Libertà risali a ieri

Sento tanto parlare di libertà perduta in questo periodo e vorrei fare alcune riflessioni a questo proposito.

Mi sono chiesta se veramente eravamo liberi prima del coronavirus o se in realtà lo siamo molto più ora.

Quanto spazio si è liberato nella nostra testa fino a ieri piena zeppa di scadenze, appuntamenti, pensieri, progetti, e noie?

Liberare spazio come si fa con i pc, non per smarrire informazioni importanti, ma per lasciare posto ad altre, magari più preziose.

Durante questi due mesi mi è stata certamente negata la libertà di uscire come e quando volevo, senza munirmi di permessi, guanti e mascherina, ma in realtà che uso o che abuso ne facevo di questa libertà?

Veramente le mie giornate erano come desideravo che fossero?

Veramente da mattina a sera facevo tutto ciò che desideravo fare?

Oppure una sorta di obbligo morale,  di senso del dovere, mi imponeva tanti comportamenti?

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L’abito da sposa

Domenica pomeriggio ci ha preso un po’ la noia a tutti quanti in famiglia, e non sapendo bene come combatterla, mi è venuta un’idea.

Ho chiesto alla mia terzogenita  quasi diciassettenne di indossare il mio abito da sposa. Non mi aspettavo che rispondesse con entusiasmo,  chi ha un’adolescente in casa sa di cosa sto parlando.

Nella loro testolina i pensieri non seguono il filo logico che diamo ai nostri pensieri  e raramente ci si trova in sintonia , ma tant’è (nemmeno io probabilmente all’età di mia figlia avrei voluto sentirmi in sintonia con la mia mamma!)

Insomma, abbiamo tirato fuori dal ripiano più alto dell’armadio uno scatolone bianco, l’abbiamo aperto e lì dentro, protetto  e  immobile da quasi 30 anni, ci stava il mio abito bianco.

Non era un grande abito vi dico la verità, l’avevo preferito corto e semplicissimo avendo organizzato una cerimonia pomeridiana con conseguente rinfresco in oratorio.

Però era il mio abito , dentro quel pezzetto di stoffa accuratamente cucito da abili mani, ci stavano custoditi oltre ogni tempo e ogni spazio, tutti i miei sogni, le mie aspettative, e il mio desiderio sconfinato di realizzarli tutti quanti.

Poi mia figlia l’ha indossato e le stava pure bene. Cosa pensa un’ adolescente di 17 anni mentre indossa un abito da sposa? Posso dirvi cosa vorrei che avesse pensato.

Che ci credesse almeno un po’ al valore di quell’abito, al suo significato, che comprendesse la responsabilità e  la meraviglia di una promessa che dura per l’intera vita.

Vorrei che trovasse una persona speciale, che si impegnasse a cercarla, una persona che avesse come scopo nella vita quello di renderla felice, capace di suscitare in lei il desiderio di indossare un abito simile, un giorno.

Mio marito ed io ci siamo guardati con un po’ di emozione, l’ondata di ricordi che ci ha sommersi è stata notevole, ma posso dire che tra fatiche e impegno, lacrime e risate, conflitti e riconciliazioni, alla fine, non stiamo mica poi così male dentro questa storia che va avanti da 30 anni, anzi , a Dio piacendo, ci piacerebbe starci dentro ancora un bel po’.

E voi? Se avete in casa questi due semplici ingredienti (adolescente + abito ), vi consiglio di sperimentarne l’effetto, poi se volete, potete raccontarne i pensieri dentro questo blog.

Regalo sorrisi

pubblicato su Confidenze n. 20 Maggio 2014

di Giovanna Fumagalli Biollo

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Di mestiere faccio la parrucchiera che certi giorni dico la verità, è un po’ come fare la psicologa. Arrivano donne di ogni età ciascuna con la propria storia da raccontare, e tra due colpi di sole, un taglio, un colore e una piega, io cerco di ricordare chi sono, da dove vengono, cosa fanno, per improvvisare un po’ di conversazione mentre sono in piedi alle loro spalle e vedo la loro immagine riflessa nello specchio.

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