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LA PAZIENZA DEI FIGLI

Ieri mio figlio mi ha fatto divertire mostrandomi un simpatico video nel quale in un primo momento veniva chiesto ad alcuni figli di spiegare alle loro madri in cinque minuti tutta la saga di Star Wars e poi le mamme dovevano rispondere ad alcune domande per dimostrare di aver ben compreso quanto avevano ascoltato.

Naturalmente vi metto il link qui sotto e se avete tempo vi consiglio di guardarlo perché sorriderete, ma soprattutto se come me avete figli ormai adulti, vi immedesimerete senza fatica.

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Il cioccolato resiliente

Io amo il cioccolato 😋 😋  .

Più di ogni altro dolce in assoluto proprio, e non vedevo l’ora di postare una ricetta per poterlo celebrare.

Per oggi ho scelto dei biscotti deliziosi che ho preparato questa settimana e che sono stati veramente apprezzati, i chocolate crinkles, biscotti “screpolati” a base di cioccolato fondente croccanti fuori e soffici dentro.

Se volete cimentarvi ecco la ricetta per realizzarli, e siccome l’impasto deve stare in frigo almeno un paio d’ore, vi consiglio di cominciare subito 😁 😁  .

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La mia stranissima famiglia

Pubblicato su Confidenze N 4 Gennaio 2010

Caro diario,

non ci posso credere. Sono appena tornata da scuola e anziché trovare un piatto di pasta pronto c’è la solita assistente sociale seduta sul divano. No, è impossibile questa volta mi sbaglio. Ci deve essere un’altra spiegazione, per forza, altrimenti stavolta avrò una crisi isterica, me lo sento.
“Ciao Silvia, conosci la dottoressa Aceti vero?”
Comincia così mia madre e io ho già capito che la storia sta per ripetersi.

Bisogna che faccia un passo indietro e ti racconti tutta la storia.

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Qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo

Secondo me noi donne (e non solo) ci dividiamo sostanzialmente in due categorie: chi detesta accumulare e chi invece va in crisi al solo pensiero di disfarsi di qualunque cosa 😅 😅  .

Ora sono sicura che in questo momento ciascuna di voi si stia domandando a quale delle due categorie appartiene, ma non preoccupatevi, perché secondo me esiste anche una sana via di mezzo, in cui certamente molte di noi si riconoscono 😇 😇 .

Io sono cresciuta con una mamma che spesso e volentieri si liberava di qualunque cosa le capitasse a tiro perché la riteneva inutile e quindi vi lascio immaginare la mia reazione quando magari le domandavo dove fosse finito quel libro, quel maglione, quel ricordo e mi sentivo rispondere che “era convinta che non mi servisse più” 🙄 🙄  .

“Quando avrò una casa mia non butterò mai via niente” mi ripromettevo.

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Donne solide, donne solidali

Lungo il mio andare, mi sono resa conto che a volte quando per caso (ma neanche troppo), mi ritrovo protagonista di un incontro, questo non è mai fine a se stesso, ma produce immancabilmente qualcosa di generativo.

Dopo l’uscita del mio ultimo libro Scoprirsi genitori scritto a quattro mani con mio marito, al quale avevo dedicato anche un post, la mia casa editrice Effatà si è impegnata per promuoverlo regalando alcune copie da recensire. Una di queste per mia fortuna è arrivata alla cara Laura Prinetti che cura una rubrica mensile di orientamento bibliografico su RadioMater che si intitola “Prendi un libro”.  Il mio libro le è talmente piaciuto che mi ha chiesto di rilasciare un’ intervista per meglio presentarlo e io ho accettato di buon grado.

Se volete ascoltare la registrazione ve la posto qui.

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Come Spider-Man, almeno un po’

Il primo giorno dell’anno mi sono ritrovata in compagnia dei miei figli sul divano con il desiderio di allontanare i pensieri malinconici che inevitabilmente accompagnano queste ricorrenze, per cui quando Samuele ha proposto di guardare  Spider-Man, ho accettato di buon grado.

Spiderman è uno di quei film che non ho mai guardato per intero 🙄  e non so spiegarne la ragione, quindi sono rimasta piacevolmente sorpresa di quanto mi sia piaciuto (motivo per cui ho deciso di guardare a breve anche il 2 e il 3…)

Peter Parker, adolescente segnato dalla morte dei genitori, vive con gli amati zii, subisce ogni sorta di bullismo da parte dei compagni ed è innamorato senza speranza dalla ragazza più carina della scuola. La puntura di un ragno gli regala superpoteri  che lo trasformano in  Spider-Man. All’inizio, la sua maschera e la sua lotta contro il crimine hanno la sola finalità di ricavare denaro per aiutare gli zii, ma presto Peter si rende conto che non si può essere eroi part-time e che:

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Ninniach Crochet

Quando dentro la mia vita fanno capolino belle storie, non posso fare a meno di raccontarle.

La mia amicizia con Silvia risale ai tempi dell’infanzia, l’abbiamo coltivata durante l’adolescenza e la giovinezza, poi scelte d’amore ci hanno allontanato fisicamente, ma l’affetto che ci ha sempre legate è rimasto immutato negli anni e ora che le circostanze ci hanno di nuovo riavvicinato, ci sentiamo con piacere, entrambe grate per il bene di questi incontri.

Silvia aveva una nonna speciale, molto legata a lei, che coltivava una grande passione: l’uncinetto. Lei la ricorda così, seduta nella sua poltrona in cucina, le spalle ricurve per il peso dell’età, la vista non più così buona e le mani che avevano perso agilità, ma sempre intenta a confezionare sciarpe, centrini  e coperte con pazienza e determinazione. Quel filo che entrava e usciva con regolarità dal tessuto è rimasto nella sua memoria per molti anni, silente.

Poi, una sera di quattro anni fa la vita di Silvia subisce uno scossone che lei racconta così

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Il tonno prestigioso

Ci sono delle ricette che (pur non essendo natalizie), cucino soltanto in occasione del Natale e ogni anno puntualmente mio figlio mi chiede: “Perché qualche volta non le prepari anche durante l’anno?”

Allora ho deciso di condividerne una sul blog, così durante l’anno mi tornerà alla mente e sarà un piacere riproporla perché è davvero squisita. Ecco subito per voi la ricetta da sperimentare in queste feste appena cominciate.

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Felice Natale Timoty!

Aspettando Natale  🎅  🎅 con i nostri animali  🐱 🐶   

«Ciascuno di noi è custode di chi ha accanto:
per parentela, per amicizia, per lavoro, per vicinato.
Ciascuno di noi è affidato ad altri e altri sono affidati a noi,
perché Dio muove tutto per spingerci ad amare di più ed essere amati di più»

Alessandro D’Avenia

Ecco in arrivo il mio primo vero Natale in famiglia.

Mi chiamo Timoty, sono un gatto e a proposito di felicità, avrei una storia da raccontare.

Lo so cosa starete pensando voi umani, perché credo di aver imparato da tempo a conoscervi bene.

Trascorro ore acciambellato sul mio piccolo sofà, alcune volte dormendo profondamente, altre sonnecchiando e quindi vi vedo e vi sento mentre vi occupate di mille faccende senza concedervi mai un momento di sosta.

Conosco il vostro modo di vivere trafelato e ansimante e sinceramente lasciatemi dire che avreste molto da imparare da noi gatti e dal nostro modo di condurre la vita.

Come dicevo, già so quali saranno i vostri pensieri: “Che cosa vuoi saperne tu della fatica di vivere, di lavorare, di mandare avanti una casa e una famiglia, di far quadrare il bilancio ogni mese bla bla bla…”Ammetto che è grazie a voi se noi gatti godiamo di tanti privilegi, ma per me non è sempre stato così, ho avuto anch’io i miei momenti difficili prima di incontrare Susanna.

