La crepa e la luce

Care amiche, con questo articolo sono felicissima di inaugurare una nuova categoria del mio blog: Protagoniste per un giorno, dedicato proprio a voi e ai vostri articoli. Dopo l’articolo pubblicato domenica scorsa, stanno arrivando le prime mail e io non vedo l’ora di darvi lo spazio che meritate 😍😍.
Voglio cominciare con la mia amica Rosy che avevate già conosciuto perché mi aveva inviato la ricetta strepitosa della torta della nonna ve la ricordate? Ebbene oggi la ritroviamo con una bellissima recensione di un libro che mi ha consigliato e che sarà certamente la mia prossima lettura.

Il titolo è la crepa e la luce.

Ecco cosa ha scritto per noi

La crepa e la luce (sulla strada del perdono)
di Gemma Calabresi Milite
In questo libro Gemma Capra, vedova del commissario Luigi Calabresi, ripercorre tutta la sua vita, da quando, bambina, giocava con i suoi fratelli, agli anni dell’incontro con il futuro marito, fino al momento doloroso della sua morte. Luigi Calabresi, commissario di Polizia venne ingiustamente accusato da alcuni esponenti dell’opinione pubblica di estrema sinistra di responsabilità nella morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. Il 17 maggio 1972 venne ucciso in un agguato, da un commando composto da quattro terroristi. I veri colpevoli vennero individuati solo dopo molti anni e condannati dopo innumerevoli udienze. Queste pagine ci raccontano di un cammino lungo una strada tortuosa che, partendo dall’umano desiderio di vendetta di una ragazza di 25 anni con due bambini piccoli e un terzo in arrivo, l’ha condotta, non senza fatica, a crescere i suoi figli lontani da ogni tentazione di rancore e rabbia e all’abbracciare, nel tempo e con sempre più determinazione, l’idea del perdono. Un racconto che, partendo dalla vita di una giovane coppia che viene sconvolta dalla strage di Piazza Fontana, attraversa mezzo secolo, ricucendo i momenti intimi e privati con le vicende pubbliche della società italiana. Tra le righe di questo libro traspare come Gemma riesca nel suo intento, che è quello di guardare nel profondo tutti coloro che nel bene e nel male hanno fatto parte della sua vita, sino ad arrivare, grazie alla fede, non senza fatica e innumerevoli esitazioni, al perdono. Un’analisi attenta del buono e del cattivo che c’è in ognuno di noi perché, secondo la nostra autrice, anche nella persona più malvagia ci dovrebbe essere un lato positivo. E se non lo troviamo nei nostri carnefici forse, possiamo trovarlo nelle persone che gli sono accanto, mogli, figli e allora il perdono lo chiediamo per loro perché possano sopportare anche loro, nella pace, questo dolore infinito. Un’intensa e sincera testimonianza sul senso della giustizia e della memoria. Una storia di amore e pace interiore.

Avevo già avuto occasione di parlare del perdono dentro questo blog, e oggi sono onorata di ospitare di nuovo questa parola così pesante e leggera al tempo stesso.

Oggi questo libro ci invita ancora una volta a riflettere sulla difficoltà che ciascuno di noi prima o poi incontra nella vita quando deve decidere se perdonare o meno quella persona che ci ha profondamente ferito, offeso, umiliato.

La tempesta è capace di disperdere i fiori, ma non è in grado di danneggiare i semi.
KHALIL GIBRAN

Inizia con questa citazione la storia di una donna coraggiosa che racconta la sua vita. Coraggiosa sì, perché ci vuole più coraggio nel perdono che nella vendetta.

Vi lascio con la prima pagina di questo libro, certa che non ve lo lascerete sfuggire.

Ho un ricordo abbastanza confuso dei primi tempi. Che cosa facevo durante le giornate? Che cosa distingueva una dall’altra? Mi pare niente. Le ore passavano e basta, e io come una sonnambula le guardavo passare, cercando di stringere con le mani i piccoli doveri che mi toccavano, le poche cose che lasciavano fare a me e che mi servivano per scandire quel tempo che era diventato un lunghissimo tubo di plastica, con la mia vita dentro. Sveglia tu i bambini, vestili, dagli un bacio e non piangere, apri una busta, apri la porta ai bambini, siediti per terra e gioca un po’ con loro e non piangere, mangia qualcosa, mangia qualcosa, prendi il Tavor, prova a dormire. L’unico ricordo nitido che ho di quei giorni è quello che succedeva tra quando mi sdraiavo a letto e quando il sonnifero faceva effetto. I soli dieci minuti della giornata in cui mi sentivo viva … Adesso che la guardo da qui, quella vedova di 25 anni con due bambini piccoli e un terzo nella pancia mi sembra così umana nella sua rabbia. Adesso che la guardo da qui, la strada in salita su cui ho camminato mi sembra sia partita proprio dal letto che in quei giorni di dolore era tornato a essere quello dei miei genitori: mio padre mi aveva lasciato il suo posto, e io dormivo il mio sonno chimico con mia mamma, come una bambina. E proprio perché è cominciato in quel punto così basso e lontano, mi sembra che ogni passo di questo percorso sia ancora più importante e che raccontarlo possa dire, a chi ha voglia di ascoltare, che si può fare. Si può vivere una vita d’amore anche dopo un dolore lacerante. Si può credere negli esseri umani anche dopo averne conosciuto la meschinità. Si può trovare la forza di cambiare prospettiva, allargare il cuore, sospendere il giudizio. Ho 75 anni, non so quanto ancora durerà questo mio viaggio qui. Scrivo questo libro per lasciare una testimonianza di fede e di fiducia. Per raccontare l’esperienza più significativa che mi sia capitata nella vita, quella che le ha dato un senso vero e profondo: perdonare”.

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