Come una calamita, in viaggio verso casa

“Perché un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte.”
Alessandro Baricco

Care amiche bentrovate. Oggi desidero raccontarvi del viaggio che ho fatto durante gli ultimi giorni di agosto, un po’ diverso dai miei cammini di cui già conoscete le storie.

E’ un viaggio cominciato un po’ per caso, al quale ho cominciato a pensare da quando l’Associazione Amici dell’hospice e dell’ospedale di Eboli mi ha regalato un cofanetto emozione3 per essermi classificata prima al concorso “Le parole che non ho detto”, lo ricordate?

Siccome comprendeva due pernottamenti e due colazioni, non potevo costruirci sopra un cammino perché mi avrebbe costretto in qualche modo a fare ritorno per la seconda notte sempre nello stesso luogo.

Ci ho pensato tanto a dove sarei potuta approdare e alla fine ho lasciato che fosse la sorte a decidere per me.

Ho iniziato a chiedere qualche disponibilità e la scelta è caduta sul graziosissimo albergo “Due cigni”di Montepulciano, che non posso fare a meno di consigliarvi caldamente per un soggiorno anche breve, se volete immergervi in un contesto talmente familiare da sentirvi come a casa.

Non ci ero stata mai da quelle parti e mi son detta perché no?

PRIMO GIORNO

E’ cominciata così la mia vacanza, con la consueta e amata partenza in treno e arrivo alla stazione di Chiusi. Prima di prendere il pullman per Montepulciano però, siccome le mie gambe invocavano una camminata seppur breve, mi son cimentata nel Sentiero della bonifica, un percorso particolare che conduce prima alle Torri di Beccati Questo e Beccati Quest’altro che si racconta vennero costruite per segnare i confini tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, poi il lago di Chiusi fino a concludersi al lago di Montepulciano.

Stavo bene, mi sentivo carica, dopo un estate trascorsa a scrivere avevo veramente voglia di movimento. Certo il caldo nonostante fosse l’ultima di agosto ci ha provato di nuovo a molestarmi, ma mai quanto quello subito durante il cammino di Oropa per fortuna.

SECONDO GIORNO

E siccome se vai a Montepulciano non puoi certo non visitare Pienza, il giorno successivo l’ho raggiunta a piedi attraverso il sentiero della Barlettaia ed è stato in quel momento lì che mi sono perdutamente innamorata delle colline senesi che ti tolgono il respiro talmente sono estese, silenziose, e spettacolari.

Questo è un cammino di 20 km in mezzo alla natura che regala panorami stupendi e file interminabili di cipressi che ho scoperto essere, contrariamente a quanto si crede, non simbolo di morte, ma di vita.

Pienza si è rivelata per ciò che è: un gioiellino incastonato in un contesto antico e prezioso.

Al ritorno siccome avevo ancora spazio per ammirare bellezze, mi sono decisa a visitare anche Montepulciano e quando l’ho raggiunta, ho pensato che lì avrei voluto viverci, anche se in realtà non saprei esattamente dove, visto che trasuda storia in ogni suo angolo e sembra costruita solo per essere ammirata.

TERZO GIORNO.

La mattina quando ho lasciato l’albergo, ho pensato di concedermi ancora una giornata da turista e sono partita alla volta di San Gimignano perché ne avevo sentito parlare così tanto che mi pareva un affronto non averla ancora visitata.

E avevo ragione perché è bellissima.

Nel tardo pomeriggio ho raggiunto Siena dove avevo prenotato l’ultima notte e così me la sono goduta all’ora del tramonto.

Ci ero già stata con mio marito 15 anni fa e sì, se vi state domandando se mi sono un po’ emozionata la risposta è decisamente sì, ma ero talmente felice di stare di nuovo in quella piazza che sembra nata per accogliere le persone, che non ho permesso alla malinconia di rubarmi la magia di quel momento.

E’ stata una bella vacanza, ma devo confessarvi che fare la turista in solitudine, è decisamente più faticoso che cimentarsi in un cammino.

Macinare chilometri impegnando piedi, testa, cuore e respiro, lascia poco spazio alla malinconia, mentre soffermarsi a visitare luoghi senza poterne commentare la bellezza in diretta con qualcuno accanto, richiede un po’più di quell’audacia che ancora non possiedo pienamente.

E così, piano piano, nella misura in cui era andato crescendo il desiderio di partire, con la stessa intensità si faceva in me il desiderio di tornare, a tal punto che la mattina seguente ho anticipato la partenza per essere a casa qualche ora prima, dai miei figli, dai miei animali, dalla mia casa, ma soprattutto da me stessa, perché alla fine, l’unico luogo in cui mi ritrovo, è casa mia.

“Gli  uomini sognano più il  ritorno che la partenza”.
Paulo Coelho

Da anni nella nostra famiglia è tradizione acquistare una calamita ogni volta che si visita un luogo e anche stavolta ho rispettato l’usanza.

Mentre le sistemavo con cura assieme alle altre, ho pensato che in fondo anche noi siamo un po’ come loro.

Non vediamo l’ora di metterci in viaggio, trascorriamo interi giorni a programmare itinerari lunghi o brevi, a immaginare le nostre partenze e i nostri arrivi, ma ad un certo punto inesorabilmente, non vediamo l’ora di fare ritorno, e non c’è nulla che possa sottrarci a questo bisogno.

Amiche care, inutile dirvi che mi piacerebbe moltissimo leggere le storie della vostre partenze, ma ancora di più, quelle dei vostri ritorni, quindi se volete scrivermi, inviarmi foto dei vostri viaggi e perché no? Delle vostre calamite, non esitate, le pubblicherò come sempre nel nostro blog (gio.fumagalli66@gmail.com).

Vi auguro una buona prima tiepida domenica di settembre e vi abbraccio ad una ad una.

E come sempre, spero non abbiate perso l’abitudine di condividere questo articolo, se vi è piaciuto naturalmente 🥰👇

4 pensieri su “Come una calamita, in viaggio verso casa

  1. Roberta Fumagalli

    Ciao bello!
    Il tuo articolo mi ricorda che fuori dalla porta di casa nostra c’è questa frase:
    “L’uomo percorre il mondo intero in cerca di ciò che gli serve e deve tornare a casa per provarlo”

    Piace a 1 persona

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