Chi è Susanna?

La mia padroncina naturalmente, quella che mi ha trovato chiuso dentro un sacchetto di plastica in una fredda mattina di inverno, quando avevo soltanto pochi giorni.

Ormai ero allo stremo delle forze, avevo emesso tutto il miagolio che i miei polmoncini mi avevano consentito di emettere e altro non mi restava che un flebile lamento perpetuato all’infinito.

Se ripenso a quel giorno, un brivido percorre il mio morbido pelo, eppure non ho mai perso la speranza di essere ritrovato da mani buone.

E così è accaduto.

Ma facciamo un passo indietro che ve la voglio raccontare tutta questa storia, così alla fine mi direte se davvero secondo voi io me ne intendo di felicità.

I miei fratelli ed io siamo nati verso la metà di un gelido Febbraio, da una mamma che per essere al suo primo parto se la cavò proprio egregiamente.

Da subito pensai che venire al mondo si stava rivelando fino a quel momento senz’alcuna ombra di dubbio un’esperienza fantastica. Ma ahimè quanto mi sbagliavo.

Come potrò dimenticare quel giorno in cui una mano grande quanto il mio corpo mi afferrò saldamente strappandomi all’abbraccio della mia mamma e mi infilò in una gelida e inospitale busta di plastica?

Vi domanderete cosa passa per la testolina di un gatto grande quanto un gomitolo, quando si ritrova improvvisamente solo e al freddo senza comprenderne la ragione.

Ve lo spiego io cosa si prova.

E’ un po’ come quella volta in cui da bambini avete subito un’ingiustizia da qualcuno più grande e grosso di voi, e la sua prepotenza vi ha sopraffatto senza darvi il tempo di impedire che tutto ciò accadesse.

Oppure è stato come quel giorno in cui da giovanotti siete stati lasciati dall’amore della vostra vita così, senza una spiegazione, lasciandovi in preda ad una solitudine e uno sconforto che vi hanno spezzato il cuore.

Come perdere una persona cara, sentire che qualcosa dentro si spezza e fare fatica a credere che in qualche modo si potrà ricucire.

Lo vedete come vi conosciamo bene noi gatti?

Eppure, nonostante tutto oggi è Natale e io sono qui a raccontarvi una storia di speranza e di felicità, perciò andiamo avanti fino al momento in cui la piccola Susanna che si trovava da quelle parti per una passeggiata con mamma e papà, ha sentito, con l’udito del cuore che soltanto un bambino possiede, il mio fievole lamento.

Quando il sacchetto nel quale ero rinchiuso è stato aperto, e il mio sguardo ha incontrato il suo, è stato subito amore a prima vista. Due lunghe trecce mi hanno solleticato il pancino, due piccole mani mi hanno accolto e accompagnato vicino al suo cuore e quel battito che ho sentito, era tale e quale a quello della mia mamma.

E poi la voce. Ho dimenticato le parole che ha pronunciato, ma non scorderò mai il tono rassicurante e protettivo con il quale lei mi ha parlato: un vero, puro, autentico attimo di felicità.

Tutto il male che fino a quel momento avevo pensato di voi umani, si è sciolto come neve al sole, il mio piccolo cuore si è inzuppato di tale tenerezza da temere che mi scoppiasse e per la prima volta ho emesso quel gorgoglio di soddisfazione che voi chiamate fusa.

Il dopo è stata tutta discesa.

Giacigli comodi e caldi, pietanze prelibate, carezze e grattini generosamente elargiti e tanto, tantissimo amore.

E’ proprio il caso di dire che la mia vita da quel giorno è notevolmente migliorata.

Io sono nato per la seconda volta, quando ho capito che d’ora in poi sarebbe andato tutto bene.

Quanto dura un attimo di felicità?

A volte voi umani non ve ne accorgete nemmeno e così lui arriva e se ne va senza essere colto né assaporato.

Ma noi gatti no, non ce lo lasciamo scappare per niente al mondo.

Nella nostra vita arriva in compagnia di piccole cose, mentre assapori il cibo più delizioso del mondo, o ti godi quella carezza colma di affetto che giunge inaspettata, o sei grato a qualcuno che spende un po’del suo tempo per farti giocare, o ancora, semplicemente, quando insonnolito e indolente te ne stai acciambellato sul tuo sofà a guardare questi umani bizzarri e stravaganti  rincorrere quell’attimo di felicità che gli è appena passato sotto il naso.

E’ proprio il caso di dirlo stavolta: Felice Natale Timoty!

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Fuga dal Natale

C’è un film che amo molto e che ogni Natale riguardo volentieri, perché sì, ha un risvolto un po’ sdolcinato come tutti i film natalizi, però è davvero anche molto divertente 😅  😅 .

Non so se lo conoscete si intitola FUGA DAL NATALE, è uscito nel 2004 ed è tratto dall’omonimo libro di John Grisham (autore che io amo molto peraltro 🙂 🙂  )

La trama è molto semplice:

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Natale a Bontadanimo

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

CONCORSO RACCONTI DI NATALE – CASA EDITRICE I FIORI DI CAMPO

QUINTA CLASSIFICATA – OTTOBRE 2005

Aspettando Natale 🎅🏻  🎅🏻  🎅🏻 con i vostri bambini

La regina Bravadonna del minuscolo regno di Bontadanimo guardò ancora una volta con tristezza  la culla vuota che le stava dinanzi.

Erano trascorse ormai dieci primavere da quando aveva sposato re Buonuomo e ancora non riusciva a dare un erede a quel meraviglioso regno abitato soltanto da persone di buona volontà, destinato a scomparire a causa di un malvagio incantesimo. Aveva tanto desiderato un bimbo, ma ora che il re si era gravemente ammalato, stava perdendo ogni speranza.

Uscì silenziosamente dalla stanza azzurra preparata da tempo in attesa del lieto evento, e si diresse verso la cappella privata del castello per concedersi un momento di preghiera.

Entrò e inginocchiandosi disse: “Mio Signore tu che leggi in fondo al mio cuore e conosci bene i miei desideri e le mie preoccupazioni, concedimi il dono di diventare madre, affinché questo regno possa durare ancora a lungo per insegnare ad ogni uomo la bontà e l’amore”.

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La pizza coraggiosa

In casa nostra nostra la pizza è profondamente amata da tutti e quindi il sabato o la domenica è un piatto che non manca mai. Ma qualche volta, per cambiare un po’, la mia pizza prende coraggio e si trasforma.

Per gli amanti di questo piatto tradizionale può sembrare un sacrilegio, ma sono sicura che dopo che avrò postato la ricetta, qualcuno si ricrederà, perché questa versione è davvero squisita.

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Ancora tutti insieme

Pubblicato su Confidenze N: 1 Dicembre 2018

Aspettando Natale 🎅🏻  🎅🏻  🎅🏻 con la vostra famiglia

Di certezze ne ho accumulate poche sino ad ora.

D’altra parte avendo sedici anni non è che possa considerarmi un’esperta di vita.

Diciamo che mentre cerco di cimentarmi nel difficile mestiere di crescere, ogni tanto mi imbatto in qualche brutta delusione, o in qualche buona notizia e, a seconda della situazione in cui mi sono andata a cacciare, cerco di uscirne il più dignitosamente possibile.

Comunque, dicevo, certezze molto poche.

La prima è la musica, compagna di vita, rifugio quando la strada si impregna di solitudine e malumori. Quando mi immergo nell’ascolto di una canzone entro in sintonia con l’intero universo e non esiste niente che possa ferirmi. Non so come si possa vivere senza, io l’ascolto ogni volta in cui ne ho l’occasione e canto a squarciagola, quando sento che il cuore sta per scoppiare e ho la necessità di tenerlo a bada.

