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Per il figlio che non ho mai avuto

Pubblicato su Confidenze N. 48 Novembre 2006

La penombra scende sulla mia casa, ma non ho voglia di accendere le luci.
Ho perso il mio bambino.
Pensarlo fa meno male che dirlo. Se non dai voce al dolore, non rimbalza di continuo come il rumore sordo di una palla, non echeggia come il grido di un’aquila fra le montagne.
Se il dolore si fa silenzio, forse prosciuga meno la voglia di vivere.
Otto anni di matrimonio. Dopo otto anni di speranza e illusioni, quando ormai eravamo rassegnati, accade che una mattina, una sottile linea rosa ci ripaga di tanta attesa, ci dice semplicemente che non siamo più soli e che da quel momento la nostra vita non sarà più la stessa.

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