La risata dell’uva passa

Era da un po’ di tempo che Susanna mi chiedeva di preparare i panini con l’uva passa, lei li adora e io pure.

Allora ieri pomeriggio li ho preparati, e sperando di fare cosa gradita vi passo la ricetta perché sono davvero buoni.

PANINI CON L’UVA PASSA
Ingredienti
280 gr di latte – 450 gr di farina – 100 gr di zucchero – un cucchiaino di miele – mezzo cucchiaino di sale – 30 gr di burro sciolto – 1 confezione di uvette da 250 gr – mezza bustina di lievito di birra (o mezzo cubetto fresco)
Procedimento
Se utilizzate la macchina del pane sapete come procedere: prima il latte, poi sale, zucchero, miele, burro, farina e infine lievito. Se lo preparate a mano impastate tutti gli ingredienti aggiungendo da ultimo il latte a poco a poco (potete sciogliere il lievito di birra in un goccio di latte e aggiungerlo alla fine) e l’uva passa ( io non la metto in ammollo perché l’umidità dell’impasto è sufficiente ad ammorbidirla). Verrà un impasto piuttosto appiccicoso, non preoccupatevi. Lasciate lievitare un paio di ore e poi formate dei piccoli panini che lascerete a lievitare ancora una mezz’ora. Informare a 180 gradi per circa 20 minuti. Potete anche congelarli e toglierli dal freezer un’oretta prima del consumo. Non sono panini morbidi, assomigliano proprio al pane alle uvette che vendono i fornai.

Attirato dal profumo è arrivato anche Samuele che ne ha subito assaggiato uno e mentre se lo gustava ha detto:  “Fico secco, uva passa”.

“Scusa?” gli ho chiesto temendo di non aver capito.

E lui mi ha risposto: “Non la conosci la barzelletta del fico secco e dell’uva passa?”

Me l’ha raccontata e io sono scoppiata a ridere.

Un chicco d’uva passeggia allegro: “Sono un chicco d’uva, sono un chicco d’uva!!!”. Incontra una mela, e le chiede: “Mela, mi fai passare?” e lei: “Sì, sì, prego, passa pure!”
Poco più in là incontra una pera: “Pera, mi fai passare?” e lei: “Certo, certo, vai pure!”
Poi incontra un fico: “Fico, mi fai passare?” e lui: “No, torna indietro!” E il povero chicco d’uva si deprime e torna indietro.
Il giorno dopo e per molti giorni a venire, la solita solfa, il chicco d’uva contento passeggia, incontra la mela e la pera che lo fanno sempre passare,  lo fanno passare, e invece il fico lo manda sempre via.
Allora un giorno il chicco d’uva parte, incontra la mela e lo fa passare, incontra la pera e lo fa passare…. poi arriva davanti al fico, che gli dice: “No, qui tu non passi”.
Il chicco d’uva allora estrae un fucile enorme e spara al fico e urla: “Fico secco, uva passa!”.
 😂  😂 

So che molti di voi la considerano una freddura orribile, ma so anche che qualcuno sta ridendo e ne sono felice, perché la risata quando parte dallo stomaco e fuoriesce è davvero rigenerante.

Provate a domandarvi quanto tempo è trascorso dall’ultima volta in cui vi siete fatti una fragorosa risata. Troppo.

Eppure ridere è una cosa seria, perché la risata ha un potente effetto sulla nostra salute e sul nostro benessere fisico.

E’ dimostrato scientificamente che migliora il meccanismo di difesa naturale del corpo, diminuisce il rischio di malattie di cuore, riduce lo stress ed è contagiosa quindi è un dono che facciamo anche alle persone che ci sono accanto.

Il fatto è che abbiamo perso la gioia di farci una risata.

Siamo talmente circondati da preoccupazioni, ansie, incertezze, situazioni pesanti e spiacevoli, abbiamo talmente tante incombenze di cui occuparci ogni giorno, che certe volte ridere ci sembra fuori luogo, inappropriato.

A volte dopo una risata ci sentiamo in colpa perché ci pare di essere inopportuni e sconvenienti, poco sensibili alle difficoltà altrui.

