Cento di queste pagine

Quando ho iniziato a scrivere dentro questo blog ormai quasi un anno fa, lo ammetto, avevo poche idee e ben confuse, e non immaginavo nemmeno lontanamente quanto sarebbe durato questo cammino e soprattutto dove mi avrebbe condotta.

Mi ero ripromessa soltanto una cosa, di dare valore ad ogni singola pagina che avrei pubblicato, perché le parole che scegliamo per raccontare storie hanno un peso, volano dirette al cuore delle persone e muovono sentimenti, creano stati d’animo, rievocano ricordi e per questo vanno maneggiate con cura. Per questo è importante pensarle bene prima di pronunciarle, di scriverle, essere rispettosi dei contenuti che pubblichiamo, concentrandoci a lungo sulle conseguenze che potrebbero avere sulle persone.

Le parole si depositano leggere, ma strato dopo strato nel tempo, diventano come granito che non si scalfisce e appunto diventano pesanti, quasi insopportabili da sostenere.

Con questo post oggi celebro le mie prime cento pagine e chiedo scusa se scrivendole, inconsapevolmente, ho ferito qualcuno, ma soprattutto ringrazio chi non si è ancora stancato di leggermi e leggendomi, ha colto un’opportunità di fermarsi a riflettere, che di questi tempi, non è proprio cosa da buttare.

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Per il figlio che non ho mai avuto

Pubblicato su Confidenze N. 48 Novembre 2006

La penombra scende sulla mia casa, ma non ho voglia di accendere le luci.
Ho perso il mio bambino.
Pensarlo fa meno male che dirlo. Se non dai voce al dolore, non rimbalza di continuo come il rumore sordo di una palla, non echeggia come il grido di un’aquila fra le montagne.
Se il dolore si fa silenzio, forse prosciuga meno la voglia di vivere.
Otto anni di matrimonio. Dopo otto anni di speranza e illusioni, quando ormai eravamo rassegnati, accade che una mattina, una sottile linea rosa ci ripaga di tanta attesa, ci dice semplicemente che non siamo più soli e che da quel momento la nostra vita non sarà più la stessa.

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L’umiltà del semolino

Ieri mi sono ritrovata con una confezione di semolino da 500 grammi perché l’avevo acquistato per mia suocera, ma la sua badante, la cara Raissa, mi ha detto che non lo mangia più tanto volentieri.

Allora mi è tornata alla mente la ricetta di una torta e sono andata a cercarla per provare a realizzarla.

Vi dico che è stato un successo, non avevo mai assaggiato una torta così delicata, morbida e squisita.

Quindi vi posto ricetta e foto perché davvero ne vado fiera. 😉  😉 

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