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Come festeggiare i 60 anni: il mio Giovi Express tra amici, risate e coraggio

Vi ho raccontato di aver compiuto sessant’anni,
ma non di come ho scelto di celebrarli.

E adesso non vedo l’ora di raccontarvelo. 😍😍

Ci sono molti modi per festeggiare un compleanno importante:
una bella festa, un viaggio, un acquisto speciale.

Ma io, da tempo, ne avevo in mente uno davvero unico.
Uno di quelli che non ti lasciano in pace finché non lo realizzi.

Tutto è iniziato quasi per caso, ascoltando una storia in famiglia.

Fabrizio il marito di mia figlia Sara, per i suoi 40 anni, aveva organizzato una sorta di Pechino Express di due giorni con gli amici.
Quando sono tornati, stanchi morti ma pieni di vita, mentre li ascoltavo raccontare, mi sono detta:

“E se lo facessi anch’io?”

E se lo proponessi ai miei amici coetanei per celebrare e alleggerire questo numero che spaventa un po’?E se ci regalassimo una giornata diversa di leggerezza, gioco, imprevisti e risate vere?

Così è nato il mio Giovi Express.
Un po’ Pechino Express, un po’ Giovanna… e molto di noi.

Un modo per dirci, senza troppi discorsi, che
compiere 60 anni non è la fine di qualcosa,
ma può essere l’inizio di un nuovo modo di stare al mondo.

All’organizzazione ci hanno pensato Fabrizio e Sara, Samuele e Benedetta, Susanna e Ilaria, nipote del cuore. ❤️❤️

Ho scelto come data il 25 aprile, cadeva di sabato ed era giorno di festa, mi è sembrato perfetto.

E finalmente, dopo tanta attesa e tanto lavoro…
siamo partiti.

✨ La giornata

La giornata era meravigliosa.

E se vi dico che la caccia al tesoro si è svolta a Lecco, nei luoghi manzoniani,
potete immaginare i paesaggi, la luce, la bellezza che ci hanno accompagnati per l’intera giornata.

Non è stato facile, lo ammetto.

A distanza di due giorni sento ancora il mio corpo brontolare
per gli oltre 18.000 passi percorsi ma quanto ci siamo divertiti!

Abbiamo:

  • preso treni
  • fatto autostop (sì, davvero!)
  • chiesto passaggi e piccoli aiuti

Perché la regola era chiara:

👉 pochi spiccioli in tasca
👉 niente cellulare
👉 tante prove da superare (alcune anche impegnative!)

(Anche se la più dura, per me, è stata imparare “Addio ai monti” in 10 minuti!)

Abbiamo riso, corso, sbagliato strada, aiutato e chiesto aiuto.
E soprattutto abbiamo vissuto una giornata fuori dal tempo.

Alla fine, abbiamo anche proclamato la coppia vincitrice (eravamo in dieci!)
e festeggiato con le cose buone preparate dalla mia famiglia.

Ho capito che se offri alle persone l’occasione di regalarsi un po’ di leggerezza, difficilmente vi rinunciano.

E anche se facciamo fatica a crederci, e ci facciamo mille problemi, chiedere aiuto agli sconosciuti può sorprenderci: non è vero che dicono sempre di no. Anzi, spesso sono proprio le persone inattese a tenderci una mano.

Ogni tanto me lo domando perché condivido le mie storie dentro questo blog.

E la risposta è sempre la stessa:

perché vorrei che attraverso le mie parole, vi arrivasse un pensiero.

“E se provassi anch’io?”

A mettermi al centro qualche volta, a pensarmi speciale e unica, e in grado di realizzare qualunque sogno, qualunque idea anche apparentemente assurda, ma che potrebbe funzionare e rendermi felice, senza preoccuparmi del giudizio degli altri, senza la pretesa di dimostrare qualcosa, senza aspettative se non la curiosità di mettermi in gioco e scoprire di saper fare qualcosa e di saperlo fare bene.

Perché noi donne siamo bravissime a rimandare, a rinunciare, ad annullare (noi stesse) .

“Non è più il momento”
“Non fa per me”
“Ormai…”

E invece no.

Le cose belle non appartengono solo agli altri.
Non sono distanti anni luce, ma sono lì, a portata di mano, sono dove noi decidiamo che siano, vicine o lontane.

Perché come insegna il buon Claudio Baglioni, “La vita è adesso”.

E’ adesso che possiamo scegliere di sentirci vive.

💛 E voi? come lo festeggerete il vostro compleanno?