Ma una risata, anche se non risolve i problemi, qualche volta sdrammatizza, ridimensiona e alleggerisce certi pesi che ci tolgono il sonno.

 “Quando si ride ci si lascia andare, si è  nudi, ci si scopre.
Quando uno ride, vedi un po’ la sua anima.
E poi quando si ride ci si muove, ci si scuote.
Ci si scuote come un albero e si lasciano per terra le cose che gli altri possono vedere e magari cogliere.
Gli avari, coloro che non hanno niente da offrire, infatti, non ridono.”
Roberto Benigni

Pensavo all’uva passa, a questo alimento simpatico che viene davvero apprezzato quando lo mescoliamo ad altri ingredienti, alla sua capacità di trasformare comuni pietanze in qualcosa di veramente squisito (un panino senza uva passa in fondo è solo un panino) e mi dicevo che per rendere le nostre giornate più allegre, dovremmo anche noi circondarci di persone che ci trasformino, che ci facciano ridere.

 “Ti ho sposato perché eri capace di farmi ridere” dicevo spesso a mio marito.

L’amore, è anche quella cosa qui.

Punti di luce

Uno dei regali più significativi che mi ha fatto mio marito quando eravamo fidanzati che ancora oggi guardo con emozione, è un piccolo ciondolo d’oro con incise le iniziali intrecciate dei nostri nomi.

Non so spiegarne la ragione, ma nel corso della nostra vita abbiamo utilizzato più di una volta le nostre iniziali per dare titolo, senso e valore a qualcosa di importante, ci piacevano poste una accanto all’altra ed erano facili da ricordare.

Continua a leggere “Punti di luce”

Un amore di compleanno


“Ho un anno in più Lloyd”
“Ha già deciso dove metterlo, sir?”
“Gli anni si caricano solitamente sulle spalle. No, Lloyd?”
“Solo se si vuole sentire il peso dell’età, sir”
“Vedi alternative, Lloyd?”
“Potremmo riporlo, come gli altri, nel bagaglio dell’esperienza”
“Dici che così gli anni saranno più leggeri, Lloyd?”
“Se non altro li porterà meglio, sir”
“Eccellente suggerimento, Lloyd”
“Buon compleanno, sir”
“Anche a te, Lloyd”

Ieri l’altro ho festeggiato il mio compleanno.

Come tutte le ricorrenze destava in me una certa preoccupazione e non nascondo che erano settimane che pensavo a strategie da mettere in atto che mi consentissero di superarlo indenne.

Il fatto è che in occasione del mio compleanno mio marito ed io partivamo sempre per un piccolo viaggio, poca cosa, un week end non troppo distante da casa, però era importante, era il nostro modo di celebrare la bellezza dello stare insieme anno dopo anno, di constatare che invecchiare non era affatto una preoccupazione ma una sfida meravigliosa che non vedevamo l’ora di affrontare insieme.

Quindi vi lascio immaginare i miei pensieri.

Altro che fuga dal Natale (ve lo ricordate?), io volevo organizzare una fuga dal compleanno.

Poi il compleanno è arrivato, senza chiedere permesso, senza bussare, senza esitare, si è camuffato da giorno come tanti altri, caotico, pieno delle solite incombenze, di impegni e imprevisti, ma con una differenza fondamentale: traboccante di auguri.

Avevo timore che le persone scrivendomi potessero risvegliare in me ricordi malinconici e invece è stato come essere travolta da un fiume di amore e affetto dal quale mi sono lasciata completamente sommergere.

Permettere alle persone di volerci bene qualche volta ci rende vulnerabili, ci mette in una condizione di grande fragilità, ma è un rischio che possiamo correre, perché tenere sotto controllo l’amore non serve a niente e a nessuno, se non a farci sentire ancora più soli.

Allora anziché rifuggirlo questo compleanno l’ho accolto.

Perché alla fine il compleanno è quella cosa lì: ti alzi la mattina, ti guardi allo specchio e pensi tre cose: sono in piedi, sono amata, posso ancora essere di aiuto a qualcuno e non viceversa. Tanta roba.

Mi è tornata alla mente una storia che avevo scritto per Confidenze nel 2009 che parla proprio di un compleanno dal quale si vorrebbe fuggire.

