Dove abita la malinconia

La malinconia è la gioia di essere tristi”.

Victor Hugo

Mi ero preparata con anticipo ad affrontare questa ricorrenza, convinta che se non mi fossi fatta prendere di sorpresa, non mi avrebbe rapita.

Avevo riempito con cura la giornata di tanti impegni, certa che sarei arrivata a sera incolume.

Ma non avevo tenuto conto di tante cose.

Credevo semplicemente che vivendo ai bordi del mio cuore, sarebbe bastato non aprirle la porta e tutto sarebbe andato bene. 

La malinconia è un sentimento che ci ricorda che ci manca qualcuno o qualcosa che abbiamo avuto il privilegio di avere e che ci ha fatto stare bene, ma che ora è perduto e non torna più.

Avevo un anniversario da attraversare, un anniversario di matrimonio lungo 30 anni che arrivava carico di ricordi e promesse e impegno, che poteva solo raccontare il passato, perché non conosceva né presente né futuro.

E quando arrivano certi giorni, la malinconia sta seduta in prima fila ad aspettare con pazienza.

Così ieri sera stanca di fuggire, l’ho cercata e ho scoperto dove abita.

L’ho trovata dentro una canzone la cui melodia passa attraverso ogni fibra del mio corpo e arriva dritta al cuore.

Tu portami via
Dalle ostilità dei giorni che verranno
Dai riflessi del passato perché torneranno
Dai sospiri lunghi per tradire il panico che provoca l’ipocondria
Tu portami via
Dalla convinzione di non essere abbastanza forte
Quando cado contro un mostro più grande di me
Consapevole che a volte basta prendere la vita così com’è
Così com’è
Imprevedibile
Portami via dai momenti
Da questi anni invadenti
Da ogni angolo di tempo dove io non trovo più energia
Amore mio portami via

Portami via Fabrizio Moro

L’ho trovata nelle pagine di un libro consumato dalla lettura e le parole sono quelle che avrei voluto scrivere io stessa e ringrazio il cielo che qualcun altro l’abbia fatto al posto mio.

Siamo essere umani imperfetti, consapevoli di quella mortalità anche quando la respingiamo, traditi proprio dalla nostra complessità, e così schizzati che quando piangiamo chi abbiamo perduto piangiamo anche, nel bene e nel male, noi stessi. Come eravamo. Come non siamo più. Come un giorno non saremo affatto.

L’anno del pensiero magico Joan Didion

L’ho trovata nelle foto che hanno fermato la nostra storia per infiniti giorni

Ti ho comprato dei fiori e te li ho portati e sono rimasta in tua compagnia a raccontarti che ce la stiamo cavando bene, che tengo in carica ancora il tuo cellulare perché credo che un giorno o l’altro mi scriverai dal Paradiso per dirmi che stai bene, e annuso di nascosto i tuoi vestiti perché ho paura di dimenticare il tuo profumo e ascolto gli audio che mi mandavi perché la tua voce è la cosa che mi manca più di tutto.

Ricordare qualcuno che non è più accanto a noi può far male, ma è un dolore che fa parte di noi in modo profondo e che ci fa capire che quel momento o quella persona ci apparterranno per sempre, che fanno parte di noi anche se ora sono racchiusi nella scatola dei ricordi.

Ti ho cercato malinconia e mi sono lasciata travolgere.

E’ stato come rigenerare un cuore stanco, come sentire di nuovo emozioni che avevo dimenticato, soffocato, calpestato in nome di un’arida sopravvivenza.

E infine, le lacrime.

7 pensieri su “Dove abita la malinconia

  1. Giuliana

    Cara Giovanna, persona stupenda come il tuo compagno di viaggio che prematuramente ha lasciato questa terra, e’ normale che lui ti manchi, perché eravate una cosa sola nella diversità. In determinati momenti la malinconia diventa ancora più forte, ma credo che ci sia un unico antidoto: ritrovarlo nei tuoi figli, oltre al rivivere quei momenti soprattutto belli che avere condiviso e che NESSUNO potrà mai toglierti…guardarsi indietro e’ di conforto e nn fa male se si pensa anche a qnto di buono ci offre il presente, per quanto si e’ costruito e per quanto si vive giorno per giorno. E Davide ti e’ accanto, nn ti lascerà mai sola ! Diversamente, ma c’e’. Chi ha fatto parte della ns vita resta con noi, ci accompagna silenzioso, ma presente, come un Faro. Un mega abbraccio

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  2. Nicoletta

    “il dolore è tuo e le lacrime sono le tue non troviamo le parole per poterti consolare…” Questo ha detto oggi il papa ai genitori del sacerdote ucciso a Como. Ed è questo che proviamo, non vi sono parole ma sei nei nostri pensieri quotidianamente e ricordiamo te e i vostri cari figli nella preghiera. Grazie per aver condiviso con noi questo speciale e importante giorno ti abbracciamo forte Nicoletta e Cesare.

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