Il cammino di Oropa in tre giorni: quando la fatica stempera il dolore

Non c’è tristezza che, camminando, non si attenui e lentamente si sciolga.
Romano Battaglia
.

Certi giorni spezzano le gambe e tolgono il respiro come quando si sale in vetta.
E’ da giorni così che scappo, anche se poi torno.

La fuga che preferisco in assoluto è quella che faccio quando intraprendo un cammino.

Lo scorso anno avevo affrontato la via Francisca del Lucomagno, scoprendo nella modalità della camminata una carica e una forza che non avevo mai sperimentato prima.

Quest’anno invece ho scelto il Cammino di Oropa e ne sono rimasta letteralmente rapita.

Il Cammino di Oropa può essere percorso in quattro brevi tappe di difficoltà crescente. 
– Santhià-Roppolo: 16,5 km,
– Roppolo-Sala Biellese: 17,4 km,
– Sala Biellese-Santuario di Graglia: 16,1 km,

Oppure come ho fatto io con la formula dei tre giorni, più breve ma un pochino più impegnativa

Santhià-Magnano: 25,9 km,
Magnano-Santuario di Graglia: 20,5 km
Santuario di Graglia-Santuario di Oropa: 15,1 km


Se arrivate a Santhià in treno, al vostro arrivo troverete ad accogliervi il Pellegrino che incontrerete spesso lungo tutto il percorso.

Ci penserà il signor Mario invece a fornirvi tutte le informazioni necessarie per fare un buon cammino in sicurezza e soprattutto a consegnarvi la credenziale dove farete apporre un timbro a ogni struttura convenzionata che incontrerete lungo il tragitto.

1 TAPPA: SANTHIA’ – MAGNANO –  KM 25,9 – 486 m. dislivello in salita

Ricorderò questa tappa come la più calda in assoluto, senza un solo momento di tregua lungo tutte le sette ore di cammino. E’ un percorso completamente esposto al sole, quindi vi consiglio di munirvi di cappello, crema solare e tantissima acqua, soprattutto se lo percorrerete in un periodo estivo. Nei momenti più duri mi è stato di grande aiuto l’entusiasmo di cui avevo il cuore stracolmo, unitamente al desiderio impellente di camminare e di raggiungere la mia prima meta. A Magnano mi hanno accolto alla Locanda del Borgo Antico gentilissimi proprietari e altri pellegrini come me con i quali ho condiviso la cena e il racconto della prima giornata.

Il giorno successivo prima di partire per la seconda tappa ho fatto una breve sosta al Monastero di Bose che si definisce così:

“Bose è una comunità di monaci e di monache appartenenti a chiese cristiane diverse che cercano Dio nell’obbedienza al Vangelo, nella comunione fraterna e nel celibato. Presente nella compagnia degli uomini si pone al loro servizio.

Se siete in cerca di quella pace del cuore che non trovate in nessun luogo, una sosta qui è fortemente consigliata, dove il tempo ha cessato di scandire la vita delle persone, e dove inspiegabilmente sono custodite le risposte per coloro che si interrogano di continuo sul senso della vita.

2 TAPPA: MAGNANO – SANTUARIO DI GRAGLIA – KM 20,9 – 606 m. dislivello in salita

I boschi che ho attraversato lungo questo percorso mi hanno sollevata un po’ dalla calura, ma alcuni tratti erano particolarmente impegnativi e, inoltre anche stavolta, come per il cammino precedente, mi è capitato di perdere la strada e di essere costretta a fare un tratto in più che mi ha fatto arrivare al Santuario di Graglia piuttosto provata. Nonostante questo però, ho capito che ciò che conta non è fare attenzione a non smarrire la strada, ma continuare a camminare, senza cedere allo scoraggiamento, mettendo semplicemente un piede davanti all’altro senza fermarsi, senza indugiare. Un po’ come il vivere insomma.

3 TAPPA: SANTUARIO DI GRAGLIA – SANTUARIO DI OROPA – KM 15,1 – 800 m. dislivello in salita;

Il terzo e ultimo giorno sono partita all’alba sotto una pioggerella sottile e una aria fresca che non credevo di gradire così tanto.
Mi ha tenuto compagnia per il primo tratto il signor Vito, maratoneta stellato che ben presto ho dovuto salutare perché non riuscivo a stare al suo passo.
E’ stata in assoluto la tappa del mio cuore. Non c’era il sole a cuocermi la pelle e il percorso, nonostante il dislivello importante, si è snodato dolcemente. Quando ho raggiunto il Santuario che rivela la sua imponenza all’improvviso dopo l’ultima curva e non un momento prima, e la sua bellezza ti lascia senza fiato, ho realizzato che non c’era altro posto al mondo in cui avrei voluto essere in quel momento. Il Santuario di Oropa è il più importante santuario mariano delle Alpi. Si trova a 1200 metri di altezza e si sviluppa su tre piazzali a terrazza: cuore del Santuario è la Basilica dove è custodita la Madonna Nera.

Durante questi giorni mi sono sentita dire spesso che sono coraggiosa, ad affrontare un cammino e a farlo in solitudine.

In realtà lo faccio perché ho capito che la fatica stempera il dolore, che rimanere concentrata sul respiro, mettere un piede dopo l’altro cercando di evitare inciampi e cadute, sfidare il peso dello zaino, prestare ascolto a ogni segnale di indolenzimento che il mio corpo mi invia, rende più piccolo il dolore del mio cuore.

E forse è vero che ci vuole coraggio, ma mai quanto ne serve per affrontare la malattia di una persona cara, rimanerle accanto quando vorresti scappare da tutta quella sofferenza e invece, rimani accettando di accompagnarlo fino alla fine e anche di lasciarlo andare quando arriva il momento.

Ci vuole coraggio a non lasciarsi sopraffare dalla disperazione e non solo, addirittura a riprendere in mano i brandelli della propria vita, ricucirli e provare di nuovo a dargli un significato.

Perciò sì, continuerò a camminare in solitaria perché in verità, sola, non lo sono mai.

Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l’arrivare.  
Tiziano Terzani

5 pensieri su “Il cammino di Oropa in tre giorni: quando la fatica stempera il dolore

  1. Grazie per aver condiviso questa tua esperienza: sei riuscita a trasmettere un senso di serenità incredibile solo con le tue parole. Ho provato una cosa simile quando ho visitato l’eremo di Camaldoli, sembrano luoghi senza tempo, fuori dal mondo, che trasmettono veramente la pace dell’anima.

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