze n. 1 Dicembre 2020

Aspettando il Natale…

“E tu cosa la hai risposto?”

“La verità. Che avrei fatto una passeggiata con il cane prima di pensare alla cena. E’ stato in quel momento che mi ha guardata malissimo”.

“Non ci posso credere”.

“Io avrei mentito spudoratamente”.

Vi domanderete se questa sia una conversazione tra amiche adolescenti esasperate dalle loro madri. In verità è così, con l’unica differenza che le amiche sono alla soglia dei sessant’anni e le loro mamme hanno passato gli ottanta da un pezzo.

Sono molti anni che io e le mie amiche abbiamo questa bella consuetudine di trovarci tutte le settimane per fare colazione assieme. Nel tempo gli argomenti di conversazione sono stati i più svariati. All’inizio parlavamo tanto di mariti, della fatica di imparare a vivere assieme a una persona, accettarla per quello che è sforzandoci di non cambiarla, non mancavamo di infilare anche qualche commento sulle suocere, donne di ferro di fronte alle quali ci si sentiva eternamente inadeguate.

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La memoria del cuore

Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato.”
Gabriel García Márquez

In questi giorni Google foto mi sta inondando di ricordi.
Era il 2003, l’anno in cui è nata la piccola Susi, l’anno in cui ho vinto il mio primo concorso letterario ad Aosta e mi hanno invitata a ritirare il premio, l’anno in cui è nata una tradizione nella nostra famiglia.

Chissà che belli i mercatini di Natale, saranno un’occasione per prendere respiro prima di tornare a immergerci nella confortante ma impegnativa routine quotidiana.

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Vigilia con sorpresa

pubblicato su Confidenze n. 52 Dicembre 2016

Aspettando il Natale

Giuro che non so nemmeno da che parte cominciare.

Dicono che un papà certe cose ce le ha dentro, non le deve né leggere sui libri e neppure imparare a memoria, ma io sono veramente in difficoltà, ho la testa che mi scoppia e tutto quello che vorrei fare adesso sarebbe uscire a fumarmi una sigaretta, riordinare le idee e tirare il fiato. Che è poi quello che faccio quando sono in ufficio e mi trovo di fronte a una grana da risolvere.

Credevo che la responsabilità del mio lavoro fosse la cosa più impegnativa della mia vita, ma decisamente mi sbagliavo. Ho investito tanto nella mia attività in termini di soldi, di ore, di sacrificio, e oggi che ho raggiunto una buona posizione, che vedo i risultati, sono davvero fiero di me. Il problema è che non posso dire la stessa cosa sul mio ruolo di genitore.

Silvia e io siamo sposati da 6 anni ma il piccolo Mattia è arrivato solo l’anno scorso, per tante ragioni. Innanzitutto non me la sentivo di  mettere al mondo un figlio prima di aver raggiunto una certa stabilità economica, e poi sinceramente di energie da dedicare a un bambino, quando la sera rientro tardi, ne ho veramente poche.

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La crostata esagerata

Tutto è cominciato da un regalo, e più precisamente da un barattolo di crema alle nocciole da 750 gr.

No dico, ma ci pensate a quanti sono 750 gr di crema alla nocciola spalmabile? 😱😱

Pur essendo una famiglia di super golosi, quando mi sono ritrovata davanti a quel vaso di cioccolata ho pensato che nemmeno entro Natale dell’anno prossimo ce l’avremmo fatta a svuotarlo. 😅😅

Che regalo esagerato!

Allora pensa e ripensa mi sono detta “Quasi faccio una crostata, che per quanto esagerata possa essere in termini di calorie, almeno abbiamo speranza di terminarla entro Natale di quest’anno”.😂😂

E così, detto, fatto: ho trovato una ricetta di una crostata morbida alla nutella da leccarsi letteralmente i baffi.😋😋

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Un blog per la risalita

Pubblicato su confidenze N. 50 Novembre 2020

Storia di Come, Quando e Perché è nato questo blog

Se non respiri attraverso la scrittura, se non piangi nello scrivere, o canti scrivendo, allora non scrivere, perché alla nostra cultura non serve.
Anaïs Nin

L’idea è arrivata all’improvviso durante uno dei pomeriggi sonnolenti e pigri del lockdown. Per una persona attiva come me, sempre in movimento, con tanti pensieri per la testa e mille attività in corso, fermarsi improvvisamente era stato molto più faticoso di quanto non volessi ammettere.

Una famiglia che non faceva altro che chiedere di nutrirsi, un frigo sempre vuoto, una casa che non ne voleva sapere di rimanere pulita per più di due ore consecutive, due gatti, un cane e una tartaruga da accudire, stavano diventando una prigione dalla quale non riuscivo più a evadere.

Nonostante tutte queste incombenze di cui occuparmi, mi rimaneva ancora del tempo libero durante la giornata che sentivo il bisogno di riempire in qualche modo. E così un pomeriggio dopo aver pulito casa, ordinato la spesa, fatto un quantità esagerata di lavatrici, ho messo mano al PC per dedicarmi  finalmente a qualcosa che ho sempre amato fare: scrivere.

All’inizio non sapevo bene da che parte cominciare, di solito il tempo che dedico alla scrittura è un tempo rubato, sottratto alla mia famiglia, vissuto sempre con tanti sensi di colpa, e invece quel giorno lì ho capito che mentre ciascuno si dedicava senza rimorsi alle proprie piacevoli attività, pure io volevo provare questa bella sensazione.

Il lockdown aveva fatto scaturire in me tanti pensieri, tante riflessioni che avrei voluto condividere con qualcuno ma non sapevo con chi e in che modo.

Poi mi è venuta un’idea.

Proprio mentre me ne stavo sul divano comodamente seduta, ho immaginato che come me chissà quante altre donne si ritrovavano a godere di quel tempo regalato, domandandosi cosa farne.

Avevo seduto accanto mio figlio che sonnecchiava e gli ho chiesto: “Come si fa ad aprire un blog?”

Ha aperto un solo occhio e guardandomi pigramente ha risposto: “Usa wordpress che è semplice e per te va bene”.