Da piccola utilizzavo una bottiglietta di plastica come microfono, poi, me ne sono fatta regalare uno serio e appena posso faccio partire la base e canto. Oppure mi siedo al pianoforte, fedele compagno da sempre e suono e canto quello che compongo.

Poi c’è l’altra certezza, che sta da sempre in cima alla classifica e non scende mai di posto, ed è la mia famiglia, la migliore che avessi mai potuto sperare di avere.

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Scacciapensieri

“Lloyd, che fine hai fatto?”
“Stavo mettendo ordine tra i suoi pensieri, sir”
“Lavoro impossibile, Lloyd. Non avrò mai la testa a posto”
“Ma potrebbe avere posto nella testa, sir”
“Per avere altri pensieri?”
“O dare spazio a chi li merita, sir”

Vita con Lloyd

Era da un po’ che pensavo alla miriade di pensieri che ci passano per la testa ogni giorno, a quanto siano liberi di entrare e uscire dalla nostra mente senza che si possa fare qualcosa per fermarli, per raccoglierli, per scacciarli o rimuoverli.

Pesanti come pietre o leggeri come piume, sempre pronti a perturbare la nostra vita, inafferrabili, incontenibili, nobili o vergognosi, ne arrivano ogni giorno a centinaia.

Pensieri che tolgono il sonno e aggiungono ansia, che spremono incuranti lacrime e risate.

E mentre mi arrovellavo su come fare per metterli un po’in ordine, guardate che bel pensiero mi è arrivato dal mio secondo fratello  (il primo ve l’avevo già presentato, Enrico ve lo ricordate?)

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Cuor di polenta

A casa mia la domenica non era domenica se non veniva servito in tavola il coniglio in umido o arrosto assieme a una bella polenta.

Faceva tanto festa, era l’unico pranzo della settimana che ci vedeva  riuniti (eravamo 7!) e io lo amavo particolarmente.

Quando mi sono sposata ho cercato di portare questa tradizione in eredità, ma non sempre sono riuscita, il pranzo della domenica era importante, ma spesso la polenta veniva sostituita da nuove ricette con le quali mi cimentavo per sorprendere e stupire la mia famiglia.

Siccome rimane sempre e comunque un cibo che amo tanto, qualche volta a sorpresa la propongo per cena, accompagnata da un bel piatto di ragù o di lenticchie.

La polenta è un alimento umile ma versatile che si abbina a tanti piatti senza mai sfigurare. Nel corso della storia ha salvato dalla fame tante persone, con dignità e fierezza.

Fare la polenta è un gesto antico, che scalda il cuore, prima ancora di saziare la fame.

(Gian Paolo Spaliviero)

Il mistero della sua riuscita è frutto della combinazione tra il vigore della fiamma e la sapienza nel mescolare.

C’è una bella storia che vorrei condividere con voi, scritta dal grande padre David Maria Turoldo, un uomo di fede, ma anche un grande scrittore e poeta.

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L’attesa

Nonostante mi appaia lento il trascorrere di questo periodo della mia vita, mi rendo conto che Natale si avvicina fin troppo velocemente.

Quest’anno lo temo, vi dico la verità, temo l’impatto emotivo che potrebbe avere sul mio povero cuore 💘  e cerco di non pensarci.

Ma mentre mi sforzo di tenere a bada questo pensiero, intorno a me i preparativi incalzano 😢 .

Posso temporeggiare per quanto riguarda l’allestimento dell’albero e del presepe, ma non posso certo sottrarmi alla preparazione del calendario dell’Avvento che deve tradizionalmente partire il primo giorno di Dicembre.

Quest’anno, con l’aiuto della mia sempre creativa terzogenita, ne abbiamo preparato uno speciale per la nostra Sara (visto l’imminente compleanno, diciamo che questa è la prima sorpresa che riceverà 🥰  🥰 ).

Se anche voi siete alla ricerca di un’idea semplice ma carina da realizzare in questa pigra e fredda domenica di inverno, seguiteci nella preparazione.

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Un’amica in terra straniera

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

CONCORSO LIBERI DI SCRIVERE I EDIZIONE
BIBLIOTECA DI CARUGATE
QUINTA CLASSIFICATA – OTTOBRE 2007

Sono settimane che aspetto questo messaggio ed ora che è arrivato, non oso aprirlo. Mio marito viene a prendermi. Quando è partito sei mesi fa mi ha detto: “Trovo una sistemazione poi torno a prenderti e ti porto con me”.

Mi è mancato il coraggio di fermarlo, di raccontargli dell’angoscia che provo al pensiero di lasciare il mio paese. Ho sorriso cercando di nascondere quel groppo che avevo in gola.

Così lui è partito senza sapere che sta per diventare padre.

Abbiamo tanto desiderato questo bambino e mi tormenta pensare che nascerà in terra straniera e il colore della sua pelle sarà diverso da quello dei suoi coetanei, la sua vita sarà una salita piena di porte che non si apriranno mai. Questa creatura che cresce dentro di me, mi ha tenuto compagnia nelle notti di solitudine, durante le quali mi sono chiesta più volte perché il destino vuole strapparmi da questa terra così amata ma così avara da costringere l’uomo a migrare come un uccello solitario.

Mohame quando mi chiama mi racconta dell’Italia e io lo ascolto mentre accarezzo il mio ventre che cresce come la mia inquietudine. Oggi il messaggio. “E’ tutto pronto. Arrivo il 13. Mohame”.

In forza della promessa fatta al mio uomo il giorno del nostro matrimonio, ho tre giorni di tempo per mettere la mia vita in una valigia e lasciare il mio paese.

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Lo smarrimento di un hamburger

Ieri sera per sconfiggere il primo vero freddo invernale e scrollarci di dosso quella sensazione di malinconia che assale senza preavviso, ho decisamente proposto la serata hamburger.

Ancora devo comprenderne la ragione, ma contrariamente a quando cucino bistecca, arrosto o petto di pollo, sempre accolti con indifferenza 😞 😞  , di fronte a un hamburger ( che poi altro non è che carne macinata alla quale è stata data una forma circolare 🤷‍♀️ 🤷‍♀️  ) la risposta è innegabilmente migliore 😋 😋  .

Devo ammettere che la serata hamburger è speciale, l’atmosfera (e l’odore 😣 )  ricorda un po’quella di Mc Donald e si cena in un clima di allegria.

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La resistenza delle carote

Certe sere quando fatico a prendere sonno, ho l’abitudine di indirizzare la mia mente verso la preparazione del menù per il giorno successivo.

Ho scoperto che questo genere di pensieri poco impegnativi è piuttosto rilassante, concilia il sonno e soprattutto mi tiene alla larga da scomode riflessioni che mi porterebbero inevitabilmente a una bella notte insonne.

Dico la verità, detesto girarmi e rigirarmi nel letto alla ricerca del sonno perduto.

Eppure avrete sperimentato certamente anche voi che basta davvero poco a volte per perdere il sonno. Magari andiamo a letto stanche morte dopo una giornata pesante, ma appena posiamo la testa sul cuscino, la mente si inerpica su sentieri tortuosi e finisce che anziché addormentarci, ci svegliamo del tutto.

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La simpatia del couscous

In questi giorni di pigro lockdown, forse c’è un po’ più di tempo per dedicarsi alla preparazione di qualche ricetta speciale.

A me ieri è venuta voglia di preparare il couscous, fortunatamente avevo in casa tutti gli ingredienti e mi sono cimentata.

La mia ricetta ha subìto (come sempre) qualche variante, io la preparo con tante verdure e piccole polpette di pesce per renderlo più appetitoso.

Se avete voglia di seguirmi, ci addentriamo in questa bella preparazione con la quale, credetemi,  farete una bellissima figura.