Ve la ripropongo, poi se ne avete voglia, raccontatemi i vostri di compleanni

PER SEMPRE ACCANTO A ME

Pubblicato su Confidenze N.25 Giugno 2009

“Ciao ma’ tanti auguri”.

I miei figli entrano in cucina e posano un pacchettino sul tavolo mentre sto bevendo il primo caffé della giornata.

“Grazie cari non dovevate proprio, sapete che non è il caso…”

 “Anche quest anno proprio non ne vuoi sapere di festeggiarlo vero?” mi domanda mio marito seduto di fronte a me “almeno oggi che compi 50 anni potresti fare un’eccezione” .

Mi mette una tale tristezza compiere gli anni. Da quando ho perso mia madre dieci anni fa per un infarto proprio il giorno del mio compleanno, quando si avvicina questa data mi sento ancora più triste e depressa. Di solito lo trascorro piangendo, guardando le sue vecchie foto e qualche filmato dove ancora mi sorrideva felice e io pensavo che fosse immortale. Non sapevo che perdere la propria madre tracciasse un simile solco nel cuore, un vuoto profondo e incolmabile che non avevo mai sperimentato prima di allora. Sentire al telefono la sua voce allegra la sera prima senza sapere che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei potuta ascoltare, rendermi conto che non la rivedrò mai più, è una ferita che non si rimargina. Figurarsi se tutto questo accade il giorno del mio compleanno.

Purtroppo quest’anno sarà peggio del solito e sono già angosciata al pensiero di ciò che potrebbe accadere, perché ne compio 50 e la mia famiglia ha deciso che bisogna celebrare a tutti i costi questo giorno.

“Beh oggi cos’hai in programma di speciale?” mi ha chiesto mio marito prima di uscire.

“Credo che pulirò tutti i lampadari della casa”.

“Chi è così pazzo da trascorrere il giorno del suo compleanno a pulire?”

“Io. Perché oggi è un giorno come tutti gli altri e io mi dedicherò alle pulizie e adesso se per favore ve ne andate tutti quanti fuori dalle scatole io finisco di bere in santa pace il mio caffé e ascolto il radiogiornale”.

In un attimo tutti e tre sono alla porta, ma prima di uscire Michele mi sussurra:

“Fossi in te non mi stancherei troppo, non si sa mai cosa potrebbe riservarti il giorno del tuo 50esimo compleanno…”

“Perché? Cosa avete tramato alle mie spalle?”

“Ciao Ory, a stasera” replica lui senza nemmeno prendersi la briga di rispondermi.

La casa si svuota di colpo, ma io adesso sono nervosissima. E anche preoccupata.

Non posso credere che stiano preparando una festa dopo tutto quello che ho detto loro sul fatto che non voglio festeggiare il mio compleanno.

Sono così furiosa che decido di vestirmi velocemente e mettermi subito al lavoro. Vado in cantina a prendere la scala e la porto in cucina, comincerò da lì, nella speranza che lo sforzo fisico tenga lontano i pensieri.

Ho appena cominciato che lo squillo del telefono interrompe il mio lavoro.

Scendo dalla scala e vado in soggiorno a rispondere.

“Pronto Orietta? Sono Clara perché ci hai messo tanto a rispondere?”

Clara è mia sorella, la minore.

“Ero in cima alla scala, stavo pulendo il lampadario della cucina”.

“Ah credevo fossi in giro a fare shopping visto che oggi è il tuo compleanno”.

“Clara proprio tu mi fai questa domanda? Ti prego lasciami in pace”.

“Su dai sono 50 non puoi fare un’eccezione? La mamma sarebbe contenta di saperti felice almeno oggi”.

“Lascia stare la mamma per favore. Adesso ti saluto perché ho da fare.”

Non faccio in tempo a risalire sulla scala che il telefono squilla di nuovo.

Perché non l’ho staccato?

Sarà di nuovo Clara che ha dimenticato di dirmi qualcosa.

“Clara cosa c’è adesso?” la assalgo impaziente.

“Orietta?”

“Laura?”

“Scusa con chi ce l’avevi?”

Laura è una mia amica, una delle poche che ho in verità.