Ignorando l’ultima parte della frase che stava evidentemente a significare che non sono più così giovane e brillante da potermi permettere attività al PC troppo complicate, ho ascoltato le brevi e concise istruzioni che mi ha dato e senza scoraggiarmi ho cominciato a cimentarmi.

Inizialmente non avevo ben chiaro a chi mi stessi rivolgendo e di cosa volessi esattamente parlare, così mi sono lasciata un po’ trasportare dal bisogno di dare voce ai pensieri che mi passavano per la testa.

A poco a poco ho capito che ciò che scrivevo in verità era rivolto soprattutto alle donne che come me si sentono in colpa ogni volta che si dedicano del tempo, alle donne che non si siedono mai e se lo fanno, stanno in pizzo alla sedia pronte a scattare in piedi se qualcuno dei familiari avanza una richiesta, donne che siedono solo per confortare qualcuno, per prendere in braccio un cucciolo d’uomo o di animale, o ancora per stare a una postazione di lavoro otto ore al giorno.

Le ho invitate a raccontarsi e ad ascoltarsi tirando fuori le emozioni, i mal di pancia, i giorni che funzionano e quelli che sembrano rotti e da buttare, quelli che volano e  quelli interminabili.

Insomma ho cominciato a scrivere e non mi sono più fermata.

A volte mi chiedevano “Ma di cosa si parla nel tuo blog?”

E io rispondevo : “Di ciò di cui le donne vogliono parlare: di ricette, di serie tv, di film, di libri, ma anche di amicizia e di amore e di fatica, di desiderio di cambiamento, di bisogni, aspettative, rimpianti e rimorsi, tutto condito con un pizzico di curiosità e leggerezza”.

Per la prima volta nella mia vita ho scoperto la dimensione della scrittura che prediligo, scrivere per dare voce ai miei pensieri, alle mie emozioni, alle mie storie e offrire a chi mi legge l’opportunità di rispecchiarsi in esse, per decidere a loro volta di raccontarsi e di scoprire il loro valore.

Ma nel momento in cui cominciavo a credere in questo bellissimo progetto, mio marito già gravemente malato da tempo, veniva a mancare nel giro di pochissimo tempo, lasciandomi nel dolore e nello sgomento.

Non voglio raccontare di ciò che significa perdere l’amore della propria vita, aver condiviso per oltre trent’ anni pensieri, parole, progetti, aver riso e pianto e litigato e fatto pace e guardato infinite serie tv e aver camminato su spiagge deserte d’inverno o dentro il traffico caotico di Milano e pensare di non poterlo più fare.

Tutto questo ti viene lasciato solo sottoforma di ricordo, ciò che hai avuto la fortuna di vivere resta nel cuore, nel corpo, nella mente, ma ciò che non hai vissuto non ti sarà più concesso di vivere.

Dopo il trambusto del funerale, seguito dalla lentissima ripresa post Covid, ho riaperto il mio blog che avevo messo in stand by e ho creato una nuova pagina dedicata a mio marito dove ogni tanto sentivo il bisogno di lasciar cadere qualche frammento di memoria a volte meraviglioso e a volte lacerante.

La vita riconquistava adagio il suo ritmo e a me mancavano quei giorni tutti uguali dei quali ci lamentiamo spesso, quella quotidianità che ci fa credere che non potrà mai accadere nulla di male finché tutti i giorni saranno uguali a se stessi.

Certe mattine mi svegliavo, guardavo la sua foto che tengo sul comodino e mi dicevo che dovevo alzarmi da quel letto almeno per i miei figli che non meritavano altro dolore oltre a quello già vissuto.

Ho sentito il bisogno di condividere quanto mi sentissi sola e infelice, ma anche quanto prepotente sentivo dentro di me l’urgenza di andare avanti con la mia vita seppur mutilata da questa perdita.

E le persone, tutte quelle persone che non ero pronta a rivedere, perché temevo che mi spezzassero il cuore per i ricordi che evocavano, hanno cominciato a darmi forza, speranza, spazio, stando a un passo da me, ma sempre accanto per tutto il tempo necessario.

Inconsapevolmente sono diventata strumento di coraggio per chi sta attraversando un lutto doloroso.

“Vorrei avere la tua fede, la tua serenità, la tua forza” mi scrivevano.

In realtà non sanno che attingo dal loro affetto il senso del mio andare avanti, che finché loro crederanno che ce la posso fare, ci crederò anch’io.

Continuo a scrivere per curare i miei giorni malinconici e sentirmi meno sola, scrivo per chi sta attraversando un momento difficile o per chi semplicemente trova piacere nel leggermi, perché mi sono accorta che alla fine  i sentimenti che proviamo sono simili e condividerli alleggerisce la fatica del vivere quotidiano.

Ho imparato ad anteporre la scrittura ai doveri familiari, perché ho capito che alla fine nessuno muore di fame e se le magliette non sono stirate vanno bene lo stesso e la voce lamentosa che sentivo con insistenza per avere tutto e subito non veniva da fuori, ma era dentro di me.

Mi hanno regalato una poesia dopo la morte di mio marito che rileggo ogni volta che sento il bisogno di una spinta e c’è una frase che amo particolarmente:

E impari a costruire tutte le tue strade su oggi
perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani
ed i progetti futuri hanno modo di cadere a metà del volo.
E impari che puoi davvero sopportare, che davvero sei forte

e che davvero hai un valore
e impari e impari, con ogni addio, impari.
Dopo un po’ – Veronica A. Shoffstall

A volte pensiamo con presunzione che il nostro futuro sia già definito e chiaro, io credevo di invecchiare accanto a mio marito e di vedere crescere con lui i nostri nipoti. In realtà nulla del domani ci appartiene e qualche volta i sogni si spezzano.

Tocca allora ricominciare, trovare nuove strade da percorrere, rimettersi in gioco anche se con sgomento e un po’ di paura.

Ma la vita è anche questa cosa qui.

C’è una forza dentro ciascuno di noi, che ci spinge a mettere un piede dopo l’altro, anche se pensavamo di non essere più in grado nemmeno di stare in piedi.

Che sia un blog, un corso di pittura, un salotto letterario, un gruppo di cammino , un impegno di volontariato o qualunque cosa  sentiamo il desiderio di sperimentare, vale la pena provarci perché sono tutte mani tese che ci aiutano a risalire da quel pozzo di infelicità nel quale per tante ragioni siamo precipitate. 

