Ritratto di donna

Nel bene, nel male, e per l’amor del cielo

Wislawa Szymborska

Non so voi, ma c’è un momento della giornata che appartiene soltanto a me.

E’ di mattina presto.

E’ l’istante che anticipa il risveglio della famiglia, dell’impegno e della fatica.

Precede i pensieri che in fila come soldatini si presentano alla mente con la pretesa di essere considerati,  esaminati e possibilmente risolti.

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Non sarò mai più sola

Pubblicato su Confidenze N. 6 – Febbraio 2010

di Giovanna Fumagalli Biollo

Sono di nuovo sola. Non faccio che pensare e ripensare a questo. Anche adesso che sono seduta qui in pizzeria e guardo l’orologio un po’ innervosita dal ritardo di Angela, il mio pensiero fisso è che sono di nuovo sola. Ripenso a cosa sono stati questi anni per me e mi appaiono d’un tratto così lontani. Ho cinquant’anni, pochi per pensare di non avere più nulla da dare e da ricevere, troppi per anche solo lontanamente immaginare di poter ricominciare da zero. Ho inseguito così a lungo la felicità che quando lei mi è venuta incontro, mi sono voltata indietro perché ero convinta che non stesse cercando me. Avevo quasi smesso di crederci. Sono un’insegnante e fino a cinque anni fa ero la classica single, quella che una volta chiamavano impietosamente zitelle, dedita all’insegnamento e ai miei ragazzi. Avevo così ben costruito la mia esistenza su correzioni di compiti in classe, impegno politico, gite con il CAI e genitori anziani da accudire, che mi ero persino illusa di avere una vita piena e soddisfacente. Insomma a quarantacinque anni bisogna crederci che la nostra vita ci appaga completamente, altrimenti quello che rimane è il nulla.

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Ciao ma’

Me lo ricordo quel giorno lì.

E’ stata l’ultima Pasqua che hai trascorso in nostra compagnia. A riguardarla, scorgo sul tuo viso le tracce di una malattia che di lì a poco sarebbe insorta, catturandoti tutta e portandoti via nel giro di poco tempo.

Ero passata a salutarti e il solito Aprile ballerino, mi aveva colta di sorpresa con un abbraccio infreddolito.

“Metti il mio scialletto, sai come ti tiene caldo?”

Me l’hai posato sulle spalle con un fugace abbraccio.

Mi sono sentita così ridicola eppure mai, credo, così amata.

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