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Un blog per la risalita

Pubblicato su confidenze N. 50 Novembre 2020

Storia di Come, Quando e Perché è nato questo blog

Se non respiri attraverso la scrittura, se non piangi nello scrivere, o canti scrivendo, allora non scrivere, perché alla nostra cultura non serve.
Anaïs Nin

L’idea è arrivata all’improvviso durante uno dei pomeriggi sonnolenti e pigri del lockdown. Per una persona attiva come me, sempre in movimento, con tanti pensieri per la testa e mille attività in corso, fermarsi improvvisamente era stato molto più faticoso di quanto non volessi ammettere.

Una famiglia che non faceva altro che chiedere di nutrirsi, un frigo sempre vuoto, una casa che non ne voleva sapere di rimanere pulita per più di due ore consecutive, due gatti, un cane e una tartaruga da accudire, stavano diventando una prigione dalla quale non riuscivo più a evadere.

Nonostante tutte queste incombenze di cui occuparmi, mi rimaneva ancora del tempo libero durante la giornata che sentivo il bisogno di riempire in qualche modo. E così un pomeriggio dopo aver pulito casa, ordinato la spesa, fatto un quantità esagerata di lavatrici, ho messo mano al PC per dedicarmi  finalmente a qualcosa che ho sempre amato fare: scrivere.

All’inizio non sapevo bene da che parte cominciare, di solito il tempo che dedico alla scrittura è un tempo rubato, sottratto alla mia famiglia, vissuto sempre con tanti sensi di colpa, e invece quel giorno lì ho capito che mentre ciascuno si dedicava senza rimorsi alle proprie piacevoli attività, pure io volevo provare questa bella sensazione.

Il lockdown aveva fatto scaturire in me tanti pensieri, tante riflessioni che avrei voluto condividere con qualcuno ma non sapevo con chi e in che modo.

Poi mi è venuta un’idea.

Proprio mentre me ne stavo sul divano comodamente seduta, ho immaginato che come me chissà quante altre donne si ritrovavano a godere di quel tempo regalato, domandandosi cosa farne.

Avevo seduto accanto mio figlio che sonnecchiava e gli ho chiesto: “Come si fa ad aprire un blog?”

Ha aperto un solo occhio e guardandomi pigramente ha risposto: “Usa wordpress che è semplice e per te va bene”.

Ignorando l’ultima parte della frase che stava evidentemente a significare che non sono più così giovane e brillante da potermi permettere attività al PC troppo complicate, ho ascoltato le brevi e concise istruzioni che mi ha dato e senza scoraggiarmi ho cominciato a cimentarmi.

Inizialmente non avevo ben chiaro a chi mi stessi rivolgendo e di cosa volessi esattamente parlare, così mi sono lasciata un po’ trasportare dal bisogno di dare voce ai pensieri che mi passavano per la testa.

A poco a poco ho capito che ciò che scrivevo in verità era rivolto soprattutto alle donne che come me si sentono in colpa ogni volta che si dedicano del tempo, alle donne che non si siedono mai e se lo fanno, stanno in pizzo alla sedia pronte a scattare in piedi se qualcuno dei familiari avanza una richiesta, donne che siedono solo per confortare qualcuno, per prendere in braccio un cucciolo d’uomo o di animale, o ancora per stare a una postazione di lavoro otto ore al giorno.

Le ho invitate a raccontarsi e ad ascoltarsi tirando fuori le emozioni, i mal di pancia, i giorni che funzionano e quelli che sembrano rotti e da buttare, quelli che volano e  quelli interminabili.

Insomma ho cominciato a scrivere e non mi sono più fermata.

A volte mi chiedevano “Ma di cosa si parla nel tuo blog?”

E io rispondevo : “Di ciò di cui le donne vogliono parlare: di ricette, di serie tv, di film, di libri, ma anche di amicizia e di amore e di fatica, di desiderio di cambiamento, di bisogni, aspettative, rimpianti e rimorsi, tutto condito con un pizzico di curiosità e leggerezza”.

Per la prima volta nella mia vita ho scoperto la dimensione della scrittura che prediligo, scrivere per dare voce ai miei pensieri, alle mie emozioni, alle mie storie e offrire a chi mi legge l’opportunità di rispecchiarsi in esse, per decidere a loro volta di raccontarsi e di scoprire il loro valore.

Ma nel momento in cui cominciavo a credere in questo bellissimo progetto, mio marito già gravemente malato da tempo, veniva a mancare nel giro di pochissimo tempo, lasciandomi nel dolore e nello sgomento.

Non voglio raccontare di ciò che significa perdere l’amore della propria vita, aver condiviso per oltre trent’ anni pensieri, parole, progetti, aver riso e pianto e litigato e fatto pace e guardato infinite serie tv e aver camminato su spiagge deserte d’inverno o dentro il traffico caotico di Milano e pensare di non poterlo più fare.

Tutto questo ti viene lasciato solo sottoforma di ricordo, ciò che hai avuto la fortuna di vivere resta nel cuore, nel corpo, nella mente, ma ciò che non hai vissuto non ti sarà più concesso di vivere.

Dopo il trambusto del funerale, seguito dalla lentissima ripresa post Covid, ho riaperto il mio blog che avevo messo in stand by e ho creato una nuova pagina dedicata a mio marito dove ogni tanto sentivo il bisogno di lasciar cadere qualche frammento di memoria a volte meraviglioso e a volte lacerante.

La vita riconquistava adagio il suo ritmo e a me mancavano quei giorni tutti uguali dei quali ci lamentiamo spesso, quella quotidianità che ci fa credere che non potrà mai accadere nulla di male finché tutti i giorni saranno uguali a se stessi.

Certe mattine mi svegliavo, guardavo la sua foto che tengo sul comodino e mi dicevo che dovevo alzarmi da quel letto almeno per i miei figli che non meritavano altro dolore oltre a quello già vissuto.

Ho sentito il bisogno di condividere quanto mi sentissi sola e infelice, ma anche quanto prepotente sentivo dentro di me l’urgenza di andare avanti con la mia vita seppur mutilata da questa perdita.

E le persone, tutte quelle persone che non ero pronta a rivedere, perché temevo che mi spezzassero il cuore per i ricordi che evocavano, hanno cominciato a darmi forza, speranza, spazio, stando a un passo da me, ma sempre accanto per tutto il tempo necessario.

Inconsapevolmente sono diventata strumento di coraggio per chi sta attraversando un lutto doloroso.

“Vorrei avere la tua fede, la tua serenità, la tua forza” mi scrivevano.

In realtà non sanno che attingo dal loro affetto il senso del mio andare avanti, che finché loro crederanno che ce la posso fare, ci crederò anch’io.

Continuo a scrivere per curare i miei giorni malinconici e sentirmi meno sola, scrivo per chi sta attraversando un momento difficile o per chi semplicemente trova piacere nel leggermi, perché mi sono accorta che alla fine  i sentimenti che proviamo sono simili e condividerli alleggerisce la fatica del vivere quotidiano.

Ho imparato ad anteporre la scrittura ai doveri familiari, perché ho capito che alla fine nessuno muore di fame e se le magliette non sono stirate vanno bene lo stesso e la voce lamentosa che sentivo con insistenza per avere tutto e subito non veniva da fuori, ma era dentro di me.

