Il segreto di nonna Aldina Capitolo 3

Capitolo 1

Capitolo 2

ALDINA

Stamattina quando ho aperto gli occhi, ho creduto per un momento di stare ancora nel mio letto, nella casa di via Ripesecche. Mi pareva quasi di sentire mia madre in cucina che preparava la colazione.

Il profumo del caffè mi solleticava le narici e lei non aveva mai bisogno di venire a svegliarmi, perché bastava quell’aroma a farmi saltare giù dal letto.

Le mattine in cui faticavo ad alzarmi, facevo un gioco, mi sforzavo di trovare qualcosa di buono nella giornata che mi attendeva e che mi avrebbe dato la forza per affrontare tutto il resto.

Quando ho compreso che il letto nel quale stavo distesa stamattina, era lo stesso del giorno prima e del giorno prima ancora, e le pareti spoglie che mi circondavano erano quelle della mia piccola camera in convento, ho richiuso gli occhi e ho tentato disperatamente di fare di nuovo quel gioco.

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Il segreto di nonna Aldina Capitolo 2

ALDINA

L’antico convento di clausura sorge sopra una piccola altura in fondo al paese.

Esiste da sempre. Ricordo che fin da piccola, quando uscivo la sera con le amiche per una passeggiata, la meta era sempre la medesima.

“Ma’, arriviamo al convento e poi torniamo”.

Eravamo in quattro: Aldina, Santina, Elisabetta e Mariapia.

Quanti sogni abbiamo condiviso lungo quelle camminate, avevamo 15 anni e il cuore pieno zeppo di speranza.

“Ma voi lo volete un marito raga’? Io c’ho un po’ paura se ci penso” diceva Santina la più fifona, lei aveva paura di tutto perché era cresciuta con un papà che alzava sempre la voce e ogni volta il cuore pareva esploderle nel petto dalla paura.

“E dove vuoi finire sennò Santì? Io me lo sogno di notte il matrimonio con l’abito bianco.” rispondeva Mariapia la sfrontata, che non vedeva l’ora di andarsene di casa perché aveva cinque fratelli maschi tutti da servire e non gliela faceva più.

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Il segreto di nonna Aldina Capitolo 1

Diversi anni fa ho frequentato un corso di scrittura creativa durante il quale ci era stata offerta l’opportunità di scrivere una storia. La storia di nonna Aldina ce l’avevo in cuore da molti anni, ma mancava sempre l’occasione giusta per raccontarla. Quando però ho iniziato a trasformarla in parole, quando i personaggi hanno cominciato a prendere vita attraverso la mia penna, ho capito che non c’era niente di più meraviglioso di questo. E’ rimasta nel cassetto per molto tempo e oggi ho deciso di fare ciò per cui le storie sono nate, condividerla. Ogni settimana attraverso le pagine del mio blog, ne pubblicherò un capitolo. Spero che l’amerete, come l’ho amata io. E aspetto fiduciosa come sempre i vostri commenti.
Buona lettura

MIRANDA

Miranda spostò i pesanti tendaggi verde scuro, guardò fuori dalla finestra e si accorse che si era fatto buio. Aveva perso completamente la cognizione del tempo. Erano ore che girovagava per le stanze di quella casa troppo grande, accarezzando mobili e cuscini, posando lo sguardo sui quadri pregiati, le suppellettili impolverate, i tappeti consumati da tutti quei passi che li avevano calpestati.

Dio che fatica entrare in una casa senza vita, una casa così intrisa di ricordi da rischiare di rimanerne soffocati.

Ci era cresciuta in quella casa, conosceva ogni angolo, ogni nascondiglio, ogni fessura, distingueva dallo scricchiolio delle scale di legno, il passo di chi le saliva e le scendeva: la nonna, il nonno, la Elvira, fidata governante di una intera vita.

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