NATALE A FERRAGOSTO

Otto anni fa come oggi, perdevo la mia mamma. Ho già scritto di lei in questo blog e non voglio aggiungere altre parole.

Ma ho ritrovato una storia che avevo scritto proprio quell’anno, in occasione del primo Natale trascorso senza la sua presenza e ho deciso di condividerla con voi.

E’ dedicata a chi ha già attraversato questo dolore immenso e desidera ritrovare un po’ conforto.

A chi ha perduto il ruolo di figlia e darebbe chissà cosa per ritrovarlo almeno una volta, e a chi invece è ancora dentro a quel ruolo e fa una fatica immensa per rimanerci.

E’ dedicata a chi il giorno di Ferragosto pensa al Natale (e so che qualcuno lo fa).

E infine a chi mi legge con pazienza e affetto, rispettando il filo dei miei pensieri non sempre ordinati che vanno a finire dentro a questo blog.

 Ecco la storia e naturalmente a seguire, la ricetta .

GLI GNOCCHI DELLA NONNA MARIA

Ogni anno la vigilia di Natale, prima della confusionaria apertura dei regali, recitiamo una preghiera di ringraziamento al Padre, per la gioia e lo stupore di esserci ancora tutti, tanto la vita è un battibaleno. Ma non quest’anno.

Adesso che a Natale manca poco meno di un mese, e l’appuntamento con il grande pranzo incalza, mi mette angoscia il pensiero di quel posto vuoto che hai lasciato e non potrai più occupare e per quanto mi impegni nella ricerca, fatico a trovare preghiere di ringraziamento. Te ne sei andata in così poco tempo e noi sbigottiti continuiamo a chiederci come faremo a tirare avanti.

Non ci si capacita mai della morte di una persona cara, ancora meno se quella persone è tua madre, perché il vuoto assume le sembianze di un cratere di dimensioni spaventose.

Ma l’ingranaggio infallibile del tempo continua senza sosta e il Natale arriva: il tempo dell’attesa dura un soffio.

Io vorrei che sospendessero tutti i natali del mondo fino alla fine dei tempi, perché quelli passati sono penosi da ricordare, quello presente fa troppo male e quelli futuri contengono un vuoto che nessuno colmerà mai.

Susanna legge malinconia nei miei occhi e mi domanda perché.

A nove anni è inammissibile essere tristi quando arriva il Natale.

“Ti manca la nonna?” domanda con la saggezza del suo cuore puro.

“Un po’” rispondo mordendo forte le labbra per sentire un dolore diverso, che arriva dalla pelle e non dal cuore.

“Prepariamo qualcosa di buono che sapeva cucinare solo lei, così sembrerà di averla a tavola con noi”.

Ma certo, uscirà dai nostri cuori, occuperà il posto più scomodo nell’angolino del divano in pelle malandato, se non addirittura rimarrà in piedi, ancora una volta si lamenterà dei regali sbagliati e troppo costosi che le faremo trovare, poi si darà da fare per accontentarci tutti. 

“Mamma tu cosa prepari di buono?”

Susanna è come un piccolo martello pneumatico, che scava, scava, schizzando pietre di dolore da tutte le parti.

 “Perché non prepari gli gnocchi come li faceva la nonna Maria?”

Attraverso un risucchio spaventoso ritorno piccola come lei nella cucina luminosa di casa mia, intenta ad osservare curiosa mia madre impegnata nell’arte dell’impasto degli gnocchi.

“Mamma come fai a non scottarti le mani?” domando affascinata.

“Le mani delle mamma hanno la scorza dura” rispondeva mentre con abilità trasformava uova, patate e farina in una prodigiosa, morbida palla.

Poi la divideva in tanti tocchetti, ogni tocchetto diventava un lungo serpentone che lei affettava con abilità e maestria creando gnocchi uguali e perfetti.

A me e alle mie sorelle il difficile compito di ricamarli con i rebbi di una forchetta, mentre di nascosto ci gonfiavamo la pancia di quella pasta morbida che si attaccava senza pietà al palato della bocca, smascherando facilmente il nostro furto.

“Non mangiateli crudi perché poi una volta cotti non vi andranno più” ripeteva serafica con l’aria di chi la sa lunga.

Le mamme hanno sempre ragione.

Che peccato sentirsi già la pancia piena quando lei li presentava fumanti e impregnati di sugo, che rincrescimento si provava per non aver saputo conservare spazio per quella delizia.

Ma la golosità era talmente forte, da accettare lo stesso il piatto pieno, pena una gran zavorra in pancia. Che risate e il giorno dopo che rimpianto per quegli gnocchi già finiti e non gustati fino in fondo, come la torta nuziale di due sposi con lo stomaco chiuso nel giorno delle loro nozze.

“Mamma mi stai ascoltando?”

Susanna mi riscuote mio malgrado dal ricordo e controvoglia sorrido.

Va bene amore prepareremo gli gnocchi.

Mentre impasto e mi sorprendo di come le mie mani sopportino il calore delle patate lesse, sbircio lo sguardo di Susanna che mi osserva incantata da tanta arte, e mi ritrovo a pensare a quale folle girotondo sia la vita, sempre a ripetersi come un copione mai stanco.

La osservo divertita mentre si impegna con i rebbi di una forchetta nella tecnica del ricamo, guardo fuori dalla finestra e vedo il nostro albero addobbato, il Natale che bussa impaziente alla porta, incurante del fatto che io sia pronta o meno ad accoglierlo.

Lei non c’è più, mi dico, ma quanto di lei vive e vivrà sempre dentro di me, incontro i suoi occhi nello sguardo di mia sorella, il suo sorriso guardando mio fratello e mi sorprendo a fare e dire e pensare pensieri che furono suoi in qualche modo, che saltano fuori al momento giusto e agiscono come un balsamo sulle ferite del cuore.

Giorno di Natale, a tavola, gnocchi al sugo della nonna Maria: arrivederci mamma, benvenuta mamma.

E infine come promesso la ricetta

GNOCCHI DI PATATE

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

1 kg di patate bianche

1 uovo

200 grammi di farina (ma potrebbe volercene di più)

sale

Lessate le patate, pelatele mentre sono ancora calde e subito dopo schiacciatele sulla farina che avrete versato sulla spianatoia. Aggiungete l’uovo insieme a un pizzico di sale e impastate il tutto con le mani  fino ad ottenere un impasto morbido ma compatto. Dividetelo in tocchetti e lavorateli uno alla volta con le punte delle dita fino ad ottenere dei filoni di circa 2 centimetri. Poi tagliate i filoncini ricavando dei piccoli gnocchi che potrete ricamare con i rebbi di una forchetta. Versateli in acqua bollente e salata; non appena verranno a galla gli gnocchi saranno pronti per essere conditi.

2 pensieri su “NATALE A FERRAGOSTO

  1. giuliana

    Mamma …la parola più dolce che ci sia, la certezza di un porto sicuro, di essere accolta, aiutata, amata…per me la roccia ed è così bello essere figlie ! Vederle cambiare e d’improvviso non essere più loro ma noi madri….ma restano i ricordi di quello che è stato, nessuno mai potrà toglierceli !

    "Mi piace"

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