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Natale a rovescio

Pubblicato su Confidenze N. 52 Dicembre 2017

Aspettando il Natale

Guardo l’orologio del cellulare e ne approfitto per dare un ultimo sguardo ai messaggi e alle mail. Ok posso uscire di casa e arrivare a scuola tranquillamente. Viola è ben fissata nel seggiolino e sta giocherellando con la sua inseparabile giraffa di gomma. Le do un’ultima occhiata dallo specchietto retrovisore.

E’ bellissima, ancora non mi capacito di come io possa essere la mamma di un tale tesoro.

Il vestitino blu e fucsia che le ho fatto indossare stamattina mette in risalto i suoi riccioli biondi. Nel pomeriggio c’è la recita natalizia e lei farà la Madonna, non vedo l’ora di vederla. Oggi è l’ultimo giorno di scuola poi finalmente cominceranno le tanto sospirate vacanze natalizie.

Voglio che sia un Natale specialissimo, sono due mesi che mi sto preparando a questo evento e tutto deve essere perfetto. Come ogni cosa che organizzo nella mia vita.

Sono fatta così, mi piace fare le cose per bene, ogni mattina prima di uscire di casa, ho già rifatto i letti, passato l’aspirapolvere, fatto una lavatrice e imbastito la cena per la sera.

Ho un lavoro che mi piace tanto e mi gratifica, insegno in una scuola media e  quest’anno sono riuscita a passare di ruolo. Ho studiato tantissimo per superare l’esame ma volevo dimostrare che se mi impegno posso raggiungere qualunque risultato. Avrei voluto che mio padre potesse vedere dove sono arrivata, lui ha sempre creduto così tanto in me, ma lo scorso anno se ne è andato a causa di una brutta malattia e il vuoto che ha lasciato è incolmabile.

Ho un marito meraviglioso con il quale condivido tante passioni, dallo sport al cinema,  che mi sostiene in tutte le mie scelte e abitiamo in una bella casetta che stiamo pagando con il mutuo ma che è proprio ciò che desideravamo. Mi fanno arrabbiare le persone che mi dicono che sono fortunata.

Io non credo nella fortuna, credo nell’impegno, nella determinazione, nella tenacia che servono per inseguire i propri sogni e adoperarsi per  realizzarli. E adesso c’è in arrivo un altro bambino e sono pazza di gioia.

Viola ha compiuto 3 anni, io ne ho 35 e non aveva senso aspettare ancora, è il momento perfetto per avere un altro figlio e sono contenta che sia arrivato subito. Abbiamo deciso di dare l’annuncio proprio la vigilia di Natale.

Per noi è un giorno bellissimo perché sia la mia famiglia che quella di Giorgio si ritrova per una cena e lo scambio di regali e già mi immagino le loro facce quando daremo la notizia. Ho già pianificato tutto.

Preparerò  un enorme pacco sotto l’albero e quando lo apriranno dentro troveranno una tutina azzurra e una rosa.

“Mamma”
“Si tesoro?”
Guardo Viola dallo specchietto e la vedo accaldata.
“Tutto bene tesoro? Siamo quasi arrivati. Oggi pomeriggio c’è la recita devi fare la Madonna ti ricordi?”.
“Tu vieni?”

Non me la perderei per niente al mondo. Devo fare ancora un miliardo di cose, ma ce la farò a qualunque costo.
Quando finisco la mia ultima ora di lezione sono stremata, ma ho promesso di occuparmi dei centrotavola per la cena di domani sera e di preparare gli antipasti quindi devo assolutamente passare al centro commerciale e acquistare tutto ciò che mi serve. E prima di sera ho appuntamento con la parrucchiera, se voglio essere in splendida forma per la recita e per l’annuncio di domani.

Mentre corro a destra a e manca non posso fare a meno di vedere gli addobbi che hanno allestito in paese e spendere un pensiero su questa festa che amo più di ogni altra. La tradizione di ritrovarci in famiglia è la cosa più bella del mondo e desidero che Viola la assapori fino in fondo. Voglio ricordare il mio papà e tutti i Natali meravigliosi che mi ha fatto trascorrere.

Scendo dall’auto parcheggiata davanti alla parrucchiera, e mi accorgo di sentirmi poco bene, tutto diventa improvvisamente nero. Quando mi riprendo sono circondata da un gruppo di volti sconosciuti. Riconosco la mia parrucchiera che mi chiama.

“Viviana stai bene?”

