Preziose cicatrici

L’altra sera, un po’ per stanchezza o forse per distrazione, come accade qualche volta in tutte le case, un ricordo di una zia a me molto caro mi è scivolato dalle mani e cadendo è andato in pezzi.

Mi dico sempre e lo ripeto anche ai miei figli che non dobbiamo rimanere legati alle cose materiali, che se qualcosa si rompe lo si getta via senza rimpianti, perché sono i ricordi custoditi nella nostra memoria che contano e sono i legami le cose belle di cui dobbiamo prenderci cura.

In realtà un po’ mi è dispiaciuto anche se ho cercato di non darlo a vedere. Poi mi è tornato alla mente un bellissimo articolo che mi aveva girato mio nipote Martino e che avevo letto di fretta.

Invece in quel momento era proprio ciò di cui avevo bisogno.

LA TECNICA DEL KINTSUGI

Quando una ciotola, una teiera o un vaso prezioso cadono frantumandosi in mille cocci, noi li buttiamo con rabbia e dispiacere. Eppure c’è un’alternativa, una pratica giapponese che fa l’esatto opposto: evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto. Si chiama kintsugi letteralmente oro (“kin”) e riunire, riparare, ricongiunzione (“tsugi”).

Non so se conoscete questa tecnica di restauro, io non ne avevo mai sentito parlare. E’un’arte giapponese che utilizza un metallo prezioso come l’oro o l’argento liquido per unire i frammenti di un oggetto di ceramica rotto, facendo risaltare le nuove venature create come preziose cicatrici.

Ogni pezzo riparato diviene unico e irripetibile, per via della casualità con cui la ceramica si frantuma e delle irregolari, ramificate decorazioni che si formano e che vengono esaltate dal metallo”.

Ciò che viene riparato non è più uguale a prima perché ha delle ferite che tuttavia non vengono nascoste ma valorizzate perché sono proprio quelle che rendono l’oggetto unico e irripetibile seppur imperfetto. Sono ferite che raccontano una storia.

Vi lascio al piacere di andare a leggere questo bellissimo articolo

https://www.lifegate.it/kintsugi-larte-delle-preziose-cicatrici

Ma prima non posso fare a meno di condividervi i miei pensieri in attesa di leggere i vostri.

Anche noi siamo opere d’arte uniche e irripetibili. Anche noi portiamo i segni di ferite che ci hanno lacerato il cuore in qualche momento della vita, ferite che ci hanno procurato un dolore che ha lasciato un segno.

Ogni volta che siamo state tradite negli affetti, che qualcuno si è allontanato da noi, che le nostre aspettative sono state deluse, che la fiducia è stata violata, qualcosa dentro si è spezzato andando in frantumi e riaggiustarlo ci è sembrato inconcepibile. E’ rimasto un segno che bruciava solo a sfiorarlo, che abbiamo nascosto con cura sotto strati di finta indifferenza e durezza, credendo di andare avanti come sempre.

Ma non è così che funziona.

Il tempo ha trasformato queste ferite in cicatrici, pelle dura e insensibile al dolore, che fanno più male a guardarle che a toccarle, perché ogni volta vanno a scavare dove non dovrebbero.

E noi di nuovo a nasconderle alla vista degli altri e di noi stesse.

Ma le cicatrici, soprattutto quelle del cuore, sono un promemoria raro che ci ricorda che se siamo diventate quelle donne lì, coraggiose e determinate, lo dobbiamo anche a quel dispiacere che ci ha attraversato, che ci ha buttato in fondo a un pozzo e poi è tornato a riprenderci, che ci ha fatto cambiare lo sguardo sulle persone e sulle situazioni.

Le ferite sono feritoie attraverso le quali vedere cose che agli altri restano precluse.

Rumi

Perciò sono preziose.

Lungo la vita ognuno di noi, forse, deve cercare il modo di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica, preziosa.

Forse  andrò a riprendere ciò che si è rotto e proverò ad aggiustarlo, anche se sarà inutilizzabile, mi ricorderà le mie cicatrici, di cui vado fiera.

11 pensieri su “Preziose cicatrici

  1. gessica

    Bellissima riflessione che condivido assolutamente!!! Ogni cicatrice è “preziosa” anche se costa sofferenza e “lavoro dentro di noi”…….ogni circostanza anche dolorosa dovrebbe essere vista come opportunità di crescita per migliorarci e renderci più forti o semplicemente più consapevoli.
    Ti abbraccio Gio’!!!! buonissima giornata!!!!

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  2. Quanta verità in quest’articolo. Eh si, il tempo lenisce le ferite, che tendono a cicatrizzarsi. Però quanta rabbia, quanto dolore e imparare a superare tutto questo senza restare invischiate nell’acredine è un bel lavoro che, aggiungo, val la pena fare.
    Io non so se ho più oggetti rotti o più ferite, o molto probabilmente entrambe in parità, ad ogni modo ho capito che conviene lasciar andare. Bella l’osservazione della tecnica giapponese di restauro. Mi sovviene anche una citazione al riguardo, mi sa di Vinicio Capossela, “le cose non la smettono più di lasciarti perché sanno che devi procedere leggera, forse cercano di farti un favore”…

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  3. Avevo già sentito parlare di questa tecnica. Io sono una persona che non butterebbe mai via niente. E questo non sempre va bene perchè a volte è necessario liberarsi delle cose inutili per liberare spazio, parlo non solo in senso materiale. Infatti quando riesco a buttare qualcosa, a lasciare andare, sono contenta, per me è una conquista! D’altro canto oggigiorno, nella realtà consumistica che viviamo, c’è questa brutta tendenza dell’usa e getta, a buttare qualcosa non appena smette di funzionare, si rompe, non piace piu’, per rimpiazzarla con qualcos’altro. Anzichè cercare se c’è un modo per ripararla, per recuperarla, per trasformarla, per destinarla ad altro uso,..e anche qui parlo non solo in senso materiale, come nell’articolo, dove viene usata come metafora questa tecnica..
    E’ che riparare qualcosa, o trasformarla in altro richiede lavoro ed energia, e si fa molto prima a buttare, lasciare alle spalle, cercare di dimenticare..e passare ad altro..
    Quindi necessità di buttare, per lasciare andare cio’ che non va piu’, o di valorizzare le ferite che derivano da una rottura? Forse ad ognuno serve il suo rito per ricomporsi e e integrare nella propria identità

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  4. Le cicatrici formano il carattere, lo modellano. Ci ricordiamo del dolore, degli sbagli e degli errori e ciò ci permette di soffrire meno o non sbagliare più. L’importante è dipingere le cicatrici di oro e valorizzarle. Se le nascondiamo fanno sempre più male. Bellissimo articolo.

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  5. Pingback: Cento di queste pagine – Comodamentesedute

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