pubblicato su Confidenze n. 17 Aprile 2018
Il primo cane che è entrato a far parte della nostra famiglia l’avevamo chiamata Lulù, una cucciola meticcia color miele arrivata a bordo di un furgone partito dal sud dopo un viaggio di oltre dieci ore dentro una gabbia. La mia mamma era morta da poco tempo a causa di un cancro che in soli due mesi me l’aveva portata via.Quando ho visto la foto di Lulù, ho capito che solo in quel modo sarei riuscita a chiudere la spaccatura nel cuore che la morte di una persona cara provoca, scava e allarga oltremisura. In famiglia non sapevamo niente di cani. Non potrò mai dimenticare il momento in cui me l’hanno messa tra le braccia e lei timidamente mi ha leccato la mano. Nascono così certi amori primordiali e non sono destinati a finire come quelli tra gli umani, perché durano fino alla morte. E’ stato come risvegliare sensi assopiti, come scoprire di avere un pozzo di amore al quale nessuno aveva mai attinto, e mi sono chiesta come avessi fatto ad arrivare a quel momento privandomi di un sentimento così forte e coinvolgente. Certo non era vita facile, Lulù era incontenibile, abbaiava in continuazione, mordeva tutto ciò che le capitava a tiro, tende, mobili, giochi,un disastro.E poi scappava.
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