Qui e ora

Oggi celebro così i nostri 29 + 2 anni di matrimonio, con un brindisi che mi ricordi quanto siamo stati felici tu ed io, e con una storia scritta per Confidenze che faccia un po’ pensare alla fugacità dei nostri giorni.

Buon anniversario amore mio .

Pubblicato su Confidenze N. 7 Febbraio 2020

“Ne è proprio sicuro? No perché sa, poi indietro non posso mica tornare”.
“Signor Bianchi sono sicurissimo, lei ha 62 anni e una contribuzione di 38 anni, quindi è assolutamente in regola con i criteri richiesti, può andare in pensione alla fine dell’anno”.
Sono rimasto esterrefatto per un tempo decisamente lungo, tant’è vero che l’impiegato del Caf, gentilmente mi aveva invitato a lasciare il posto ad altri che aspettavano pazienti in sala d’attesa.
“Si prenda del tempo per riflettere naturalmente, e poi mi faccia sapere”.
Dico la verità, alla pensione non avevo mai pensato seriamente, ero convinto di dover lavorare almeno altri cinque anni. Sì ogni tanto con mia moglie facevamo progetti, lei vorrebbe andare a Capo Nord da una vita e io le dico sempre: “Quando sarò in pensione ci andremo”, ma senza  crederci davvero.

Lavoro in una grande azienda come responsabile amministrativo, ho fatto una buona carriera, vado d’accordo con colleghi e capi, insomma, non me la passo tanto male, anche se ora ho scoperto che forse potrei passarla ancora meglio. Quando è saltata fuori questa quota cento, il mio primogenito che si è appena laureato in economia mi ha detto: “Papà perché non provi a informarti? Magari hai i requisiti”.

Più per curiosità che altro, mi sono rivolto a un Caf, ho portato tutta la documentazione  e ho scoperto di poter andare in pensione a fine anno.
Avevo chiamato subito mia moglie mentre ero in auto. “Lorena indovina un po’? Posso andare in pensione”.
“Dai Claudio non scherzare per favore”. Lei non aspetta altro. Non lavora, perché ha lasciato l’impiego quando è nato il nostro terzo figlio che adesso ha 18 anni e mentre fino a qualche anno fa non aveva tempo per fare nulla, adesso che i figli sono cresciuti continua a fare progetti e non perde occasione per ripetermi che è ora che ci prendiamo del tempo per noi.
“Non scherzo Lore, posso a fine anno”. Silenzio. “Lore ci sei?”

“Sì sì ci sono è solo che…mi sembra un grandissimo regalo ecco, uno di quei regali inaspettati che sembrano troppo belli per essere veri…”

“Vabbe’ non esagerare dai, comunque stasera ne parliamo anche con i figli”.

Abbiamo tre maschi Lorena e io, di 25, 23 e 20 anni, bravi ragazzi per fortuna, solo che stanno ancora tutti studiando, vivono in casa  e quindi li manteniamo, anche se cercano di pesare il meno possibile dandosi da fare con qualche lavoretto quando capita. La sera a cena li ho trovati già convinti da mia moglie. Tutti pronti a fare sacrifici, a rinunciare a qualcosa.
“Papà è ora che ti prendi un po’ di tempo per te e per la mamma dai, non puoi perdere questa occasione”. Hanno ragione naturalmente, ma il pensiero di andare in ufficio con la lettera di dimissioni mi fa venire un vuoto allo stomaco come quello che si prova quando si sale sulle montagne russe. In realtà non sono mica convinto di entrare nel ruolo di pensionato. Insomma, ritrovarmi con una serie di giornate da riempire una dopo l’altra  per il resto della mia vita, un po’ mi spaventa anche se non voglio ammetterlo. Il lavoro per me è anche uno status sociale, non so se mi spiego. Se ti chiedono cosa fai nella vita e rispondi il responsabile amministrativo di un azienda è un conto, se rispondi il pensionato è un altro. Comunque alla fine, un po’ per fare contenta la famiglia e molto poco per convinzione mia, ho preparato la lettera di dimissioni e l’ho consegnata al mio capo.
“Quando una decisione è presa, diventa la migliore che si potesse prendere” è la filosofia di  mia moglie. Lei sostiene che è inutile poi stare a pensarci su, se non è possibile tornare indietro. Il problema è che la possibilità di tornare indietro mi è stata offerta su un piatto d’argento, perché il mio capo le dimissioni le ha respinte senza esitazione dicendomi che l’azienda si trova ad affrontare grandi cambiamenti e io ho un ruolo decisivo e di grande responsabilità. Ho tentato di spiegare che avrei avuto tutto il tempo di formare il nuovo arrivato e che questa per me è un’occasione importante, ma oltre a non starmi a sentire, mi ha fatto parlare pure con il Presidente dell’azienda.
“Cosa significa che hanno rilanciato?” la sera avevo raccontato tutto a Lorena pur dubitando che avrebbe compreso la situazione.
“Significa che se rimango ancora per cinque anni mi offrono un aumento di stipendio e mi danno l’auto aziendale”.
“Cioè ti comprano”.
Avevo alzato gli occhi al cielo pensando che con Lorena proprio non esistono le  mezze misure.
“Dovresti essere orgogliosa di me anziché dire certe scemenze. Significa che conto qualcosa in quella azienda e che non possono sostituirmi tanto facilmente”.

