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Time-out

Il time-out è una sospensione del gioco che l’allenatore richiede quando capisce che i giocatori hanno bisogno di una pausa. Vengono date nuove disposizioni e poi il gioco riparte.

Mi è piaciuta questa espressione e oggi desidero farla mia, pensando al mio blog.

Un time-out si impone in questo momento della mia vita in cui faccio fatica a trovare il tempo, la concentrazione e le idee per scrivere.

Non voglio forzarmi ma non voglio abbandonare, quindi chiedo un time-out.

E per non lasciarvi senza la vostra occasione di mettervi comodamentesedute amiche mie, spero vi faccia piacere leggere qualche storia natalizia che avevo scritto per Confidenze.

Vi terrò compagnia per qualche settimana con l’augurio di accompagnarvi dentro la magia del Natale con la consueta serenità e il grande affetto che nutro per voi.

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Qualche volta ritornano

pubblicato su Confidenze n. 33 Agosto 2009

Rigiro tra le mani la scatolina di velluto rosso e continuo a domandarmi come ho fatto a finire in questa situazione. Se non ci fosse da piangere, quasi mi verrebbe da ridere.

A me, che ho superato la sessantina già da un pezzo, vedova da tempo immemorabile, madre di un figlio quasi trentenne, a me una scatolina di velluto rosso.

La apro ancora una volta, per essere sicura di avere visto giusto e l’anello è sempre lì, che mi fissa superbo, certo che prima o poi, cederò alla tentazione di infilarlo al dito.

Un anello di fidanzamento.

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Una famiglia speciale

Pubblicato su Confidenze n. 36 Settembre 2014

Stringo tra le braccia questo piccolino e non so più quali sentimenti provare.

Nell’ultimo anno di vita li ho sperimentati un po’ tutti, prima il dispiacere, poi la rabbia, la rassegnazione, la speranza e adesso lo guardo e penso che sia arrivato il momento della gioia, anche se non ne sono del tutto sicura.

La mia amica Pia mi dice che ne ho il diritto dopo tutto quello che ho passato.

Solo un anno fa ho perso mio marito, il cancro me l’ha portato via in pochi  mesi. Potevamo goderci la pensione, tanti progetti, tanta voglia di stare insieme e invece è finito tutto a nemmeno sessant’anni.

Mi sono fatta coraggio per Angelo, il mio unico figlio, e Lara sua moglie, li vedevo così fragili, senza un figlio in quasi dieci anni di matrimonio, non volevo che questo grande dolore andasse a caricarsi sulle loro spalle.

Ma non è servito a nulla, avevo già capito da un pezzo che il loro matrimonio era naufragato in mezzo alle liti e alle colpe che ciascuno infliggeva all’altro senza pietà. Com’è possibile aver amato tanto una persona e poi trovare il coraggio di  ferirla così gratuitamente, senza un minimo di rimorso?

Si sono separati e Lara se ne è andata.

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