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La passione che muove il mondo

Dopo una settimana di isolamento ero in astinenza da passeggiate con il mio cane.

Così ieri mattina anziché il consueto giretto, mi sono spinta un po’più in là, senza tuttavia esagerare, anche perché i postumi del Covid sono piuttosto impegnativi da debellare.

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Donne al volante

Forse è il pensiero che la mia diciottenne si sta apprestando fin troppo velocemente a raggiungere il traguardo della patente, oppure il semplice fatto che durante quest’ultima settimana mi è capitato di percorrere tragitti in auto più lunghi del solito.

Non lo so.

Quello che so è che in questi giorni continuavo a pensare a quell’antico ma discriminante proverbio “Donne al volante pericolo costante” e non riuscivo a togliermelo dalla testa.

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CANTAMI UNA CANZONE

Siamo una famiglia di musicisti e cantanti.

Mi correggo, mio marito e i miei figli sono musicisti e cantanti.

La mia conoscenza musicale è vergognosa, basti pensare che le ultime nozioni le ho apprese ai tempi della  scuola media, numerosi lustri orsono.

Però mi è sempre piaciuto cantare, l’ho fatto per anni nel coro parrocchiale e lo faccio tutt’ora mentre cammino sul tapis roulant oppure quando sono sotto la doccia.

Cantare ha un potere liberatorio, utilizzare parole scritte sapientemente  da persone capaci di interpretare il nostro stato d’animo permettendoci di esprimerlo, è qualcosa che ho sempre rispettato con profonda ammirazione.

Ma come dicevo, il resto della mia famiglia ha la musica che scorre nel sangue.

Mio marito possiede un organo (sì avete letto bene, abbiamo un organo in casa e ogni giorno ci allieta con melodie stile messa in casa).

La sua cultura musicale ha origini lontane, molto più lontane del tempo in cui ci siamo conosciuti.

Da lì giocoforza, anche i nostri figli hanno imparato a suonare uno strumento: pianoforte, chitarra, batteria, basso, ukulele e chi più ne ha più ne metta.

E poi cantano.

Ieri pomeriggio ad esempio era uno di quei momenti lì.

Momenti in cui il secondogenito ha iniziato a suonare e la terzogenita gli è andata dietro cantando.

Mi hanno dato l’ impressione di divertirsi un sacco.

Ecco, se mai nella vita mi fosse capitato di domandarmi perché avessi deciso di mettere al mondo dei figli, ebbene, una delle ragioni più o meno profonde è proprio quella di poterli sentire cantare.

I figli che cantano nella loro camera danno un senso alle giornate pesanti, riportano equilibrio nel creato, contribuiscono a rinfrancare gli animi, quando sembrano perduti.

Un figlio che canta ti sta facendo un regalo, ti dice sono chiuso nella mia camera perché sto bene da solo e ne ho bisogno, però lascio uscire un pezzetto di me per condividerlo con la famiglia, perché spero che questa cosa vi faccia stare bene.

Cantare significa avere le tasche piene di sogni, avere una carta da giocare quando la malinconia si insinua dentro inesorabile, quando non troviamo le parole per raccontarci e sappiamo che una canzone ci verrà sempre incontro.

Se regalerete ai vostri figli questa opportunità, poi quando meno ve l’aspettate e quando più ne avrete bisogno, farà ritorno al vostro cuore come un boomerang e tutta la ricchezza si spartirà.