Le ricorrenze

Ci pensavo da giorni a questa ricorrenza.

Mi domandavo come avrei fatto a trascorrere indenne questa giornata senza esserne consumata dai ricordi.

Perché i giorni normali, quelli che si infilano uno dietro l’altro come perle di una collana, sono più semplici da gestire basta riempirli di pranzi, cene, lavatrici, spesa, e si fa in fretta ad arrivare a sera.

Ma i giorni contrassegnati dalle ricorrenze, quelli sì che sono faticosi da attraversare e la tentazione di scavalcarli è irresistibile.

Poi mi è venuta un’idea.

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Imparerò

Imparerò.

A cuocere meno pasta e meno riso e a fare torte più piccole, che sennò avanzeranno sempre.

Imparerò a ricordare scadenze, chiavi e fazzoletti.

Imparerò a guardare il cielo per capire se andrà a piovere, anziché domandartelo.

Imparerò a fare ordine, anche se eri tu quello preciso e io ti avevo sposato per non perdermi.

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Accettazione

A guardarla, solo per come è scritta non la si potrebbe definire proprio una gran bella parola.

Anche la pronuncia è dura, fredda, quasi intimidatoria.

Eppure nel suo significato più profondo,  Accettazione significa accoglienza che invece è una parola confortante, morbida nella bocca, di quelle che ti spiace pronunciare perché te la vorresti tenere tutta dentro.

Credo che il pezzetto che venga richiesto di fare, sia quello lì, quando la speranza se l’è data a gambe levate e si ha la sensazione di scivolare nelle tenebre.

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