“Niente stavo parlando con mia sorella e poi è caduta la linea e…va beh lasciamo stare.”

“So che non li gradisci, ma ti faccio lo stesso tanti auguri!”

“Grazie Laura” rispondo rassegnata.

“Oh che tono desolato dai e io cosa devo dire che stasera non posso venire perché ho Lucia con la febbre e il mio marito è in trasferta? “

“Laura di qualunque cosa si tratti non ti perdi niente te lo garantisco”.

“Tu dici? Beata te che hai tante persone che ti vogliono bene e si prodigano per festeggiarti”.

“Sì, sì certo, scusami cara adesso devo proprio andare”.

“Va bene, ci sentiamo domani così mi racconti tutto”.

Riattacco rassegnata.

Non so nemmeno se arrabbiarmi o lasciar perdere.

Lo sapevo, lo sapevo che c’era sotto qualcosa e non mi dicevano niente! Mi avvio con rabbia verso la scala, salgo in cima fino all’ultimo gradino, ma ancora prima di rendermi conto di ciò che sta succedendo, sento la scala barcollare sotto di me, perdo l’equilibrio e precipito brutalmente al suolo. Sento un dolore fortissimo alla caviglia destra, provo a rialzarmi ma mi fa malissimo.

Proprio mentre cerco di trascinarmi verso il divano sento suonare il campanello. E adesso chi è?

“Avanti è aperto”

“Permesso?”

E’ Irma quella gran scocciatrice della mia vicina di casa,la persona più impicciona e curiosa che abbia mai conosciuto, non ha niente da fare e piomba qui in casa mia anche due o tre volte al giorno, io non la sopporto proprio.

“Irma? Sono in cucina”.

“Orietta cara stai bene ho sentito un gran trambusto, poi un tonfo…Orietta per amor del cielo cosa ti è successo?”

 “Sono caduta dalla scala, cose che capitano, solo che la caviglia mi duole terribilmente e da sola non ce la faccio…”

“Fammi dare un’occhiata. Orietta questa caviglia è tutta gonfia, adesso ti accompagno al pronto soccorso”.

“No, no, per carità ci mancherebbe solo quello, se mi dai un po’ di ghiaccio starò a riposo fino a stasera”.

“Stai scherzando vero?” risponde lei “Per quel che ne sappiamo potrebbe anche essere fratturata. Poche storie ora ti accompagno in ospedale, così ti fanno una lastra e intanto chiami tuo marito e non ti provare a discutere con me, è tempo perso”.

L’ultima cosa che avrei voluto al mondo era che quest’impicciona della mia vicina mi accompagnasse in ospedale, ma ormai è andata così e non m’importa. Domani tutto il vicinato saprà cosa mi è successo e io me ne infischio.

Piano piano raggiungiamo la sua auto e Irma mi aiuta a salire.

 “Vuoi chiamare tuo marito?”

Non lo so se ho voglia di chiamarlo non subito perlomeno, non in questo momento in cui mi sento così vulnerabile.

A dire il vero ho anche una gran voglia di piangere per come si sta mettendo questo schifo di giornata.

Lo sapevo che sarei dovuta rimanere a letto ad aspettare che questo compleanno mi scivolasse via di dosso, così domani avrei ripreso la mia vita di tutti i giorni e tutto sarebbe stato più semplice.

Invece guarda dove mi trovo, nell’auto della mia vicina con una caviglia gonfia e una gran voglia di piangere.

“Ti fa molto male?” mi chiede Irma.

 “Un po’” rispondo sperando di troncare la conversazione.

“Siamo quasi arrivati. Bello quel braccialetto”.

Mi viene quasi da ridere se penso che me l’hanno regalato i miei figli solo poche ore fa e mi sembra una vita.

“Me l’hanno regalato stamattina i miei figli” mentre lo dico mi pento perché già so che Irma non perderà l’occasione per approfondire.

“Stamattina? Perché c’è qualche occasione speciale che mi sono persa?”

Ecco appunto.

“Oggi è il mio compleanno” rispondo rassegnata.

“Il tuo compleanno? E cosa ci facevi il giorno del tuo compleanno in cima ad una scala?”