Ognuno trova un nuovo spazio dentro il quale stare senza che faccia troppo male e va avanti, in cerca di una nuova ragione di vivere.

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Il mandarancio geloso

Dopo aver pubblicato la scorsa settimana l’articolo che raccontava della mia pianta di limone, gli agrumi che avevo in casa mi hanno fatto una scenata di gelosia, tra l’altro ingiustificata, visto che il mandarancio è in assoluto il mio frutto invernale preferito.

Così per farmi perdonare ho deciso di preparare una torta al profumo di mandarancio adattissima per la colazione di domani mattina.

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D come donna d come dignità

Da quando ha avuto inizio la mia vita da consigliera, uno dei miei primi incarichi è stato quello di organizzare un corso di italiano per stranieri nel paese in cui risiedo. Si tratta di un corso gratuito organizzato dal CPIA Centro provinciale istruzione adulti (e a questo proposito ringrazio Michela per il prezioso supporto 🥰), al termine del quale vengono rilasciati l’attestato di frequenza e, dopo il superamento di un test, anche un certificato di competenza con valore legale.

Confesso che mi sono cimentata in numerosissimi progetti nella vita, ma questa per me era in assoluto la prima esperienza, e come ogni esperienza che si rispetti, non ha perso l’occasione di insegnarmi una lezione preziosa.

Innanzitutto mi sono occupata della preparazione del volantino e in questo mi sono stati di grande aiuto Mina, una carissima amica di origini marocchine che vive in Italia da molti anni ed è mediatrice culturale e mio nipote Martino che per la grafica è stato ancora una volta insuperabile.

Mi sono chiesta: come far arrivare alle persone straniere questa iniziativa?

Siccome nel mio paese è molto alto il numero dei residenti di origine marocchina, ho pensato di preparare un volantino bilingue e devo dire che si è rivelata una scelta azzeccata.

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La solitudine del limone

Molti anni fa, mia suocera mi ha regalato una pianta di limone della quale vado veramente fiera, innanzitutto perché sono riuscita a tenerla in vita 🙄🙄e poi perché almeno una volta all’anno mi regala qualche piccolo limone dal profumo strepitoso.

I primi anni, all’arrivo dell’inverno, portavo la pianta in taverna per proteggerla dalle gelate mattutine, poi quando le ho cambiato vaso ed è diventata troppo pesante per essere trasportata, ho acquistato un apposito telo per ricoprirla e così ogni Novembre la saluto con un po’ di tristezza perché so che trascorrerà l’inverno in solitudine.

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Persona di cuore

pubblicato su Confidenze N. 40 ottobre 2016

Qualcuno ha detto che si può sopportare qualsiasi cosa se la si racconta.

Ho una vita agiata, ho ereditato con mio fratello l’azienda paterna, che insieme abbiamo gestito con successo fino a due settimane fa, quando un incidente stradale lo ha ucciso sul colpo strappandolo alla sua vita meravigliosa.

Carlo era il mio unico fratello, maggiore di cinque anni. E’ stato il mio eroe fin da bambino, a lui devo tutto ciò che sono diventato.

Quando mio padre ha deciso di lasciare l’azienda, voleva tagliarmi fuori perché Carlo era il fratello perfetto, mentre io me ne ero andato da casa già da tempo. Mi sono sempre divertito, niente legami, qualche lavoro qua e là giusto per mantenermi, ma niente responsabilità. Carlo è venuto a prendermi e mi ha riportato a casa. O insieme o niente.

Solo anni dopo ho capito che affidandomi delle responsabilità, come aveva sempre fatto fin da quando eravamo piccoli, mi ha offerto la possibilità di diventare un uomo.

In pochi anni abbiamo raddoppiato il fatturato dell’azienda e avevamo in progetto ancora tanti investimenti, poi l’incidente e da quel momento, una discesa di dolore inarrestabile, una rabbia che non mi permette di andare avanti.

Senza di lui sperimento per la prima volta il peso della solitudine, la fatica di affrontare da solo tutto quanto e non riesco a voltare pagina. Continuo a pensare che sarei dovuto morire io, che lui ha lasciato una moglie e un figlio, mentre nessuno avrebbe pianto per me. Ma il destino commette errori enormi talvolta e noi non possiamo rimediare, ma soltanto adeguarci.

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Un cero per la mia amica Irene

Chi mi conosce lo sa che quando c’è una persona preoccupata perché in procinto di affrontare un momento difficile, io accendo un piccolo cero.

E’ una consuetudine che ha origini lontane, che ho visto fare a una amica preziosa che porta il mio stesso nome, dalla quale ho imparato una lezione importante che non ho mai dimenticato: che per le persone che soffrono, è di grande conforto sapere che c’è qualcuno che le pensa e le accompagna per tutta la durata della prova che dovranno affrontare.

Accendere un cero è un gesto sacro, che per me ha un profondo significato perché è capace di esprimere molto più di quanto possano fare le parole: ogni volta che il mio sguardo cade su di esso, io ricordo quella persona, le dedico una preghiera, una parola, un pensiero, e mi sembra in questo modo di esserle più vicina.

Il cero che arde in casa mia da ieri mattina, l’ho acceso per la mia amica Irene che in queste ore sta lottando sospesa tra la vita e la morte dopo aver subito un intervento molto delicato.

Di lei, vi avevo già raccontato la storia in questo blog, e se per caso vi trovate in un momento della vostra vita in cui avete bisogno di un esempio di coraggio e determinazione, vi invito ad andare a rileggerla ancora una volta.

Ho avuto occhi anche per te

Irene è non vedente dalla nascita, ma questo non le ha certo impedito di fare della sua vita un capolavoro: si è costruita negli anni una fortezza di amicizie e di affetti nella quale ha sempre vissuto con grande serenità.

Ma il destino non ha ancora finito di chiudere i conti con lei e oggi, le ha messo davanti senza troppe spiegazioni, un altro muro da superare.

Io non riesco a scrivere una pagina dentro il mio blog pensando che lei non potrà condividerla per prima come ha sempre fatto, pensando che non mi chiamerà la domenica mattina per dirmi che le è piaciuta tanto.

