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Il segreto di nonna Aldina Capitolo 8

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Capitolo 6

Capitolo 7

MIRANDA

Avevo sei anni.

Me lo ricordo perché avevo iniziato a frequentare le prima elementare. Era sempre di domenica sera.

La mamma mi stava accompagnando dalla nonna che mi avrebbe tenuta con lei per un’intera settimana.

Piangevo perché non volevo perdere tutti quei giorni di scuola.

“Riportami a casa mamma ti prego”

“Miranda ne abbiamo già parlato non è possibile lo sai”.

Seduta nel seggiolino dell’auto, vedevo nello specchietto retrovisore il suo viso così bello, quel trucco perfetto, il caschetto di capelli biondi che ondeggiava lievemente quando parlava spargendo un profumo di lillà nell’abitacolo dell’auto che mi si depositava nel cuore  come una piuma leggera.

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Il segreto di nonna Aldina Capitolo 7

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SOFIA

Sono così nervosa che ho di nuovo sbavato l’eye liner nel tentativo di metterlo.
Mi tremano le mani e non capisco perché.
Sono andata in scena mille volte, conosco a memoria il copione, sono brava nel mio lavoro e so di piacere al pubblico.
Ho sacrificato la mia vita per il teatro e non tornerei indietro per nessuna ragione al mondo, perché il teatro è l’unico che non mi ha mai tradito.
Ma stasera mi guardo allo specchio e per la prima volta vedo che il tempo ha cominciato a lasciare segni sul mio viso, sempre bello, ma con qualche piccola ruga agli angoli degli occhi.
Le labbra si stanno assottigliando e il colore dei capelli è più spento del solito.

Cosa ne faccio di questo tempo dispettoso che corre lontano senza aspettarmi?

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Stralci di te

Ho già avuto modo di raccontare nelle pagine di questo blog quanto spesso la scrittura mi sia stata di grande supporto per cercare di dare un senso agli eventi più o meno faticosi che hanno attraversato la mia vita.

Uno di questi, è stata la perdita della mia mamma, avvenuta 10 anni fa per una terribile malattia.
Nei giorni difficili di accudimento, giorni intrappolati tra la disperazione e la speranza, ho messo per iscritto parole che come scialuppe di salvataggio mi hanno aiutata a non annegare in quel mare di dolore.
Quando ho saputo che l’associazione Noi,amici dell’hospice e dell’ospedale di Eboli, aveva organizzato il concorso “Le parole che non ho detto”, ho pensato che non avrei potuto trovare mani migliori alle quali affidare il mio racconto, convinta come loro, che non ci sia nulla di più prezioso di un’esperienza condivisa, per alleviare e consolare chi la scrive e chi la legge.

Oggi a quasi due anni da quel giorno, sono accadute due cose importanti:

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