“Non possono o non vogliono? E i nostri progetti? E il nostro tempo insieme?”

“Lory con lo stipendio che andrò a prendere potremo mettere via qualche soldino in più e poi finalmente cominciare a pensare a tutte quelle cose che desideri da tanto tempo, ristrutturare la casa, fare qualche viaggetto, sistemare i figli…”.

Ma lei aveva tirato su un muro e non c’era stato modo di abbatterlo. Che diamine, alla fine sono comunque io quello che deve lavorare, per lei non cambia niente, ho pensato un po’ offeso.

E adesso cosa faccio? Se accetto deludo mia moglie, se rifiuto, do un calcio a un’occasione di avanzamento di carriera. Possibile che non si possa mai vivere sereni?

Il giorno dopo, mentre rimugino sui miei problemi seduto in mensa davanti a un piatto di pasta che non ho nessuna voglia di mangiare, arriva Alberto, un collega che non vedo da tempo e mi chiede se può sedersi accanto a me. Stavamo parlando delle solite cose, quando ad un certo punto mi annuncia che alla fine del mese andrà in pensione.

Strano, ho pensato, è più giovane di me.

“Come hai fatto ad accaparrarti la quota cento?” ho chiesto scherzosamente.

Ma di scherzare non c’era proprio motivo. Alberto mi ha detto che ha ottenuto il prepensionamento perché gli hanno riconosciuto l’inabilità lavorativa.
“Sono malato Claudio, ho un tumore”.

E’ stato come ricevere un pugno nello stomaco. Conosco Alberto da tanti anni è una bravissima persona, so che è sposato e ha due figli ancora piccoli. Perché questa schifosa malattia non guarda in faccia nessuno quando decide di colpire?

“Alberto mi spiace veramente, non sapevo”.

“Non preoccuparti, non ho voluto diffondere troppo la notizia e poi per adesso sto benino, sto combattendo e continuerò a farlo fino a che mi sarà possibile, non ho intenzione di darla vinta tanto facilmente a ‘sta brutta bestia”.

Rimango lì come un imbecille senza avere la minima idea di cosa dire, ma lui pare non farci caso, perché continua a parlare.

“Sono contento di poter trascorrere il tempo che mi rimane con la mia famiglia, senza dover stare lontano da casa dieci, dodici ore al giorno come ho fatto finora. Voglio godermi le piccole cose, camminare, leggere, giocare con i miei figli, portare mia moglie in qualche bel posto, insomma avere la testa libera dal lavoro”.

Il viaggio in auto che mi conduce a casa è il più lungo della mia vita. Avevo il cuore cosi pesante quando ho salutato Alberto, ma che lezione di vita mi ha regalato. Stavo per commettere un errore madornale, rinunciando alla pensione senza nemmeno pensare che tra due anni o tra due mesi potrei essere nelle sue condizioni.

Stiamo qui a fare programmi e progetti pensando di poter disporre del nostro tempo e della nostra vita come meglio ci pare, ma in realtà non disponiamo di niente, perché niente ci appartiene davvero a parte il qui e ora.

Chiamo Lory, ho bisogno di sentire la sua voce.

“Tutto bene? Hai una voce strana” come al solito con lei non posso avere segreti.

Dopo quasi trent’anni di matrimonio la amo come il primo giorno. Non voglio più dover rinunciare a trascorrere del tempo con lei, che è la cosa più bella che mi sia mai capitata nella vita.

“Ti porto a Capo Nord, amore”.

3 pensieri su “Qui e ora

  1. Giuliana

    Quanta verità in questa storia….mai rimandare la Felicità xchè nn sappiamo cosa ci aspetta… Carpe Diem per godere delle persone care e fare qllo che ci dà gioia. Del doman non v’e’ certezza

    Piace a 2 people

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