Tutto in un giorno

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Concorso letterario “Tuttiscrittori” Coarezza
Giugno 2017
Quarta classificata

Sono sotto le coperte da ore, ma di prendere sonno non se ne parla proprio. Continuo a ripercorrere questa giornata che non dimenticherò mai e non sarò la sola, la ripercorro come un film, avanti e indietro senza stancarmi, senza fermarmi, senza capire, a dirla tutta.

Ma io la voglio raccontare, per me stessa innanzitutto, per aiutarmi a fare chiarezza, e per non dimenticare, che anch’io sono una persona speciale.

Sono nata all’ombra di mia sorella, sei anni dopo di lei, quando nessuno più mi aspettava. Celeste con gli occhi azzurri più belli del mondo, cominciava la scuola, i miei genitori che gestiscono un bar, finalmente uscivano da notti insonni e pannolini sporchi e ricominciavano a fare ciò che hanno sempre amato fare: lavorare. Ma io con prepotenza sono venuta al mondo ignara di quanto avrei dovuto faticare nella vita per brillare di luce che fosse soltanto mia. Celeste naturalmente era la figlia perfetta: bella ma di quella bellezza proprio che fa girare la testa ai ragazzi quando cammina per strada, brava, sempre la prima della classe, prima nello sport e con i ragazzi. Mai un grillo per la testa, mai un grattacapo.

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E’ ora di lasciarlo andare

Pubblicato su Confidenze N. 35 Agosto 2006

Dedicato a tutte quelle mamme che fanno fatica a lasciar andare i propri figli,
perché convinte che nessuna meglio di loro potrà proteggerli e amarli per tutta la vita.
E’ vero che è difficile crederlo, eppure altre mamme prima di noi, l’hanno fatto,
le chiamano suocere…

Apro gli occhi e guardo la sveglia sul comodino. Segna le cinque. So già che non riuscirò a riprendere sonno. Attilio dorme sereno come un bambino accanto a me e mi domando come faccia.
Io sono così arrabbiata, delusa, e frustrata. Sì, frustrata. Perché oggi si sposa mio figlio Fabio, il mio unico, adorato figlio. Il mio dottore, che voleva farsi prete, ma poi ha cambiato idea.

L’onda di ricordi mi travolge come un fiume in piena e non riesco a sottrarmi, o forse non voglio, visto che ormai mi rimangono solo quelli.

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Per il figlio che non ho mai avuto

Pubblicato su Confidenze N. 48 Novembre 2006

La penombra scende sulla mia casa, ma non ho voglia di accendere le luci.
Ho perso il mio bambino.
Pensarlo fa meno male che dirlo. Se non dai voce al dolore, non rimbalza di continuo come il rumore sordo di una palla, non echeggia come il grido di un’aquila fra le montagne.
Se il dolore si fa silenzio, forse prosciuga meno la voglia di vivere.
Otto anni di matrimonio. Dopo otto anni di speranza e illusioni, quando ormai eravamo rassegnati, accade che una mattina, una sottile linea rosa ci ripaga di tanta attesa, ci dice semplicemente che non siamo più soli e che da quel momento la nostra vita non sarà più la stessa.

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