Mi hanno regalato una poesia dopo la morte di mio marito che rileggo ogni volta che sento il bisogno di una spinta e c’è una frase che amo particolarmente:

E impari a costruire tutte le tue strade su oggi
perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani
ed i progetti futuri hanno modo di cadere a metà del volo.
E impari che puoi davvero sopportare, che davvero sei forte

e che davvero hai un valore
e impari e impari, con ogni addio, impari.
Dopo un po’ – Veronica A. Shoffstall

A volte pensiamo con presunzione che il nostro futuro sia già definito e chiaro, io credevo di invecchiare accanto a mio marito e di vedere crescere con lui i nostri nipoti. In realtà nulla del domani ci appartiene e qualche volta i sogni si spezzano.

Tocca allora ricominciare, trovare nuove strade da percorrere, rimettersi in gioco anche se con sgomento e un po’ di paura.

Ma la vita è anche questa cosa qui.

C’è una forza dentro ciascuno di noi, che ci spinge a mettere un piede dopo l’altro, anche se pensavamo di non essere più in grado nemmeno di stare in piedi.

Che sia un blog, un corso di pittura, un salotto letterario, un gruppo di cammino , un impegno di volontariato o qualunque cosa  sentiamo il desiderio di sperimentare, vale la pena provarci perché sono tutte mani tese che ci aiutano a risalire da quel pozzo di infelicità nel quale per tante ragioni siamo precipitate. 

Ognuno trova un nuovo spazio dentro il quale stare senza che faccia troppo male e va avanti, in cerca di una nuova ragione di vivere.

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Il mandarancio geloso

Dopo aver pubblicato la scorsa settimana l’articolo che raccontava della mia pianta di limone, gli agrumi che avevo in casa mi hanno fatto una scenata di gelosia, tra l’altro ingiustificata, visto che il mandarancio è in assoluto il mio frutto invernale preferito.

Così per farmi perdonare ho deciso di preparare una torta al profumo di mandarancio adattissima per la colazione di domani mattina.

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D come donna d come dignità

Da quando ha avuto inizio la mia vita da consigliera, uno dei miei primi incarichi è stato quello di organizzare un corso di italiano per stranieri nel paese in cui risiedo. Si tratta di un corso gratuito organizzato dal CPIA Centro provinciale istruzione adulti (e a questo proposito ringrazio Michela per il prezioso supporto 🥰), al termine del quale vengono rilasciati l’attestato di frequenza e, dopo il superamento di un test, anche un certificato di competenza con valore legale.

Confesso che mi sono cimentata in numerosissimi progetti nella vita, ma questa per me era in assoluto la prima esperienza, e come ogni esperienza che si rispetti, non ha perso l’occasione di insegnarmi una lezione preziosa.

Innanzitutto mi sono occupata della preparazione del volantino e in questo mi sono stati di grande aiuto Mina, una carissima amica di origini marocchine che vive in Italia da molti anni ed è mediatrice culturale e mio nipote Martino che per la grafica è stato ancora una volta insuperabile.

Mi sono chiesta: come far arrivare alle persone straniere questa iniziativa?

Siccome nel mio paese è molto alto il numero dei residenti di origine marocchina, ho pensato di preparare un volantino bilingue e devo dire che si è rivelata una scelta azzeccata.

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La solitudine del limone

Molti anni fa, mia suocera mi ha regalato una pianta di limone della quale vado veramente fiera, innanzitutto perché sono riuscita a tenerla in vita 🙄🙄e poi perché almeno una volta all’anno mi regala qualche piccolo limone dal profumo strepitoso.

I primi anni, all’arrivo dell’inverno, portavo la pianta in taverna per proteggerla dalle gelate mattutine, poi quando le ho cambiato vaso ed è diventata troppo pesante per essere trasportata, ho acquistato un apposito telo per ricoprirla e così ogni Novembre la saluto con un po’ di tristezza perché so che trascorrerà l’inverno in solitudine.

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Persona di cuore

pubblicato su Confidenze N. 40 ottobre 2016

Qualcuno ha detto che si può sopportare qualsiasi cosa se la si racconta.

Ho una vita agiata, ho ereditato con mio fratello l’azienda paterna, che insieme abbiamo gestito con successo fino a due settimane fa, quando un incidente stradale lo ha ucciso sul colpo strappandolo alla sua vita meravigliosa.

Carlo era il mio unico fratello, maggiore di cinque anni. E’ stato il mio eroe fin da bambino, a lui devo tutto ciò che sono diventato.

Quando mio padre ha deciso di lasciare l’azienda, voleva tagliarmi fuori perché Carlo era il fratello perfetto, mentre io me ne ero andato da casa già da tempo. Mi sono sempre divertito, niente legami, qualche lavoro qua e là giusto per mantenermi, ma niente responsabilità. Carlo è venuto a prendermi e mi ha riportato a casa. O insieme o niente.

Solo anni dopo ho capito che affidandomi delle responsabilità, come aveva sempre fatto fin da quando eravamo piccoli, mi ha offerto la possibilità di diventare un uomo.

In pochi anni abbiamo raddoppiato il fatturato dell’azienda e avevamo in progetto ancora tanti investimenti, poi l’incidente e da quel momento, una discesa di dolore inarrestabile, una rabbia che non mi permette di andare avanti.

Senza di lui sperimento per la prima volta il peso della solitudine, la fatica di affrontare da solo tutto quanto e non riesco a voltare pagina. Continuo a pensare che sarei dovuto morire io, che lui ha lasciato una moglie e un figlio, mentre nessuno avrebbe pianto per me. Ma il destino commette errori enormi talvolta e noi non possiamo rimediare, ma soltanto adeguarci.

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Un cero per la mia amica Irene

Chi mi conosce lo sa che quando c’è una persona preoccupata perché in procinto di affrontare un momento difficile, io accendo un piccolo cero.

E’ una consuetudine che ha origini lontane, che ho visto fare a una amica preziosa che porta il mio stesso nome, dalla quale ho imparato una lezione importante che non ho mai dimenticato: che per le persone che soffrono, è di grande conforto sapere che c’è qualcuno che le pensa e le accompagna per tutta la durata della prova che dovranno affrontare.

Accendere un cero è un gesto sacro, che per me ha un profondo significato perché è capace di esprimere molto più di quanto possano fare le parole: ogni volta che il mio sguardo cade su di esso, io ricordo quella persona, le dedico una preghiera, una parola, un pensiero, e mi sembra in questo modo di esserle più vicina.

Il cero che arde in casa mia da ieri mattina, l’ho acceso per la mia amica Irene che in queste ore sta lottando sospesa tra la vita e la morte dopo aver subito un intervento molto delicato.

Di lei, vi avevo già raccontato la storia in questo blog, e se per caso vi trovate in un momento della vostra vita in cui avete bisogno di un esempio di coraggio e determinazione, vi invito ad andare a rileggerla ancora una volta.

Ho avuto occhi anche per te

Irene è non vedente dalla nascita, ma questo non le ha certo impedito di fare della sua vita un capolavoro: si è costruita negli anni una fortezza di amicizie e di affetti nella quale ha sempre vissuto con grande serenità.

