Felice Natale Timoty!

I CONTENUTI DEL MIO BLOG: CONCORSI LETTERARI

Aspettando Natale  🎅  🎅 con i nostri animali  🐱 🐶   

«Ciascuno di noi è custode di chi ha accanto:
per parentela, per amicizia, per lavoro, per vicinato.
Ciascuno di noi è affidato ad altri e altri sono affidati a noi,
perché Dio muove tutto per spingerci ad amare di più ed essere amati di più»

Alessandro D’Avenia

Ecco in arrivo il mio primo vero Natale in famiglia.

Mi chiamo Timoty, sono un gatto e a proposito di felicità, avrei una storia da raccontare.

Lo so cosa starete pensando voi umani, perché credo di aver imparato da tempo a conoscervi bene.

Trascorro ore acciambellato sul mio piccolo sofà, alcune volte dormendo profondamente, altre sonnecchiando e quindi vi vedo e vi sento mentre vi occupate di mille faccende senza concedervi mai un momento di sosta.

Conosco il vostro modo di vivere trafelato e ansimante e sinceramente lasciatemi dire che avreste molto da imparare da noi gatti e dal nostro modo di condurre la vita.

Come dicevo, già so quali saranno i vostri pensieri: “Che cosa vuoi saperne tu della fatica di vivere, di lavorare, di mandare avanti una casa e una famiglia, di far quadrare il bilancio ogni mese bla bla bla…”Ammetto che è grazie a voi se noi gatti godiamo di tanti privilegi, ma per me non è sempre stato così, ho avuto anch’io i miei momenti difficili prima di incontrare Susanna.

Chi è Susanna?

La mia padroncina naturalmente, quella che mi ha trovato chiuso dentro un sacchetto di plastica in una fredda mattina di inverno, quando avevo soltanto pochi giorni.

Ormai ero allo stremo delle forze, avevo emesso tutto il miagolio che i miei polmoncini mi avevano consentito di emettere e altro non mi restava che un flebile lamento perpetuato all’infinito.

Se ripenso a quel giorno, un brivido percorre il mio morbido pelo, eppure non ho mai perso la speranza di essere ritrovato da mani buone.

E così è accaduto.

Ma facciamo un passo indietro che ve la voglio raccontare tutta questa storia, così alla fine mi direte se davvero secondo voi io me ne intendo di felicità.

I miei fratelli ed io siamo nati verso la metà di un gelido Febbraio, da una mamma che per essere al suo primo parto se la cavò proprio egregiamente.

Da subito pensai che venire al mondo si stava rivelando fino a quel momento senz’alcuna ombra di dubbio un’esperienza fantastica. Ma ahimè quanto mi sbagliavo.

Come potrò dimenticare quel giorno in cui una mano grande quanto il mio corpo mi afferrò saldamente strappandomi all’abbraccio della mia mamma e mi infilò in una gelida e inospitale busta di plastica?

Vi domanderete cosa passa per la testolina di un gatto grande quanto un gomitolo, quando si ritrova improvvisamente solo e al freddo senza comprenderne la ragione.

Ve lo spiego io cosa si prova.

E’ un po’ come quella volta in cui da bambini avete subito un’ingiustizia da qualcuno più grande e grosso di voi, e la sua prepotenza vi ha sopraffatto senza darvi il tempo di impedire che tutto ciò accadesse.

Oppure è stato come quel giorno in cui da giovanotti siete stati lasciati dall’amore della vostra vita così, senza una spiegazione, lasciandovi in preda ad una solitudine e uno sconforto che vi hanno spezzato il cuore.

Come perdere una persona cara, sentire che qualcosa dentro si spezza e fare fatica a credere che in qualche modo si potrà ricucire.

Lo vedete come vi conosciamo bene noi gatti?

Eppure, nonostante tutto oggi è Natale e io sono qui a raccontarvi una storia di speranza e di felicità, perciò andiamo avanti fino al momento in cui la piccola Susanna che si trovava da quelle parti per una passeggiata con mamma e papà, ha sentito, con l’udito del cuore che soltanto un bambino possiede, il mio fievole lamento.

Quando il sacchetto nel quale ero rinchiuso è stato aperto, e il mio sguardo ha incontrato il suo, è stato subito amore a prima vista. Due lunghe trecce mi hanno solleticato il pancino, due piccole mani mi hanno accolto e accompagnato vicino al suo cuore e quel battito che ho sentito, era tale e quale a quello della mia mamma.