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Quel viaggio in mongolfiera

Ho appena terminato di guardare una serie TV che non mi è dispiaciuta: Greenleaf.

I Greenleaf sono una potente famiglia afroamericana che ha fondato a Memphis, nel Tennessee, la sua chiesa. Il patriarca, James Greenleaf, è il Vescovo che la dirige affiancato dalla moglie e dai tre figli che vivono con le rispettive famiglie nella maestosa dimora dei genitori. In famiglia parrebbe regnare l’amore reciproco, in realtà si nascondono avidità, adulterio, rivalità tra fratelli che più di una volta, minacciano di distruggere il cuore della fede che li tiene uniti.

I temi trattati sono molteplici: il rapporto familiare, la questione religiosa, la lotta contro gli abusi sessuali, insomma vi consiglio questa serie se:

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Fai la cosa giusta

Pubblicato su Confidenze N: 19 Maggio 2017

Dico la verità, non è così che l’avevo immaginato. Di diventare nonna intendo. Mi sentivo così pronta, lo ero da almeno dieci anni.

E’ arrivata la sospirata pensione e di colpo mi sono ritrovata con un sacco di tempo libero.

Oddio quanto lo avrei voluto dedicare a un neonato che avesse gli occhi di mio figlio e magari a essere fortunata, anche qualcosa di mio.

Ho avuto un figlio solo, Gabriele, che si è caricato il peso della mia protezione, della mia cura, dei miei consigli, e quando è stato il momento di trovarsi una moglie, ha preferito andare vivere da solo, forse per disintossicarsi di tutto quell’amore che gli avevo dato io.

Ogni tanto mi raccontava di qualche ragazza, niente di impegnativo, e io sempre lì, a sperare nell’attesa di vederlo sistemato.

Mio marito perso nel suo lavoro e distante dalla vita del suo unico figlio, mi ripeteva: “Lascialo vivere Marisa, tu gli stai troppo addosso”.

Ma niente moglie significa niente nipoti.

E tutte le forze che ancora mi rimanevano, le sprecavo a pulire una casa già pulita e seguire un marito sempre preso.

Intanto Gabriele ha compiuto 36 anni e io ho cominciato a rassegnarmi.

Fino al giorno in cui mi ha detto che una ragazza aspettava un figlio da lui.

“Dunque, fammi capire” gli ho chiesto con il cuore in tumulto, “Hai conosciuto una ragazza, ti sei innamorato, avete corso un po’ troppo e adesso lei aspetta un bambino?”

Perché questa era l’unica successione temporale logica che la mia povera mente riusciva a elaborare.

No, mamma, non è andata proprio così.

A 36 anni suonati mi dice che sì, ha conosciuto questa ragazza, che peraltro di anni ne ha tredici meno di lui, che gli piaceva anche abbastanza, così sono usciti assieme qualche volta, ma niente di impegnativo, e poi ognuno per la sua strada.

Tranne il piccolo particolare che lei è rimasta incinta.

Ora, io non mi reputo una donna di mentalità ristretta, ho sempre cercato di guardare lontano, di comprendere anche se con fatica, ma santo cielo c’è un limite a tutto no?

Possibile che tu non abbia pensato alle conseguenze delle tue azioni? Ma che serietà ci può essere in un uomo che esce tre volte con una ragazza e se la porta a letto?

Credevo di aver fatto un buon lavoro con lui, di avergli inculcato qualche sano principio, e ora mi ritrovo a vergognarmi dell’unico figlio che ho.

“Tutto questo però ti porterà il nipotino che desideravi tanto” aveva risposto serafico mio marito  dopo aver ascoltato l’intera storia.

Ma come fa a vedere così lontano certe volte?

All’improvviso ho realizzato che nell’universo esisteva una creatura con tracce del mio DNA, sangue del mio sangue e avrei dato la vita per vederlo.

Il problema è che quando ne ho parlato a Gabriele non ha voluto sentire ragioni.

“Mamma per me non esiste questa cosa, l’ho detto anche a Romina, ha combinato lei il casino e lei se ne tirerà fuori in qualche modo. Mi ha preso in giro e io non ho più intenzione di rivederla”.

Ho rinunciato a tante cose nella vita, ho passato momenti duri, ho ingoiato delusioni e bocconi amari, ma stavolta non mi arrendo.

“Io non voglio rinunciare a questo bambino” ho detto a mio marito. “Da quando so che esiste non mi do più pace. Avremo il diritto di vederlo o no?”

“Se tuo figlio lo riconosce e si impegna a mantenerlo almeno in parte sì, altrimenti diritti zero”.

A sentire queste parole il cuore mi esce dal petto. Ci deve pur essere una soluzione, non posso rassegnarmi.

“Perché anziché urlargli contro ogni volta che ne hai l’occasione, non provi a parlare con lui guardandolo per l’uomo che è, e non soltanto un figlio al quale dire cosa fare o cosa non fare?”

Ecco appunto perché?

Perché ho sempre avuto l’impressione di doverlo guidare nella vita, ma mi accorgo guardando indietro, che più ho tentato di guidarlo, e peggio è stato, perché alla fine, faceva sempre di testa sua.

E adesso che si trova di fronte a una delle decisioni più importanti della sua vita, non è in grado di fare la scelta giusta.

Che disastro.

Le lacrime mi scendono a fiumi, e dentro sento qualcosa spezzarsi,che fa tremendamente male.

Ho taciuto per diversi giorni, ma quando una sera tornando dall’ufficio, Gabriele si è fermato da noi a cena, mi sono tornate in mente le parole di mio marito: “Guardarlo come un uomo e non come un figlio”.

Così ho preso un bel respiro e gli ho chiesto tra quanto nascerà il bambino.

Due mesi. Un soffio.

“Gabri hai 36 anni e io sono stanca di dirti ogni volta ti cacci in qualche pasticcio, cosa è meglio fare. In qualunque modo sia arrivato questo bambino, è parte di te, anche se non ami la ragazza con la quale l’hai concepito, anche se un figlio non era nei tuoi pensieri, nella tua storia, nella tua vita. I bambini arrivano e basta, non sono loro a chiedere di nascere, siamo noi che li andiamo a cercare”.

“Mamma per favore”.

“No ascolta non ho ancora finito.”

Non mi darò pace finché non avrò spiegato a mio figlio cosa significa diventare genitore, e giuro che sarà l’ultima volta che mi intrometterò nella sua vita. Ma deve sapere che un giorno questo bambino crescerà e chiederà a sua madre che ne è stato di suo padre, e  quando lei risponderà che non l’ha nemmeno voluto riconoscere, il suo cielo, si abbasserà di un palmo.

E’ questo che vuoi?

“Gabri, tu non sei così, puoi fare di meglio, puoi scegliere di fare la cosa giusta e sei ancora in tempo”.

Mi torna alla mente una frase che avevo sentito in un film: “Non sono le azioni che compiamo a fare di noi quello che siamo, ma il modo in cui noi reagiamo di fronte a queste azioni” .

Mi ha promesso che ci penserà, ma so che l’ha detto solo per farmi contenta.

Poi una mattina il telefono è suonato presto.

Gabri mi dice che l’ha chiamato Romina, perché sta andando in ospedale, sola.

“Ho pensato di raggiungerla, non sapevo che non avesse una famiglia. Vuoi venire con me? Magari un donna fa comodo in queste situazioni”.

Sono già con te, figliolo.

Quanti pensieri possono stare dentro la mente in un solo momento?

Mi pareva che mi scoppiasse la testa.

Il viaggio in auto è stato silenzioso, ma io dentro avevo un tumulto.

Poi in ospedale ci hanno detto che era già in sala parto e hanno chiesto a Gabri se era il padre e se voleva entrare.