Non riesco a credere che il Cielo possa ancora pretendere tanto dolore da questa donna.

Quindi mi limito a fare l’unica cosa che ciascuna amica farebbe quando ha il cuore gonfio di tristezza e le lacrime le impediscono di guardare lontano: scrivo alle mie amiche, cerco conforto e chiedo loro di accendere un cero per la mia amica Irene.

Amica, non arrenderti, raccogli quel poco di forza che ti è rimasta, arrampicati su quel muro, arriva in alto e poi lasciati cadere, che noi saremo lì ad avvolgerti in un grande abbraccio.

Ciao Ire torna presto, che ho tante cose da raccontarti.

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La felicità altrove

pubblicato su Confidenze n.25 giugno 2017

Ho sempre pensato che la mia storia d’amore fosse già scritta. Ne ero felice.

Mi sono innamorata di Giacomo quando avevo vent’anni. Una sera durante un’uscita con amici, c’era anche lui, spuntato fuori da non so dove.

All’inizio non gli ho dato troppa importanza, poi me l’hanno presentato e abbiamo cominciato a parlare del più e del meno, niente di che, ma è bastato perché il mio cuore cominciasse a mandare strani segnali.

Abbiamo iniziato a frequentarci, abbiamo conosciuto le rispettive famiglie, abbiamo vissuto e goduto di questo amore per tanti anni, e una volta terminati gli studi e trovato un lavoro, io ero pronta a mettere su famiglia.

Giacomo ha cominciato a parlare di convivenza.

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25 novembre: Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne

Come sentinelle vigili

C’è una giornata che si celebra proprio nel mese di Novembre che mi sta particolarmente a cuore e per la quale io credo sia giunto il momento di spendere due parole dentro questo blog che come sapete è nato con l’intento di tenere compagnia alle donne, raccontarne le storie, i successi, i fallimenti, ma soprattutto la caparbietà e la tenacia che dimostrano nel rialzarsi dopo ogni caduta.

Sto parlando del 25 Novembre, che dal 1999 è ufficialmente riconosciuta dall’Onu come

la Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne. 

Questa data è stata scelta per una motivazione ben precisa.

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La fortuna un po’ come la luna

Non so se succede anche da voi, ma ogni anno in questo periodo, soprattutto nelle splendide giornate autunnali che Novembre ci regala, io mi ritrovo il muro esterno di casa completamente invaso dalle coccinelle che sfruttano gli ultimi giorni di sole scambiando i muri delle abitazioni per rocce naturali, prima di volare alla ricerca di un luogo ove trascorrere l’inverno.

Pensate che a prima vista sembrano tutte uguali in realtà ne esistono circa 5.000 specie e non sono assolutamente pericolose né per l’uomo, né per gli animali, né tantomeno per le piante, anzi, sono molto utili e come saprete, si dice che portino molta fortuna grazie al loro colore che da sempre ha rappresentato la vittoria sui nemici e sulle malattie e anche ai sette puntini neri che si trovano sul loro dorso che indicano i mesi in cui si verrà baciati dalla dea della fortuna che porterà soldi.

Non so se lo sapevate ma ho scoperto che la fortuna è maggiore se l’insetto si posa il tempo necessario per contare fino a 22.

FORTUNA

Ma cos’è la fortuna?

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Il risotto arrabbiato

Da quando ciascun membro della mia famiglia ha ripreso a pieno regime i propri impegni lavorativi e scolastici, succede che mi ritrovo a preparare il pranzo con notevole anticipo, per farlo trovare pronto a qualunque ora.

In verità mi sto rendendo conto che non è affatto semplice pensare a primi piatti che si mantengano decenti dopo diverse ore dalla loro preparazione (anzi a questo proposito vi invito a suggerirmi qualche ricetta perché il tempo della pasta fredda è decisamente tramontato e la pasta al forno è già stata super sfruttata come idea🙄🙄) e io certi giorni non so più cosa inventare.

C’è un piatto che però non posso proprio preparare in anticipo e che quindi cucino solo la domenica o nei giorni di festa ed è il risotto, che tra l’altro io amo moltissimo.

Vi lascio immaginare quanto si arrabbi il riso, ogni volta che apro la dispensa e gli preferisco decisamente la pasta.

Ma siccome oggi è domenica, ho deciso di rendergli onore cucinando una ricetta veramente speciale che mi aveva suggerito moltissimi anni fa la mia carissima amica Paola, compagna di scuola delle superiori che saluto con affetto perché so che mi legge e non la sento da troppo tempo🥰🥰.

Comunque, tornando alla ricetta eccola qui per voi, nel caso abbiate bisogno di un’idea per il pranzo domenicale.

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La mia storia con Claudio Baglioni

pubblicato su Confidenze n. 13 Marzo 2007

Dedicata a chi come me, lo ama da sempre

Adoro la mia casa quando è mattina presto.

Mi aggiro per le stanze in silenzio, spiando l’ultimo sonno dei miei figli prima del loro risveglio che segna l’inizio della giornata e la fine della mia pace.

Prendo il  caffè da sola e lascio correre i pensieri.

Oggi non è un giorno come gli altri.

Oggi compio quarant’anni ed è tempo di bilanci.  

Mentre scaldo il latte, arriva Martina, la mia quattordicenne in fiore, che da poco è entrata in guerra con il mondo intero, in modo particolare con la sua famiglia.

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Regala una poesia

Il signor Giuseppe Merola è un giovanotto di 89 anni dal quale secondo me avremmo tutti molto da imparare.

Io lo conosco da tanti anni, lui era il marito della mia maestra delle elementari, e ogni volta che mi capita di incontrarlo, mi riempie il cuore di tenerezza.

A pochi mesi dal traguardo dei 90, ha una mente ancora lucida e attiva, una simpatia travolgente, una grande curiosità per ciò che gli accade intorno, e soprattutto possiede una grande dono: scrive poesie.

Quando l’ho incontrato al seggio elettorale dove era venuto a votare con la caparbietà di chi ancora crede nel valore del voto, abbiamo trascorso insieme un piacevole momento e la foto che sua figlia la carissima Rosa Maria, ha scattato, rimarrà per me sempre un bellissimo ricordo.

