Albino albero felice

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Quando Susanna frequentava la prima elementare, in occasione della Settimana della Lettura che si svolgeva a scuola in questo periodo ogni anno, avevo scritto la storia di Albero Albino, ispirandomi a una canzone che a lei piaceva molto.

un albero è un amico

Per l’occasione mio fratello Enrico che ormai conoscete molto bene, aveva realizzato un albero di legno e vi lascio immaginare lo stupore dei bambini vedendomi entrare in classe per raccontare loro la storia, con un albero alto quasi quanto la sottoscritta.

Non so perché mi è tornata alla mente, ma desidero condividerla con voi, così potrete raccontarla ai vostri bambini e in questo modo, come ogni storia che si rispetti, non verrà mai dimenticata.

La voglio dedicare a tutte le Susanna che amano stare ad ascoltare storie.

Albero Albino si svegliò contento quella mattina: gli uccellini cinguettavano gioiosi sui suoi rami, mentre il sole faceva capolino tra le sue foglie verde brillante. C’erano voluti anni di paziente attesa per crescere e diventare così rigoglioso, ma ora che aveva conquistato un posto d’onore a Boscobello, poteva davvero considerarsi fortunato poiché era molto amato da tutti gli abitanti del bosco. A interrompere i suoi pensieri arrivò messer Gufo.

“Buongiorno messer Gufo” lo salutò allegramente l’albero “com’è andata la notte?”

“Mmhh” bofonchiò l’uccello ”troppo movimentata per i miei gusti. Movimenti sospetti e strane voci”.
“Che genere di voci? “domandò Albero Albino che aveva il sonno pesante e non si era accorto di nulla.
“Voci umane, niente di buono” rispose il gufo “meglio tenere gli occhi aperti, amico. Ora vado a schiacciare un pisolino”. Ma Messer Gufo, che di esperienza ne aveva tanta e di fiducia negli uomini poca, aveva visto giusto.

La sera precedente, infatti, due tipi sospetti erano arrivati a Boscobello per fare un sopralluogo e tornarono di nuovo quello stesso pomeriggio.

 “Ecco signor sindaco” esordì un tipo calvo indicando proprio Albero Albino, “se vogliamo realizzare l’area pic-nic che lei ha chiesto e uno spazio giochi per i bambini, l’albero da abbattere è proprio questo”.
“Certo si tratta di un albero secolare, non c’è dubbio, ” continuò l’altro tipo che aveva due baffoni lunghi un chilometro, vedendo l’esitazione del sindaco, “ma guardi quanti ce ne sono qui intorno, e poi pensi a cosa realizzeremo: tavolini, panchine, spazio per il barbecue, parco giochi per i bambini, la cittadinanza non potrà che esserle grata per questa iniziativa, che senza dubbio andrà ad influire positivamente sulla sua candidatura alle prossime elezioni…” concluse grattandosi il mento.
“Una proposta per migliorare la qualità del tempo libero dei miei cittadini potrebbe essere una buona idea per convincerli ad eleggermi di nuovo” pensò il sindaco “certo non sono stato un sindaco tra i più benvoluti e rispettati, tuttavia con questa proposta potrei riguadagnare la loro stima e la loro fiducia”.
“Di questo può stare certo signor sindaco” disse ancora il tipo calvo calcando la frase.
“E va bene” rispose infine il sindaco aggiustandosi gli occhiali sul naso, ”stasera presenterò la proposta al Consiglio Comunale e se approveranno la prossima settimana potrete dare inizio ai lavori”.
Tutti se ne andarono soddisfatti.

Albero Albino che assieme ai suoi compagni aveva ascoltato incredulo l’intero discorso, era davvero turbato.
 “Ugo usignolo corri a chiamare Messer Gufo, e fai in fretta!” disse all’uccellino che stava sul suo ramo più alto.
L’uccellino spiccò velocemente il volo e tornò ben presto accompagnato dal vecchio gufo al quale aveva raccontato ogni cosa lungo la strada.
“Che ti avevo detto Albero Albino?” tuonò furioso “lo sapevo, me lo sentivo che nell’aria c’era qualcosa di terribile e tu non mi hai creduto!”
“Che possiamo fare Messer Gufo?” chiese sconsolato l’albero “ormai non ci restano che pochi giorni per trovare una soluzione”.
“So bene che non ci resta molto tempo” rispose burbero il vecchio gufo “qui bisogna chiedere aiuto agli umani, altrimenti non ce la faremo mai a fermare questa gente”.

Proprio in quel momento uscì dal cavo dell’albero Mamma Scoiattola che aveva ascoltato in silenzio tutta la vicenda “Ascoltate, forse posso aiutarvi” disse.
“Scotty è diventato amico di alcuni umani, sono bambini che arrivano a Boscobello tutti i pomeriggi portandogli del cibo. All’inizio ero preoccupata, ma poi seguendolo di nascosto, mi sono dovuta ricredere, perché questi bambini sono proprio carini e affettuosi con lui.
 “Ma certo, i bambini, perché non ci ho pensato prima?” esclamò all’improvviso Messer Gufo.
“Se noi faremo conoscere ai bambini le cattive intenzioni del sindaco, certo faranno qualcosa per aiutarci”.
“Sì, ma come faremo a comunicare con loro?” domandò poco fiducioso Albero Albino.
“Ci penserò io con l’aiuto dei miei fratelli!” esclamò Ugo usignolo “Domattina mentre saranno a scuola entreremo cinguettando così forte che saranno costretti a seguirci per capire ciò di cui abbiamo bisogno!”
“E dove li condurrete?” chiese Albero Albino.
“Qui da te, naturalmente, ma non prima d’aver fatto una piccola sosta dove dico io…” disse l’uccellino.
“Ottima idea Ugo Usignolo credo proprio che funzionerà!” esclamò Messer Gufo.

