In compagnia del Piccolo Principe

La data riportata in prima pagina in calce al libro che custodisco gelosamente nella mia libreria  la dice lunga: 13 Novembre 1982.

Era la prima volta che leggevo questo piccolo prezioso libro. Avevo 16 anni e mi prese cuore e mente come mai mi era accaduto prima. La semplicità delle parole con le quali si raccontano contenuti profondi, rappresenta il punto di forza del Piccolo Principe  che ha venduto oltre 140 milione di copie e ancora oggi è considerato uno dei libri più letti nel mondo.

Lungo gli anni ogni volta che torno a leggerlo, l’effetto delle parole si modifica portando nuove riflessioni e nuove consapevolezze.

In questi primi giorni di autunno diversi da ogni altro vissuto fino ad ora, un pensiero mi ha spinto a riprenderlo in mano, quasi per farmi un piccolo regalo, come se il mio cuore chiedesse un po’ di bene.

Di nuovo mi sono ritrovata nel deserto in compagnia di questo bimbo biondo e malinconico, di nuovo mi sono innamorata della rosa permalosa e fragile, della volpe che voleva essere addomesticata, del lampionaio che non aveva mai un momento per sé e del geografo che considerava i  fiori effimeri.

Ma stavolta a rapirmi è stato il mercante di pillole.

“Buon giorno”, disse il piccolo principe.

“Buon giorno”, disse il mercante. Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.

“Perché vendi questa roba?” disse il piccolo principe.

“E’ una grossa economia di tempo” disse il mercante. “Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatré minuti alla settimana”.

“E che cosa se ne fanno di questi cinquantatré minuti?”.

“Se ne fa quel che si vuole…”

“Io”, disse il piccolo principe, “se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…”.

Mi è sempre piaciuto risparmiare tempo, portare a termine tante mansioni il più velocemente possibile, concludere in fretta azioni, pensieri, parole, conversazioni, incombenze.

Muovermi velocemente, esortare chi mi sta accanto, spazientirmi se non fatica a tenere il passo.

La mia filosofia di vita sta concentrata tutta in due parole: “Portarmi avanti”.

Con questo motto ho esasperato non poco i miei figli durante gli anni di scuola, quando si limitavano a svolgere i compiti per il giorno successivo salvo poi trascorrere il resto della giornata sul divano pigri e indolenti.

“Portati avanti!” dicevo incitandoli.

Ancora oggi ringrazio il cielo per non avermi dato ascolto.

Perché crescendo, i pigri pomeriggi sonnacchiosi sul divano, si fanno sempre più rari.

“Non ho tempo da perdere!”

“Non perdere tempo!”

Se ci fermassimo un momento a soppesare queste affermazioni, forse le maneggeremmo con più cautela.

Non ho tempo da perdere significa che ho cose più importanti da fare che trascorrere del tempo con te.

Come può sentirsi un bambino al quale si risponde in questo modo? O un innamorato? O un amico o un genitore?

Dire a qualcuno: “Non perdere tempo” significa che ciò che sta facendo in quel momento per noi è inutile e superfluo.

Ma in realtà chi possiede lo strumento in grado di misurare l’utilizzo del tempo?

In questo fragile periodo della mia vita, sto cercando di impegnarmi ad assaporare la lentezza delle azioni che compio, di sostare sui pensieri, sui gesti, sulle parole che pronuncio e che ascolto senza fretta e senza timore di perdere tempo.

E voglio fidarmi dei miei figli e di come scelgono di fare uso del tempo, perché non devo dimenticare che il loro tempo non mi appartiene.

A volte mentre scrivo per il mio blog, ho la sensazione di rubare momenti preziosi a faccende più importanti e devo sforzarmi di pensare che dedicarmi a un’attività che mi piace, mi rende una persona migliore nei confronti di chi mi sta accanto.

Daniel Pennac ha speso parole memorabili su questo argomento

Il tempo per leggere è sempre tempo rubato, come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare.
Rubato a cosa? Diciamo, al dovere di vivere. Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Se dovessimo considerare l’amore tenendo conto dei nostri impegni, chi mai si arrischierebbe?
Chi ha tempo di essere innamorato? Eppure, si è mai visto un innamorato non avere tempo per amare? Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva. La lettura non ha niente a che fare con l’organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l’amore, un modo di essere. La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno, d’altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore.

Daniel Pennac Come un romanzo

Che il Piccolo Principe vi tenga compagnia.

13 pensieri su “In compagnia del Piccolo Principe

  1. francy7783

    Non rubi momenti preziosi a cose più importanti scrivendo su questo blog, ma dai il tempo alle persone come me di fermarsi, leggere e riflettere su quanto scrivi. Quindi continua a rubarti questi momenti preziosi che fanno bene a te ma soprattutto a noi lettori.

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  2. Giuliana

    A volte il tempo lo si vorrebbe fermare….ma nn si può. Cerchiamo di vivere ogni momento con pienezza e considerandolo un momento unico ! Dopo, sarebbe tardi. Il tempo per gli altri ? Si fa ql che si può…. nn e’ mai abbastanza, ma l’altro può comprendere, magari nn subito ma ci arriverà …la vita ci chiede di esserci su tante cose e facciamo qllo che possiamo !!!

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  3. Il Piccolo Principe è anche per me un libro del cuore e come te lo considero prezioso. Nella sua semplicità fa affermazioni straordinarie e sempre attuali. Anch’io conservo la prima copia che ho letto, credo alle scuole superiori, quindi tanti tanti anni fa. La mia parte preferita è quella dell’addomesticare e ogni volta che, abitando in campagna, vedo un campo di grano, mi viene in mente. Ho cercato di raccontare anche alla mia adolescente questa storia, visto che ha “addomesticato” con un rito uno dei nostri gatti. Non ha ancora letto il libro, credo che quando sarà il momento giusto, lui la chiamerà.
    Molto interessante la tua riflessione sul risparmiare o perdere tempo ..pensa che proprio non mi ricordo quel passaggio del libro, magari anche per me è il momento di riprenderlo in mano!

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  4. Bellissime riflessioni. Il piccolo principe versione pop up regalatomi alla nascita di mio figlio per il momento sono solo un insieme di immagini ma non vedo l’ora di poterle arricchire con il testo da regalare a mio figlio, leggendoglielo. E si un po’di tempo per noi stesse è sacrosanto ce lo insegna Virginia Wolf e ‘una stanza tutta per se’ “.

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  5. Non puoi immaginare quanto io abbia apprezzato questo tuo post davvero ben scritto e che mi ha fatto riflettere. Io sono ancora proprio nella fase in cui stresso parecchio i miei figli che hanno sempre di meglio da fare che impegnarsi con i compiti… Farò tesoro di quello che consigli. Per quanto riguarda la lettura e la scrittura invece da tempo ho smesso di sentirmi in colpa!

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  6. Pingback: Cento di queste pagine – Comodamentesedute

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