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Il tesoro del campo

pubblicato su Confidenze n. 11 Marzo 2018

“Ma’, puoi dire tu due parole alla mamma di Matteo? Magari sei più convincente di me”.

“Si certo volentieri, dille di venire da me nel pomeriggio”.

Mio figlio Simone è un prete e Matteo è uno dei suoi ragazzi dell’oratorio che vorrebbe entrare in seminario, ma la sua mamma lo sta ostacolando in tutti i modi. Come avevo fatto io tanto tempo fa. Adesso che la mia vita è meravigliosa, che mio figlio è felice, tutto sembra a posto, ma non ho mai dimenticato i sensi di colpa che mi hanno tenuto compagnia a lungo.

Sono sempre stata un cattolica molto poco praticante, con una fede tiepida, dicevo di credere in Dio, ma tutto si fermava lì, qualche messa ogni tanto, giusto per farmi vedere in paese. Gestivo un minimarket che era la mia vita e ci tenevo a fare bella figura con i clienti.

Sono vedova da tanto di quel tempo che me lo sono dimenticata. Mio marito mi ha lasciato il negozio e mio figlio, il mio unico adorato Simone e la mia vita stava scivolando via così, sempre indaffarata e sempre preoccupata di non riuscire ad arrivare a fine mese. Simone è cresciuto in oratorio come tanti suoi compagni, ha fatto il chierichetto, e crescendo anche il catechista. Quando ha terminato gli studi di ragioneria, è partito per una vacanza in montagna con i ragazzi del catechismo e don Maurizio, un giovane coadiutore arrivato in parrocchia da poco. Al suo ritorno una sera Simone mi ha detto di voler entrare in seminario.

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L come lutto L come libro

Ogni tanto dentro le pagine di questo blog, lascio cadere questa parola, lutto, perché pur essendo una definizione che implica una pesantezza di cuore, sono convinta che come ogni altra parola, che sia letta, pronunciata o ascoltata, rappresenti sempre un efficace mezzo per comunicare qualcosa.

Il lutto è il tempo che fa seguito alla perdita di una persona cara.

Nessuno è in grado di quantificare quanto possa durare questo tempo: giorni, mesi, a volte anni, ogni persona che subisce un lutto deve fare i conti inevitabilmente con due aspetti dolorosi e inaspettati dai quali rischia di essere sopraffatta

Accettare la perdita e gestire il dolore.

Quando è mancato mio marito, e con lui la terra sotto i miei piedi, c’è stata una realtà preziosa che mi ha tratto in salvo traghettandomi da un mare di disperazione ad acque più tranquille nelle quali perlomeno ho imparato a stare a galla, ed è stata la possibilità di condividere il mio dolore con un gruppo di persone che come me avevano vissuto un’ esperienza di perdita.

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Qui e ora

Oggi celebro così i nostri 29 + 2 anni di matrimonio, con un brindisi che mi ricordi quanto siamo stati felici tu ed io, e con una storia scritta per Confidenze che faccia un po’ pensare alla fugacità dei nostri giorni.

Buon anniversario amore mio .

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Le banane virtuose

Da sempre considero la banana uno dei miei frutti preferiti in assoluto.

Tra l’altro, non so se lo sapete, ma grazie al suo elevato contenuto di potassio, magnesio, vitamine, ferro e fibre, la banana rappresenta per il nostro organismo un frutto benefico in grado di proteggere la nostra salute, (senza contare il suo potere nutritivo!)

Non per niente è tra i frutti più consumati al mondo!

Però vi dico la verità, pur amando tanto questo frutto, ho sempre detestato i dolci alle banane e non ne ho mai realizzati.

Per questo quando l’altro giorno la mia terzogenita mi ha proposto di preparare il banana bread (il pane alla banana), le ho subito bocciato l’idea.

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Squadra che vince

Correva il mese di Giugno quando per la prima volta si è presentata alla mia porta l’opportunità di  candidarmi alle elezioni amministrative del mio paese, nella squadra del sindaco uscente, Giovanni Bernocco che aveva deciso di ricandidarsi.

Di quei giorni ricordo i dubbi, i timori, la preoccupazione di non essere all’altezza di tale incarico, l’assoluta mancanza di competenza in questo ambito.

Ricordo di aver tormentato figli, fratelli e amici chiedendo un consiglio sulla cosa migliore da fare.  

Insomma stiamo parlando di un impegno che durerà almeno cinque anni, e se getto uno sguardo indietro ai cinque anni appena trascorsi, mi rendo conto che ne sono accaduti di eventi che mi hanno in qualche modo costretta ad andare alla ricerca di nuove strade da percorrere perché quelle sulle quali ero incamminata si erano chiuse bruscamente.

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I nonni di ieri,oggi,domani

Dedicato al nonno Giordano,
che questa settimana è salito al cielo lasciando su questa terra
una splendida lezione di generosità, simpatia, e amore smisurato per la sua  famiglia.

Rosy ed io siamo diventate amiche la domenica andando alla messa, sedute sulla prima panca della chiesa dove si ritrovava il coro a cantare.

All’inizio ci siamo un po’studiate con qualche frase di circostanza ma poi abbiamo fatto in fretta a capire che raccontarci pezzetti di vita faceva veramente bene al cuore.

Quando ho perso mio marito lei mi ha curata con la frutta del suo giardino.

Arrivava di corsa lasciando uva, fichi, cachi e poi scappava via.

Io assaggiavo quei frutti dolci che prima di arrivare allo stomaco passavano dal cuore e mi sentivo grata per tanto affetto.

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La famiglia che vorrei

pubblicato su Confidenze n. 22 Maggio 2019

“Ma di una cosa sarei sempre stato convinto:
qualunque cosa fosse successa, io avrei sempre saputo a chi rivolgermi.
E questa è la migliore definizione di famiglia che mi venga in mente”.