Come sempre non vedo l’ora di leggervi 🥰🥰

Un abbraccio grande,
e alla prossima storia 💛

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4 giorni a Lisbona tra salite, discese e miradouros

C’è sempre un passaggio, una scala, un vicolo
attraverso il quale Lisbona scappa al turista che
credeva di averla conquistata per sempre”.
Fabrizio Caramagna

Prima che l’esperienza diventi memoria, ci tengo a raccontarvi della bellissima meta che quest’anno le mie sorelle ed io abbiamo scelto per la nostra consueta fuga di marzo: siamo volate a Lisbona.

Se vi state chiedendo cosa vedere a Lisbona in 4 giorni, è presto detto: tante, tantissime cose, ma ecco il nostro itinerario, pieno zeppo di scorci inaspettati, salite infinite, ripide discese e panorami che nessuno sguardo riesce a contenere per intero.

Ci sono città che visiti, e poi ci sono quelle che senti davvero. Lisbona, per me, è stata una di queste. È entrata subito sottopelle, nonostante mi abbia messa a dura prova con le sue salite e discese… e con un tempo non sempre dalla nostra parte.

Siamo partite da Bergamo all’alba del 18 marzo e, poche ore dopo, eravamo già catapultate in una città luminosa, malinconica e sorprendentemente autentica.

Abbiamo alloggiato all’Hotel Praça da Figueira, nel cuore della Baixa: una posizione perfetta per muoversi a piedi e vivere al meglio Lisbona. Se cercate dove dormire in centro, questa zona è davvero strategica.

Lisboa Card alla mano — che consiglio assolutamente — siamo riuscite a risparmiare tempo e denaro, sia per gli ingressi gratuiti sia per gli spostamenti sui mezzi (sì, anche sul mitico tram giallo!). Se vi state chiedendo se la Lisboa Card conviene, la risposta per noi è decisamente positiva.

Ecco il nostro itinerario a Lisbona in 4 giorni, sono sicura di aver dimenticato qualcosa… perché Lisbona sorprende davvero a ogni angolo.

Giorno 1 : Baixa, Chiado e Cabo da Roca

Abbiamo iniziato a esplorare la città partendo dalla Baixa, il quartiere più centrale di Lisbona. Tra Praça da Figueira e Rossio abbiamo respirato subito l’energia della città, tra tram, piazze eleganti e palazzi ordinati.

Passeggiando lungo Rua Augusta — siamo anche salite sull’Arco, panorama splendido — siamo arrivate fino alla magnifica Praça do Comércio, affacciata sul Tago: uno di quei posti dove il tempo sembra rallentare.

Poi Chiado, uno dei quartieri più eleganti di Lisbona, tra librerie storiche e caffè famosi. Qui si trova A Brasileira, famoso per la statua di Pessoa dove ci siamo divertite a farci qualche scatto, e poco distante il suggestivo Convento do Carmo, con le sue rovine affascinanti che lascia letteralmente senza parole talmente è suggestivo.

Nel pomeriggio, complice il meteo perfetto, abbiamo deciso di cambiare programma e partire subito per Cabo da Roca, una delle escursioni imperdibili da fare da Lisbona.

E si è rivelata una delle esperienze più intense del viaggio.

Davanti all’oceano, con il vento forte e il cielo limpido, ho provato quella sensazione di “fine del mondo” difficile da spiegare. Un luogo potente, selvaggio, che ti resta dentro.

Giorno 2: Fátima e Castelo de São Jorge

Un’altra escursione che non volevo perdere era Fatima, facilmente raggiungibile da Lisbona in pullman. Questo santuario è uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti d’Europa. Uno di quei luoghi che ti invitano a fermarti e ad ascoltare. C’era pochissima gente, il cielo era grigio, ma l’atmosfera era silenziosa, quasi sospesa. Non so bene come spiegarlo, ma ogni volta che visito posti così carichi di spiritualità… mi sento a casa.

Giorno 3: Belém e Parque das Nações

Il terzo giorno lo abbiamo dedicato a due anime completamente diverse della città.

La mattina siamo andate a Belém, una delle zone più importanti per capire la storia del Portogallo. Lì non potete perdere la visita al Monastero dos Jerónimos, spettacolare e ricco di dettagli, e la Torre di Belém, uno dei simboli della città. Poco distante si trova anche il Monumento alle Scoperte che abbiamo visitato anche all’interno.

Merita una visita anche il Museu Nacional dos Coches, uno dei musei più particolari di Lisbona, con una collezione incredibile di carrozze storiche.

Tappa obbligata anche al Cristo do Rei veramente suggestivo.

Nel pomeriggio abbiamo cambiato completamente atmosfera spostandoci al Parque das Nações, la zona più moderna di Lisbona.

Qui tutto è diverso: architetture contemporanee, spazi aperti e un bellissimo lungofiume. Un lato meno turistico, ma che non potevamo perdere.