E così, il mio immaturissimo figlio è cresciuto di colpo, affrontando uno dei momenti più emozionanti nella vita di un uomo.

Mentre aspetto penso a questo bambino al quale mancherà sempre una famiglia, con una mamma e un papà che vivono sotto lo stesso tetto, perché a questa mamma e questo papà è venuto a mancare l’amore necessario per costruirla.

Ma io ci sarò, se mi lasceranno esserci, a fare da collante, a dare una mano e a colmare qualche piccolo vuoto, ogni tanto.

Gabri mi bussa dal vetro con il piccolino in braccio.

“Mamma, lui è Andrea”.

Ciao Andrea. Hai percorso un sentiero difficile per arrivare fino a me, ma adesso sei qui, a dare un senso a quel che mi rimane da vivere.

Per me può bastare. Anzi, è infinitamente tanto.

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La bontà della brioche

A casa nostra vige una regola che non si discute, ed è l’obbligo di fare colazione la mattina. Susanna, la mia terzogenita, ne farebbe volentieri a meno ed è per questo che spesso le preparo delle brioches che sono davvero BUONE.
Vi condivido subito la ricetta, così visto che è domenica, magari potete cimentarvi e poi naturalmente farmi sapere come sono venute.  😋 😋   😋 

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Piccoli traguardi crescono

Nessuna impresa è impossibile se pensi che ne valga la pena.

La scorsa settimana mia sorella Tiziana (gattara nel cuore come me  😻  😻 )ha filmato un coraggioso ragazzo mentre portava in salvo un gatto che audacemente si era arrampicato su un albero dal quale però non era più riuscito a scendere.

Ve lo mostro perché è bellissimo, fin quasi commovente.

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La piadina indignata

A casa nostra la piadina una volta alla settimana non manca mai.

E’ un piatto unico che accontenta tutti, colora la giornata, e mette di buonumore.

Di solito noi la farciamo con affettato a scelta, mozzarella o squacquerone, pomodori, insalata e a chi piace, un po’ di maionese.

Quando ho voglia di sorprendere i miei figli però, cambio ripieno e ne preparo uno speciale che ho elaborato traendo spunto come sempre da altre ricette.

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Mariolina senza cuore

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

PREMIO LETTERATURA D’AMORE XXI EDIZIONE
CENTRO STUDI CULTURA E SOCIETA’ TORINO
SEGNALAZIONE DI MERITO – GIUGNO 2012

La chiamavano Mariolina Senza Cuore, ma lei un cuore l’aveva, eccome se l’aveva, soltanto che aveva smesso di battere tanti anni fa, quando il suo fidanzato non aveva più fatto ritorno dalla guerra.

La vita di Mariolina non era stata vita facile.

Settima di nove figli, a dieci anni partiva prima dell’alba per andare al pascolo a mungere le mucche e poi fare ritorno con il bidone pieno di latte caricato sulle spalle pesante come la sua vita.

I fratelli e le sorelle lavoravano, ma lei no, era andata a scuola dalle suore per due o tre anni, ma era stato così tanto tempo fa’ che nemmeno se lo ricordava come si faceva a leggere, scrivere e far di conto.

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Sensi di colpa vendesi

Avevamo ancora i figli piccoli quando mio marito una sera è tornato dall’ufficio con due piccole piante di castagno.

“Cosa ne facciamo?” avevo chiesto perplessa.

“Le piantiamo in giardino”.

Oggi quelle piccole piante sono diventati due alberi che in questo periodo traboccano di castagne che io amo, ma che ahimè nuocciono alla mia pancia e a quella dei miei familiari.

Eppure ogni anno la storia si ripete: le raccolgo, mi dico stavolta resisto e poi inevitabilmente le faccio lesse o caldarroste salvo poi annegare nei sensi di colpa quando tutti quanti, dopo averle mangiate, si lamentano.

A volte compiamo dei gesti sapendo che produrranno conseguenze spiacevoli, ma perseveriamo, chissà perché.

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Dove abita la malinconia

La malinconia è la gioia di essere tristi”.

Victor Hugo

Mi ero preparata con anticipo ad affrontare questa ricorrenza, convinta che se non mi fossi fatta prendere di sorpresa, non mi avrebbe rapita.

Avevo riempito con cura la giornata di tanti impegni, certa che sarei arrivata a sera incolume.

Ma non avevo tenuto conto di tante cose.

Credevo semplicemente che vivendo ai bordi del mio cuore, sarebbe bastato non aprirle la porta e tutto sarebbe andato bene. 

La malinconia è un sentimento che ci ricorda che ci manca qualcuno o qualcosa che abbiamo avuto il privilegio di avere e che ci ha fatto stare bene, ma che ora è perduto e non torna più.

Avevo un anniversario da attraversare, un anniversario di matrimonio lungo 30 anni che arrivava carico di ricordi e promesse e impegno, che poteva solo raccontare il passato, perché non conosceva né presente né futuro.

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Le melanzane permalose

Nella mia famiglia le melanzane sono sempre state piuttosto antipatiche a tutti, anche se non ne ho mai compreso a fondo la ragione.

Ogni volta che le portavo in tavola, tutti storcevano il naso, qualunque fosse la modalità di cottura con la quale le preparavo.

“Sono amare!”.

“Sono insipide!”.

“Sono mollicce!”.

Si lamentavano a turno tutti quanti e io mi sentivo la più inadeguata delle cuoche.

Sentendosi insultate le melanzane permalose si sono offese e io non sapevo più come uscire da questo pasticcio.

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Preziose cicatrici

L’altra sera, un po’ per stanchezza o forse per distrazione, come accade qualche volta in tutte le case, un ricordo di una zia a me molto caro mi è scivolato dalle mani e cadendo è andato in pezzi.

Mi dico sempre e lo ripeto anche ai miei figli che non dobbiamo rimanere legati alle cose materiali, che se qualcosa si rompe lo si getta via senza rimpianti, perché sono i ricordi custoditi nella nostra memoria che contano e sono i legami le cose belle di cui dobbiamo prenderci cura.

In realtà un po’ mi è dispiaciuto anche se ho cercato di non darlo a vedere. Poi mi è tornato alla mente un bellissimo articolo che mi aveva girato mio nipote Martino e che avevo letto di fretta.

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Ho avuto occhi anche per te

Pubblicato su Confidenze N. 10 Marzo 2015

Questa è la storia di una donna che ho il privilegio di avere per amica, una donna che ha tanto da insegnare a ciascuno di noi, perché ha fatto della sua vita un capolavoro di cui andare fiera.

Quarantanove anni fa, una coppia di sposi che vive a Milano, aspetta un bimbo. Sono giovani, lavorano sodo perché la vita costa cara, ma sono innamorati e certi che la forza del loro amore basterà per ogni cosa.

La casa è piccola, ma con entusiasmo ed emozione si dedicano ai preparativi della cameretta per il loro bimbo. Ancora non esistono strumenti sofisticati come l’ecografia, dunque non possono sapere che anziché un bimbo, ne sono in arrivo due.

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In compagnia del Piccolo Principe

La data riportata in prima pagina in calce al libro che custodisco gelosamente nella mia libreria  la dice lunga: 13 Novembre 1982.

Era la prima volta che leggevo questo piccolo prezioso libro. Avevo 16 anni e mi prese cuore e mente come mai mi era accaduto prima. La semplicità delle parole con le quali si raccontano contenuti profondi, rappresenta il punto di forza del Piccolo Principe  che ha venduto oltre 140 milione di copie e ancora oggi è considerato uno dei libri più letti nel mondo.

Lungo gli anni ogni volta che torno a leggerlo, l’effetto delle parole si modifica portando nuove riflessioni e nuove consapevolezze.