Non sono una cattiva persona.
Ho una laurea in economia, un lavoro di responsabilità, dirigo un’azienda che mi da’ grandi soddisfazioni.
e tutto quello che ho raggiunto me lo sono guadagnato con fatica e con impegno. Davvero, non sono una cattiva persona.
Solo che dopo anni di terapia ho capito che nessuno mi ha insegnato ad amare.
I miei genitori non hanno mai avuto tempo per me, si sono separati quando avevo cinque anni  e mi hanno affidato fin da piccolo a tate, scuole a tempo pieno, vacanze studio all’estero. Non ho imparato a capire cosa significa donarsi all’altro, crederci veramente, costruire qualcosa e prendersene cura.
Non fino quando ho incontrato Chiara.
Svegliarsi la mattina, trovarsela accanto, credere che sei importante per qualcuno e  provare un enorme senso di gratitudine. Abbiamo una bambina, Federica che ha sei mesi, e poi c’è Mattia che ha sette anni.

Raccontata così sembrerebbe una storia perfetta.

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Plastic free

Care amiche oggi arrivo un po’più tardi del solito ma per una buona ragione.

Stamattina infatti ho partecipato a un’iniziativa bellissima di grande valore sociale: la raccolta di rifiuti nel paese in cui abito, Olgiate Molgora, organizzata dalla  https://www.plasticfreeonlus.it/.

La Plastic Free Odv Onlus è un’associazione di volontariato nata nel 2019 con l’obiettivo di informare e sensibilizzare le persone sulla nocività della plastica, in particolare quella monouso, che non solo inquina, ma a volte provoca anche vittime.

Porta avanti numerosi progetti, tra i quali la raccolta nelle spiagge per il salvataggio delle tartarughe, e appunto la raccolta rifiuti nelle città.

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This is us – Questi siamo noi

Sapete bene che quando mi imbatto in una cosa bella non posso proprio fare a meno di raccontarvela amiche care.

Questa volta si tratta di una serie TV che come ho già avuto occasione di scrivere in questo blog, mi piace guardare la sera dopo cena, quel tanto che basta prima di crollare dal sonno.

A ripensarci ora, mi rendo conto che avrei dovuto intuire dal titolo che questa sarebbe diventata una di quelle serie che avrei posizionato senza esitare tra le mie preferite in assoluto.

Quando ho cominciato a guardarla in compagnia dei miei figli (stranamente), mi ha letteralmente conquistata sorprendendomi senza sosta dalla prima alla quarta stagione senza perdere un colpo (la quinta dovrebbe uscire a breve su Amazon Prime).

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Il melograno responsabile

Circa cinque anni fa, in occasione della festa della mamma, mio marito ed io avevamo regalato a mia suocera un piccolo albero di melograno, pianta che io amo molto (infatti ne avevo regalata una di benvenuto anche ai nostri nuovi e fantastici vicini di casa, vero Simo?😉) perché, non so se ne siete a conoscenza, il suo frutto è simbolo di abbondanza.
I piccoli e numerosi grani squisiti che si trovano dentro il frutto (gli arilli) rappresentano ricchezza, fertilità, prosperità e regalare questa pianta è di buon auspicio!
Dopo qualche anno, quando ho visto che la pianta di mia suocera non produceva frutti e che lei non era più in grado di prendersene cura, ho deciso di andare a riprenderla e le ho trovato un posto d’onore nel mio giardino, certa che con le mie attenzioni, in breve tempo avrebbe cominciato a fruttificare.

In realtà non è andata proprio così. 🙄

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Diario di bordo di un piccolo uomo di mare

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Premio letterario Montagne d’Argento “Appunti di viaggio” Novembre 2004

Dedicata al piccolo Lodovico,
che ha affrontato un lungo e impegnativo viaggio per raggiungere mamma e papà,
perché cresca con la meravigliosa certezza che ne è valsa incredibilmente la pena.

Con amore prozia Giò

Sto per intraprendere il viaggio più emozionante della mia vita, l’unico, a dire il vero, che mi sia consentito compiere da solo, nonostante la mia giovane età.

Esisto da pochissimi istanti, ho l’aspetto di un piccolo bozzolo informe e una gran confusione in testa, ma i miei progetti sono ambiziosi, perchè questo viaggio mi porterà a raggiungere la più straordinaria delle mete: diventare un uomo.

Scrivo questo diario per tutti coloro che desidereranno un po’ meglio comprendere questo evento che si svolge proprio qui, a bordo di questa imbarcazione con un nome veramente speciale: si chiama mamma ed io sono il piccolo uomo di mare che la condurrà in porto.

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F come fichi F come frustrazione

Che sono un po’ fissata con la preparazione delle marmellate ormai l’avrete capito da un pezzo.🙄🙄

Dopo essermi cimentata con fragole, pesche, albicocche e prugne, è arrivata la stagione dei fichi.

Molti anni fa avevo un bellissimo albero in giardino che ne produceva così tanti, da preparare marmellata per tutto l’inverno, poi purtroppo è morto e pur avendone piantati altri, ho paura che dovrò pazientare ancora parecchio prima che diventino grandi e rigogliosi, quindi per il momento cerco di accontentarmi dei piccoli frutti che mi regalano.

Certo quando li confronto con quelli che mi regala il mio gentilissimo vicino di casa, il signor Renzo, fatico a nascondere un po’ di frustrazione.

Ieri però, quando ho colto quelli maturi mi sono detta: “Magari non sono adatti per la preparazione della marmellata ma posso pensare a una ricetta speciale che li valorizzi”.

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Ciò di cui hai bisogno

Pubblicato su Confidenze n. 48 Novembre 2019

Non so da quanto tempo sono qui imbambolata e sorridente davanti al tabellone dei risultati dei debiti esposti nella scuola che frequenta mia figlia Martina.

Lei è fuori seduta in auto ad aspettare, non ha trovato il coraggio di entrare e io tra poco uscirò da qui con una buona notizia, il debito di matematica è passato, finalmente si può guardare avanti.

Davvero la scuola è una giostra che gira e non si ferma mai, e chi vi sale a bordo si porta appresso tutta la famiglia nel bene e nel male, fino alla fine.

Martina è sempre stata una studente modello, brava a scuola e nello sport, una ragazzina come tante, con le sue amiche e i suoi piccoli amori.

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Via Francisca del Lucomagno: un cammino in fondo, è come la vita

Il camminare presuppone che a ogni passo
il mondo cambi in qualche suo aspetto
e pure che qualcosa cambi in noi.  

