L’ULTIMA MISSIONE

Pubblicato su Confidenze n.25 Giugno 2018

Diversi anni fa partecipai al funerale del figlio quindicenne di una mia cara amica, morto in un incidente stradale. Ricordo di aver pensato all’inizio della celebrazione, che avrei proprio voluto ascoltare l’omelia del sacerdote  per scoprire cosa si sarebbe inventato per rendere se non sensato almeno sopportabile quel dolore. Rimasi stupita quando lui semplicemente disse che ciascuno di noi nasce con il compito di portare a termine delle missioni, e soltanto nel momento in cui adempiamo a questo compito, siamo pronti per lasciare questa vita.

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FLY VOLO LEGGERO

pubblicato su Confidenze n. 17 Aprile 2018

Il primo cane che è entrato a far parte della nostra famiglia l’avevamo chiamata Lulù, una cucciola meticcia color miele arrivata a bordo di un furgone partito dal sud dopo un  viaggio  di oltre dieci ore dentro una gabbia. La mia mamma era morta da poco tempo a causa di un cancro che in soli due mesi me l’aveva portata via.Quando ho visto la foto di Lulù, ho capito che solo in quel modo sarei riuscita a chiudere la spaccatura nel cuore che la morte di una persona cara provoca, scava e allarga oltremisura. In famiglia non sapevamo niente di cani. Non potrò mai dimenticare il momento in cui me l’hanno messa tra le braccia e lei timidamente mi ha leccato la mano. Nascono così certi amori primordiali e non sono destinati a finire come quelli tra gli umani, perché durano fino alla morte. E’ stato come risvegliare sensi assopiti, come scoprire di avere un pozzo di amore al quale nessuno aveva mai attinto, e mi sono chiesta come avessi fatto ad arrivare a quel momento privandomi di un sentimento così forte e coinvolgente. Certo non era vita facile, Lulù era incontenibile, abbaiava in continuazione, mordeva tutto ciò che le capitava a tiro, tende, mobili, giochi,un disastro.E poi scappava.

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PROFUMO DI AMMORBIDENTE

PUBBLICATO SU CONFIDENZE N. 44  OTTOBRE 2018

Non mi è mai piaciuto il silenzio. Sono cresciuta in una famiglia numerosa, con tre fratelli e due sorelle e c’era sempre un gran viavai in casa mia. Poi mi sono sposata e ho avuto tre figli meravigliosi che sono diventati il senso della mia vita u angolo di questa casa con la loro presenza. Mio marito è una brava persona ma come dicono loro, un po’ orso, insomma uno di quegli uomini con il quale fare conversazione non è molto semplice. Gran lavoratore con un senso del dovere oltremisura, mantiene la famiglia da trent’anni, ma niente di più, perché quando rientra a casa si siede sul divano, accende la tv e mi chiede a che ora si cena. In comune abbiamo sempre avuto molto poco, però avevo quasi trent’anni quando l’ho conosciuto e cominciavo a perdere la speranza di crearmi una famiglia, quindi,  non ho perso troppo tempo alla ricerca del principe azzurro.

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