F come fichi F come frustrazione

Che sono un po’ fissata con la preparazione delle marmellate ormai l’avrete capito da un pezzo.🙄🙄

Dopo essermi cimentata con fragole, pesche, albicocche e prugne, è arrivata la stagione dei fichi.

Molti anni fa avevo un bellissimo albero in giardino che ne produceva così tanti, da preparare marmellata per tutto l’inverno, poi purtroppo è morto e pur avendone piantati altri, ho paura che dovrò pazientare ancora parecchio prima che diventino grandi e rigogliosi, quindi per il momento cerco di accontentarmi dei piccoli frutti che mi regalano.

Certo quando li confronto con quelli che mi regala il mio gentilissimo vicino di casa, il signor Renzo, fatico a nascondere un po’ di frustrazione.

Ieri però, quando ho colto quelli maturi mi sono detta: “Magari non sono adatti per la preparazione della marmellata ma posso pensare a una ricetta speciale che li valorizzi”.

Così mi è venuta in mente la ricetta di una crostata ripiena che ho subito realizzato e che volentieri vi condivido, ideale da gustare in questa domenica settembrina tanto piacevole.

CROSTATA DI FICHI SUPERGOLOSA
INGREDIENTI
PASTA FROLLA
280 gr di farina
120 gr di burro
140 gr di zucchero
1 uovo intero e un tuorlo
Un pizzico di sale fino
RIPIENO
500 gr di fichi
50 gr. di zucchero di canna
Una spruzzata di limone
qualche biscotto secco (facoltativo)
Preparate la pasta frolla e mettetela in frigo per una mezz’oretta. Nel frattempo sbucciate i fichi, fateli a pezzetti e cuoceteli in padella per dieci minuti con lo zucchero di canna e il limone. Quando saranno diventati una bella purea, aggiungete qualche biscotto secco sbriciolato. Dividete la pasta frolla in due parti, stendete la prima parte nella teglia imburrata, bucherellatela un po’, quindi versate il composto e coprite con la seconda parte, sigillandola bene. Bucherellate la superficie e infornate a 180 gradi per 30/40 minuti. Se vi piace spolverizzate con un po’ di zucchero a velo.

FRUSTRAZIONE

La frustrazione è un’emozione che proviamo quando qualcosa non va come previsto, quando non riusciamo a ottenere ciò che vogliamo, a soddisfare un bisogno: è la mancata realizzazione di un desiderio.

Ci sentiamo frustrati quando veniamo a conoscenza di situazioni ingiuste, disoneste, immorali e non possiamo intervenire per modificarle, oppure dobbiamo aspettare un tempo che ci pare lunghissimo prima di poter intervenire.

Anche quando ci accorgiamo che quel nuovo desiderio che ci è nato nel cuore, (che sia magari di provare a cambiare un po’la nostra vita), fa a pugni con la consapevolezza che il tempo, le possibilità economiche, certi legami infelici, ne impediscono la realizzazione, ci sentiamo profondamente frustrate.

E poi c’è la frustrazione che ci assale quando ci tocca prendere atto, malgrado la nostra buona volontà, di non essere in grado di perseguire un risultato: aggiustare un rubinetto che perde, parlare davanti a un pubblico, guidare in autostrada, far funzionare una relazione che è finita da un pezzo.

Sperimentare il senso di frustrazione non è di certo piacevole, anzi, genera impotenza, rabbia, e tanta delusione.

Non vi dico come mi sono sentita durante quest’ultimo anno, ogni volta che ho dovuto affrontare incombenze delle quali si è sempre occupato mio marito: montare un mobile, preparare i documenti per il 730, far quadrare i conti, capire perché l’aspirapolvere ha smesso improvvisamente di funzionare, certi giorni mi prendeva una frustrazione tale che mi conduceva dritta alle lacrime.

Eppure sentirsi frustrati qualche volta ci permette di crescere, di comprendere e accettare i nostri limiti, di provare a superarli, ma anche di imparare a chiedere aiuto, se necessario.

Ogni volta che facciamo esperienza di questa emozione, impariamo a riconoscerla, a gestirla, ad accettarla, impariamo il tempo dell’attesa, del desiderio che forse non si realizza nell’immediato, ma che ci chiede di impegnarci, di mettere in gioco capacità che nemmeno sospettavamo di possedere.

Se la frustrazione viene accolta e ben gestita, genera quel sano sentimento di amor proprio, che ci stimola ad adoperarci, di qualunque cosa si tratti, anche a costo di sbagliare rovinosamente.
Può darsi che quel piccolo elettrodomestico che ho smontato io non lo sappia più montare, quel chiodo nel muro sia irrimediabilmente storto, ma se non altro, potrò dire di non essere rimasta ferma a guardare.

Trasformare la frustrazione in desiderio di rivalsa, ecco il segreto.

Per scoprire di saper fare qualcosa e di saperlo fare bene, come mi ha ricordato una volta la mia amica Marisa.

Un po’ come i miei piccoli alberi di fico insomma, che mi hanno dato una grande lezione di dignità.

 “Impara come trasformare la frustrazione in fascino.
Affascinandoti alla vita imparerai molte più cose di quanto potresti se fossi frustrato da essa.”
Jim Rohn.

Amiche, vi auguro una buona domenica e non vedo l’ora di leggere attraverso quale esperienza avete fatto della frustrazione un punto di forza e non di debolezza 😉😉

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11 pensieri su “F come fichi F come frustrazione

  1. Una vera e propria frustrazione credo di essere 8n grado di poter dire di non averla mai provata almeno a tutt’oggi, sono una persona cocciuta e quello che non so fare cerco d’imparare magari la prima volta non nel migliore dei modi, ma poi piano piano diciamo che posso diventare più capace e quindi migliorarmi correggendo il tiro. Quando in un qualcosa non riesco, semplicemente comprendo che on fa per me, ma lo ammetto sensa nessuna frustrazione, nella vita non si può pretendere di conoscere tutto, di avere il controllo su tutto e di saper fare e riuscire sempre in tutto.

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      1. Si qualche volta è importante anche sfidarsi però sempre con la giusta consapevolezza che di non cadere in frustrazione se non si riuscisse a superare quel limite. Penso che occorre 3ssere sempre sinceri con noi stessi e alle volte anche osare non guasta!!! Buona serata 😊

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  2. fuoritempofuoriluogo

    La frustrazione è un sentimento del quale farei volentieri a meno. Tuttavia riuscire a trasformarla in un “input” per migliorare se stessi e raggiungere obiettivi anche diversi da quelli originari può essere un modo nuovo per darle un altro significato.
    Maria Domenica

    Piace a 1 persona

  3. Silvia

    cara Giovanna la frustrazione è la base delle spinte a migliorarmi per quanto mi riguarda, anche se nel momento in cui la provo mi blocca. Ma ho imparato con l’esperienza che non mi devo far sopraffarre dalla frustrazione anzi la sfido!
    Mettermi in gioco è un piacere anche se non sempre i risultati sono eccellenti ma crescere fa parte del mio progetto di vita 😉
    Anche se a differenza tua in cucina non ci provo proprio ecco li si che mi viene la frustrazione ma quella non l’ascolto proprio e allora… faccio cucinare marco 🙂
    un abbraccione

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