Il cammino di don Bosco: camminate coi piedi per terra e col cuore abitate il cielo

Don Bosco e io ci conosciamo da tanti anni.

Da quando nel lontano 1986, mio marito (allora mio fidanzato) scelse di fare per 24 mesi l’obiettore di coscienza presso un Istituto Salesiano, anziché il servizio militare, un filo sottile ha legato la nostra storia di coppia a Don Bosco, figura importante vissuta nei primi anni del 1800, che dedicò la sua intera esistenza ai giovani, occupandosi della loro educazione che da sempre lui definì “cosa del cuore”.

L’arrivo mensile del Bollettino Salesiano ricco di articoli e testimonianze è spesso stato spunto di confronto e condivisione anche con i nostri figli e ancora oggi che sono rimasta l’unica della famiglia a leggerlo, lo considero un appuntamento rassicurante.

E’ stato proprio durante i caldi giorni di Agosto in cui stavo decidendo la meta del mio prossimo cammino, che sfogliando l’ultimo numero, ho visto l’articolo che parlava del Cammino di don Bosco.

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La via dei terrazzamenti, sfidare i nostri limiti senza necessariamente superarli

Ce l’abbiamo tutti nel cuore una ricorrenza con la quale dobbiamo, nostro malgrado, fare i conti almeno una volta l’anno.

Non vediamo l’ora che arrivi e che passi.

La mia ricorrenza più impegnativa, è l’anniversario della perdita di mio marito.

Non so perché, ce ne sono sicuramente altre più complicate da attraversare, anniversari, compleanni, celebrazioni, ma quando si avvicina questo giorno, l’unica cosa che riesco a fare è fuggire, allontanarmi per qualche giorno da quel dolore lacerante che ho provato quel 29 maggio di tre anni fa.

Per questo ancora una volta mi sono cimentata in un cammino, e che cammino, amiche mie, faticoso, faticosissimo, ma bello da togliere il fiato.

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Tre giorni a Budapest ovvero ascoltare le buone ispirazioni

Se c’è una lezione che ho imparato dal mio amato parroco dell’infanzia don Natale Beretta, e che non ho mai dimenticato, è che bisogna sempre ascoltare le buone ispirazioni.

Il termine ispirazione significa letteralmente “respirare su”, e i greci credevano che le persone ispirate, venissero in contatto con i pensieri di Dio.

“Illuminazione divina che apre la mente dell’uomo alla verità e lo guida a ben operare”. 

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