L’ESTATE CHE MI HA CAMBIATO LA VITA

Pubblicato su Confidenze N. 33 Agosto 2016

“L’estate sta finendo e un anno se ne va…” il tormentone dei Righeira che la mia generazione ben conosce, mi torna alla mente anche quest’anno, mentre scivolo nell’autunno che profuma di marmellata di fichi e castagne.

Ci sono vacanze che trascorriamo serenamente, mentre altre sono destinate a lasciare un segno, a cambiarci la vita, a ribaltare tante nostre priorità sulle quali avevamo costruito grandi progetti, o perlomeno, pensavamo di averlo fatto.

Tocco la mia pancia già ingrossata e sorrido. Riccardo nascerà a Novembre e io non vedo l’ora.

“Mamma si muove? Posso sentire?”

Il mio pulcino mi distoglie dai pensieri. Mi sembra ieri che credevo di averla perduta e invece è già trascorso un anno. Ha cinque anni ed è grazie a lei se oggi ho capito tante cose. Se penso allo scorso anno, alla mia presunzione, a che persona diversa ero, mi vengono i brividi. Ero tornata alla casa al mare di Bellaria sempre con lo stesso dispiacere di aver lasciato il mio lavoro seppure per poche settimane. Subivo quella vacanza con Irene solo per farla contenta, mio marito sempre all’estero per lavoro e io che non vedevo l’ora di tornare al mio. Andavamo in spiaggia presto, lei giocava con la sabbia e io lavoravo al PC. Stava andando tutto a meraviglia fino a quando non è arrivata la famiglia Riccio: padre madre e due figli. Parlavano ad alta voce, gesticolavano, erano così a ridosso dei nostri lettini che riuscivo a sentire il loro alito che sapeva d’aglio già la mattina presto. Irene li guardava tra il curioso e il divertito mentre io cercavo in tutti i modi di farle capire che a certe persone era meglio non dare confidenza. Troppo tardi.  “Signo’ buonasera, tanto piacere e scusi il disturbo eh? Noi siamo una famiglia come dire? Un po’caotica, posso presentarle mia moglie Lina, mio figlio Vincenzo, mia figlia Maria e io mi chiamo Antonio, che carina è sua figlia questa? Vuoi fare amicizia con Maria?”

Irene è rimasta affascinata da questa famiglia e ha stretto subito amicizia con loro.

“Irene non ti sembra di esagerare? Non è meglio che tu stia sotto il tuo di ombrellone?” le ripetevo inutilmente.

E lei a rispondere che si annoiava, che con Maria costruiva castelli di sabbia, giocava con le biglie, e mangiava persino i loro panini! Da una parte non avere Irene che mi tormentava di continuo con le sue richieste era un sollievo. Dall’altra sopportare quella famiglia era un prezzo veramente altissimo da pagare.

Un pomeriggio Irene era particolarmente noiosa, non le andava bene niente e io avevo delle telefonate urgenti da fare.

“Irene ascolta lasci in pace la mamma che deve fare delle telefonate importanti? Poi ti compro un gelato ok?”

“Va bene mamma” aveva risposto rassegnata.

Io mi sono messa al telefono, naturalmente un problema dietro l’altro, così la telefonata ha richiesto più tempo del previsto. Ecco è stato nel momento in cui ho chiuso la telefonata che mi sono resa conto che qualcosa non andava. Se ripenso a quel momento non lo vedo in realtà perché credo che la mia mente l’abbia rimosso per consentirmi di continuare a vivere. So soltanto che mi sono guardata intorno e Irene non era lì con me. Cosa passa nel cuore di una madre quando si accorge che la propria figlia è scomparsa? Morire è cosi, mi sono detta, prima manca il respiro, letteralmente e poi non riesci nemmeno a muoverti, perché ogni tuo muscolo è paralizzato. Sicuramente è qui da qualche parte, avevo pensato. La chiamavo sottovoce, per non attirare l’attenzione.

“Irene, Irene tesoro dove sei?” ma per quanto mi guardassi in giro, non riuscivo a vedere il suo costumino fucsia.

Ero andata subito in riva al mare convinta di trovarla intenta a riempire il suo secchiello, ma lei non c’era. Ho cominciato a chiedere a destra e a e manca, ma capivo che il panico mi stava avvolgendo come una ragnatela. A un certo punto urlavo così forte che la gente aveva fatto capannello intorno a me. Poi qualcuno mi aveva preso sottobraccio, avevo riconosciuto la voce di Antonio che raccontava cose senza senso, che erano appena arrivati in spiaggia perché c’era il mercato e sua moglie aveva insistito per farci un giretto, insomma, quasi si sentiva in colpa per non essere stato lì, a far giocare Irene, a prendersi cura di lei.

“Non si preoccupi signora Rachele” .

Uno sconosciuto si sentiva in colpa. E io che l’avevo trascurata per risolvere banali, assurdi, problemi come mi sarei dovuta sentire? Cercavo di giustificarmi, di dire che non sapevo come fosse potuto accadere, ma lui mi diceva di non preoccuparmi, che l’avremmo trovata, che aveva lasciato sua moglie all’ombrellone, nel caso Irene ritornasse e suo figlio era andato a cercarla, mentre noi saremmo andati dal bagnino. Già, il bagnino, che idiota, perché non ci avevo pensato subito?

Soffocavo i singhiozzi e cercavo di scacciare i pensieri mostruosi che a tutti i costi si insinuavano nella mia mente. Ancora oggi quando ci penso, rivedo tutta la scena come un film, un fotogramma dietro l’altro, stampati nella mia mente. Ancora oggi mi dico che non voglio più dimenticare quei momenti, per il timore di commettere altri errori. Il bagnino aveva diramato la descrizione di Irene a tutti i bagni, cercando di tranquillizzarmi, dicendomi che sono cose che succedono, che comunque un bambino di quattro anni è in grado di dire il suo nome e cognome, e quindi bisognava solo avere pazienza e aspettare.

Aspettare? Aspettare in compagnia dei miei pensieri e dei miei rimorsi.

Ma che razza di madre è quella che va in vacanza con la sua bambina, con la quale già trascorre poco tempo durante l’anno, e nemmeno al mare trova il tempo per costruire un castello di sabbia con lei?

Io non sono molto credente, però ricordo di avere pregato in quel momento, e giurato e fatto promesse che le cose sarebbero cambiate.

E poi l’avevo vista arrivare con il figlio di Antonio che l’aveva ritrovata al bar perché voleva quel gelato che io le avevo promesso.

Tutto il resto è avvolto in un grande abbraccio, se chiudo gli occhi sento ancora la sua pelle profumata di crema solare e ricordo di aver pensato che gliel’avevo messa io, la mattina appena arrivate in spiaggia e che forse tutto sommato, avrei avuto ancora l’occasione per essere una buona madre.

E’ passato un anno e tante cose sono cambiate.

Ho chiesto una riduzione di orario di lavoro e ho cominciato a godermi la mia bambina, la mia famiglia. Anche Michele si è reso conto di questa cosa e a modo suo mi è stato vicino. E poi arriverà Riccardo, questo piccino che ho tanto desiderato.

Ogni tanto sento Antonio e Lina, siamo diventati amici, sono bravissime persone e l’ho capito molto tardi, al contrario di Irene.

Ma come scrive Saint Exupery nel suo “Piccolo Principe”:

I grandi non capiscono mai niente da soli

e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta”.

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