E poi la voce. Ho dimenticato le parole che ha pronunciato, ma non scorderò mai il tono rassicurante e protettivo con il quale lei mi ha parlato: un vero, puro, autentico attimo di felicità.

Tutto il male che fino a quel momento avevo pensato di voi umani, si è sciolto come neve al sole, il mio piccolo cuore si è inzuppato di tale tenerezza da temere che mi scoppiasse e per la prima volta ho emesso quel gorgoglio di soddisfazione che voi chiamate fusa.

Il dopo è stata tutta discesa.

Giacigli comodi e caldi, pietanze prelibate, carezze e grattini generosamente elargiti e tanto, tantissimo amore.

E’ proprio il caso di dire che la mia vita da quel giorno è notevolmente migliorata.

Io sono nato per la seconda volta, quando ho capito che d’ora in poi sarebbe andato tutto bene.

Quanto dura un attimo di felicità?

A volte voi umani non ve ne accorgete nemmeno e così lui arriva e se ne va senza essere colto né assaporato.

Ma noi gatti no, non ce lo lasciamo scappare per niente al mondo.

Nella nostra vita arriva in compagnia di piccole cose, mentre assapori il cibo più delizioso del mondo, o ti godi quella carezza colma di affetto che giunge inaspettata, o sei grato a qualcuno che spende un po’del suo tempo per farti giocare, o ancora, semplicemente, quando insonnolito e indolente te ne stai acciambellato sul tuo sofà a guardare questi umani bizzarri e stravaganti  rincorrere quell’attimo di felicità che gli è appena passato sotto il naso.

E’ proprio il caso di dirlo stavolta: Felice Natale Timoty!

Natale a Bontadanimo

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CONCORSO RACCONTI DI NATALE – CASA EDITRICE I FIORI DI CAMPO

QUINTA CLASSIFICATA – OTTOBRE 2005

Aspettando Natale 🎅🏻  🎅🏻  🎅🏻 con i vostri bambini

La regina Bravadonna del minuscolo regno di Bontadanimo guardò ancora una volta con tristezza  la culla vuota che le stava dinanzi.

Erano trascorse ormai dieci primavere da quando aveva sposato re Buonuomo e ancora non riusciva a dare un erede a quel meraviglioso regno abitato soltanto da persone di buona volontà, destinato a scomparire a causa di un malvagio incantesimo. Aveva tanto desiderato un bimbo, ma ora che il re si era gravemente ammalato, stava perdendo ogni speranza.

Uscì silenziosamente dalla stanza azzurra preparata da tempo in attesa del lieto evento, e si diresse verso la cappella privata del castello per concedersi un momento di preghiera.

Entrò e inginocchiandosi disse: “Mio Signore tu che leggi in fondo al mio cuore e conosci bene i miei desideri e le mie preoccupazioni, concedimi il dono di diventare madre, affinché questo regno possa durare ancora a lungo per insegnare ad ogni uomo la bontà e l’amore”.

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Un’amica in terra straniera

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CONCORSO LIBERI DI SCRIVERE I EDIZIONE
BIBLIOTECA DI CARUGATE
QUINTA CLASSIFICATA – OTTOBRE 2007

Sono settimane che aspetto questo messaggio ed ora che è arrivato, non oso aprirlo. Mio marito viene a prendermi. Quando è partito sei mesi fa mi ha detto: “Trovo una sistemazione poi torno a prenderti e ti porto con me”.

Mi è mancato il coraggio di fermarlo, di raccontargli dell’angoscia che provo al pensiero di lasciare il mio paese. Ho sorriso cercando di nascondere quel groppo che avevo in gola.

Così lui è partito senza sapere che sta per diventare padre.

Abbiamo tanto desiderato questo bambino e mi tormenta pensare che nascerà in terra straniera e il colore della sua pelle sarà diverso da quello dei suoi coetanei, la sua vita sarà una salita piena di porte che non si apriranno mai. Questa creatura che cresce dentro di me, mi ha tenuto compagnia nelle notti di solitudine, durante le quali mi sono chiesta più volte perché il destino vuole strapparmi da questa terra così amata ma così avara da costringere l’uomo a migrare come un uccello solitario.

Mohame quando mi chiama mi racconta dell’Italia e io lo ascolto mentre accarezzo il mio ventre che cresce come la mia inquietudine. Oggi il messaggio. “E’ tutto pronto. Arrivo il 13. Mohame”.

In forza della promessa fatta al mio uomo il giorno del nostro matrimonio, ho tre giorni di tempo per mettere la mia vita in una valigia e lasciare il mio paese.

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