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P come parola, P come potenza

Questa settimana sono stata costretta mio malgrado a salutare due donne speciali.

Le persone che vedete accanto a me in questa foto si chiamano Anzhelika e Anton, sono rispettivamente figlia e nipote della cara Raissa, la badante che accudisce mia suocera da diversi anni.

Loro vivevano in Ucraina, Anzhelika  aveva un lavoro, Anton aveva appena terminato gli studi a Varsavia e si era da poco laureato. Era tornato a casa per cercare un lavoro e stare vicino a sua madre, che il papà l’ha perso quando era ancora piccolo.

Sembra una storia familiare simile alle nostre, con la differenza che quasi un anno fa, a questa famiglia come a tante altre, la guerra ha spazzato via tutto in un momento: casa, lavoro, sogni, speranze, futuro, lasciando in cambio soltanto paura e disperazione.

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Quell’adorabile eccezione che conferma la regola

Come in ogni famiglia che si rispetti, anche a casa nostra vigono delle regole più o meno ferree che hanno decisamente contribuito lungo gli anni a mantenere in equilibrio le relazioni tra i suoi componenti.

Abbiamo la regola che l’ultimo che rientra a casa la sera spegne la luce del soggiorno, che si viene a tavola al primo richiamo, che non si esce senza chiavi, fazzoletto e cellulare e così via.

Ma c’è sempre stata una regola che nessuno ha mai pensato di infrangere stabilita fin dai primi anni di matrimonio da me e mio marito, ed era quella di non guardare la tv durante l’ora di cena, perché avrebbe tolto tempo e spazio al dialogo e alla condivisione della giornata.

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Operazione “leggerezza”

In uno dei pomeriggi più caldi di questa estate, ho deciso di dare inizio all’ operazione “leggerezza” che da qualche tempo mi frullava nella testa.

Abitiamo in questa casa da più di vent’anni e come in tutte le case, soprattutto quelle grandi, con mansarda, intercapedini, e box doppio, c’è spazio sempre per tutto.

Soprattutto mio marito ha sempre fatto fatica a liberarsi di qualunque cosa e con il tempo abbiamo accumulato libri, giochi, elettrodomestici ancora funzionanti ma sostituti perché obsoleti, abiti dismessi, scatole vuote, insomma veramente tanta roba.

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