P come pesche P come perdono

Voglio iniziare questo post con una confessione: non amo la marmellata di pesche.

Ogni anno ne preparavo regolarmente una scorta assieme a quella di fragole, di prugne e di fichi, perché a mio marito piaceva molto, ma ora che praticamente sono rimasta la sola a mangiarla (a parte qualche sporadico piccolo contributo dei miei figli) mi sono detta: perché non cimentarmi in qualcosa di nuovo?

Così per suggellare questa decisione oggi dal fruttivendolo ho decisamente snobbato le pesche e ho optato per le albicocche.

La marmellata di albicocche per me è sempre stata una sfida, perché ogni volta in cui decidevo di cimentarmi nella preparazione, non veniva mai dolce al punto giusto.

Questa volta però sono stata molto attenta ad acquistare albicocche dolci e mature e ho aggiunto un pochino di zucchero in più rispetto alla ricetta originale che ne prevede mezzo chilo per ogni chilo di frutta.

Il risultato mi ha molto soddisfatta e se anche a voi è venuta voglia di preparare un po’ di scorta per l’inverno, vi rimando al post marmellata di ciliegie in cui troverete la ricetta.

Preparare la marmellata non è affatto complicato e nemmeno un procedimento lungo, questa è la stagione ideale perché la frutta estiva è al massimo della sua bellezza e bontà.

Quindi se vi venisse voglia di provare, poi come sempre mi piacerebbe tantissimo ricevere una foto delle vostre produzioni.

Mentre la preparavo mi sono domandata: chissà se mi perdoneranno le pesche per non averle trasformate in marmellata come facevo ogni anno?

Il perdono

Questa è una delle parole più scomode che io conosca.

Tutti gli uomini possono, non tutti sanno di poterlo fare, pochi lo fanno.
Chiara Longo

Cosa significa perdonare?

Intanto vediamo cosa NON SIGNIFCA

 Perdonare NON SIGNIFICA:

  • dimenticare il torto subìto
  • rinunciare ai propri diritti
  • giustificare l’altro

Perdonare SIGNIFICA

  • a volte accettare di non capire
  • dividere quella persona dalle azioni che ha compiuto
  • ammettere a se stessi e agli altri la fallibilità umana

Un emerito professore di psicologia, Camillo Regalia, distingue ben quattro tipi di perdono:

completo, distaccato, ambivalente e falso.

Il perdono completo, chiude tutti i conti in sospeso, ed è il solo in grado di riportare equilibrio e serenità tra le persone.

Il perdono distaccato appartiene a chi riesce a superare rabbia e rancore, ma fatica a superare l’ostacolo dell’indifferenza verso chi l’ha tradito.

Il perdono ambivalente è di chi chiude i conti ma continua a covare risentimento.

Il falso perdono infine è una finzione. Chi lo pratica giura di perdonare, ma poi nei fatti non fa altro che coltivare ancora rabbia e rancore.

Ripensando alle nostre storie di perdono dove ci collochiamo?

Perdonare è forse uno dei gesti più difficili da compiere nella vita

Io credo che sia così perché il perdono non è invenzione dell’uomo e come tutto ciò che è di origine divina, va maneggiato con cura per non rischiare di farne un uso scorretto.

Eppure, pur consapevoli del fatto che non sia opera nostra, a volte ci arroghiamo il diritto di concederlo o meno.

Ma il perdono dovrebbe essere un bene che circola senza sosta.

Quando ci capita di riceverlo, dovremmo subito offrirlo senza lasciarlo imprigionato dentro di noi.

Da quando mio marito è mancato, mi accompagna spesso la sensazione di non avere più così tanto tempo a disposizione per fare ciò che vorrei fare o che dovrei fare e allora ho deciso di perdonare ogni giorno della mia vita, augurandomi che coloro che a loro volta mi devono perdonare, facciano lo stesso con me.

Perché perdonare, anche se fatichiamo a crederci, rende molto più liberi che essere perdonati.

Perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu    
(Lewis B. Smedes)

Certo la faccenda si complica quando le persone alle quali concedere il perdono sono coloro che amiamo, e che ci hanno ferito nel profondo e diventa difficile lasciar andare il rancore e sostituirlo con la pazienza.

Eppure se lo vogliamo, è possibile, perché dentro di noi soffia un anelito che ci distingue da tutti gli altri esseri viventi, ed è l’amore.

E voi amiche?

Quali storie di perdono vi sono tornate alla mente leggendo queste riflessioni?

Vi auguro una buona domenica e se volete, potete scrivermi QUI i vostri pensieri, a me farebbe molto piacere.

E se questo articolo vi è piaciuto potete sempre condividerlo cliccando qui sotto 👇👇👇

10 pensieri su “P come pesche P come perdono

  1. Alessandra

    Perdonare è difficile, perché la parola stessa ci dice che è un “dono”… E che dono!
    Per questo è così faticoso anche perdonare se stessi: in quel momento crediamo di non meritare nulla, figuriamoci se meritiamo un regalo e per di più un regalo così “costoso”.
    Lo stesso vale quando dobbiamo perdonare qualcun altro.
    Ma come tutti i doni del cuore, anche il perdono è una di quelle cose che arricchisce non soltanto chi lo riceve, bensì anche chi lo regala 🙂

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  2. Casalinga Sempre Felice

    Non sempre è facile perdonare ma col tempo volendo si può riuscire a farlo e credo abbia ragione la tua utente Alessandra che non solo arricchisce chi lo riceve ma bensì anche colui che perdona. Buon proseguimento di domenica.

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  3. Io sono sempre per il perdono con distacco…non ce la faccio per un perdono completo perché gli errori che veramente fanno male sono poi ripetitivi e perdonare completamente non fa bene a me.
    Bello questo collegamento con le pesche 😊

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  4. Eh perdonare, atto davvero coraggioso in un mondo che insegna e pratica la vendetta.
    A me la marmellata di albicocche e di pesche fanno impazzire quindi ti avansasse qualche barattolo… Scherzo! Purtroppo non posso mangiarne ma le tue sembrano squisite.
    Grazie sempre per queste riflessioni preziose. Un abbraccio

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