Quella notte Albero Albino dormì poco e male, perché nonostante si fidasse dei suoi amici uccellini, non poteva fare a meno di essere un po’ preoccupato.
Intuendo la sua inquietudine, messer Gufo trascorse la notte sul suo ramo più alto, per tenere d’occhio la situazione.

Il mattino seguente gli uccellini partirono molto presto e come stabilito, volarono verso la scuola.
Appena vi giunsero cominciarono a cinguettare con forza tutti insieme proprio davanti alle finestre delle aule picchiettando insistentemente con il loro becco sui vetri.
Naturalmente la curiosità dei bambini ebbe il sopravvento, perché nonostante i ripetuti richiami delle insegnanti, non appena sentirono quel cinguettio assordante, corsero fuori per inseguire lo stormo.
“Chissà dove si dirigono” chiese uno dei bimbi più piccoli.
”Sembrano spaventati”.
“Seguiamoli!” rispose l’amico.

Immaginatevi lo stupore del sindaco quando si fermarono davanti alla sua casa, e soprattutto lo sconcerto di quest’ultimo, quando affacciandosi, vide quella gran confusione.
“Che succede qui?” gridò “perché non siete a scuola? E cosa vogliono tutti questi uccelli?”
“Non sono uccelli qualsiasi” rispose un altro bambino “sono gli uccellini del bosco e noi li stiamo seguendo perché sembra che vogliano mostrarci qualcosa.” rispose un bimbo dai capelli rossi.
“Perché non viene con noi signor sindaco?” chiese un altro bambino paffuto.
 “Seguire degli uccelli? Che stupidaggine. Ho ben altro a cui pensare e anche voi dovreste tornare in classe!”
“Io invece credo che lei dovrebbe dare buon esempio a questi bambini e venire con noi, dimostrando che non ha nulla di cui preoccuparsi “ disse una maestra che non nutriva molta simpatia per il sindaco.
“Sì, mi sembra una buona idea” ribadì un’altra insegnante e un coro di voci si levò insistente.
“E va bene, va bene, verrò con voi” si arrese il sindaco ”altrimenti oggi non mi lascerete lavorare”.

E così, una stravagante processione di uccelli e umani, si diresse verso il bosco.

Quando vi giunsero gli uccellini si posarono tutti quanti su Albero Albino continuando a cinguettare senza sosta.
“Guardate, si sono posati sul nostro albero più grande, come mai?” domandò un altro bambino con i capelli ricci.
“Io credo che il problema sia proprio qui, signor sindaco lei non ne sa niente?” chiese una maestra.
Ma il signor sindaco non rispose, perché era troppo sconvolto da ciò che stava vedendo.
“Com’è possibile? “ si domandò” come hanno saputo di quest’albero?”
“Allora signor sindaco? “ chiese ancora un’insegnante “ieri sera se non sbaglio si è riunito il Consiglio Comunale di cosa avete parlato?”

“Ecco, io, veramente…” cominciò deglutendo a fatica ancora incredulo “sì, in effetti, il Consiglio ha deliberato per la costruzione di un’area pic-nic proprio in questa zona, con un parco giochi per i bambini, ma prima è necessario creare un ampio spazio e quindi…”.
“E quindi?” domandò un’altra maestra.
“Quindi si rende necessario l’abbattimento di questo albero, però come vedete ce ne sono molti altri nelle vicinanze e poi pensate all’utilità di questo spazio, per voi bambini, per le persone anziane …”

“Mio nonno è anziano, ma sono sicuro che piuttosto che rinunciare a quest’albero, farebbe volentieri a meno della vostra area pic-nic” intervenne una bambina che Albero Albino amò subito.
“Signor sindaco, questa è la casa del mio amico scoiattolo, non potete abbatterlo, altrimenti dove andrà a vivere con la sua famiglia?” lo supplicò un altro bambino.
 Ascoltando tutte quelle accorate richieste, al sindaco si strinse il cuore.
“Cosa stavo per fare?” pensò “Questi bambini mi hanno aperto gli occhi”.
“E va bene, annullerò il progetto area pic-nic e mi scuso anche solo per aver pensato di abbattere questo maestoso albero”.

Un applauso scrosciante riempì l’intero bosco, soddisfatti gli umani fecero lentamente ritorno in paese senza sapere che in quel momento un albero avrebbe voluto versare lacrime di gioia, se soltanto ne fosse stato capace.

“Ah quanto vorrei poterli abbracciare ad uno ad uno con i miei rami” sospirò l’albero commosso per l’intervento coraggioso dei cittadini.

“Beh, puoi sempre ringraziare me” bofonchiò messer Gufo.

 “Messer Gufo tu e gli uccellini mi avete salvato la vita ed io non lo dimenticherò mai” rispose Albero Albino.

“Va bene, va bene, ma adesso lasciami andare a dormire che sono due giorni che non chiudo occhio”.

E messer Gufo volò rapido in alto per nascondere la sua commozione, altrimenti, chi avrebbe più creduto nel suo autorevole brontolamento?

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