In questi primi giorni di autunno diversi da ogni altro vissuto fino ad ora, un pensiero mi ha spinto a riprenderlo in mano, quasi per farmi un piccolo regalo, come se il mio cuore chiedesse un po’ di bene.

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Camminare controvento

Che di amiche ne ho tante ormai l’avrete già capito da un pezzo.

Ciascuna a modo suo, è stata protagonista e testimone di tanti momenti della mia vita e mi ha insegnato qualcosa.

Da Flavia ad esempio ho imparato che non è vero che a noi donne mancano coraggio e tenacia, è solo che certi giorni finiscono talmente in fondo ai piedi che rischiamo di dimenticarli. Ma quando arriviamo a un passo dal toccare il fondo ci tornano alla mente ed è allora che ce li andiamo a riprendere, ce li carichiamo sulle spalle e ripartiamo.

Dal 2014 Flavia è affetta da distonia cervicale, un disturbo del movimento caratterizzato da contrazioni muscolari involontarie, che costringono alcune parti del corpo ad assumere posture o movimenti anormali e spesso dolorosi.

Per meglio conoscere questa malattia vi rimando al sito ufficiale.

Di Flavia voglio dirvi che dopo tanta fatica si è presa una grande rivincita, e oggi è Presidente dell’Associazione Italiana per la ricerca sulla distonia (ARD) che offre supporto a tutti coloro che soffrono di questa malattia e devono intraprendere il faticoso cammino di cura e di riconoscimento legale della propria condizione.

E proprio ieri 26 Settembre 2020 si è celebrata  la prima giornata nazionale della distonia durante la quale ho avuto l’onore di offrire il mio piccolo contributo.

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La gentilezza delle olive

Ci sono regali che accettiamo con il sorriso in volto e il dispiacere nel cuore.

Consapevoli di non poter offendere chi ce li dona, li accogliamo fingendo stupore e gioia.

Dico la verità, mi sono sentita un po’ così l’altro giorno quando una persona a me molto cara mi ha regalato due chili di olive verdi in salamoia.

E scrivendo queste parole ho già diviso i lettori di questo blog a metà.

Chi ama le olive avrà pensato: “Che meraviglia!”

Chi le detesta (come me) avrà riso dicendo: “E cosa ci farai con due chili di olive?”

Appunto.

Per due giorni non ho fatto altro che:

  1. regalarne a chiunque mi capitasse a tiro (ma si sa, le olive pur piacendo non sono come le ciliegie, non se ne possono certo regalare a cesti)
  2. Metterle regolarmente in tavola a ogni pranzo e cena nella speranza che i figli ne mangiassero almeno una mezza dozzina a testa.

Ma anche dopo aver messo in atto queste strategie, il livello del secchiello che le conteneva, non accennava a diminuire.

Poi è accaduta una cosa.

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Ali per volare, radici per tornare

Dona a chi ami ali per volare,
radici per tornare,
e motivi per restare.

Dalai Lama

Nei giorni scorsi Emanuela, un’altra delle mie preziose amiche, una di noi, combattente, tenace e tosta, ha lasciato un commento sulla mia pagina di facebook raccontandomi che il suo modo di mettere la vita in stand by consiste nel preparare torte.

Siccome non sono tipo da lasciarmi sfuggire ricette interessanti ( e questo l’avrete capito :)) le ho chiesto di inviarmi qualche bella ricetta e lei carinamente ha risposto all’invito.

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Insieme per costruire

Pubblicato su Confidenze N. 15 Aprile 2017

L’ago entra ed esce con regolarità dal tessuto, il filo lo segue docile e piano piano il ricamo prende forma.

Mi fermo un momento per sfregarmi gli occhi, ho passato la settantina da un pezzo e ricamare non è più così facile come una volta, ma non riesco a rinunciare a questa passione.

Ricamo da quando avevo sette anni, mi aveva insegnato la mia mamma con pazienza, perché ero una bambina ribelle desiderosa soltanto di correre a perdifiato nei campi di fronte a casa mia, piuttosto che stare seduta per ore a sforzarmi di non pungermi le dita.

Volevo essere libera come mio fratello, che è sempre stato il mio eroe.

E’ per lui che sto ricamando questa veste.

E’ un missionario e vive in Africa da quarant’anni ormai.

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Il giorno prima del primo giorno

Ce l’abbiamo tutti, adagiata in un angolo di cuore e di memoria, la nostalgia di quella sensazione a metà strada tra malinconia e dolcezza che fa capolino un po’ sorniona il giorno prima del primo giorno di scuola.

Ci ha tenuto compagnia per diversi anni della nostra vita.

La consapevolezza dolorosa dell’ultimo giorno di vacanza ci accompagnava inesorabile verso il primo giorno di scuola e non c’era modo di sottrarsi.

Come per tanti altri capitoli della nostra vita, anche in questo caso, l’unico modo per affrontarlo, era passarci attraverso.

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Guardare una serie TV ovvero mettere la vita in stand by

Esiste un momento nella giornata di una donna in cui emerge prepotente la necessità di prendersi una pausa da tutti i ruoli impegnativi che è chiamata a ricoprire di continuo con responsabilità e cura.

Un tempo in cui smettere di pensare a quanto ancora si sarebbe potuto fare avendo tempo, voglia ed energia per farlo e a ciò che inevitabilmente ci attende l’indomani.

Io lo definisco l’attimo in cui si mette in stand by la propria vita.

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RINCORRERE I BISOGNI (e rimanere senza fiato)

La prima volta che ho scritto dentro questo blog, l’ho fatto profondamente spinta dalla necessità di dare voce a una parola che noi donne fatichiamo a pronunciare.

Sto parlando dei nostri bisogni.

Cominciamo da qui, c’è scritto nella pagina iniziale.

Dai nostri bisogni che raccontano tante cose di noi, chi siamo, da dove veniamo dove siamo dirette  e soprattutto se stiamo bene dentro a dove siamo.

Ma se i nostri bisogni dicono così tanto di noi, perché tanta reticenza nel raccontarli?

Forse crediamo che a nessuno possano interessare?

Oppure temiamo che raccontandoli, vengano minimizzati, fraintesi, bistrattati?

I nostri bisogni inascoltati, mai narrati, soffocati e calpestati da quelli degli altri.

Chi vive accanto a noi li conosce? Li rispetta? Ne distingue il valore?

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BIJOUX MON AMOUR

Pubblicato su Confidenze N. 25 Giugno 2015

Ho sempre sentito dentro di me che non avrei mai dovuto accogliere animali nella mia casa, nella mia vita, soprattutto nel mio cuore. Eppure l’ho fatto più volte.

Come so che le caramelle rovinano i denti eppure le mangio, che il tiramisù fa ingrassare ma non ci rinuncerei mai, che l’acqua naturale è più sana di quella frizzante. La gente pensa che le persone che si trascinano dietro abitudini alimentari, di sonno o di vita scorrette, abbiano bisogno di essere rieducate. In realtà, la teoria la conoscono benissimo, ma la verità è che vogliono essere libere di commettere errori, perché dagli errori si imparano un sacco di cose e a volte è proprio grazie a loro che arrivano sorprese inaspettate nella nostra vita.

Quindi, perfettamente consapevole di tutto questo, ho accolto un cane, due gatti, una tartaruga, e persino due galline. Ho avuto anche un criceto per due anni e quando se ne è andato, in famiglia abbiamo pianto tutti e l’abbiamo sepolto  con dignità e dispiacere.

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LA SORELLANZA

“La sorellanza è un patto sociale, etico ed emotivo costruito tra donne. Prima di tutto è sapere che insieme si è più forti, che l’emancipazione è possibile solo creando forti alleanze, trattandosi come sorelle”.

