Ricette di cuore

E’ evidente che avevo un grosso problema da risolvere.

Da troppo tempo ormai.

Quindi sempre per la serie “da qualche parte bisogna pur ricominciare” oggi ho preso coraggio e ho deciso di sistemare le ricette collezionate in anni di cucina.

Ora, ammetto che nel tempo è diventato molto più semplice, ma soprattutto più rapido cercare ricette con l’aiuto di Google e seguendole direttamente dal cellulare (che poi finisce sempre impiastricciato!).

Però.

Non so le vostre, ma le mie ricette hanno una storia da raccontare e racchiudono ricordi indelebili.

Ogni macchia,ogni appunto, ogni piega mi ricordano momenti piacevoli della mia vita, occasioni in cui ho cucinato per le persone a me care.

Allora mi è venuta un’idea e ve la condivido, così se in questi pigri pomeriggi d’estate vi venisse voglia di cimentarvi, poi potrete postare qui i vostri risultati.

OCCORRENTE:

  • Una bella quantità di buste trasparenti A4 con buchi, io le avevo in casa, ma anche acquistandole, la spesa è davvero irrisoria
  • Un raccoglitore ad anelli (se pensate di non averne in casa, prima di acquistarlo vi suggerisco di fare un giro nelle camere dei vostri figli, perché sicuramente troverete ciò che fa al caso vostro).

Ho riordinato le ricette suddividendole tra dolce e salato e le ho inserite nelle buste, naturalmente fronteretro per utilizzare tutti gli spazi.

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Ho infilato le buste nel raccoglitore e l’ho messo in bella vista nella mia cucina.

Ecco il risultato.

Ho pensato anche a quanto sarà comodo utilizzarle, semplicemente estraendo dal raccoglitore la ricetta che mi interessa senza il rischio di sporcarla mentre la consulto.

La portata emotiva di questo lavoro è stata notevole.

Ho rispolverato ricette che mi avevano passato amiche, sorelle, figlie, in una gara di solidarietà che solo noi donne conosciamo, ritrovandone alcune che non realizzavo da tempo e che mi è tornata la voglia di sperimentare.

L’arte di mescolare sapientemente ingredienti creando sapori squisiti ha origini antichissime https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_cucina e porta un benessere che fa bene al cuore.

Cuciniamo per rendere felici i nostri cari, per rilassarci, per dimenticare o per ricordare, perché siamo brave nel farlo e perché sentircelo dire gratifica sempre.

Il mio ricettario oggi mi ha ricordato tanti momenti belli, e il vostro?

Vi lascio con la ricetta della “Cheesecake della Giovanna”, così la chiama la mia amica Barbara, perché l’ho talmente modificata che ormai mi appartiene.

Dedicata a Irene, la sua piccola guerriera.

CHEESECAKE AL FORNO DELLA GIOVANNA

PER LA BASE:

  • 180 gr di biscotti (quelli che avete in casa, secchi, ai cereali, al cioccolato)
  • 80 gr di burro fuso

PER IL RIPIENO:

  • 250 gr. di ricotta
  • 250 gr. di mascarpone
  • 2 uova
  • 200 gr di zucchero
  • 2 cucchiai di farina setacciata
  • 1 bustina di vanillina
  • 1 cucchiaio di cacao amaro

PROCEDIMENTO:

Tritare i biscotti (con il mixer oppure metteteli in un sacchetto trasparente e passateci sopra il mattarello), unire il burro, amalgamare e versare il composto in una tortiera bassa ( io ne utilizzo una di vetro, ma anche ceramica va benissimo o ancora meglio quelle a cerchio apribile) da 27 cm. imburrata e infarinata. Livellate bene premendo con un cucchiaio e mettete in frigorifero per una mezz’oretta.

Nel frattempo lavorate le uova con lo zucchero e unite uno dopo l’altro tutti gli ingredienti ad eccezione del cacao.

Versate tre quarti del composto sulla base, aggiungete il cacao all’impasto rimanente e versatelo sopra l’altro. Con i rebbi di una forchetta variegate gli impasti.

Infornare a 170 gradi  per circa 35 minuti – 40 minuti, finché la superficie sarà asciutta.

Comodamentesedute perché

Ci sono donne che difficilmente si mettono comodamente sedute.

Su un divano poi, figuriamoci.

Una donna si siede perché dove siede ha da lavorare.

Siede davanti a una postazione di lavoro.

Siede di fianco a un marito da sostenere, a un figlio da incoraggiare, a un genitore da ascoltare.

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Fly volo leggero

pubblicato su Confidenze n. 17 Aprile 2018

Il primo cane che è entrato a far parte della nostra famiglia l’avevamo chiamata Lulù, una cucciola meticcia color miele arrivata a bordo di un furgone partito dal sud dopo un  viaggio  di oltre dieci ore dentro una gabbia. La mia mamma era morta da poco tempo a causa di un cancro che in soli due mesi me l’aveva portata via.Quando ho visto la foto di Lulù, ho capito che solo in quel modo sarei riuscita a chiudere la spaccatura nel cuore che la morte di una persona cara provoca, scava e allarga oltremisura. In famiglia non sapevamo niente di cani. Non potrò mai dimenticare il momento in cui me l’hanno messa tra le braccia e lei timidamente mi ha leccato la mano. Nascono così certi amori primordiali e non sono destinati a finire come quelli tra gli umani, perché durano fino alla morte. E’ stato come risvegliare sensi assopiti, come scoprire di avere un pozzo di amore al quale nessuno aveva mai attinto, e mi sono chiesta come avessi fatto ad arrivare a quel momento privandomi di un sentimento così forte e coinvolgente. Certo non era vita facile, Lulù era incontenibile, abbaiava in continuazione, mordeva tutto ciò che le capitava a tiro, tende, mobili, giochi,un disastro.E poi scappava.

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