Ma il destino non ha ancora finito di chiudere i conti con lei e oggi, le ha messo davanti senza troppe spiegazioni, un altro muro da superare.

Io non riesco a scrivere una pagina dentro il mio blog pensando che lei non potrà condividerla per prima come ha sempre fatto, pensando che non mi chiamerà la domenica mattina per dirmi che le è piaciuta tanto.

Non riesco a credere che il Cielo possa ancora pretendere tanto dolore da questa donna.

Quindi mi limito a fare l’unica cosa che ciascuna amica farebbe quando ha il cuore gonfio di tristezza e le lacrime le impediscono di guardare lontano: scrivo alle mie amiche, cerco conforto e chiedo loro di accendere un cero per la mia amica Irene.

Amica, non arrenderti, raccogli quel poco di forza che ti è rimasta, arrampicati su quel muro, arriva in alto e poi lasciati cadere, che noi saremo lì ad avvolgerti in un grande abbraccio.

Ciao Ire torna presto, che ho tante cose da raccontarti.

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La felicità altrove

pubblicato su Confidenze n.25 giugno 2017

Ho sempre pensato che la mia storia d’amore fosse già scritta. Ne ero felice.

Mi sono innamorata di Giacomo quando avevo vent’anni. Una sera durante un’uscita con amici, c’era anche lui, spuntato fuori da non so dove.

All’inizio non gli ho dato troppa importanza, poi me l’hanno presentato e abbiamo cominciato a parlare del più e del meno, niente di che, ma è bastato perché il mio cuore cominciasse a mandare strani segnali.

Abbiamo iniziato a frequentarci, abbiamo conosciuto le rispettive famiglie, abbiamo vissuto e goduto di questo amore per tanti anni, e una volta terminati gli studi e trovato un lavoro, io ero pronta a mettere su famiglia.

Giacomo ha cominciato a parlare di convivenza.

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25 novembre: Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne

Come sentinelle vigili

C’è una giornata che si celebra proprio nel mese di Novembre che mi sta particolarmente a cuore e per la quale io credo sia giunto il momento di spendere due parole dentro questo blog che come sapete è nato con l’intento di tenere compagnia alle donne, raccontarne le storie, i successi, i fallimenti, ma soprattutto la caparbietà e la tenacia che dimostrano nel rialzarsi dopo ogni caduta.

Sto parlando del 25 Novembre, che dal 1999 è ufficialmente riconosciuta dall’Onu come

la Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne. 

Questa data è stata scelta per una motivazione ben precisa.

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La fortuna un po’ come la luna

Non so se succede anche da voi, ma ogni anno in questo periodo, soprattutto nelle splendide giornate autunnali che Novembre ci regala, io mi ritrovo il muro esterno di casa completamente invaso dalle coccinelle che sfruttano gli ultimi giorni di sole scambiando i muri delle abitazioni per rocce naturali, prima di volare alla ricerca di un luogo ove trascorrere l’inverno.

Pensate che a prima vista sembrano tutte uguali in realtà ne esistono circa 5.000 specie e non sono assolutamente pericolose né per l’uomo, né per gli animali, né tantomeno per le piante, anzi, sono molto utili e come saprete, si dice che portino molta fortuna grazie al loro colore che da sempre ha rappresentato la vittoria sui nemici e sulle malattie e anche ai sette puntini neri che si trovano sul loro dorso che indicano i mesi in cui si verrà baciati dalla dea della fortuna che porterà soldi.

Non so se lo sapevate ma ho scoperto che la fortuna è maggiore se l’insetto si posa il tempo necessario per contare fino a 22.

FORTUNA

Ma cos’è la fortuna?

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Il risotto arrabbiato

Da quando ciascun membro della mia famiglia ha ripreso a pieno regime i propri impegni lavorativi e scolastici, succede che mi ritrovo a preparare il pranzo con notevole anticipo, per farlo trovare pronto a qualunque ora.

In verità mi sto rendendo conto che non è affatto semplice pensare a primi piatti che si mantengano decenti dopo diverse ore dalla loro preparazione (anzi a questo proposito vi invito a suggerirmi qualche ricetta perché il tempo della pasta fredda è decisamente tramontato e la pasta al forno è già stata super sfruttata come idea🙄🙄) e io certi giorni non so più cosa inventare.

C’è un piatto che però non posso proprio preparare in anticipo e che quindi cucino solo la domenica o nei giorni di festa ed è il risotto, che tra l’altro io amo moltissimo.

Vi lascio immaginare quanto si arrabbi il riso, ogni volta che apro la dispensa e gli preferisco decisamente la pasta.

Ma siccome oggi è domenica, ho deciso di rendergli onore cucinando una ricetta veramente speciale che mi aveva suggerito moltissimi anni fa la mia carissima amica Paola, compagna di scuola delle superiori che saluto con affetto perché so che mi legge e non la sento da troppo tempo🥰🥰.

Comunque, tornando alla ricetta eccola qui per voi, nel caso abbiate bisogno di un’idea per il pranzo domenicale.

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La mia storia con Claudio Baglioni

pubblicato su Confidenze n. 13 Marzo 2007

Dedicata a chi come me, lo ama da sempre

Adoro la mia casa quando è mattina presto.

Mi aggiro per le stanze in silenzio, spiando l’ultimo sonno dei miei figli prima del loro risveglio che segna l’inizio della giornata e la fine della mia pace.

Prendo il  caffè da sola e lascio correre i pensieri.

Oggi non è un giorno come gli altri.

Oggi compio quarant’anni ed è tempo di bilanci.  

Mentre scaldo il latte, arriva Martina, la mia quattordicenne in fiore, che da poco è entrata in guerra con il mondo intero, in modo particolare con la sua famiglia.

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Regala una poesia

Il signor Giuseppe Merola è un giovanotto di 89 anni dal quale secondo me avremmo tutti molto da imparare.

Io lo conosco da tanti anni, lui era il marito della mia maestra delle elementari, e ogni volta che mi capita di incontrarlo, mi riempie il cuore di tenerezza.

A pochi mesi dal traguardo dei 90, ha una mente ancora lucida e attiva, una simpatia travolgente, una grande curiosità per ciò che gli accade intorno, e soprattutto possiede una grande dono: scrive poesie.

Quando l’ho incontrato al seggio elettorale dove era venuto a votare con la caparbietà di chi ancora crede nel valore del voto, abbiamo trascorso insieme un piacevole momento e la foto che sua figlia la carissima Rosa Maria, ha scattato, rimarrà per me sempre un bellissimo ricordo.

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Il tesoro del campo

pubblicato su Confidenze n. 11 Marzo 2018

“Ma’, puoi dire tu due parole alla mamma di Matteo? Magari sei più convincente di me”.

“Si certo volentieri, dille di venire da me nel pomeriggio”.

Mio figlio Simone è un prete e Matteo è uno dei suoi ragazzi dell’oratorio che vorrebbe entrare in seminario, ma la sua mamma lo sta ostacolando in tutti i modi. Come avevo fatto io tanto tempo fa. Adesso che la mia vita è meravigliosa, che mio figlio è felice, tutto sembra a posto, ma non ho mai dimenticato i sensi di colpa che mi hanno tenuto compagnia a lungo.

