In evidenza

Il tesoro del campo

pubblicato su Confidenze n. 11 Marzo 2018

“Ma’, puoi dire tu due parole alla mamma di Matteo? Magari sei più convincente di me”.

“Si certo volentieri, dille di venire da me nel pomeriggio”.

Mio figlio Simone è un prete e Matteo è uno dei suoi ragazzi dell’oratorio che vorrebbe entrare in seminario, ma la sua mamma lo sta ostacolando in tutti i modi. Come avevo fatto io tanto tempo fa. Adesso che la mia vita è meravigliosa, che mio figlio è felice, tutto sembra a posto, ma non ho mai dimenticato i sensi di colpa che mi hanno tenuto compagnia a lungo.

Sono sempre stata un cattolica molto poco praticante, con una fede tiepida, dicevo di credere in Dio, ma tutto si fermava lì, qualche messa ogni tanto, giusto per farmi vedere in paese. Gestivo un minimarket che era la mia vita e ci tenevo a fare bella figura con i clienti.

Sono vedova da tanto di quel tempo che me lo sono dimenticata. Mio marito mi ha lasciato il negozio e mio figlio, il mio unico adorato Simone e la mia vita stava scivolando via così, sempre indaffarata e sempre preoccupata di non riuscire ad arrivare a fine mese. Simone è cresciuto in oratorio come tanti suoi compagni, ha fatto il chierichetto, e crescendo anche il catechista. Quando ha terminato gli studi di ragioneria, è partito per una vacanza in montagna con i ragazzi del catechismo e don Maurizio, un giovane coadiutore arrivato in parrocchia da poco. Al suo ritorno una sera Simone mi ha detto di voler entrare in seminario.

Continua a leggere “Il tesoro del campo”
In evidenza

Qui e ora

Oggi celebro così i nostri 29 + 2 anni di matrimonio, con un brindisi che mi ricordi quanto siamo stati felici tu ed io, e con una storia scritta per Confidenze che faccia un po’ pensare alla fugacità dei nostri giorni.

Buon anniversario amore mio .

Continua a leggere “Qui e ora”
In evidenza

La famiglia che vorrei

pubblicato su Confidenze n. 22 Maggio 2019

“Ma di una cosa sarei sempre stato convinto:
qualunque cosa fosse successa, io avrei sempre saputo a chi rivolgermi.
E questa è la migliore definizione di famiglia che mi venga in mente”.

Non sono una cattiva persona.
Ho una laurea in economia, un lavoro di responsabilità, dirigo un’azienda che mi da’ grandi soddisfazioni.
e tutto quello che ho raggiunto me lo sono guadagnato con fatica e con impegno. Davvero, non sono una cattiva persona.
Solo che dopo anni di terapia ho capito che nessuno mi ha insegnato ad amare.
I miei genitori non hanno mai avuto tempo per me, si sono separati quando avevo cinque anni  e mi hanno affidato fin da piccolo a tate, scuole a tempo pieno, vacanze studio all’estero. Non ho imparato a capire cosa significa donarsi all’altro, crederci veramente, costruire qualcosa e prendersene cura.
Non fino quando ho incontrato Chiara.
Svegliarsi la mattina, trovarsela accanto, credere che sei importante per qualcuno e  provare un enorme senso di gratitudine. Abbiamo una bambina, Federica che ha sei mesi, e poi c’è Mattia che ha sette anni.

Raccontata così sembrerebbe una storia perfetta.

Continua a leggere “La famiglia che vorrei”