D come donna d come dignità

Da quando ha avuto inizio la mia vita da consigliera, uno dei miei primi incarichi è stato quello di organizzare un corso di italiano per stranieri nel paese in cui risiedo. Si tratta di un corso gratuito organizzato dal CPIA Centro provinciale istruzione adulti (e a questo proposito ringrazio Michela per il prezioso supporto 🥰), al termine del quale vengono rilasciati l’attestato di frequenza e, dopo il superamento di un test, anche un certificato di competenza con valore legale.

Confesso che mi sono cimentata in numerosissimi progetti nella vita, ma questa per me era in assoluto la prima esperienza, e come ogni esperienza che si rispetti, non ha perso l’occasione di insegnarmi una lezione preziosa.

Innanzitutto mi sono occupata della preparazione del volantino e in questo mi sono stati di grande aiuto Mina, una carissima amica di origini marocchine che vive in Italia da molti anni ed è mediatrice culturale e mio nipote Martino che per la grafica è stato ancora una volta insuperabile.

Mi sono chiesta: come far arrivare alle persone straniere questa iniziativa?

Siccome nel mio paese è molto alto il numero dei residenti di origine marocchina, ho pensato di preparare un volantino bilingue e devo dire che si è rivelata una scelta azzeccata.

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La solitudine del limone

Molti anni fa, mia suocera mi ha regalato una pianta di limone della quale vado veramente fiera, innanzitutto perché sono riuscita a tenerla in vita 🙄🙄e poi perché almeno una volta all’anno mi regala qualche piccolo limone dal profumo strepitoso.

I primi anni, all’arrivo dell’inverno, portavo la pianta in taverna per proteggerla dalle gelate mattutine, poi quando le ho cambiato vaso ed è diventata troppo pesante per essere trasportata, ho acquistato un apposito telo per ricoprirla e così ogni Novembre la saluto con un po’ di tristezza perché so che trascorrerà l’inverno in solitudine.

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Persona di cuore

pubblicato su Confidenze N. 40 ottobre 2016

Qualcuno ha detto che si può sopportare qualsiasi cosa se la si racconta.

Ho una vita agiata, ho ereditato con mio fratello l’azienda paterna, che insieme abbiamo gestito con successo fino a due settimane fa, quando un incidente stradale lo ha ucciso sul colpo strappandolo alla sua vita meravigliosa.

Carlo era il mio unico fratello, maggiore di cinque anni. E’ stato il mio eroe fin da bambino, a lui devo tutto ciò che sono diventato.

Quando mio padre ha deciso di lasciare l’azienda, voleva tagliarmi fuori perché Carlo era il fratello perfetto, mentre io me ne ero andato da casa già da tempo. Mi sono sempre divertito, niente legami, qualche lavoro qua e là giusto per mantenermi, ma niente responsabilità. Carlo è venuto a prendermi e mi ha riportato a casa. O insieme o niente.

Solo anni dopo ho capito che affidandomi delle responsabilità, come aveva sempre fatto fin da quando eravamo piccoli, mi ha offerto la possibilità di diventare un uomo.

In pochi anni abbiamo raddoppiato il fatturato dell’azienda e avevamo in progetto ancora tanti investimenti, poi l’incidente e da quel momento, una discesa di dolore inarrestabile, una rabbia che non mi permette di andare avanti.

Senza di lui sperimento per la prima volta il peso della solitudine, la fatica di affrontare da solo tutto quanto e non riesco a voltare pagina. Continuo a pensare che sarei dovuto morire io, che lui ha lasciato una moglie e un figlio, mentre nessuno avrebbe pianto per me. Ma il destino commette errori enormi talvolta e noi non possiamo rimediare, ma soltanto adeguarci.

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