Sono sempre stata un cattolica molto poco praticante, con una fede tiepida, dicevo di credere in Dio, ma tutto si fermava lì, qualche messa ogni tanto, giusto per farmi vedere in paese. Gestivo un minimarket che era la mia vita e ci tenevo a fare bella figura con i clienti.

Sono vedova da tanto di quel tempo che me lo sono dimenticata. Mio marito mi ha lasciato il negozio e mio figlio, il mio unico adorato Simone e la mia vita stava scivolando via così, sempre indaffarata e sempre preoccupata di non riuscire ad arrivare a fine mese. Simone è cresciuto in oratorio come tanti suoi compagni, ha fatto il chierichetto, e crescendo anche il catechista. Quando ha terminato gli studi di ragioneria, è partito per una vacanza in montagna con i ragazzi del catechismo e don Maurizio, un giovane coadiutore arrivato in parrocchia da poco. Al suo ritorno una sera Simone mi ha detto di voler entrare in seminario.

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L come lutto L come libro

Ogni tanto dentro le pagine di questo blog, lascio cadere questa parola, lutto, perché pur essendo una definizione che implica una pesantezza di cuore, sono convinta che come ogni altra parola, che sia letta, pronunciata o ascoltata, rappresenti sempre un efficace mezzo per comunicare qualcosa.

Il lutto è il tempo che fa seguito alla perdita di una persona cara.

Nessuno è in grado di quantificare quanto possa durare questo tempo: giorni, mesi, a volte anni, ogni persona che subisce un lutto deve fare i conti inevitabilmente con due aspetti dolorosi e inaspettati dai quali rischia di essere sopraffatta

Accettare la perdita e gestire il dolore.

Quando è mancato mio marito, e con lui la terra sotto i miei piedi, c’è stata una realtà preziosa che mi ha tratto in salvo traghettandomi da un mare di disperazione ad acque più tranquille nelle quali perlomeno ho imparato a stare a galla, ed è stata la possibilità di condividere il mio dolore con un gruppo di persone che come me avevano vissuto un’ esperienza di perdita.

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Qui e ora

Oggi celebro così i nostri 29 + 2 anni di matrimonio, con un brindisi che mi ricordi quanto siamo stati felici tu ed io, e con una storia scritta per Confidenze che faccia un po’ pensare alla fugacità dei nostri giorni.

Buon anniversario amore mio .

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Le banane virtuose

Da sempre considero la banana uno dei miei frutti preferiti in assoluto.

Tra l’altro, non so se lo sapete, ma grazie al suo elevato contenuto di potassio, magnesio, vitamine, ferro e fibre, la banana rappresenta per il nostro organismo un frutto benefico in grado di proteggere la nostra salute, (senza contare il suo potere nutritivo!)

Non per niente è tra i frutti più consumati al mondo!

Però vi dico la verità, pur amando tanto questo frutto, ho sempre detestato i dolci alle banane e non ne ho mai realizzati.

Per questo quando l’altro giorno la mia terzogenita mi ha proposto di preparare il banana bread (il pane alla banana), le ho subito bocciato l’idea.

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Squadra che vince

Correva il mese di Giugno quando per la prima volta si è presentata alla mia porta l’opportunità di  candidarmi alle elezioni amministrative del mio paese, nella squadra del sindaco uscente, Giovanni Bernocco che aveva deciso di ricandidarsi.

Di quei giorni ricordo i dubbi, i timori, la preoccupazione di non essere all’altezza di tale incarico, l’assoluta mancanza di competenza in questo ambito.

Ricordo di aver tormentato figli, fratelli e amici chiedendo un consiglio sulla cosa migliore da fare.  

Insomma stiamo parlando di un impegno che durerà almeno cinque anni, e se getto uno sguardo indietro ai cinque anni appena trascorsi, mi rendo conto che ne sono accaduti di eventi che mi hanno in qualche modo costretta ad andare alla ricerca di nuove strade da percorrere perché quelle sulle quali ero incamminata si erano chiuse bruscamente.

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I nonni di ieri,oggi,domani

Dedicato al nonno Giordano,
che questa settimana è salito al cielo lasciando su questa terra
una splendida lezione di generosità, simpatia, e amore smisurato per la sua  famiglia.

Rosy ed io siamo diventate amiche la domenica andando alla messa, sedute sulla prima panca della chiesa dove si ritrovava il coro a cantare.

All’inizio ci siamo un po’studiate con qualche frase di circostanza ma poi abbiamo fatto in fretta a capire che raccontarci pezzetti di vita faceva veramente bene al cuore.

Quando ho perso mio marito lei mi ha curata con la frutta del suo giardino.

Arrivava di corsa lasciando uva, fichi, cachi e poi scappava via.

Io assaggiavo quei frutti dolci che prima di arrivare allo stomaco passavano dal cuore e mi sentivo grata per tanto affetto.

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La famiglia che vorrei

pubblicato su Confidenze n. 22 Maggio 2019

“Ma di una cosa sarei sempre stato convinto:
qualunque cosa fosse successa, io avrei sempre saputo a chi rivolgermi.
E questa è la migliore definizione di famiglia che mi venga in mente”.

Non sono una cattiva persona.
Ho una laurea in economia, un lavoro di responsabilità, dirigo un’azienda che mi da’ grandi soddisfazioni.
e tutto quello che ho raggiunto me lo sono guadagnato con fatica e con impegno. Davvero, non sono una cattiva persona.
Solo che dopo anni di terapia ho capito che nessuno mi ha insegnato ad amare.
I miei genitori non hanno mai avuto tempo per me, si sono separati quando avevo cinque anni  e mi hanno affidato fin da piccolo a tate, scuole a tempo pieno, vacanze studio all’estero. Non ho imparato a capire cosa significa donarsi all’altro, crederci veramente, costruire qualcosa e prendersene cura.
Non fino quando ho incontrato Chiara.
Svegliarsi la mattina, trovarsela accanto, credere che sei importante per qualcuno e  provare un enorme senso di gratitudine. Abbiamo una bambina, Federica che ha sei mesi, e poi c’è Mattia che ha sette anni.

Raccontata così sembrerebbe una storia perfetta.

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Plastic free

Care amiche oggi arrivo un po’più tardi del solito ma per una buona ragione.

Stamattina infatti ho partecipato a un’iniziativa bellissima di grande valore sociale: la raccolta di rifiuti nel paese in cui abito, Olgiate Molgora, organizzata dalla  https://www.plasticfreeonlus.it/.

La Plastic Free Odv Onlus è un’associazione di volontariato nata nel 2019 con l’obiettivo di informare e sensibilizzare le persone sulla nocività della plastica, in particolare quella monouso, che non solo inquina, ma a volte provoca anche vittime.

Porta avanti numerosi progetti, tra i quali la raccolta nelle spiagge per il salvataggio delle tartarughe, e appunto la raccolta rifiuti nelle città.

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This is us – Questi siamo noi

Sapete bene che quando mi imbatto in una cosa bella non posso proprio fare a meno di raccontarvela amiche care.

Questa volta si tratta di una serie TV che come ho già avuto occasione di scrivere in questo blog, mi piace guardare la sera dopo cena, quel tanto che basta prima di crollare dal sonno.