Arriva da lontano questa parola magica che racconta della cura che le donne si prendono l’una dell’altra quando il vivere diventa impegnativo e la paura di non farcela spaventa e preoccupa un po’.

Custodisce la profonda, confortante certezza che non si è mai sole, soprattutto quando si ha il desiderio di cercare di raggiungere un obiettivo.

Non è soltanto un’occasione di chiacchiere e risate.

E’ molto di più.

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I CLUB SANDWICH: UN MISCUGLIO DI SAPORI COME LA VITA

Cucinare in questi giorni è una sfida che difficilmente riesco ad affrontare.

Dopo aver giocato più volte la carta del riso freddo, dell’insalatona, del prosciutto con melone, e del vitello tonnato, mi sono arresa e sconsolata ho chiesto ai miei figli:

“Cosa avreste voglia di mangiare?”

“Mamma è da una vita che non prepari i club sandwich”.

Che bellissima idea.

Ho pensato di proporvi la ricetta perché i club sandwich mettono davvero tutti d’accordo avendo al loro interno una tale varietà di ingredienti che difficilmente qualcuno potrebbe rimanere insoddisfatto.

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L’ESTATE CHE MI HA CAMBIATO LA VITA

Pubblicato su Confidenze N. 33 Agosto 2016

“L’estate sta finendo e un anno se ne va…” il tormentone dei Righeira che la mia generazione ben conosce, mi torna alla mente anche quest’anno, mentre scivolo nell’autunno che profuma di marmellata di fichi e castagne.

Ci sono vacanze che trascorriamo serenamente, mentre altre sono destinate a lasciare un segno, a cambiarci la vita, a ribaltare tante nostre priorità sulle quali avevamo costruito grandi progetti, o perlomeno, pensavamo di averlo fatto.

Tocco la mia pancia già ingrossata e sorrido. Riccardo nascerà a Novembre e io non vedo l’ora.

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DENTRO LA SCATOLA DI TICKET TO RIDE

Abbiamo aperto la scatola ieri sera ed era lì ad aspettarci, nascosto tra le carte, le pedine e il tabellone colorato.

Il rimpianto, una di quelle parole che nel nostro vocabolario non dovrebbe occupare alcun posto.

Adoperarsi lungo la vita per fare in modo di non avere rimpianti, dovrebbe essere uno degli obiettivi primari per il genere umano.

Il suo significato è semplice ma doloroso: ricordo nostalgico e dolente di persone o cose perdute, o di occasioni mancate.

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NATALE A FERRAGOSTO

Otto anni fa come oggi, perdevo la mia mamma. Ho già scritto di lei in questo blog e non voglio aggiungere altre parole.

Ma ho ritrovato una storia che avevo scritto proprio quell’anno, in occasione del primo Natale trascorso senza la sua presenza e ho deciso di condividerla con voi.

E’ dedicata a chi ha già attraversato questo dolore immenso e desidera ritrovare un po’ conforto.

A chi ha perduto il ruolo di figlia e darebbe chissà cosa per ritrovarlo almeno una volta, e a chi invece è ancora dentro a quel ruolo e fa una fatica immensa per rimanerci.

E’ dedicata a chi il giorno di Ferragosto pensa al Natale (e so che qualcuno lo fa).

E infine a chi mi legge con pazienza e affetto, rispettando il filo dei miei pensieri non sempre ordinati che vanno a finire dentro a questo blog.

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LE ASPETTATIVE DI UN GELATO

La mia amica Luisa la scorsa settimana mi ha inviato un video che spiega come fare un buon gelato in breve tempo senza gelatiera.

E’ un procedimento davvero semplice e l’unico ingrediente necessario è la frutta.

Eccolo qui

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MRS. DOUBTFIRE

Ci sono serate in cui si naviga, nostro malgrado, dentro la malinconia.

Complici una giornata uggiosa, un freddo da golfino che non ti aspettavi, un passato di verdura che lascia intravedere uno spiraglio di autunno e subito diventa impegnativo trovare motivo di buonumore.

Però ci si sforza.

A casa nostra esiste una regola non scritta ma ben collaudata: di fronte a una difficoltà di un membro della famiglia, scatta la gara al sorriso con una battuta, un ricordo, una frase che aiuti a venirne fuori in qualche modo.

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VOLEVO ESSERE FIGLIA UNICA

Pubblicato su Confidenze N. 24 giugno 2009

“Strani amori che fanno crescere e sorridere tra le lacrime…”

Sto cantando a squarciagola e sento la musica dentro ogni fibra del mio corpo. E’ il primo concerto della mia vita e Laura Pausini è lì, a pochi metri da me e ancora non mi sembra vero.

E’ stata una faticaccia arrivare fino a qui, ottenere il permesso da mia madre, convincerla, ma ne è valsa la pena. Questo è il giorno più bello della mia vita. Non ricordo nemmeno più da quando sono diventata fan di Laura.

Conosco tutte le sue canzoni a memoria ho tutti i suoi CD ma non ero mai stata ad un concerto. Però stavolta i miei non potevano certo negarmi il permesso. Non dopo quello che hanno combinato.

Ho 16 anni, sono figlia unica cresciuta tra le coccole dei miei genitori e dei miei nonni e la vita finora per me è stata solo un piacere. Questo fino a due mesi fa, quando il mondo mi è crollato addosso. Se ci penso mi prende ancora una rabbia che rischio di rovinarmi la serata.

“Greta papà e io dobbiamo parlarti di una cosa importante”.

Eravamo a tavola, me lo ricordo ancora, stavamo cenando con pizza e gelato, il mio menù preferito. Ho realizzato soltanto dopo che avevano organizzato tutto per bene.

“Che c’è?” Ho chiesto con la bocca piena di pizza al prosciutto.

“Sai quel viaggio che avevamo in mente di fare a Parigi?”

Altrochè se me lo ricordavo, erano mesi che lo stavamo programmando.

La mamma con aria finto contrita mi dice a bassa voce che probabilmente bisognerà rimandarlo, almeno per il momento.

“C’è qualche problema?” ho chiesto cercando di capire se fosse il caso di preoccuparsi.

Papà mi dice che la mamma sta poco bene, ma niente di cui preoccuparsi.

Ah bene faccio io poco convinta e rendendomi conto solo in quel momento di quanto fosse pallida e sbattuta da qualche tempo a questa parte.

“Cosa succede mamma?”

 “Niente tesoro, papà esagera come al solito. Il fatto è che… aspetto un bambino”.

Quanto ci mette un’espressione del tipo “ti cade il mondo addosso” a realizzarsi?

Ebbene ve lo dico io, meno di un istante.

“Stai scherzando vero?” ho chiesto con un filo di voce. “Cioè voglio dire, sei proprio sicura? Non si tratta di un ritardo mestruale o roba del genere per caso? Insomma hai 43 anni può succedere no?” ho chiesto mentre cercavo di far circolare un po’ di saliva nella mia bocca prosciugata.

Non dimenticherò mai l’espressione angelica con la quale lei ha preso la mano di mio padre e guardandomi mi ha risposto “ Greta tesoro, nessun ritardo te lo assicuro. Sono incinta di dodici settimane e anche se devo ammettere che tuo padre ed io abbiamo avuto un attimo di smarrimento iniziale, adesso siamo davvero felici”.

Oddio che schifo, ma vi prego!

“Dodici settimane? E cosa aspettavate a dirmelo?” ho chiesto alzando il tono di voce.

Mamma ha detto che volevano essere sicuri che tutto stesse procedendo per il meglio. La ricordo ancora la rabbia che mi ha investito in quel momento. Un fratello a 16 anni? Insomma io sono figlia unica da quando sono nata, nemmeno lo so cosa significa avere un fratello.

“Spero che tu sia felice almeno quanto noi tesoro” conclude papà vedendomi silenziosa.

