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Sposarsi quinta parte: chiedeteci se siamo felici

Dopo la prima parte di Sposarsi in cui vi avevo raccontato del matrimonio di mia nipote Alessandra con
Pietro, della seconda parte di Sposarsi in cui a salire all’altare è toccato a mio figlio Samuele con
Benedetta, della terza parte di Sposarsi che raccontava delle nozze della mia primogenita Sara con
Fabrizio, e della quarta parte Sposarsi che aveva visto unirsi in matrimonio il mio primo nipote Gabriele
con la sua amata Valeria, siccome la vita è veramente generosa e generativa, ieri ho avuto il privilegio di
assistere a un altro sì, quello tra il mio amato nipote Nicolò che ha sposato la sua meravigliosa Veronica. Quando una coppia è felice, succede una cosa straordinaria: gli invitati si sentono investiti da quella felicità, fino quasi a ubriacarsene.

È quello che è accaduto ieri.

E anche voi, che non eravate presenti, sono certa che dalle fotografie raggianti che vedrete qui sotto
riuscirete a immaginare quanto sia stata bella e perfetta questa giornata.

Ogni dettaglio era curato con amore.
Persino il Cielo ha regalato agli sposi una giornata di sole calda e luminosa e la location, immersa nella
natura e piena zeppa di animali, ci ha accolti con gentilezza e discrezione.

Tantissimi gli invitati.

C’eravamo noi, i parenti.

Noi che custodiamo nel cuore il ricordo di quei bambini che correvano per casa, che prendevamo in
braccio, che accompagnavamo nei primi passi della vita, e che all’improvviso ci ritroviamo davanti
mentre promettono amore eterno.

Noi che non possiamo fare a meno di domandarci, a costo di sembrare retorici, come hanno fatto tutti
quegli anni a volare via cosi veloci.

Forse non ce ne siamo accorti proprio perché eravamo troppo impegnati a crescerli, ad amarli, ad
accompagnarli.

Mentre stringevo tra le braccia la mia piccola nipotina Angelica aspirando a pieni polmoni tutto il profumo
della sua infanzia pura, ho pensato che sì, la vita corre veloce, ma in fondo, non è questo che conta, perché
mentre lei corre, noi possiamo scegliere di correre insieme a lei, senza lasciare per strada occasioni,
momenti e istanti preziosi.

Perché alla fine la domanda più importante non è quanto tempo sia passato, ma quanto ci siamo impegnati per essere felici.

A Nicolò e Veronica tutto quello che desideravo augurare l’ho racchiuso in un decalogo, che alla fine
anziché dieci punti, ne contiene dodici, visto che non sono riuscita a sacrificarne nemmeno uno.

E’ dedicato a loro, ma anche a tutte quelle esuberanti e confortanti coppie di amici che ieri ho conosciuto,
testimoni di un desiderio grande di fare di questo mondo, un comodo e sereno spazio in cui vivere e
crescere i loro figli.

A pensarci bene, è proprio questo che mi porto a casa da questo matrimonio: la serenità di sapere che il
mondo, un giorno, sarà affidato anche alle loro mani.

E questa consapevolezza mi fa stare incredibilmente bene.

IL DECALOGO DELLA ZIA GIÒ (da appendere al frigo)

1. Nutrite di parole il vostro amore
Ditevi “ti amo” almeno una volta al giorno. Anche in inglese o in giapponese, se preferite. Per non cadere nella tentazione di dare per scontato ciò che non lo è.

2. Fate spazio ai sogni dell’altro senza dimenticare i vostri
Perché di sogni, di desideri da realizzare, ne avete un milione lo so, e so anche che amare significa sostenere chi abbiamo accanto lungo il suo cammino, senza smarrire la direzione del nostro.

3. Fate pace prima di addormentarvi
Anche quando non avrete cambiato idea.
Anche quando ci sarà ancora qualcosa da chiarire.
Anche quando servirà tempo per aggiustare le cose.
Nel frattempo, fate pace.
E affidate al giorno nuovo il compito di regalarvi uno sguardo diverso sulle cose.

4. Permesso, grazie, scusa
Insieme alle chiavi, al fazzoletto e al cellulare, tenete sempre in tasca queste tre piccole parole:
permesso, per entrare nella vita dell’altro con rispetto.
grazie, per non dare mai nulla per scontato.
scusa, per ricordare che l’amore sa sempre ricominciare. Vi torneranno comode.