A ripensarci ora, mi rendo conto che avrei dovuto intuire dal titolo che questa sarebbe diventata una di quelle serie che avrei posizionato senza esitare tra le mie preferite in assoluto.

Quando ho cominciato a guardarla in compagnia dei miei figli (stranamente), mi ha letteralmente conquistata sorprendendomi senza sosta dalla prima alla quarta stagione senza perdere un colpo (la quinta dovrebbe uscire a breve su Amazon Prime).

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Il melograno responsabile

Circa cinque anni fa, in occasione della festa della mamma, mio marito ed io avevamo regalato a mia suocera un piccolo albero di melograno, pianta che io amo molto (infatti ne avevo regalata una di benvenuto anche ai nostri nuovi e fantastici vicini di casa, vero Simo?😉) perché, non so se ne siete a conoscenza, il suo frutto è simbolo di abbondanza.
I piccoli e numerosi grani squisiti che si trovano dentro il frutto (gli arilli) rappresentano ricchezza, fertilità, prosperità e regalare questa pianta è di buon auspicio!
Dopo qualche anno, quando ho visto che la pianta di mia suocera non produceva frutti e che lei non era più in grado di prendersene cura, ho deciso di andare a riprenderla e le ho trovato un posto d’onore nel mio giardino, certa che con le mie attenzioni, in breve tempo avrebbe cominciato a fruttificare.

In realtà non è andata proprio così. 🙄

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Diario di bordo di un piccolo uomo di mare

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Premio letterario Montagne d’Argento “Appunti di viaggio” Novembre 2004

Dedicata al piccolo Lodovico,
che ha affrontato un lungo e impegnativo viaggio per raggiungere mamma e papà,
perché cresca con la meravigliosa certezza che ne è valsa incredibilmente la pena.

Con amore prozia Giò

Sto per intraprendere il viaggio più emozionante della mia vita, l’unico, a dire il vero, che mi sia consentito compiere da solo, nonostante la mia giovane età.

Esisto da pochissimi istanti, ho l’aspetto di un piccolo bozzolo informe e una gran confusione in testa, ma i miei progetti sono ambiziosi, perchè questo viaggio mi porterà a raggiungere la più straordinaria delle mete: diventare un uomo.

Scrivo questo diario per tutti coloro che desidereranno un po’ meglio comprendere questo evento che si svolge proprio qui, a bordo di questa imbarcazione con un nome veramente speciale: si chiama mamma ed io sono il piccolo uomo di mare che la condurrà in porto.

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F come fichi F come frustrazione

Che sono un po’ fissata con la preparazione delle marmellate ormai l’avrete capito da un pezzo.🙄🙄

Dopo essermi cimentata con fragole, pesche, albicocche e prugne, è arrivata la stagione dei fichi.

Molti anni fa avevo un bellissimo albero in giardino che ne produceva così tanti, da preparare marmellata per tutto l’inverno, poi purtroppo è morto e pur avendone piantati altri, ho paura che dovrò pazientare ancora parecchio prima che diventino grandi e rigogliosi, quindi per il momento cerco di accontentarmi dei piccoli frutti che mi regalano.

Certo quando li confronto con quelli che mi regala il mio gentilissimo vicino di casa, il signor Renzo, fatico a nascondere un po’ di frustrazione.

Ieri però, quando ho colto quelli maturi mi sono detta: “Magari non sono adatti per la preparazione della marmellata ma posso pensare a una ricetta speciale che li valorizzi”.

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Ciò di cui hai bisogno

Pubblicato su Confidenze n. 48 Novembre 2019

Non so da quanto tempo sono qui imbambolata e sorridente davanti al tabellone dei risultati dei debiti esposti nella scuola che frequenta mia figlia Martina.

Lei è fuori seduta in auto ad aspettare, non ha trovato il coraggio di entrare e io tra poco uscirò da qui con una buona notizia, il debito di matematica è passato, finalmente si può guardare avanti.

Davvero la scuola è una giostra che gira e non si ferma mai, e chi vi sale a bordo si porta appresso tutta la famiglia nel bene e nel male, fino alla fine.

Martina è sempre stata una studente modello, brava a scuola e nello sport, una ragazzina come tante, con le sue amiche e i suoi piccoli amori.

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Via Francisca del Lucomagno: un cammino in fondo, è come la vita

Il camminare presuppone che a ogni passo
il mondo cambi in qualche suo aspetto
e pure che qualcosa cambi in noi.  

Italo Calvino

Prima che l’esperienza diventi ricordo, desidero raccontare la storia di questo cammino che considero una delle più belle esperienze che la vita mi abbia offerto,
perché raccontandola io possa anche solo un poco suscitare in ciascuna di voi, amiche mie, il desiderio e il coraggio di mettervi in cammino, di misurarvi con i vostri limiti, di sfidare le vostre paure e le vostre debolezze,
perché alla fine, noi possiamo essere il più grande ostacolo verso noi stesse oppure la più grande forza.

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Felice anno nuovo!

Bentrovate amiche mie.

Ieri mattina sulla sua pagina di Facebook la mia amica carissima Manuela Cherubin, ha esordito con un saluto che mi è tanto piaciuto e che ho fatto subito mio:

“Buon anno bella gente!

Che si sa che il vero Capodanno è questo!”

Chi di noi non si è ritrovato almeno una volta a condividere queste parole?

Ho scoperto che non esiste alcuna precisa ragione astronomica per iniziare l’anno il 1° Gennaio. Ci provò Giulio Cesare, giusto per ristabilire un po’ di ordine, anche se in realtà non furono in molti a dargli ascolto, poi  fu la volta di un re di Francia, nella seconda metà del Cinquecento, ma soltanto nel Settecento venne fugato ogni dubbio.

Eppure l’anno sociale, comincia ogni anno a Settembre, quando le giornate si accorciano ma con gentilezza, le notti si fanno più fresche e scivolare sotto le lenzuola torna ad essere un piacere, e quel golfino che ti infili la mattina prima di uscire, con la certezza che te lo leverai nel giro di un’ora, ti fa sentire a posto con il mondo intero.

Ma Settembre è soprattutto il mese della ripartenza e dei buoni propositi.

Tutti gli obblighi e le scadenze che in principio ad Agosto ci parevano così faticosi da affrontare, ora siamo pronti a prenderli in carico con rinnovata energia.

Ci lamentiamo per la ripresa della scuola, del lavoro, dell’attività sportiva, degli impegni, ma solo per poco, perché in fondo, la confortante routine che abbiamo costruito lungo gli anni, è diventato il senso della nostra vita.

Ma dicevamo, i buoni propositi.

Non so voi, ma io ne faccio a tonnellate.

Innanzitutto penso a organizzare un nuovo viaggio, agli incontri che sto tenendo in sospeso da troppo tempo e che non voglio più rimandare, a comprarmi qualcosa di bello e a prendere nuovi impegni

A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra.
Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra
il cielo si appoggia per un poco al suolo.
Erri De Luca

Qualcuno forse si deciderà a cambiare automobile, a mettersi a dieta, a cercare un nuovo lavoro, magari nasceranno nuovi amori, arriveranno proposte di matrimonio e desiderio di maternità.

