Le scarpe deluse

A Marzo in occasione del mio compleanno, i miei figli mi avevano regalato uno splendido paio di scarpe da running per uscire tutti i giorni con il mio cane e perché, tra i miei sogni c’è quello di cimentarmi prima o poi in un Cammino.

Durante questi tre mesi ne ho percorsa di strada con queste scarpe e mi ci sono pure affezionata, quindi potete immaginare il mio sconforto quando la scorsa settimana ho notato che entrambe avevano un buco proprio in punta.

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Essere ricordati

C’è una frase che amo davvero tanto e che sovente faccio mia:

“Se ti imbatti in una cosa bella la racconti”

Ed è proprio ciò che faccio soprattutto quando scopro storie di donne che in qualche modo hanno fatto della loro vita un capolavoro, donne talentuose ma anche tenaci, instancabili e perché no anche un po’ ambiziose.

Fino a fine settembre, presso la Reggia di Monza, grazie a un accordo con il museo di Capodimonte è possibile visitare la prestigiosa opera “La Villa Reale di Monza” dell’artista Clelia Grafigna (1899).
Questo particolarissimo capolavoro è un dono realizzato per la regina Margherita di Savoia che qui viene proprio rappresentata nell’ambiente privato della corte sabauda con alle sue spalle la monumentale Villa Reale di Monza. La particolarità di questo dipinto è data dal materiale con il quale è stato minuziosamente realizzato: sughero, carta, stoffa e materiale botanico essiccato. ( E stiamo parlando degli inizi del 1900!)

Clelia Grafigna non era come si pensò erroneamente per lungo tempo, una dama di compagnia della regina, ma una bravissima sarta che aveva aperto un atelier di abiti per bambini nel centro storico di Genova dove realizzava abiti da cerimonia dal battesimo alla prima comunione, ma anche cappottini eleganti che erano i preferiti dalla regina per il figlio Vittorio Emanuele.

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Le mele annoiate

Mi vergogno a scriverlo, ma esattamente come lo scorso anno di questi tempi, mi sono ritrovata con delle povere mele avvizzite che tutti si rifiutano di mangiare.

Non so da quanto tempo se ne stavano lì, in un angolo fresco della taverna, annoiandosi a morte, in attesa che qualcuno si accorgesse di loro.

E finalmente oggi che avevo un po’ di tempo, le ho trasformate in una buonissima torta.

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