Giorno 4: Sant’Antonio e Alfama

L’ultimo giorno lo abbiamo dedicato a una Lisbona più autentica.

Abbiamo visitato la chiesa e la casa natale di Sant’Antonio, nel cuore della città. Un luogo semplice ma molto sentito, che racconta una parte importante della cultura locale.

Prima di partire, siamo tornate ad Alfama, uno dei quartieri più caratteristici di Lisbona. Perdersi tra i suoi vicoli è una delle cose più belle da fare in città.

Abbiamo salutato Lisbona da uno dei suoi miradouros più belli, tra Santa Luzia e Portas do Sol: viste incredibili sui tetti rossi e sul Tago.

Se avete tempo, vi consiglio anche una tappa al Mercado da Ribeira (Time Out Market), perfetto per comprare qualche regalino

Abbiamo fatto ritorno a casa con la sensazione che qualche giorno in più ci avrebbe fatto davvero comodo, perché Lisbona è così, le sue vie, i suoi vicoli, i suoi panorami ti catturano al tal punto che ti pare un peccato rinchiuderti dentro un museo anche se ce ne sono di bellissimi, ma lei ti rapisce, ed esige di essere esplorata in ogni sua parte.

Lisbona non è una città perfetta, ed è proprio questo il suo fascino. È fatta di salite, luce dorata, nostalgia e dettagli autentici.

È una città da vivere senza fretta, lasciandosi sorprendere.

Andateci prima o poi.

Vi lascio con una carrellata di foto che non seguono un ordine cronologico e vi invito come sempre a raccontarmi la vostra Lisbona, se ci siete già state!

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SESSANT’ANNI: QUANDO LA TESTA FA A PUGNI CON IL CORPO

Di cifre tonde ne ho superate parecchie, ma sinceramente nessuna mi aveva mai fatto questo effetto.

Sessanta.

Il corpo li sente tutti, ma la testa — perdio — nemmeno la metà.

Com’è possibile che questa cifra mi abbia colto così impreparata?

Come si spiega che la mente si lanci di continuo in voli pindarici, mentre il corpo, come una zavorra pesante, si ostini a rimanere ancorato al terreno?

E sì che di vita ne ho vissuta tanta.

Sono sempre andata incontro a ogni cifra tonda con tanto entusiasmo e quel pizzico di sfacciataggine
che mi faceva credere di vivere per sempre.

Ricordo quando ho compiuto dieci anni e, con orgoglio, usavo entrambe le mani per mostrarli.

E i meravigliosi venti, quando ero innamorata della vita e dell’uomo che avrei sposato.

I trenta non li dimenticherò mai, perché li ho celebrati con la nascita del mio secondo figlio.

A quaranta ho lasciato a casa tre figli per scappare a Firenze con mio marito e riprenderci la nostra vita di coppia.

E i cinquanta?

Celebrati con una festa meravigliosa, circondata da tutte le persone che amavo.

Ma i sessanta sono un’altra storia.

Arrivarci non è stato facile.

Perché, strada facendo, ho perduto tante persone che ho molto amato
e che oggi occupano un posto speciale nel mio cuore.

E allora come mi sento?

Mi sento forte e fragile.

Mi sento forte quando capisco che ho smesso di voler piacere a tutti.

Quando non perdo più tempo prezioso a dare spiegazioni delle mie scelte.

Quando decido dove stare, con chi stare e chi amare senza sentirmi in colpa.

Quando penso ai progetti realizzati e a quelli che ancora mi attendono e non vedo l’ora di corrergli incontro.

Quando la paura non mi spaventa più.

E mi sento fragile quando il mio corpo si ribella ed esige cura e attenzione, implorandomi di rallentare.

Quando ancora ogni cosa mi commuove e mi scopro vulnerabile.

Quando la solitudine mi corteggia e devo farmi forza per allontanarla.

E quindi? A cosa voglio brindare in occasione dei miei sessant’anni?

Brindo agli incontri

Quelli passati che mi hanno reso la persona che sono,

quelli presenti inaspettati e bellissimi che continuano a regalarmi stupore e meraviglia

e quelli futuri che custodiscono ciò che posso soltanto immaginare.

Perché, alla fine, cammina cammina, una cosa l’ho imparata:

sono le persone che scegliamo di avere accanto


che fanno davvero la differenza nella nostra vita.

E a proposito di incontri eccomi con le mie due splendide cugine Eugenia e Nevia ritrovate dopo tanti anni.

A loro e a tutti i sessantenni che conosco auguro di conservare la stessa curiosità, lo stesso entusiasmo, e la stessa perfetta leggerezza di quei bambini che cinquant’anni fa, usavano due mani intere per mostrare con orgoglio i loro dieci anni.

“Siamo sempre in ritardo ma ancora in tempo”