Credo che ciò che conti non sia tanto il progetto che abbiamo in mente, quanto il desiderio prepotente di realizzare qualcosa, di adoperarci per riempire la nostra vita di bellezza in ogni sua forma.

E voi quali proposito avete in mente per questo nuovo anno che ha inizio?

Non fatevi promesse che fatichereste a mantenere, perché sarebbe davvero frustrante ammettere un fallimento.
Piuttosto cominciate a piccoli passi, di cui andare fiere.

Gratificatevi e riconoscete il vostro valore, perché se cominciate a farlo voi stesse, gli altri vi seguiranno.

Io, per cominciare da qualcosa, ho cambiato la foto del blog 😉

Uno splendido Settembre a tutte voi 😘😘

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Buone vacanze

L’altra mattina sono uscita presto a camminare con il cane, aveva piovuto tutta la notte, l’aria era fresca e umida e sembrava di essere in montagna.

Mi sono tornate alla mente le vacanze che facevo con mio marito, ci ritagliavamo sempre qualche giorno in Agosto solo noi due e andavamo in Svizzera, l’ultimo anno abbiamo portato anche Fly, il nostro cane ed era stato bellissimo: abbiamo fatto lunghe camminate, ci eravamo riposati e dedicati reciprocamente del tempo prezioso.

Dico la verità mi è venuta un po’ di malinconia.

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Dal diario di Toby: un Ferragosto veramente speciale

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Terza classificata

Concorso letterario Montagne d’Argento Casa editrice Keltia

Aosta 2003

Dedicato

a chi ha un cane ,

a chi non ce l’ha ma lo vorrebbe tanto avere,

e a chi l’ha avuto e non trova più il coraggio di averne un altro.

Caro diario,

il Ferragosto dell’anno 2000 fu veramente memorabile, ma quello successivo lo fu ancora di più.

Mi ero da poco affacciato alla vita e godevo ampiamente di quell’incantevole trattamento riservato a tutti i cuccioli del mondo: nutrirmi teneramente affondato nelle morbide pieghe di pelo della mia mamma.

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Ti leggo un libro

Per la serie COLLABORAZIONE TRA BLOGGER, oggi desidero presentarvi una gran bella persona.

Si chiama  IRENE MARZI e nella vita si occupa di tante cose.

Innanzitutto è una blogger come me e quindi vi invito a fare visita al suo blog, www.bimbicreativi.it soprattutto se avete figli o nipotini piccoli, perché sono sicura che lo troverete fantastico e ricchissimo di consigli e idee utili per cimentarvi insieme a loro nella creazione di lavoretti originali e graziosi, ma soprattutto di facile realizzazione.

Come vi dicevo però Irene non si occupa soltanto del suo blog, perché di tanto in tanto trova anche il tempo di pubblicare libri per bambini e oggi con piacere vi presento il suo ultimo libro

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Dentro un sogno romantico

Pubblicato su Confidenze n. 11 Marzo 2011

Quando Sara la nostra primogenita, ha compiuto 18 anni,

le abbiamo regalato un sogno,

che poi ho raccontato dentro questa storia.

Ci sono storie che proprio non si può fare a meno di raccontare, storie che sarebbe un peccato lasciare dentro un cassetto del nostro cuore, perché sono a lieto fine e regalano a chi le legge un sorriso.

Questa è la storia di un desiderio che si è realizzato e che mi ha insegnato una lezione importante: non basta coltivare dei sogni, ma è anche necessario adoperarsi affinché si realizzino.

E prima che questa esperienza divenga ricordo, eccola qui, nero su bianco: il suo nome è IL BALLO DELLE DEBUTTANTI.

Ne esistono diversi in Italia, quello a cui ha partecipato mia figlia Sara è il Gran Ballo della Venaria Reale, un importante e grande evento di cultura e solidarietà che si svolge in Piemonte.

Questa è stata la seconda edizione che si è svolta negli spettacolari saloni della Venaria Reale, il 13 Novembre 2010.

L’egregia, impeccabile organizzazione è a cura del comitato “Vienna sul lago”, un ente senza fine di lucro.

La prima volta che ne ho sentito parlare, è stato attraverso le pagine di Donna Moderna: una mamma chiedeva informazioni per fare questo regalo a sua figlia in occasione del suo diciottesimo compleanno.

Sono andata a curiosare nel sito e ho trovato queste parole: “Requisiti richiesti: dai 17 ai 23 anni di età e tanta voglia di realizzare il proprio sogno”.

Ho guardato mia figlia e mi sono detta: “Perché non provare?”

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Il caldo maleducato

Nel mio articolo Anguria e melone in competizione avevo già colto l’occasione per dirvi che l’estate non è esattamente tra le mie stagioni preferite.

Io la definisco la stagione del troppo perché in questo periodo tutto è esagerato: i temporali, le zanzare, l’insonnia, e la causa di tanto disagio è da attribuirsi soltanto a lui : il caldo torrido .🥵🥵

Ieri sono andata a Roma in giornata ( e prima o poi vi racconterò anche questa storia, lo prometto!) e il termometro ha raggiunto i 36 gradi: vi assicuro che per una come me innamorata del freddo, è stato veramente difficile non soccombere.

Il caldo è così: arriva, non si preannuncia, e ti mette fuori combattimento.

Spesso ripeto che dal freddo possiamo difenderci, ma il caldo lo si può solo sopportare.

Ha proprio una mancanza di rispetto verso noi umani, insomma è veramente maleducato.

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L’albero degli amici

Ho scoperto che nel 2011 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di dichiarare il 30 luglio come

Giornata internazionale dell’amicizia.

Pensate che la prima volta che si cominciò a parlare di Giornata dell’Amicizia accadde durante una riunione di amici tenutasi nel 1958 per commemorare la Giornata dell’albero in Paraguay.
In quell’occasione, qualcuno propose di fondare una giornata che potesse celebrare l’amicizia tra persone, paesi e culture.

E non è tutto.

Come ambasciatore ufficiale dell’amicizia è stato scelto il tenerissimo e famoso orsacchiotto Winnie the Pooh perché è amato da milioni di persone in tutto il mondo, e quando racconta le sue storie, l’amicizia e la lealtà si fondono l’una con l’altra.

Intento di questa giornata è dimostrare che l’amicizia tra i popoli e tra le persone è in grado di fare nascere iniziative di pace.

L’amicizia è qualcosa di molto vicino all’amore, è un sentimento fraterno, disinteressato, di affetto grande che rende felice chi lo dona e chi lo riceve.

Questa ricorrenza mi ha spinta a fare alcune riflessioni sulle mie amicizie.

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Irene la guerriera

Dedicato a Irene,
piccola grande guerriera
che ha combattuto una buona battaglia,
ha terminato la sua corsa, ha conservato la fede.
E alla sua meravigliosa mamma Barbara,
Amica nell’anima.

Nasceva 13 anni fa in una di quelle fredde giornate di Febbraio, in cui il sole vorrebbe fare capolino e preannunciare primavera, ma ancora è presto, una bambina di nome Irene, attesa con gioia e impazienza da una famiglia speciale.

Nonostante il significato del suo nome fosse Pace, lei ancora non lo sapeva, ma nella vita di mestiere avrebbe fatto la guerriera.

