Un anticipo di paradiso

Ci sono storie che impongono di essere narrate.

Storie che ad ascoltarle muovono corde che ciascuno di noi possiede, ma che dimentica di strimpellare, ogni tanto.

Piccoli anticipi di Paradiso, li definisco io.

Protagonisti, un compositore e direttore d’orchestra dal nome impronunciabile e il suo sogno: fare musica meravigliosa insieme, non importa la distanza .

Dieci anni fa ha dato vita a qualcosa che prima non esisteva, il coro virtuale.

“Il coro virtuale è un fenomeno globale che riunisce i cantanti di tutto il mondo e il loro amore per la musica in un modo nuovo attraverso l’uso della tecnologia. I cantanti registrano e caricano il loro video da luoghi di tutto il mondo. Ciascuno dei video viene sincronizzato in un’unica performance per creare il coro virtuale”.

Il lockdown  poi, ha fatto il resto.

Eric ha composto un brano di poche semplici parole “Sing gently” e ha invitato cantanti da tutto il mondo a interpretarlo.

E’ nato il Virtual Choir 6, un coro virtuale composto da 17.572 cantanti provenienti da 129 paesi.

Il risultato è strepitoso e io vi invito a prendervi dieci minuti ( se sono troppi ne bastano tre, perché questa è la durata effettiva del brano) per ascoltarlo.

Quando uomini e donne di buona volontà si alleano, rendono migliore lo stare al mondo, fosse anche per un solo giorno.                                                                                 

Grazie di cuore a Elisabetta Cuzzolin , componente del Virtual Choir 6, per avermi fatto assaporare un pezzo di paradiso in una giornata difficile della mia vita.

Possiamo cantare insieme, sempre.

Possa la nostra voce essere dolce,

possa il nostro canto essere musica per gli altri e tenere gli altri in alto.

“Sing gently”

La pazienza delle mele

Non so se anche a voi è capitato, ma l’arrivo dell’estate e della sua meravigliosa frutta, mi hanno fatto dimenticare una scorta di mele che nessuno voleva più mangiare.

Per fortuna hanno saputo aspettare con pazienza che mi ricordassi di loro e così oggi le ho gratificate trasformandole in una buonissima composta.

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L’ultima missione

Pubblicato su Confidenze n.25 Giugno 2018

Diversi anni fa partecipai al funerale del figlio quindicenne di una mia cara amica, morto in un incidente stradale. Ricordo di aver pensato all’inizio della celebrazione, che avrei proprio voluto ascoltare l’omelia del sacerdote  per scoprire cosa si sarebbe inventato per rendere se non sensato almeno sopportabile quel dolore. Rimasi stupita quando lui semplicemente disse che ciascuno di noi nasce con il compito di portare a termine delle missioni, e soltanto nel momento in cui adempiamo a questo compito, siamo pronti per lasciare questa vita.

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