Gratuitamente

Lunedì 15 Marzo entreremo ancora una volta in zona rossa e ci ritroveremo a fare i conti con i limiti e la frustrazione che questa situazione porta con sé, frugheremo nelle tasche alla ricerca di uno scampolo di speranza che ci aiuti a credere che tutto questo possa un giorno entrare a far parte dei nostri ricordi, dei nostri racconti, del nostro passato.

In attesa di celebrare quel giorno, continuo tenacemente ad andare alla ricerca di belle storie da raccontarvi, storie capaci di ricordarci nonostante tutto, quanto siamo privilegiati a essere qui oggi e poterle ascoltare.

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Libera (la) mente

Le ho fatto stirare la settimana sir.”
“Tutta quanta?”
“Certo sir. La trova appesa nell’armadio”
“Non si spiegazzerà se la uso troppo?”
“La cameriera ha usato l’appretto a base di immotivato ottimismo. Credo che fino a mercoledì dovrebbe rimanere liscia sir”
“Eccellente Lloyd”
“Dovere sir”

Stirare è una delle poche incombenze casalinghe che ho sempre amato svolgere, anche se ammetto di non aver mai stirato mutande e calzini.

Fino a poco tempo fa almeno una volta alla settimana mi dedicavo a questa attività, stiravo le camicie di mio marito, i suoi pantaloni e anche le lenzuola, perché non riuscivo a dimenticare lo sguardo di rimprovero della mia mamma che per le lenzuola perfettamente stirate aveva una vera passione.

Da qualche mese a questa parte come ben sapete, di camicie non ce ne sono più e nemmeno di pantaloni da mettere in piega e di tirare fuori l’asse da stiro solo per le lenzuola mi era proprio passata la voglia ( ho imparato a stenderle e a piegarle con cura e va bene così) e il mio appuntamento con il ferro da stiro è diventato a richiesta (vale a dire: “Mamma non ho più magliette” oppure “Mi stiri una camicia?”)

Vi dico la verità, un po’ mi spiace, (avrei preferito di gran lunga rinunciare a pulire i pavimenti!) perché avevo trovato il modo di fare del mio momento stiro, qualcosa di tutto sommato molto rilassante.

Mi ero comprata degli auricolari Bluetooth che collegavo al cellulare e appena cominciavo a stirare potevo scegliere tra tante attività interessanti: lunghe chiacchierate con qualche amica o sorella senza tenere il telefono dolorosamente sospeso nell’incavo del collo, ascoltare un po’ di musica, oppure un audiolibro, o ancora qualche audio interessante al quale non riuscivo mai a dedicare del tempo.

Ma l’attività che in assoluto ancora oggi amo fare mentre stiro, è quella di riordinare i pensieri.

Sì perché stirare è un lavoro che impegna le braccia ma libera la mente.

Passo in rassegna le mie giornate chiedendomi se sono esattamente come vorrei che fossero, se ho bisogno di aggiustare il tiro, di svuotarle un po’ perché troppo piene, o riempirle se le penso mancanti di qualcosa di bello, se stanno in piedi da sole o se zoppicano malamente.

Penso al libro che vorrei cominciare a leggere o magari a scrivere, al viaggio che vorrei intraprendere, al prossimo articolo per il mio blog, a una ricetta nuova da realizzare.

Mentre sto ferma sui due piedi la mente prende il volo e non c’è modo di fermarla.

Nella testa girano pensieri

Che io non spengo

Argentovivo –

Daniele Silvestri

E poi, se proprio sono nostalgica, mi concedo di pensare un po’ all’amore della mia vita, a come sarebbe stato il vivere adesso se lui fosse ancora qui accanto a me e a come sarà invece nei giorni a venire. Guardo la sua foto che mi sorride e qualche volta nascondo una lacrima, perché non si è mai visto nessuno piangere mentre stira.

E per chiudere questo post con un sorriso, vi lascio una simpatica pagina da leggere, di un sito che fornisce preziosi consigli su come decidere di smettere di stirare per sempre


https://www.nonsprecare.it/come-smettere-stirare-consigli-utili.

E voi? Cosa mi raccontate di bello?

Vi piace stirare? E cosa fate nel mentre? Dove volano i vostri pensieri?

Vi abbraccio, alla prossima 🥰  🥰 

Cento di queste pagine

Quando ho iniziato a scrivere dentro questo blog ormai quasi un anno fa, lo ammetto, avevo poche idee e ben confuse, e non immaginavo nemmeno lontanamente quanto sarebbe durato questo cammino e soprattutto dove mi avrebbe condotta.

Mi ero ripromessa soltanto una cosa, di dare valore ad ogni singola pagina che avrei pubblicato, perché le parole che scegliamo per raccontare storie hanno un peso, volano dirette al cuore delle persone e muovono sentimenti, creano stati d’animo, rievocano ricordi e per questo vanno maneggiate con cura. Per questo è importante pensarle bene prima di pronunciarle, di scriverle, essere rispettosi dei contenuti che pubblichiamo, concentrandoci a lungo sulle conseguenze che potrebbero avere sulle persone.

Le parole si depositano leggere, ma strato dopo strato nel tempo, diventano come granito che non si scalfisce e appunto diventano pesanti, quasi insopportabili da sostenere.

Con questo post oggi celebro le mie prime cento pagine e chiedo scusa se scrivendole, inconsapevolmente, ho ferito qualcuno, ma soprattutto ringrazio chi non si è ancora stancato di leggermi e leggendomi, ha colto un’opportunità di fermarsi a riflettere, che di questi tempi, non è proprio cosa da buttare.

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