Sono confusa e stordita. Cerco di rassicurare Debora, ma la testa ricomincia a girare e mi sento troppo debole. Sento qualcuno che dice di chiamare l’ambulanza e di nuovo perdo i sensi.

Quando mi risveglio sono in un letto di ospedale e per fortuna c’è Giorgio accanto a me.

“Cosa succede?”
“Ciao tesoro come ti senti? Hai fatto prendere un bello spavento a tutti quanti”.
Mi racconta che hanno chiamato un’ ambulanza e poi subito lui perché mi raggiungesse in ospedale, ma io non ricordo niente. Poi penso al bambino e mi tiro su di colpo.

“Vivi stai tranquilla il bambino sta bene devi solo riposare, tra poco arriva il medico e sentiremo cosa dice”.

Colta da un pensiero improvviso chiedo che ore sono e mi accorgo di aver perso la recita di Viola. E anche se Giorgio mi dice che ha mandato i nonni, sono disperata pensando a quanto sarà delusa la mia bambina. Ma ancora più disperata lo sono quando mi rivela di aver detto ai nonni il motivo per cui sono in ospedale. Mi viene da piangere. La mia sorpresa pianificata da mesi è andata in frantumi

Oggi tutto gira al rovescio, che cavolo succede? Che antivigilia è mai questa?

Il medico entra proprio in quel momento e mi consegna la stoccata finale.

“Signora il bambino sta bene, ma se vuole arrivare a portare a termine questa gravidanza deve assolutamente darsi una calmata. Perdere i sensi non è la cosa migliore e probabilmente lei soffre di pressione bassa e questa cosa non fa certo bene né a lei né al suo bambino”.

Ho paura di ciò che le mie orecchie stanno per sentire. Cerco la mano di Giorgio che me la stringe e lo ascolto mentre mi comunica che mi terranno qui qualche giorno in osservazione, e poi una volta tornata a casa assoluto riposo almeno fino alla fine del quarto mese.

E’ come se l’intero ospedale mi stesse crollando sopra la testa.

“Qualche giorno qui? Ma dopodomani è Natale”.

“Si mai noi siamo sempre aperti non si preoccupi”.

Il dottore cerca di scherzare ma io sento già le lacrime spuntarmi. Giorgio mi guarda, sa cosa significhi per me Natale, questo Natale poi, il primo senza il mio papà. Il solo pensiero di non poter essere con la mia famiglia mi toglie letteralmente il respiro. Lo so che devo pensare al mio bambino, ma sto lo stesso da cani e la delusione è fortissima.

E’ notte ma di prendere sonno non se ne parla proprio. Mi giro e mi rigiro in questo letto che non è il mio alla ricerca di un senso a ciò che mi sta succedendo. Perché non ho potuto controllare questa cosa? Come ho fatto a spingermi oltre le mie possibilità? Come ho potuto esagerare fino a mettere a rischio la vita del mio bambino?

Ha ragione Giorgio quando dice che credo di poter avere ogni momento il controllo della situazione, ma è solo un’illusione. Alla fine possiamo fare ben poco per governare la nostra vita. Accade sempre qualcosa che ci ricorda quanto siamo vulnerabili.

E adesso sono qui in questo letto di ospedale la vigilia di Natale, sola e preoccupata e non riesco a fare altro che piangere.
“La smetti di piangere che  non riesco a dormire?”

Sussulto per lo spavento. La mia vicina di letto che è arrivata poche ore fa è evidentemente stufa di sentirmi singhiozzare.

“Scusami è che sono…”

“Disperata lo so. Anch’io cosa credi?”

Si chiama Linda e anche lei ha rischiato grosso. Ha avuto delle perdite e non è ancora fuori pericolo.

“E’ il tuo primo figlio?” mi chiede.

Quando le racconto di avere già una bambina di tre anni, mi dice che anche per lei è il secondo figlio, ma il primo non è mai nato. Chiudo gli occhi. Qualcosa mi ha attraversato il cuore ed è talmente doloroso da togliermi il respiro.

Questo Natale sta girando a rovescio e io non riesco più a capirlo.

Comincia la giornata più lunga della mia vita.

Tutti corrono per i preparativi e io sono qui inchiodata, guardo Linda che non parla fissa il soffitto, suo marito è stato qui due volte ma dice che non ha voglia di vedere nessuno.

E’ chiusa nella sua preoccupazione e io non riesco a trovare qualcosa da dirle che non sia banale e scontato. Non riesco nemmeno e immaginare cosa significhi perdere un bambino senza nemmeno averlo visto, averlo toccato, averlo abbracciato.