5 Praticate la tenerezza
Custodite nella memoria la tenerezza di questo giorno.
Perché la fatica del vivere ce la metterà tutta  per provare a farvela dimenticare. Ma voi siate tenaci. Ne vale la pena.

6. Ridete
L’amore non basta, serve ridere per essere felici.
Perché se non riderete insieme, i giorni si faranno pesanti, impregnati soltanto di doveri, scadenze e impegni.
“Ridere non è leggerezza da quattro soldi, è la cosa più seria che ci sia, è luce che apre la strada,
è grazia che scende sulla nostra anima rotta, sulle nostre ginocchia sbucciate”.

7. Affezionatevi alla vostra quotidianità
Affezionatevi ai vostri rituali rassicuranti, alle piccole abitudini che sanno di casa.
Custoditeli nel tempo, sapendo che potranno cambiare insieme a voi.
Perché la felicità è fatta di piccole cose.

8. Siate misericordiosi con le vostre famiglie
Accogliete le loro fragilità e custodite il bene che vi hanno donato.
Non chiedete loro di essere perfette, ma di rispettare i vostri confini e di esserci nei momenti che contano con amore e discrezione.

9. Sfamate la vostra anima
Con la musica, con i colori, con i libri, con i viaggi, con la bellezza.
Cantate a squarciagola, dipingete con passione e stupore, emozionatevi per ciò che ogni giorno la vita generosamente vi regala e continuate a raccontarlo come sapete fare soltanto voi.

10. Coltivate le amicizie, scegliendole con cura
Scegliete quelle persone che hanno creduto nel vostro amore e che continueranno a crederci anche quando voi stessi farete fatica, prendendosi la briga di ricordarvi la promessa fatta oggi.  Non lasciatele sulla soglia: invitatele a entrare, fate loro spazio sul vostro comodo divano e nella vostra vita. Perché i veri amici non sono spettatori del vostro matrimonio, ma sono custodi discreti e attenti della vostra felicità.

11. Praticate la gentilezza, la pazienza e la costanza
Praticatele verso tutti i Calcifer, gli albicocchi e le creature che la vita metterà sul vostro cammino.
Tutto ciò che viene accolto con amore trova un posto dove fiorire.

12 Non fate promesse che non potete mantenere
Non promettete di non sbagliare.
Promettete di provarci ancora
Non promettete di non scappare, ma promettete che farete sempre ritorno.
Non promettete che non vi perderete mai.
Promettetevi soltanto che saprete ritrovare la strada di casa.

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Come festeggiare i 60 anni: il mio Giovi Express tra amici, risate e coraggio

Vi ho raccontato di aver compiuto sessant’anni,
ma non di come ho scelto di celebrarli.

E adesso non vedo l’ora di raccontarvelo. 😍😍

Ci sono molti modi per festeggiare un compleanno importante:
una bella festa, un viaggio, un acquisto speciale.

Ma io, da tempo, ne avevo in mente uno davvero unico.
Uno di quelli che non ti lasciano in pace finché non lo realizzi.

Tutto è iniziato quasi per caso, ascoltando una storia in famiglia.

Fabrizio il marito di mia figlia Sara, per i suoi 40 anni, aveva organizzato una sorta di Pechino Express di due giorni con gli amici.
Quando sono tornati, stanchi morti ma pieni di vita, mentre li ascoltavo raccontare, mi sono detta:

“E se lo facessi anch’io?”

E se lo proponessi ai miei amici coetanei per celebrare e alleggerire questo numero che spaventa un po’?E se ci regalassimo una giornata diversa di leggerezza, gioco, imprevisti e risate vere?

Così è nato il mio Giovi Express.
Un po’ Pechino Express, un po’ Giovanna… e molto di noi.

Un modo per dirci, senza troppi discorsi, che
compiere 60 anni non è la fine di qualcosa,
ma può essere l’inizio di un nuovo modo di stare al mondo.

All’organizzazione ci hanno pensato Fabrizio e Sara, Samuele e Benedetta, Susanna e Ilaria, nipote del cuore. ❤️❤️

Ho scelto come data il 25 aprile, cadeva di sabato ed era giorno di festa, mi è sembrato perfetto.

E finalmente, dopo tanta attesa e tanto lavoro…
siamo partiti.

✨ La giornata

La giornata era meravigliosa.

E se vi dico che la caccia al tesoro si è svolta a Lecco, nei luoghi manzoniani,
potete immaginare i paesaggi, la luce, la bellezza che ci hanno accompagnati per l’intera giornata.

Non è stato facile, lo ammetto.