Madre natura l’aveva dotata di un carattere tosto, e con quello Irene non perdeva occasione di combattere le ingiustizie, proteggere i più deboli, e difendere i suoi ideali.

Amava la lettura, i gatti, la buona cucina e infinite altre cose.

Più di tutti però amava la vita.

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I migliori anni della nostra vita

Pubblicato su Confidenze N. 29 Luglio 2013

Certe volte noi donne abbiamo la presunzione che l’altro capisca e interpreti i nostri pensieri e i nostri stati d’animo solo per il semplice fatto che è nostro marito,
ma non è per niente così.
Siamo noi stesse che per prime dobbiamo permettere all’altro di entrare nel nostro cuore

A dirla tutta quando mio marito ha scartato il pacchetto, sono rimasta perplessa: Smart box cosa sarà mai?

Ha compiuto cinquant’anni e gli ho organizzato una festa a sorpresa e all’apertura dei regali salta fuori questa Smart box.

Mia figlia maggiore che ha sedici anni guarda curiosa il cofanetto ed esclama: “Wow mamma, ma è fantastico, un week end per due persone, con cena, pernottamento e prima colazione”.

Mi è quasi venuto da ridere.

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P come pesche P come perdono

Voglio iniziare questo post con una confessione: non amo la marmellata di pesche.

Ogni anno ne preparavo regolarmente una scorta assieme a quella di fragole, di prugne e di fichi, perché a mio marito piaceva molto, ma ora che praticamente sono rimasta la sola a mangiarla (a parte qualche sporadico piccolo contributo dei miei figli) mi sono detta: perché non cimentarmi in qualcosa di nuovo?

Così per suggellare questa decisione oggi dal fruttivendolo ho decisamente snobbato le pesche e ho optato per le albicocche.

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Miracoli dal cielo

Quando sono un po’ malinconica vado alla ricerca di un film che mi commuova un po’ per un bisogno tacito di versare qualche lacrima giustificata.

Il film che ho visto ieri sera in realtà di lacrime me ne ha fatte versare un sacco, ma ve lo consiglio perché è bellissimo, è una storia vera e il cast è eccezionale.

 “Miracoli dal cielo”, è basato sull’omonimo romanzo autobiografico di Christy Beam e racconta l’incredibile storia della sua famiglia. 

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Anguria e melone in competizione

Non so se anche per voi è così, ma quando arriva l’estate a casa nostra ci sono due frutti che non mancano mai sulla tavola.

Sì, avete capito sto parlando proprio di loro: l’anguria e il melone.

E siccome ho scoperto che il 17 Luglio si celebra la Giornata Nazionale dell’anguria e del melone, mi è venuta voglia di scoprire qualcosa in più su questi due gustosissimi e colorati frutti estivi.

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Come un fiore spezzato

Pubblicato su Confidenze n. 13 Marzo 2017

Solo perché mamma e papà non si vogliono più bene,
non significa affatto che non ne vogliano ai loro figli”.
Mrs Doubtfire

Due settimane. E ancora mi succede di faticare a prendere sonno perché la testa mi scoppia di pensieri, da quando ho scoperto che la mia vita non sarà mai più quella di prima.

E’ pazzesco se penso a come possano cambiare certi scenari all’improvviso.

Ieri ero una quindicenne spensierata, fiera del mio percorso scolastico costellato di buoni voti, con l’unica preoccupazione di pensare a cosa fare del mio futuro, una ragazza innamorata della vita, del suo ragazzo e della sua famiglia.

Una ragazza che credeva che il mondo alla fine fosse sempre e comunque il posto migliore nel quale vivere.

Poi, un giorno questo mondo mi è caduto addosso ed è andato in mille pezzi.

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Le scarpe deluse

A Marzo in occasione del mio compleanno, i miei figli mi avevano regalato uno splendido paio di scarpe da running per uscire tutti i giorni con il mio cane e perché, tra i miei sogni c’è quello di cimentarmi prima o poi in un Cammino.

Durante questi tre mesi ne ho percorsa di strada con queste scarpe e mi ci sono pure affezionata, quindi potete immaginare il mio sconforto quando la scorsa settimana ho notato che entrambe avevano un buco proprio in punta.

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Essere ricordati

C’è una frase che amo davvero tanto e che sovente faccio mia:

“Se ti imbatti in una cosa bella la racconti”

Ed è proprio ciò che faccio soprattutto quando scopro storie di donne che in qualche modo hanno fatto della loro vita un capolavoro, donne talentuose ma anche tenaci, instancabili e perché no anche un po’ ambiziose.

Fino a fine settembre, presso la Reggia di Monza, grazie a un accordo con il museo di Capodimonte è possibile visitare la prestigiosa opera “La Villa Reale di Monza” dell’artista Clelia Grafigna (1899).
Questo particolarissimo capolavoro è un dono realizzato per la regina Margherita di Savoia che qui viene proprio rappresentata nell’ambiente privato della corte sabauda con alle sue spalle la monumentale Villa Reale di Monza. La particolarità di questo dipinto è data dal materiale con il quale è stato minuziosamente realizzato: sughero, carta, stoffa e materiale botanico essiccato. ( E stiamo parlando degli inizi del 1900!)

Clelia Grafigna non era come si pensò erroneamente per lungo tempo, una dama di compagnia della regina, ma una bravissima sarta che aveva aperto un atelier di abiti per bambini nel centro storico di Genova dove realizzava abiti da cerimonia dal battesimo alla prima comunione, ma anche cappottini eleganti che erano i preferiti dalla regina per il figlio Vittorio Emanuele.

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Le mele annoiate

Mi vergogno a scriverlo, ma esattamente come lo scorso anno di questi tempi, mi sono ritrovata con delle povere mele avvizzite che tutti si rifiutano di mangiare.

Non so da quanto tempo se ne stavano lì, in un angolo fresco della taverna, annoiandosi a morte, in attesa che qualcuno si accorgesse di loro.

E finalmente oggi che avevo un po’ di tempo, le ho trasformate in una buonissima torta.

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L’amore in fondo ai piedi

Pubblicato su Confidenze N 9 Febbraio 2019

Forse con i figli bisogna tenere la giusta distanza,

quella che basta a farli camminare da soli,

senza allontanarci troppo, nel caso avessero bisogno.

“Se andate avanti così tu e Carla, sai dove andrà a finire il mio amore per Walter? In fondo ai piedi!”

Arianna mi urla questa frase in faccia e se ne va in camera sbattendo la porta.

Io rimango lì, immobile e inebetita, ancora indecisa se arrabbiarmi, disperarmi, o fare entrambe le cose.

Non so se mi hanno ferita maggiormente le parole che ha pronunciato, il tono che ha usato o la porta che sbattendo ha fatto tremare le mura di questa casa.

Quello che so è che assieme a mio marito due anni fa se ne è andata anche la mia bussola, colui che sapeva perfettamente tenere in equilibrio la storia di questa famiglia e io mi sento ogni giorno sempre più sola e impotente di fronte a ogni decisione da prendere.

Ecco perché mi sono legata ancora di più a Carla, la mia amica da sempre, anche lei rimasta sola da molti più anni di me. Carla è sempre stata al mio fianco, e ci siamo spalleggiate a vicenda nel corso degli anni ogni volta che c’era da affrontare un problema. Con lei ho attraversato l’adolescenza dei nostri figli, l’accudimento dei genitori e infine la perdita dolorosa dei nostri mariti.