Mi ha detto che non si muoverà di un millimetro, che smetterà anche di respirare se potrà servire a salvare il suo bambino. Penso a quanto ho rischiato per correre e arrivare chissà dove, quando la mia meta sta crescendo dentro di me e ha soltanto bisogno che io mi prenda cura di lui fin da ora.

Ma è la vigilia di Natale accidenti, possibile che non sia niente che possa dare un po’ di sollievo a tutti quanti?

Sono quasi le sei quando qualcosa accade.

Sento una musica di sottofondo, qualcuno spegne la luce della camera e poi entra Viola, vestita da Madonna, che tiene tra le mani una candela mentre intona una canzoncina natalizia che ha imparato per l’occasione e che le ho sentito canticchiare decine di volte. Dietro di lei Giorgio, mia mamma, i miei suoceri.

Mi chino davanti a lei, mi sorride, Buon Natale mamma.

L’abbraccio fino a quando mi supplica di lasciarla perché sta soffocando. Giorgio mi racconta che voleva che io la vedessi a tutti i costi vestita da Madonna e allora hanno pensato di portare il Natale in ospedale visto che non si poteva fare il contrario.

Mi torna alla mente il Natale alla rovescia, che non significa che vale di meno, solo che pur non essendo il Natale che avevamo pensato, è ugualmente meraviglioso.

Guardo Linda, che non può fare a meno di sorridere.

Sono sicura che tutto l’amore che stasera ha riempito questa stanza, le ha dato un po’ di sollievo, una piccola tregua per continuare a sperare.

Felice Natale Timoty!

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Aspettando Natale  🎅  🎅 con i nostri animali  🐱 🐶   

«Ciascuno di noi è custode di chi ha accanto:
per parentela, per amicizia, per lavoro, per vicinato.
Ciascuno di noi è affidato ad altri e altri sono affidati a noi,
perché Dio muove tutto per spingerci ad amare di più ed essere amati di più»

Alessandro D’Avenia

Ecco in arrivo il mio primo vero Natale in famiglia.

Mi chiamo Timoty, sono un gatto e a proposito di felicità, avrei una storia da raccontare.

Lo so cosa starete pensando voi umani, perché credo di aver imparato da tempo a conoscervi bene.

Trascorro ore acciambellato sul mio piccolo sofà, alcune volte dormendo profondamente, altre sonnecchiando e quindi vi vedo e vi sento mentre vi occupate di mille faccende senza concedervi mai un momento di sosta.

Conosco il vostro modo di vivere trafelato e ansimante e sinceramente lasciatemi dire che avreste molto da imparare da noi gatti e dal nostro modo di condurre la vita.

Come dicevo, già so quali saranno i vostri pensieri: “Che cosa vuoi saperne tu della fatica di vivere, di lavorare, di mandare avanti una casa e una famiglia, di far quadrare il bilancio ogni mese bla bla bla…”Ammetto che è grazie a voi se noi gatti godiamo di tanti privilegi, ma per me non è sempre stato così, ho avuto anch’io i miei momenti difficili prima di incontrare Susanna.

Chi è Susanna?

La mia padroncina naturalmente, quella che mi ha trovato chiuso dentro un sacchetto di plastica in una fredda mattina di inverno, quando avevo soltanto pochi giorni.

Ormai ero allo stremo delle forze, avevo emesso tutto il miagolio che i miei polmoncini mi avevano consentito di emettere e altro non mi restava che un flebile lamento perpetuato all’infinito.

Se ripenso a quel giorno, un brivido percorre il mio morbido pelo, eppure non ho mai perso la speranza di essere ritrovato da mani buone.

E così è accaduto.

Ma facciamo un passo indietro che ve la voglio raccontare tutta questa storia, così alla fine mi direte se davvero secondo voi io me ne intendo di felicità.

I miei fratelli ed io siamo nati verso la metà di un gelido Febbraio, da una mamma che per essere al suo primo parto se la cavò proprio egregiamente.

Da subito pensai che venire al mondo si stava rivelando fino a quel momento senz’alcuna ombra di dubbio un’esperienza fantastica. Ma ahimè quanto mi sbagliavo.

Come potrò dimenticare quel giorno in cui una mano grande quanto il mio corpo mi afferrò saldamente strappandomi all’abbraccio della mia mamma e mi infilò in una gelida e inospitale busta di plastica?

