Il giorno prima del primo giorno

Ce l’abbiamo tutti, adagiata in un angolo di cuore e di memoria, la nostalgia di quella sensazione a metà strada tra malinconia e dolcezza che fa capolino un po’ sorniona il giorno prima del primo giorno di scuola.

Ci ha tenuto compagnia per diversi anni della nostra vita.

La consapevolezza dolorosa dell’ultimo giorno di vacanza ci accompagnava inesorabile verso il primo giorno di scuola e non c’era modo di sottrarsi.

Come per tanti altri capitoli della nostra vita, anche in questo caso, l’unico modo per affrontarlo, era passarci attraverso.

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Guardare una serie TV ovvero mettere la vita in stand by

Esiste un momento nella giornata di una donna in cui emerge prepotente la necessità di prendersi una pausa da tutti i ruoli impegnativi che è chiamata a ricoprire di continuo con responsabilità e cura.

Un tempo in cui smettere di pensare a quanto ancora si sarebbe potuto fare avendo tempo, voglia ed energia per farlo e a ciò che inevitabilmente ci attende l’indomani.

Io lo definisco l’attimo in cui si mette in stand by la propria vita.

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Rincorrere i bisogni (e rimanere senza fiato)

La prima volta che ho scritto dentro questo blog, l’ho fatto profondamente spinta dalla necessità di dare voce a una parola che noi donne fatichiamo a pronunciare.

Sto parlando dei nostri bisogni.

Cominciamo da qui, c’è scritto nella pagina iniziale.

Dai nostri bisogni che raccontano tante cose di noi, chi siamo, da dove veniamo dove siamo dirette  e soprattutto se stiamo bene dentro a dove siamo.

Ma se i nostri bisogni dicono così tanto di noi, perché tanta reticenza nel raccontarli?

Forse crediamo che a nessuno possano interessare?

Oppure temiamo che raccontandoli, vengano minimizzati, fraintesi, bistrattati?

I nostri bisogni inascoltati, mai narrati, soffocati e calpestati da quelli degli altri.

Chi vive accanto a noi li conosce? Li rispetta? Ne distingue il valore?

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