I vecchi invecchiano piano

Mi ha colpito questa riflessione che in questi giorni sta facendo il giro del web.

Muoiono.
Sta morendo la migliore delle generazioni,
Quella che senza studi, ha educato i suoi figli,
quella che senza risorse li ha aiutati durante la crisi.
Stanno morendo quelli che hanno sofferto di più
quelli che hanno lavorato come bestie quelli quotati più di chiunque altro.
Muoiono quelli che hanno passato tante difficoltà
quelli che hanno sollevato il paese quelli che ora desideravano solo
godersi i nipoti.
Stanno morendo da soli e spaventati.
Se ne vanno senza disturbare, quelli che meno danno fastidio
Se ne vanno senza un addio.

Le persone anziane sono indubbiamente le più colpite da questo virus, fragili nella loro già grande fragilità. E d’improvviso li riscopriamo, li ammiriamo, li rispettiamo e ci ritroviamo a domandarci come mai proprio loro chiamati a questo doloroso sacrificio, a questo modo di lasciare la vita così privo di umanità e compassione.

Mi sono data una risposta, ma non credo possa essere condivisa, perché indossa il cappello della fede. Quindi se voi ne avete delle altre, che siano in grado di versare un po’ di balsamo sul cuore, vi prego, raccontatele.

Io credo che noi non ce li meritiamo i nostri anziani, non meritiamo la loro dignità, la loro compostezza, la loro capacità di adattarsi a qualunque situazione la vita gli lanci addosso.

Non meritiamo la loro bontà, e nemmeno il loro smisurato senso del sacrificio.

Perché da loro non abbiamo imparato niente.

Per questo il Padreterno se li è presi con sé, per inondarli di tutto quell’amore, che noi non siamo stati in grado di dare.

“Sedia sediola, oggi si vola, attenti a non sudare”.

Il valore del tempo

Alda Merini nella sua splendida poesia “Il mio passato” scrive così: “Devo liberarmi del tempo e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.”

Mai come in questo momento della nostra vita probabilmente abbiamo toccato con mano la verità di queste parole.

Certi giorni volano via veloci, altri sono pesanti come borse della spesa e la sera ci ritroviamo inesorabilmente a fare i conti.

Avremo speso bene la giornata? Abbiamo buttato via del tempo?

Chissà perché se trascorriamo la giornata a fare pulizie, lavatrici, spesa, cucina a servizio della famiglia, ci pare di aver bene utilizzato il nostro tempo, mentre se abbiamo dedicato anche soltanto una mezz’ora a fare qualcosa che ci piace, leggere un libro, scrivere, dipingere, lavorare a maglia, guardare un bel film, farci un bagno rilassante, siamo assalite dai sensi di colpa, perché abbiamo sprecato ore preziose. Eppure come dice la Merini, questo meraviglioso istante alla fine è tutto ciò che abbiamo per non perdere occasione di esser felici,di stare bene,sapendo che non tornerà più.  

E invece ci lasciamo subissare da sensi di colpa, ci sentiamo pessime figlie, mogli, madri e il cielo sopra di noi, ogni volta che lasciamo che ciò accada, si abbassa di un altro palmo.

Da dove arrivano i nostri sensi di colpa?

Qualche volta da voci lontane, di persone già andate che ci hanno lasciato in eredità prediche e rimproveri, come i nostri genitori. Altre invece le abbiamo tra le mura di casa nostra, ci osservano e ci giudicano facendoci sentire inadeguate.

Eppure c’è un tempo per ogni cosa.

Per occuparsi delle mille incombenze quotidiane, ma anche per sedersi un momento, guardarsi allo specchio e volersi bene.

Perché  non possiamo pretendere che altre persone ci stimino, ci rispettino e ci apprezzino, se non saremo noi le prime a farlo.

E voi come lo vivete il vostro tempo? L’avete rubato ? Vi sentite in dovere di restituirlo? Siete convinte del vostro valore?

Questo silenzio innaturale

“Che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale”.

Domenica mattina ore 7.30, esco con il mio cane.

Per quanto abiti in una zona silenziosa, circondata da prati e alberi dove ancora i colori brillano di luce propria, stamattina ho faticato ad apprezzare il silenzio che mi circondava perché rubando l’espressione di Diodato e della sua meravigliosa canzone, era innaturale.

Oltre i campi in fondo vedo una strada statale lungo la quale persino in questi giorni di corona virus ogni tanto qualcuno transita, ma stamattina era deserta e il silenzio assordante della campagna era insolito.

All’inizio non riuscivo a comprendere cosa ci fosse di diverso rispetto al silenzio nel quale comunque vivo ogni giorno.

Poi ho capito.

Oltre al silenzio umano, c’era il silenzio della natura.

Era come se uccelli e alberi di solito sostenuti dal vento, avessero deciso anch’essi di tacere, in una forma di muto rispetto verso gli esseri umani, obbligati a stare dentro  questi giorni che fanno fatica ad appartenerci.

Il silenzio un po’ ci costringe un po’ a metterci in ascolto di noi stessi, che è una forma di comunicazione dalla quale rifuggiamo volentieri.

Perché i nostri pensieri quando c’è silenzio, risuonano prepotenti dentro di noi, pretendendo di essere accolti, sviscerati, magari condivisi.

Finiti questi giorni, il silenzio avrà smesso di metterci paura. Forse.