Vi domanderete cosa passa per la testolina di un gatto grande quanto un gomitolo, quando si ritrova improvvisamente solo e al freddo senza comprenderne la ragione.

Ve lo spiego io cosa si prova.

E’ un po’ come quella volta in cui da bambini avete subito un’ingiustizia da qualcuno più grande e grosso di voi, e la sua prepotenza vi ha sopraffatto senza darvi il tempo di impedire che tutto ciò accadesse.

Oppure è stato come quel giorno in cui da giovanotti siete stati lasciati dall’amore della vostra vita così, senza una spiegazione, lasciandovi in preda ad una solitudine e uno sconforto che vi hanno spezzato il cuore.

Come perdere una persona cara, sentire che qualcosa dentro si spezza e fare fatica a credere che in qualche modo si potrà ricucire.

Lo vedete come vi conosciamo bene noi gatti?

Eppure, nonostante tutto oggi è Natale e io sono qui a raccontarvi una storia di speranza e di felicità, perciò andiamo avanti fino al momento in cui la piccola Susanna che si trovava da quelle parti per una passeggiata con mamma e papà, ha sentito, con l’udito del cuore che soltanto un bambino possiede, il mio fievole lamento.

Quando il sacchetto nel quale ero rinchiuso è stato aperto, e il mio sguardo ha incontrato il suo, è stato subito amore a prima vista. Due lunghe trecce mi hanno solleticato il pancino, due piccole mani mi hanno accolto e accompagnato vicino al suo cuore e quel battito che ho sentito, era tale e quale a quello della mia mamma.

E poi la voce. Ho dimenticato le parole che ha pronunciato, ma non scorderò mai il tono rassicurante e protettivo con il quale lei mi ha parlato: un vero, puro, autentico attimo di felicità.

Tutto il male che fino a quel momento avevo pensato di voi umani, si è sciolto come neve al sole, il mio piccolo cuore si è inzuppato di tale tenerezza da temere che mi scoppiasse e per la prima volta ho emesso quel gorgoglio di soddisfazione che voi chiamate fusa.

Il dopo è stata tutta discesa.

Giacigli comodi e caldi, pietanze prelibate, carezze e grattini generosamente elargiti e tanto, tantissimo amore.

E’ proprio il caso di dire che la mia vita da quel giorno è notevolmente migliorata.

Io sono nato per la seconda volta, quando ho capito che d’ora in poi sarebbe andato tutto bene.

Quanto dura un attimo di felicità?

A volte voi umani non ve ne accorgete nemmeno e così lui arriva e se ne va senza essere colto né assaporato.

Ma noi gatti no, non ce lo lasciamo scappare per niente al mondo.

Nella nostra vita arriva in compagnia di piccole cose, mentre assapori il cibo più delizioso del mondo, o ti godi quella carezza colma di affetto che giunge inaspettata, o sei grato a qualcuno che spende un po’del suo tempo per farti giocare, o ancora, semplicemente, quando insonnolito e indolente te ne stai acciambellato sul tuo sofà a guardare questi umani bizzarri e stravaganti  rincorrere quell’attimo di felicità che gli è appena passato sotto il naso.

E’ proprio il caso di dirlo stavolta: Felice Natale Timoty!

Natale a Bontadanimo

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

CONCORSO RACCONTI DI NATALE – CASA EDITRICE I FIORI DI CAMPO

QUINTA CLASSIFICATA – OTTOBRE 2005

Aspettando Natale 🎅🏻  🎅🏻  🎅🏻 con i vostri bambini

La regina Bravadonna del minuscolo regno di Bontadanimo guardò ancora una volta con tristezza  la culla vuota che le stava dinanzi.

Erano trascorse ormai dieci primavere da quando aveva sposato re Buonuomo e ancora non riusciva a dare un erede a quel meraviglioso regno abitato soltanto da persone di buona volontà, destinato a scomparire a causa di un malvagio incantesimo. Aveva tanto desiderato un bimbo, ma ora che il re si era gravemente ammalato, stava perdendo ogni speranza.

Uscì silenziosamente dalla stanza azzurra preparata da tempo in attesa del lieto evento, e si diresse verso la cappella privata del castello per concedersi un momento di preghiera.

Entrò e inginocchiandosi disse: “Mio Signore tu che leggi in fondo al mio cuore e conosci bene i miei desideri e le mie preoccupazioni, concedimi il dono di diventare madre, affinché questo regno possa durare ancora a lungo per insegnare ad ogni uomo la bontà e l’amore”.

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