Ancora tutti insieme

Pubblicato su Confidenze N: 1 Dicembre 2018

Aspettando Natale 🎅🏻  🎅🏻  🎅🏻 con la vostra famiglia

Di certezze ne ho accumulate poche sino ad ora.

D’altra parte avendo sedici anni non è che possa considerarmi un’esperta di vita.

Diciamo che mentre cerco di cimentarmi nel difficile mestiere di crescere, ogni tanto mi imbatto in qualche brutta delusione, o in qualche buona notizia e, a seconda della situazione in cui mi sono andata a cacciare, cerco di uscirne il più dignitosamente possibile.

Comunque, dicevo, certezze molto poche.

La prima è la musica, compagna di vita, rifugio quando la strada si impregna di solitudine e malumori. Quando mi immergo nell’ascolto di una canzone entro in sintonia con l’intero universo e non esiste niente che possa ferirmi. Non so come si possa vivere senza, io l’ascolto ogni volta in cui ne ho l’occasione e canto a squarciagola, quando sento che il cuore sta per scoppiare e ho la necessità di tenerlo a bada.

Da piccola utilizzavo una bottiglietta di plastica come microfono, poi, me ne sono fatta regalare uno serio e appena posso faccio partire la base e canto. Oppure mi siedo al pianoforte, fedele compagno da sempre e suono e canto quello che compongo.

Poi c’è l’altra certezza, che sta da sempre in cima alla classifica e non scende mai di posto, ed è la mia famiglia, la migliore che avessi mai potuto sperare di avere.

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Scacciapensieri

“Lloyd, che fine hai fatto?”
“Stavo mettendo ordine tra i suoi pensieri, sir”
“Lavoro impossibile, Lloyd. Non avrò mai la testa a posto”
“Ma potrebbe avere posto nella testa, sir”
“Per avere altri pensieri?”
“O dare spazio a chi li merita, sir”

Vita con Lloyd

Era da un po’ che pensavo alla miriade di pensieri che ci passano per la testa ogni giorno, a quanto siano liberi di entrare e uscire dalla nostra mente senza che si possa fare qualcosa per fermarli, per raccoglierli, per scacciarli o rimuoverli.

Pesanti come pietre o leggeri come piume, sempre pronti a perturbare la nostra vita, inafferrabili, incontenibili, nobili o vergognosi, ne arrivano ogni giorno a centinaia.

Pensieri che tolgono il sonno e aggiungono ansia, che spremono incuranti lacrime e risate.

E mentre mi arrovellavo su come fare per metterli un po’in ordine, guardate che bel pensiero mi è arrivato dal mio secondo fratello  (il primo ve l’avevo già presentato, Enrico ve lo ricordate?)

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Cuor di polenta

A casa mia la domenica non era domenica se non veniva servito in tavola il coniglio in umido o arrosto assieme a una bella polenta.

Faceva tanto festa, era l’unico pranzo della settimana che ci vedeva  riuniti (eravamo 7!) e io lo amavo particolarmente.

Quando mi sono sposata ho cercato di portare questa tradizione in eredità, ma non sempre sono riuscita, il pranzo della domenica era importante, ma spesso la polenta veniva sostituita da nuove ricette con le quali mi cimentavo per sorprendere e stupire la mia famiglia.

Siccome rimane sempre e comunque un cibo che amo tanto, qualche volta a sorpresa la propongo per cena, accompagnata da un bel piatto di ragù o di lenticchie.

La polenta è un alimento umile ma versatile che si abbina a tanti piatti senza mai sfigurare. Nel corso della storia ha salvato dalla fame tante persone, con dignità e fierezza.

Fare la polenta è un gesto antico, che scalda il cuore, prima ancora di saziare la fame.

(Gian Paolo Spaliviero)

Il mistero della sua riuscita è frutto della combinazione tra il vigore della fiamma e la sapienza nel mescolare.

C’è una bella storia che vorrei condividere con voi, scritta dal grande padre David Maria Turoldo, un uomo di fede, ma anche un grande scrittore e poeta.

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