A distanza di due giorni sento ancora il mio corpo brontolare
per gli oltre 18.000 passi percorsi ma quanto ci siamo divertiti!

Abbiamo:

  • preso treni
  • fatto autostop (sì, davvero!)
  • chiesto passaggi e piccoli aiuti

Perché la regola era chiara:

👉 pochi spiccioli in tasca
👉 niente cellulare
👉 tante prove da superare (alcune anche impegnative!)

(Anche se la più dura, per me, è stata imparare “Addio ai monti” in 10 minuti!)

Abbiamo riso, corso, sbagliato strada, aiutato e chiesto aiuto.
E soprattutto abbiamo vissuto una giornata fuori dal tempo.

Alla fine, abbiamo anche proclamato la coppia vincitrice (eravamo in dieci!)
e festeggiato con le cose buone preparate dalla mia famiglia.

Ho capito che se offri alle persone l’occasione di regalarsi un po’ di leggerezza, difficilmente vi rinunciano.

E anche se facciamo fatica a crederci, e ci facciamo mille problemi, chiedere aiuto agli sconosciuti può sorprenderci: non è vero che dicono sempre di no. Anzi, spesso sono proprio le persone inattese a tenderci una mano.

Ogni tanto me lo domando perché condivido le mie storie dentro questo blog.

E la risposta è sempre la stessa:

perché vorrei che attraverso le mie parole, vi arrivasse un pensiero.

“E se provassi anch’io?”

A mettermi al centro qualche volta, a pensarmi speciale e unica, e in grado di realizzare qualunque sogno, qualunque idea anche apparentemente assurda, ma che potrebbe funzionare e rendermi felice, senza preoccuparmi del giudizio degli altri, senza la pretesa di dimostrare qualcosa, senza aspettative se non la curiosità di mettermi in gioco e scoprire di saper fare qualcosa e di saperlo fare bene.

Perché noi donne siamo bravissime a rimandare, a rinunciare, ad annullare (noi stesse) .

“Non è più il momento”
“Non fa per me”
“Ormai…”

E invece no.

Le cose belle non appartengono solo agli altri.
Non sono distanti anni luce, ma sono lì, a portata di mano, sono dove noi decidiamo che siano, vicine o lontane.

Perché come insegna il buon Claudio Baglioni, “La vita è adesso”.

E’ adesso che possiamo scegliere di sentirci vive.

💛 E voi? come lo festeggerete il vostro compleanno?

Come sempre non vedo l’ora di leggervi 🥰🥰

Un abbraccio grande,
e alla prossima storia 💛

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4 giorni a Lisbona tra salite, discese e miradouros

C’è sempre un passaggio, una scala, un vicolo
attraverso il quale Lisbona scappa al turista che
credeva di averla conquistata per sempre”.
Fabrizio Caramagna

Prima che l’esperienza diventi memoria, ci tengo a raccontarvi della bellissima meta che quest’anno le mie sorelle ed io abbiamo scelto per la nostra consueta fuga di marzo: siamo volate a Lisbona.

Se vi state chiedendo cosa vedere a Lisbona in 4 giorni, è presto detto: tante, tantissime cose, ma ecco il nostro itinerario, pieno zeppo di scorci inaspettati, salite infinite, ripide discese e panorami che nessuno sguardo riesce a contenere per intero.

Ci sono città che visiti, e poi ci sono quelle che senti davvero. Lisbona, per me, è stata una di queste. È entrata subito sottopelle, nonostante mi abbia messa a dura prova con le sue salite e discese… e con un tempo non sempre dalla nostra parte.

Siamo partite da Bergamo all’alba del 18 marzo e, poche ore dopo, eravamo già catapultate in una città luminosa, malinconica e sorprendentemente autentica.

Abbiamo alloggiato all’Hotel Praça da Figueira, nel cuore della Baixa: una posizione perfetta per muoversi a piedi e vivere al meglio Lisbona. Se cercate dove dormire in centro, questa zona è davvero strategica.

Lisboa Card alla mano — che consiglio assolutamente — siamo riuscite a risparmiare tempo e denaro, sia per gli ingressi gratuiti sia per gli spostamenti sui mezzi (sì, anche sul mitico tram giallo!). Se vi state chiedendo se la Lisboa Card conviene, la risposta per noi è decisamente positiva.

Ecco il nostro itinerario a Lisbona in 4 giorni, sono sicura di aver dimenticato qualcosa… perché Lisbona sorprende davvero a ogni angolo.