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M come mare M come meraviglia

Sono andata qualche giorno al mare con tre splendide adolescenti, mia figlia e due tra le sue amiche più care, Letizia e Maria.

In realtà si è trattata di una mini-vacanza, di quelle organizzate in breve tempo senza troppe pretese né aspettative, con il solo desiderio di  regalarsi uno spicchio di estate.

Amo la montagna, ma devo ammettere che rimango sempre meravigliata da questa infinita distesa d’acqua che è il mare, esercita su di me un potere benefico, soprattutto durante la passeggiata all’alba lungo la riva deserta e silenziosa, in compagnia dei miei pensieri e dei miei passi.

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Un bambino non infrange i sogni

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Concorso letterario “Scrivere Donna” 2010/11
NEOS EDIZIONI

“…perché ogni figlio che mettiamo al mondo ci rende invincibili verso le prove a cui la vita ci sottopone ogni giorno”

“Non potevi stare più attenta?”.

La frase non è tra le più felici, purtroppo me ne rendo conto soltanto dopo averla pronunciata e lo sguardo di mia figlia è più eloquente di qualunque risposta.

“Marta mi dispiace non volevo dire questo” dico cercando di rimediare all’offesa.

“Lascia stare mamma, tanto lo so che è proprio quello che pensi”.

Guardo la donna che ho di fronte e fatico a convincermi che sia mia figlia, visto che non abbiamo niente in comune, nemmeno la somiglianza fisica.

Avevo vent’anni quando è nata, ero piena di sogni e progetti, volevo laurearmi, andare all’estero, trovare un lavoro gratificante e non sarebbe stato certo un figlio a fermarmi.

D’altro canto mi ero lasciata abbindolare dagli occhi più azzurri che avessi mai incontrato e avevo pagato caro quel momento di debolezza. Se non ci fosse stata mia madre non so come avrei fatto, praticamente Marta l’ha cresciuta lei.

E’ diventata una splendida donna, ma ha fatto scelte completamente distanti dalle mie. A ventidue anni ha conosciuto Stefano e si è innamorata follemente, ha abbandonato gli studi nonostante io fossi contraria, si è trovata un lavoro, e nel giro di un anno non solo si è sposata, ma addirittura è rimasta incinta subito.

Ed è nata Silvia, la mia nipotina che ora ha cinque anni. Speravo che le bastasse una figlia, com’era bastata a me. E invece, dopo due anni è rimasta incinta di nuovo ed è nato Tommaso.

Io mi sono sempre stupita di come potessero essere felici nonostante questa vita mediocre, fatta di sacrifici e di notti in bianco.

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G come giardino G come generosità

Dedicato alla mia amica Maria,
che ha intrapreso l’ultimo viaggio della sua vita,
la cui generosità d’animo mi porterò sempre nel cuore.

Se anche voi come me avete la fortuna di avere un giardino, capite bene a cosa mi riferisco quando dico che in questo periodo è una meraviglia per miei occhi.

La bella stagione ha il potere di risvegliare i nostri sensi, rimasti assopiti lungo i grigi mesi invernali, e ho la sensazione che quest’anno, ancora più intensamente rispetto al passato, abbiamo un desiderio prepotente di riempire lo sguardo, il respiro e la pelle di quanto Madre Natura generosamente ci dona senza nulla pretendere in cambio.

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Amina nipote prediletta

Pubblicato su Confidenze N. 36 Settembre 2007

Non basta amare un figlio per renderlo felice,
ma è necessario rispettare le sue scelte,
pur sapendo che potrebbe sbagliare
.

Dedicato a tutte le zie del mondo, guai se non ci fossero.

“Ciao Giudy sei in partenza?”

Mentre carico il trolley in auto, non ho bisogno di voltarmi per sapere che è la mia vicina a farmi questa domanda.

 “Sì Antonia, vado qualche giorno da mio fratello, perché si laurea mia nipote Aurora”.

Io vivo e lavoro a Lecco, mentre Guido, mio fratello gemello al quale sono legatissima, si è trasferito in Valtellina quando ha sposato Adele.
Salgo in macchina e via, mi aspetta un bel viaggio, ma conto di arrivare per l’ora di cena.
Mio fratello e sua moglie vivono in una graziosa villetta in fondo al paese, Guido è medico condotto, mentre Adele ha messo in un cassetto la sua laurea in architettura per seguire i loro tre figli: i gemelli Alberto e Aurora che hanno 25 anni, e la piccola Amina che compie 15 anni il mese prossimo.
Alberto studia per diventare medico come suo papà, ma la strada è ancora lunga, mentre Aurora si laurea in Farmacia. Amina è la mia prediletta, mi somiglia anche fisicamente e le ho fatto da madrina quando è stata battezzata.
Io sono assistente sociale e amo molto questo lavoro che assorbe gran parte della mia giornata e purtroppo anche della mia vita. Ho passato la cinquantina da un pezzo e sto cominciando a rassegnarmi alla mia condizione di single.
Tutto l’amore che mi è rimasto dentro, l’ho riversato sui miei nipoti, e oggi sono la mia ragione di vita anche se li vedo poche volte all’anno.

Lo squillo del cellulare mi distoglie dai pensieri.

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Forte e fragile

Non so se vi è mai capitato, visitando un museo, di trovarvi di fronte ad un’opera talmente grande, che per poterne godere appieno la vista, siete state costrette a indietreggiare di qualche passo.

Soltanto in questo modo il dipinto si è mostrato in tutto il suo splendore e voi siete riuscite a coglierne il significato profondo.

Un anno fa ho perduto mio marito e con lui la nostra bellissima vita insieme.

È stato come trovarsi improvvisamente davanti a un faticoso sentiero di montagna, con uno zaino pesante sulle spalle, e nessuna intenzione, nessun desiderio di partire. Eppure, nonostante tutto, ho cominciato a camminare, e oggi se mi volto indietro vedo tante cose.

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T come tè T come tranquillità

Quando mi capita di essere a corto di argomenti per il mio blog, mi viene sempre in aiuto qualche amica, e per fortuna ne ho tante, che mi fornisce spunti preziosi per i miei articoli.

Oggi il mio grazie va alla cara Cristina, una delle mie amiche più recenti, bellissima persona, sensibile e generosa che mi ha ricordato che il 21 maggio si celebra la Giornata del tè.

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Comfort zone

Bentrovate 🤗🤗

Ricordate che la scorsa settimana avevo chiuso il mio articolo Effetto sorpresa invitandovi ad inviarmi le vostre ricette così da poterle pubblicare nel blog?

Ebbene, sono rimasta piacevolmente stupita quando una blogger ha raccolto il mio invito inoltrandomi una bella ricetta da lei sperimentata più volte.

Innanzitutto ci tengo a presentarvi questa nuova amica, si chiama Giusy e il suo blog, che vi invito a visitare perché molto carino e ricco di contenuti utili e interessanti si chiama https://casalingasemprefelice.blog/

Poi ci tengo a pubblicare la ricetta che naturalmente io ho realizzato perché ero davvero curiosa di vedere il risultato finale, visti gli ingredienti che ora vi elenco.

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