Italo Calvino

Prima che l’esperienza diventi ricordo, desidero raccontare la storia di questo cammino che considero una delle più belle esperienze che la vita mi abbia offerto,
perché raccontandola io possa anche solo un poco suscitare in ciascuna di voi, amiche mie, il desiderio e il coraggio di mettervi in cammino, di misurarvi con i vostri limiti, di sfidare le vostre paure e le vostre debolezze,
perché alla fine, noi possiamo essere il più grande ostacolo verso noi stesse oppure la più grande forza.

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Felice anno nuovo!

Bentrovate amiche mie.

Ieri mattina sulla sua pagina di Facebook la mia amica carissima Manuela Cherubin, ha esordito con un saluto che mi è tanto piaciuto e che ho fatto subito mio:

“Buon anno bella gente!

Che si sa che il vero Capodanno è questo!”

Chi di noi non si è ritrovato almeno una volta a condividere queste parole?

Ho scoperto che non esiste alcuna precisa ragione astronomica per iniziare l’anno il 1° Gennaio. Ci provò Giulio Cesare, giusto per ristabilire un po’ di ordine, anche se in realtà non furono in molti a dargli ascolto, poi  fu la volta di un re di Francia, nella seconda metà del Cinquecento, ma soltanto nel Settecento venne fugato ogni dubbio.

Eppure l’anno sociale, comincia ogni anno a Settembre, quando le giornate si accorciano ma con gentilezza, le notti si fanno più fresche e scivolare sotto le lenzuola torna ad essere un piacere, e quel golfino che ti infili la mattina prima di uscire, con la certezza che te lo leverai nel giro di un’ora, ti fa sentire a posto con il mondo intero.

Ma Settembre è soprattutto il mese della ripartenza e dei buoni propositi.

Tutti gli obblighi e le scadenze che in principio ad Agosto ci parevano così faticosi da affrontare, ora siamo pronti a prenderli in carico con rinnovata energia.

Ci lamentiamo per la ripresa della scuola, del lavoro, dell’attività sportiva, degli impegni, ma solo per poco, perché in fondo, la confortante routine che abbiamo costruito lungo gli anni, è diventato il senso della nostra vita.

Ma dicevamo, i buoni propositi.

Non so voi, ma io ne faccio a tonnellate.

Innanzitutto penso a organizzare un nuovo viaggio, agli incontri che sto tenendo in sospeso da troppo tempo e che non voglio più rimandare, a comprarmi qualcosa di bello e a prendere nuovi impegni

A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra.
Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra
il cielo si appoggia per un poco al suolo.
Erri De Luca

Qualcuno forse si deciderà a cambiare automobile, a mettersi a dieta, a cercare un nuovo lavoro, magari nasceranno nuovi amori, arriveranno proposte di matrimonio e desiderio di maternità.

Credo che ciò che conti non sia tanto il progetto che abbiamo in mente, quanto il desiderio prepotente di realizzare qualcosa, di adoperarci per riempire la nostra vita di bellezza in ogni sua forma.

E voi quali proposito avete in mente per questo nuovo anno che ha inizio?

Non fatevi promesse che fatichereste a mantenere, perché sarebbe davvero frustrante ammettere un fallimento.
Piuttosto cominciate a piccoli passi, di cui andare fiere.

Gratificatevi e riconoscete il vostro valore, perché se cominciate a farlo voi stesse, gli altri vi seguiranno.

Io, per cominciare da qualcosa, ho cambiato la foto del blog 😉

Uno splendido Settembre a tutte voi 😘😘

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Buone vacanze

L’altra mattina sono uscita presto a camminare con il cane, aveva piovuto tutta la notte, l’aria era fresca e umida e sembrava di essere in montagna.

Mi sono tornate alla mente le vacanze che facevo con mio marito, ci ritagliavamo sempre qualche giorno in Agosto solo noi due e andavamo in Svizzera, l’ultimo anno abbiamo portato anche Fly, il nostro cane ed era stato bellissimo: abbiamo fatto lunghe camminate, ci eravamo riposati e dedicati reciprocamente del tempo prezioso.

Dico la verità mi è venuta un po’ di malinconia.

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Dal diario di Toby: un Ferragosto veramente speciale

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Terza classificata

Concorso letterario Montagne d’Argento Casa editrice Keltia

Aosta 2003

Dedicato

a chi ha un cane ,

a chi non ce l’ha ma lo vorrebbe tanto avere,

e a chi l’ha avuto e non trova più il coraggio di averne un altro.

Caro diario,

il Ferragosto dell’anno 2000 fu veramente memorabile, ma quello successivo lo fu ancora di più.

Mi ero da poco affacciato alla vita e godevo ampiamente di quell’incantevole trattamento riservato a tutti i cuccioli del mondo: nutrirmi teneramente affondato nelle morbide pieghe di pelo della mia mamma.

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Ti leggo un libro

Per la serie COLLABORAZIONE TRA BLOGGER, oggi desidero presentarvi una gran bella persona.

Si chiama  IRENE MARZI e nella vita si occupa di tante cose.

Innanzitutto è una blogger come me e quindi vi invito a fare visita al suo blog, www.bimbicreativi.it soprattutto se avete figli o nipotini piccoli, perché sono sicura che lo troverete fantastico e ricchissimo di consigli e idee utili per cimentarvi insieme a loro nella creazione di lavoretti originali e graziosi, ma soprattutto di facile realizzazione.

Come vi dicevo però Irene non si occupa soltanto del suo blog, perché di tanto in tanto trova anche il tempo di pubblicare libri per bambini e oggi con piacere vi presento il suo ultimo libro

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Dentro un sogno romantico

Pubblicato su Confidenze n. 11 Marzo 2011

Quando Sara la nostra primogenita, ha compiuto 18 anni,

le abbiamo regalato un sogno,

che poi ho raccontato dentro questa storia.

Ci sono storie che proprio non si può fare a meno di raccontare, storie che sarebbe un peccato lasciare dentro un cassetto del nostro cuore, perché sono a lieto fine e regalano a chi le legge un sorriso.

