C’è un tempo per nascere e un tempo per morire

Nascere e morire sono esperienze che toccano ogni essere vivente.
Eppure, mentre celebriamo la nascita come un miracolo luminoso, facciamo spesso fatica ad accogliere la morte come parte della vita.
La evitiamo, rifuggendone ogni occasione in cui si potrebbe provare a parlarne.

Il 2 Novembre è proprio uno di quei giorni, perché si celebra la Commemorazione di tutti i defunti.

Un giorno che potrebbe aiutarci a riflettere, a fermarci, ad ascoltare ciò che abbiamo perduto e ciò che resta.

Ma anziché farne un’occasione di riflessione, capita che la si trascorra migrando di cimitero in cimitero, come a svolgere un compito ingrato dal quale rifuggire al più presto, per fare ritorno alla confortante quotidianità.

Abbiamo timore della morte, ma forse è proprio il silenzio a renderla così spaventosa. Parlare del dolore, del vuoto, di ciò che rimane, è un modo per guarire e per fare pace con la paura.

“L’amore non si butta”, in uscita il 7 Novembre, vuole essere anche questo:
un invito gentile a non chiudersi, a raccontare ciò che significa lasciar andare qualcuno, credere di morire insieme a lui tanto è grande il dolore, e poi scoprire che dentro di noi esiste una forza potente che ci spingerà a rinascere. Sempre.

E voi amiche care?
Come vivete il ritorno al cimitero?
È un gesto che vi fa paura, o vi consola?
Se vi va, potete raccontarlo.

Le parole, quando si incontrano, accarezzano anche ciò che fa male.

Vi auguro di quel che resta una buona domenica e vi ricordo che potete preordinare “L’amore non si butta” nelle librerie oppure su Amazon attraverso questo link:

4 pensieri su “C’è un tempo per nascere e un tempo per morire

  1. Avatar di Ernesta Magni Ernesta Magni

    Carissima Giovanna, sono ormai 27 anni che vado al cimitero tutti i giorni o quasi, da quando è morto il mio piccolo Francesco appena nato. All’inizio era per me un prendermi cura del mio bambino, quella cura di cui ha bisogno un neonato e che purtroppo non gli ho potuto dare; ma il mio andare al cimitero, sistemare i fiori rivolgergli un pensiero, una preghiera, dedicare a lui un po’ del mio tempo, mi consolava. Quando poi, vent’anni dopo, è morto mio marito, ho continuato questo rituale che oramai faceva parte delle mie giornate, dedicare un po’ di tempo e di cura ai miei cari che non sono più fisicamente con me: mi fermo un attimo, aggiusto i fiori, li stringo in un abbraccio con lo sguardo e a mio marito accendo un bastoncino di incenso come segno di un legame che dalla terra arriva al cielo e che continua nonostante tutto.

    Credo però che non ci sia un modo giusto o uno sbagliato, ma occorre anche qui seguire il proprio cuore❤️

    Una info: in quale libreria della zona trovo il tuo libro? Vorrei evitare l’acquisto con Amazon. Grazie

    Un abbraccio

    Ernesta

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    1. Ernesta cara, hai detto bene:

      Credo però che non ci sia un modo giusto o uno sbagliato, ma occorre anche qui seguire il proprio cuore

      Grazie per aver riassunto in poche preziose parole il senso di ciò che volevo dire 💚

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  2. Avatar di Marjolijn Marjolijn

    Odio andare al cimitero, quando mia mamma è morta si è spezzato un pezzo del mio cuore, ormai è passato tanto tempo, tra poco sono 25 anni e questo dolore si è stemperato nel quotidano. Andare al cimitero mi fa sentire come se fosse il primo giorno, non vedo l’ora di non dovermi più occupare di questa tomba.

    Mia madre è con me tutti i giorni nel mio cuore, il cimitero non mi serve. C’è chi ha bisogno di andarci e ne trova conforto …. sono felice per loro.

    Un abbraccio Giovanna

    Marjolijn

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    1. “Mia madre è con me tutti i giorni nel mio cuore, il cimitero non mi serve. C’è chi ha bisogno di andarci e ne trova conforto …. sono felice per loro”.

      Marjo cara è esattamente il mio pensiero, ognuno deve trovare pur nel dolore la serenità di fare o meno certi gesti, senza timore di essere giudicati.

      Ti abbraccio 🥰

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