Quel viaggio in mongolfiera

Ho appena terminato di guardare una serie TV che non mi è dispiaciuta: Greenleaf.

I Greenleaf sono una potente famiglia afroamericana che ha fondato a Memphis, nel Tennessee, la sua chiesa. Il patriarca, James Greenleaf, è il Vescovo che la dirige affiancato dalla moglie e dai tre figli che vivono con le rispettive famiglie nella maestosa dimora dei genitori. In famiglia parrebbe regnare l’amore reciproco, in realtà si nascondono avidità, adulterio, rivalità tra fratelli che più di una volta, minacciano di distruggere il cuore della fede che li tiene uniti.

I temi trattati sono molteplici: il rapporto familiare, la questione religiosa, la lotta contro gli abusi sessuali, insomma vi consiglio questa serie se:

  1. Vi piacciono le storie di grandi saghe familiari
  2. Amate i colpi di scena che qui sono praticamente presenti in ogni puntata
  3. Avete voglia e tempo di immergervi in una serie TV di ben 5 stagioni

Non è la prima volta che dentro una serie TV o un film, viene affrontato il delicato tema delle famiglie d’origine.

I Greenleaf tessono abilmente una ragnatela (intrisa d’amore, ma pur sempre una ragnatela) dentro la quale i figli rimangono invischiati a causa del profondo senso di colpa che nutrono nei confronti dei genitori per tutto ciò che è stato loro donato: la vita, il benessere, l’amore incondizionato.

La famiglia d’origine è un argomento delicato e complesso che io e mio marito abbiamo spesso affrontato con le giovani coppie di sposi, perché ancora oggi è una delle cause di conflitto nella coppia se non addirittura motivo di separazione.

Figli che faticano a tagliare il cordone ombelicale con i propri genitori, genitori  che non riescono a lasciar andare i propri figli, (e quando lo fanno, continuano a intromettersi nella loro vita causando dissapori e discussioni), suocere che non accettano nuore o generi e viceversa.

In realtà la grande difficoltà sta nel fatto che nasciamo tutti quanti dentro una storia che non ci siamo scelti, ma nella quale trascorriamo buona parte della nostra vita.

Qualche volta ci sembra di essere dentro una gabbia dalla quale sogniamo di evadere perché troppi sono i vincoli che ci vengono imposti, altre volte invece si sta comodi e al sicuro come dentro un recinto che protegge dalla durezza del mondo che ci circonda.

Per molto tempo mio marito ed io abbiamo creduto che fosse sufficiente allontanarsi dalla propria famiglia per formarne una nuova.

Ma la verità è che non basta porre una distanza fisica tra noi e la nostra famiglia d’origine, perché ovunque andremo, ci porteremo in dote valori, abitudini, modi di essere, di pensare e di vivere, profondamente diversi ai quali spesso non siamo pronti a rinunciare.

Prendere le distanze dai genitori per costruire una nuova coppia, significa non tanto rompere con loro ogni legame, ma chiarire che d’ora innanzi saranno altre le nostre priorità affettive, perché noi siamo altro rispetto a loro, e possiamo anche permetterci di deluderli e non soddisfare le loro aspettative in nome di ciò che vogliamo creare di nuovo, insieme a nostro marito e a nostra moglie.

Anche se può sembrare una cosa scontata, in realtà non lo è affatto, anzi è un compito molto faticoso che richiede alla coppia impegno, coerenza e perseveranza. Richiede alla coppia di mettere sempre e per sempre se stessa e il proprio amore al primo posto.

E’ un po’ come il gioco delle carte.

Non è possibile scegliere quali carte ci vengono date, ovvero, ciò che riceviamo dalla nostra famiglia d’origine, ma sta a ciascuno di noi stabilire come giocarle: decidere quali tenere, quali lasciare e quali giocare.

C’è sempre, al di là del vincolo, un aspetto di libertà, un respiro che ci invita a compiere delle scelte e onorarle senza per questo dimenticare il bene ricevuto in eredità dalla famiglia che ci ha generato.

Sarà come partire a bordo di una mongolfiera per il più meraviglioso dei viaggi , portando con sé lo stretto valore indispensabile e lasciando a terra la pesante zavorra dei sensi di colpa e delle aspettative disattese.

Una buona domenica a tutti voi in compagnia di queste riflessioni e se non volete perdere nemmeno un articolo di questo blog, potete iscrivervi cliccando qui, a me farebbe molto piacere la vostra compagnia  🤗  🤗  🤗 

6 pensieri su “Quel viaggio in mongolfiera

  1. Silvia

    Quante zavorre avremmo dovuto lanciare da quella mongolfiera… volare così liberi e sereni, affrontando le possibili turbolenze senza dover temere di crollare con o per loro. Si sa che il cielo è sereno oggi ma domani forse no e quella zavorra sta li proprio per essere lanciata quando non serve più quando è di peso …Però siamo riusciti faticosamente a star su e adesso si va avanti e anche se si vola più bassi siamo sempre li, a dare fuoco e calore a quel pallone nella speranza di non cedere mai.
    Bacio Silvia

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  2. Monica

    da mamma , l’impegno più gravoso che affronto ogni giorno nei confronti delle mie figlie è proprio questo .
    Preparare la loro mongolfiera “per il più meraviglioso dei viaggi” senza la zavorra dei sensi di colpa (eventuali!) nei miei confronti.
    faccio fatica …ma ci lavoro molto!
    un abbraccio
    Monica

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  3. Pingback: Cento di queste pagine – Comodamentesedute

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