Questa è la storia di un desiderio che si è realizzato e che mi ha insegnato una lezione importante: non basta coltivare dei sogni, ma è anche necessario adoperarsi affinché si realizzino.

E prima che questa esperienza divenga ricordo, eccola qui, nero su bianco: il suo nome è IL BALLO DELLE DEBUTTANTI.

Ne esistono diversi in Italia, quello a cui ha partecipato mia figlia Sara è il Gran Ballo della Venaria Reale, un importante e grande evento di cultura e solidarietà che si svolge in Piemonte.

Questa è stata la seconda edizione che si è svolta negli spettacolari saloni della Venaria Reale, il 13 Novembre 2010.

L’egregia, impeccabile organizzazione è a cura del comitato “Vienna sul lago”, un ente senza fine di lucro.

La prima volta che ne ho sentito parlare, è stato attraverso le pagine di Donna Moderna: una mamma chiedeva informazioni per fare questo regalo a sua figlia in occasione del suo diciottesimo compleanno.

Sono andata a curiosare nel sito e ho trovato queste parole: “Requisiti richiesti: dai 17 ai 23 anni di età e tanta voglia di realizzare il proprio sogno”.

Ho guardato mia figlia e mi sono detta: “Perché non provare?”

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Il caldo maleducato

Nel mio articolo Anguria e melone in competizione avevo già colto l’occasione per dirvi che l’estate non è esattamente tra le mie stagioni preferite.

Io la definisco la stagione del troppo perché in questo periodo tutto è esagerato: i temporali, le zanzare, l’insonnia, e la causa di tanto disagio è da attribuirsi soltanto a lui : il caldo torrido .🥵🥵

Ieri sono andata a Roma in giornata ( e prima o poi vi racconterò anche questa storia, lo prometto!) e il termometro ha raggiunto i 36 gradi: vi assicuro che per una come me innamorata del freddo, è stato veramente difficile non soccombere.

Il caldo è così: arriva, non si preannuncia, e ti mette fuori combattimento.

Spesso ripeto che dal freddo possiamo difenderci, ma il caldo lo si può solo sopportare.

Ha proprio una mancanza di rispetto verso noi umani, insomma è veramente maleducato.

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L’albero degli amici

Ho scoperto che nel 2011 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di dichiarare il 30 luglio come

Giornata internazionale dell’amicizia.

Pensate che la prima volta che si cominciò a parlare di Giornata dell’Amicizia accadde durante una riunione di amici tenutasi nel 1958 per commemorare la Giornata dell’albero in Paraguay.
In quell’occasione, qualcuno propose di fondare una giornata che potesse celebrare l’amicizia tra persone, paesi e culture.

E non è tutto.

Come ambasciatore ufficiale dell’amicizia è stato scelto il tenerissimo e famoso orsacchiotto Winnie the Pooh perché è amato da milioni di persone in tutto il mondo, e quando racconta le sue storie, l’amicizia e la lealtà si fondono l’una con l’altra.

Intento di questa giornata è dimostrare che l’amicizia tra i popoli e tra le persone è in grado di fare nascere iniziative di pace.

L’amicizia è qualcosa di molto vicino all’amore, è un sentimento fraterno, disinteressato, di affetto grande che rende felice chi lo dona e chi lo riceve.

Questa ricorrenza mi ha spinta a fare alcune riflessioni sulle mie amicizie.

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Irene la guerriera

Dedicato a Irene,
piccola grande guerriera
che ha combattuto una buona battaglia,
ha terminato la sua corsa, ha conservato la fede.
E alla sua meravigliosa mamma Barbara,
Amica nell’anima.

Nasceva 13 anni fa in una di quelle fredde giornate di Febbraio, in cui il sole vorrebbe fare capolino e preannunciare primavera, ma ancora è presto, una bambina di nome Irene, attesa con gioia e impazienza da una famiglia speciale.

Nonostante il significato del suo nome fosse Pace, lei ancora non lo sapeva, ma nella vita di mestiere avrebbe fatto la guerriera.

Madre natura l’aveva dotata di un carattere tosto, e con quello Irene non perdeva occasione di combattere le ingiustizie, proteggere i più deboli, e difendere i suoi ideali.

Amava la lettura, i gatti, la buona cucina e infinite altre cose.

Più di tutti però amava la vita.

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I migliori anni della nostra vita

Pubblicato su Confidenze N. 29 Luglio 2013

Certe volte noi donne abbiamo la presunzione che l’altro capisca e interpreti i nostri pensieri e i nostri stati d’animo solo per il semplice fatto che è nostro marito,
ma non è per niente così.
Siamo noi stesse che per prime dobbiamo permettere all’altro di entrare nel nostro cuore

A dirla tutta quando mio marito ha scartato il pacchetto, sono rimasta perplessa: Smart box cosa sarà mai?

Ha compiuto cinquant’anni e gli ho organizzato una festa a sorpresa e all’apertura dei regali salta fuori questa Smart box.

Mia figlia maggiore che ha sedici anni guarda curiosa il cofanetto ed esclama: “Wow mamma, ma è fantastico, un week end per due persone, con cena, pernottamento e prima colazione”.

Mi è quasi venuto da ridere.

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P come pesche P come perdono

Voglio iniziare questo post con una confessione: non amo la marmellata di pesche.

Ogni anno ne preparavo regolarmente una scorta assieme a quella di fragole, di prugne e di fichi, perché a mio marito piaceva molto, ma ora che praticamente sono rimasta la sola a mangiarla (a parte qualche sporadico piccolo contributo dei miei figli) mi sono detta: perché non cimentarmi in qualcosa di nuovo?

Così per suggellare questa decisione oggi dal fruttivendolo ho decisamente snobbato le pesche e ho optato per le albicocche.

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Miracoli dal cielo

Quando sono un po’ malinconica vado alla ricerca di un film che mi commuova un po’ per un bisogno tacito di versare qualche lacrima giustificata.

Il film che ho visto ieri sera in realtà di lacrime me ne ha fatte versare un sacco, ma ve lo consiglio perché è bellissimo, è una storia vera e il cast è eccezionale.

 “Miracoli dal cielo”, è basato sull’omonimo romanzo autobiografico di Christy Beam e racconta l’incredibile storia della sua famiglia. 

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