Giorno 1 : Baixa, Chiado e Cabo da Roca

Abbiamo iniziato a esplorare la città partendo dalla Baixa, il quartiere più centrale di Lisbona. Tra Praça da Figueira e Rossio abbiamo respirato subito l’energia della città, tra tram, piazze eleganti e palazzi ordinati.

Passeggiando lungo Rua Augusta — siamo anche salite sull’Arco, panorama splendido — siamo arrivate fino alla magnifica Praça do Comércio, affacciata sul Tago: uno di quei posti dove il tempo sembra rallentare.

Poi Chiado, uno dei quartieri più eleganti di Lisbona, tra librerie storiche e caffè famosi. Qui si trova A Brasileira, famoso per la statua di Pessoa dove ci siamo divertite a farci qualche scatto, e poco distante il suggestivo Convento do Carmo, con le sue rovine affascinanti che lascia letteralmente senza parole talmente è suggestivo.

Nel pomeriggio, complice il meteo perfetto, abbiamo deciso di cambiare programma e partire subito per Cabo da Roca, una delle escursioni imperdibili da fare da Lisbona.

E si è rivelata una delle esperienze più intense del viaggio.

Davanti all’oceano, con il vento forte e il cielo limpido, ho provato quella sensazione di “fine del mondo” difficile da spiegare. Un luogo potente, selvaggio, che ti resta dentro.

Giorno 2: Fátima e Castelo de São Jorge

Un’altra escursione che non volevo perdere era Fatima, facilmente raggiungibile da Lisbona in pullman. Questo santuario è uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti d’Europa. Uno di quei luoghi che ti invitano a fermarti e ad ascoltare. C’era pochissima gente, il cielo era grigio, ma l’atmosfera era silenziosa, quasi sospesa. Non so bene come spiegarlo, ma ogni volta che visito posti così carichi di spiritualità… mi sento a casa.

Giorno 3: Belém e Parque das Nações

Il terzo giorno lo abbiamo dedicato a due anime completamente diverse della città.

La mattina siamo andate a Belém, una delle zone più importanti per capire la storia del Portogallo. Lì non potete perdere la visita al Monastero dos Jerónimos, spettacolare e ricco di dettagli, e la Torre di Belém, uno dei simboli della città. Poco distante si trova anche il Monumento alle Scoperte che abbiamo visitato anche all’interno.

Merita una visita anche il Museu Nacional dos Coches, uno dei musei più particolari di Lisbona, con una collezione incredibile di carrozze storiche.

Tappa obbligata anche al Cristo do Rei veramente suggestivo.

Nel pomeriggio abbiamo cambiato completamente atmosfera spostandoci al Parque das Nações, la zona più moderna di Lisbona.

Qui tutto è diverso: architetture contemporanee, spazi aperti e un bellissimo lungofiume. Un lato meno turistico, ma che non potevamo perdere.

Giorno 4: Sant’Antonio e Alfama

L’ultimo giorno lo abbiamo dedicato a una Lisbona più autentica.

Abbiamo visitato la chiesa e la casa natale di Sant’Antonio, nel cuore della città. Un luogo semplice ma molto sentito, che racconta una parte importante della cultura locale.

Prima di partire, siamo tornate ad Alfama, uno dei quartieri più caratteristici di Lisbona. Perdersi tra i suoi vicoli è una delle cose più belle da fare in città.

Abbiamo salutato Lisbona da uno dei suoi miradouros più belli, tra Santa Luzia e Portas do Sol: viste incredibili sui tetti rossi e sul Tago.

Se avete tempo, vi consiglio anche una tappa al Mercado da Ribeira (Time Out Market), perfetto per comprare qualche regalino

Abbiamo fatto ritorno a casa con la sensazione che qualche giorno in più ci avrebbe fatto davvero comodo, perché Lisbona è così, le sue vie, i suoi vicoli, i suoi panorami ti catturano al tal punto che ti pare un peccato rinchiuderti dentro un museo anche se ce ne sono di bellissimi, ma lei ti rapisce, ed esige di essere esplorata in ogni sua parte.

Lisbona non è una città perfetta, ed è proprio questo il suo fascino. È fatta di salite, luce dorata, nostalgia e dettagli autentici.

È una città da vivere senza fretta, lasciandosi sorprendere.

Andateci prima o poi.

Vi lascio con una carrellata di foto che non seguono un ordine cronologico e vi invito come sempre a raccontarmi la vostra Lisbona, se ci siete già state!