La parte migliore di me mi aveva suggerito di tacere, ma vederli così beati nella loro felicità, mi ha dato sui nervi.

“Beh se devo essere sincera non è che la notizia mi faccia scoppiare di gioia…insomma, chi ci pensava più a un fratello, non eravamo già una famiglia? Che bisogno c’era…insomma?”

Da quel giorno la mia vita ha preso una piega tutt’altro che piacevole.

Il viaggio a Parigi è stato sospeso definitivamente. Mamma ha avuto problemi con la gravidanza e il ginecologo l’ha messa a riposo. Così adesso è a casa tutto il giorno e ha un sacco di tempo per controllarmi meglio. Se ne sta sempre sul divano a leggere riviste di neonati, guardare la tivù e stare al telefono con la nonna che non perde occasione per dirle quello che pensa.

Mia nonna è una persona speciale.

E anche lei si è dimostrata un po’ perplessa quando ha saputo dell’arrivo di un fratello, anzi di una sorella. Sì perché nel frattempo ho pure scoperto che si tratta di una sorella.

L’unico problema è che non ho ancora avuto il coraggio di dirlo ai miei amici, l’ho detto solo ad Alessandra.

“Si può sapere perché non lo dici a nessuno? Qual è il problema Greta? Si va beh tua madre è incinta e ha 43 anni, ma che diamine non era forse peggio se ti avesse detto che aveva una malattia grave?”

Ci ho pensato a questa possibilità. Ho cercato di pensarci fino a piangere al pensiero di perdere mia madre, ma mi è servito a ben poco.

“Tu non puoi capire. Non sai cosa significhi avere sotto gli occhi tua madre trasformarsi giorno dopo giorno. Si è comprata dei premaman all’ultima moda, si è iscritta a un corso di yoga, frequenta un corso di parto con mio padre, ma ti rendi conto? Dovrebbe…dovrebbe vergognarsi, rimanere chiusa in casa, non uscire, insomma, o accidenti a lei e a tutti i programmi che ha scombinato”.

Alessandra rimane in silenzio un attimo e mi fissa.

“Non è che per caso sei un po’ gelosa?”

La domanda mi fila dritta al cuore e un poco mi punge, ma appena appena.

“Non dire scemenze. Ho 16 anni, e non mi manca niente. Sto da dio, adesso poi che mi sono vista la Pausini dal vivo, non mi manca proprio niente. Certo sognavo quel viaggio a Parigi, è stato rimandato, pazienza. Adesso arriverà la scocciatrice e cercheremo di abituarci, ma no, non sono affatto gelosa”.

E poi che altro può scombinare un esserino grande come un peluche?

“Stai scherzando vero? Che significa che devo cedere la mia stanza da letto?

“Amore pensavamo di prepararti la mansarda potrai arredarla come vuoi sono sicura che di sopra ti troverai benissimo, nessuno ti disturberà”.

“Questo bambino sta rovinando un sacco di progetti. Stavamo così bene prima che arrivasse, che cavolo vi è saltato in mente? Il viaggio a Parigi annullato, le vacanze al mare a Settembre perché prima sarà troppo caldo, e adesso questa storia della camera da letto, insomma non vi sembra di esagerare?”

“Greta adesso mi sembra che sia tu quella che sta esagerando, tua madre voleva solo essere carina con te, pensando di darti la mansarda, avresti certamente più spazio…pensa alle notti in cui magari la piccolina si sveglierà piangendo per mangiare o per essere cambiata…”

Non so perché all’improvviso mi viene da piangere. Dio come sono stanca, come odio il mondo intero. Rivoglio la mia vita, rivoglio i miei genitori, rivoglio essere figlia unica. Li guardo e vedo due sconosciuti e mi sento disperatamente sola. Me ne vado di sopra senza aggiungere altro. Ho capito cosa devo fare. Prendo il telefono e chiamo la nonna.

“Nonna ciao sì sto bene, volevo chiederti se posso venire a stare da te per un po’, se non ti disturbo…”

La voce materna e amorevole della nonna mi fa salire le lacrime agli occhi.

Preparo il mio trolley e aspetto il nonno. Starò bene. Andrà tutto bene.

 “Greta? Ha chiamato papà, sono in ospedale, alla mamma si sono rotte le acque”.

“Ma non è presto?  E’ solo al settimo mese” domando preoccupata.

“Sì, ma sapevano che c’era questa possibilità. Le faranno un cesareo, credo che tua sorella stia per nascere”.

“Ma la mamma sta bene?”

“Vuoi che la raggiungiamo?”

Ormai sto dai nonni da diverse settimane e anche se qui mi sento amata e coccolata, devo ammettere che la mamma mi è mancata moltissimo.

“Sì forse è meglio”.

Durante il viaggio sento come un’inquietudine crescere dentro di me.

Forse sono stata troppo dura con lei, forse se non fossi andata dalla nonna avrei potuto esserle d’aiuto. Mentre raggiungiamo il reparto mi tremano un po’ le gambe. Mia sorella sta nascendo. Non è più un pancione come tanti altri, tra poco la vedrò e sarà in carne ed ossa. Quando entriamo in reparto papà è lì che ci aspetta, agitato e pallido.

Senza pensarci due volte lo raggiungo e lo abbraccio forte.

Profuma di dopobarba al pino silvestre e mi fa tanta tenerezza.

Oddio il pensiero di dividerlo con qualcun altro mi stringe il cuore.Prima ancora che possa rispondere esce un’infermiera dalla sala operatoria.

“E’ nata una bellissima bambina, pesa 2 kg e mezzo ma è perfetta!” 

 “Oddio ho una sorella, ho una sorella, ho una sorella…”

Come una cretina continuo a ripetermi questa frase, mentre intorno a me si scatena il finimondo. I nonni e papà non la finiscono più di abbracciarsi e io sento qualcosa che scivola giù dritto fino in fondo al mio cuore e mi fa stare bene.

Ho paura che si chiami felicità.

****

Laura.

Non me l’avevano detto perché volevano farmi una sorpresa. L’hanno chiamata Laura, come la Pausini per farmi un regalo.

Siamo tutte qui, sul sofà in soggiorno, noi donne della famiglia. Io cerco di studiare, ma ogni 30 secondi alzo gli occhi per guardarla, vedere se c’è ancora, se non è stato solo un sogno. Ma lei c’è. Ha appena finito di ciucciare e adesso dorme il sonno dei beati. Dio mio quanto è bella. Ha tutta la pelle raggrinzita e un ciuffo di capelli neri che non ne vuole sapere di stare giù, ma io la trovo bellissima. Ho una sorella. Non credevo che ci si potesse innamorare a prima vista di una personcina tanto piccola e invece è accaduto l’inspiegabile. Quasi non esco più di casa per paura di perdermi le sue faccette buffe.

Laura.

Cresci in fretta piccolina, che ti devo insegnare a metterti la matita sugli occhi, e poi ti devi fare i buchi alle orecchie.

“Qualcosa da sperare davanti a me, qualcosa da finire insieme a te, forse mi basta respirare, solo respirare un po’, forse è tardi, forse invece no”

Anche stavolta hai ragione tu Laura.

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10.297 GRAZIE

Credo che la gratitudine sia veramente una gran bella cosa.

Quando ci sentiamo grati per qualcosa o qualcuno che inaspettatamente e piacevolmente entra a far parte della nostra vita, non importa per quanto tempo, diveniamo a nostra volta portatori di gioia e prosperità.

La gratitudine non è altro che un modo di stare al mondo.

Sentirsi grati ci permette di apprezzare tutto ciò di cui godiamo dalla mattina quando mettiamo i piedi giù dal letto (che fortuna!) alla sera, quando di nuovo facciamo ritorno a quel letto (altra fortuna! ).

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