“Pulivo i lampadari Irma, un compleanno è un giorno come tutti gli altri”.

“Come puoi parlare così, chissà che festa farai con la tua fami..”

“Non ci sarà nessuna festa!”

Troppo tardi mi rendo conto di aver urlato, ma sono così esasperata da questa caviglia che mi fa un male cane, da questa donna che non sta zitta un momento,  e questo giorno che non doveva esistere, che sono esplosa.

“Scusa Irma ti chiedo scusa, davvero è solo che…io ho perso mia madre dieci anni fa proprio il giorno del mio compleanno e da allora ho perduto la voglia di festeggiare”.

“Mi dispiace tanto Orietta non lo sapevo”.

“Il fatto è che non voglio festeggiare niente, solo pensare a mia  madre, andare al cimitero a trovarla e dirle che mi manca terribilmente e ogni mio compleanno non ha più senso da quando lei se n’è andata” e poi non riesco più a parlare, sento come un nodo che si scioglie dentro e comincio piangere come una bambina e non so più se sono lacrime di sollievo o di disperazione.

Restiamo in silenzio per un po’, poi parla Irma per prima.

“La mia è morta dandomi alla luce”.

Mi asciugo gli occhi e la guardo perché non sono sicura di avere capito bene.

“Cos’hai detto Irma?”

“Mia madre non l’ho mai conosciuta perché è morta dandomi alla luce. Mi ha cresciuta mia nonna, papà era spesso via per lavoro e poi diceva che le ricordavo troppo la mamma e non ce la faceva proprio a prendersi cura di me.

Crescendo ho trascorso gran parte della mia vita a curare i miei nonni e poi mio padre e quando se ne sono andati tutti, era troppo tardi per pensare a costruirmi una famiglia. E allora eccomi qua, sola, a curiosare nella vita degli altri per rubare un po’ di felicità. Lo so che pensate tutti che sono una ficcanaso, ma è la solitudine che mi frega sempre”.

Sono imbarazzata e non so cosa dire.

“Tu dici che il tuo compleanno ti ricorda la morte di tua madre e non vuoi festeggiarlo. E io cosa avrei dovuto fare allora? Ho quasi 60 anni e sai cosa faccio quando compio gli anni? Brindo alla vita che è comunque e sempre una cosa meravigliosa, penso che ogni giorno dovrebbe essere celebrato come merita perché è prezioso e non va sprecato e non c’è tempo per l’autocommiserazione perché abbiamo ancora tante cose da fare, ma soprattutto brindo alla mia mamma che non ho mai conosciuto ma che mi ha fatto il dono più stupendo che abbia mai ricevuto: mi ha messa al mondo. “

“Il fatto è che ho così tanta nostalgia di lei ora che non c’è più…”

“Lei ci sarà sempre Orietta, perché è dentro il tuo cuore. Ogni volta che la ricordi, ogni volta che qualcuno ti parla di lei, lei rivive. Certo ti manca, ma almeno tu hai potuto sperimentare la tenerezza del suo abbraccio, la dolcezza dei suoi baci, l’hai vista sorridere e la puoi ricordare. Io non ho nemmeno il suo ricordo”.

“Orietta hai una famiglia splendida che ti ama così tanto da avere a cuore la tua felicità. Hanno organizzato una festa in tuo onore? Che bellezza! Solo chi ama veramente fa queste cose e io non so cosa darei per essere al tuo posto”.

Io non ho più né lacrime né parole.

Prendo il cellulare e chiamo mio marito. Stasera alla festa ci sarà una invitata in più.

Il ristorante è bellissimo.

La mia nipotina più piccola mi viene incontro con un mazzo di tulipani rosa, i miei fiori preferiti.

Ci sono proprio tutti e mi accolgono con un applauso. Accanto a me c’è Irma che sorride e mi stringe la mano.

Zoppico leggermente, al pronto soccorso mi hanno fatto una fasciatura dicendomi che si tratta di una brutta slogatura ma guarirò presto con po’ di riposo. Loro non sanno che in realtà sono guarita da una malattia ben più grave.

Voglio godermi questa festa perchè adesso l’ho capito che la mia mamma è qui accanto a me.