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Il segreto di nonna Aldina Capitolo 9

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Capitolo 3

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Capitolo 5

Capitolo 6

Capitolo 7

Capitolo 8

ISABELLA

Le prime contrazioni  sono cominciate verso le due del mattino.

Il dolore mi ha costretto ad aprire gli occhi. Mi sono tirata su troppo velocemente e la testa ha cominciato a girare come una trottola, ho il respiro affannato e sono sudata fradicia.

Sono rimasta immobile per qualche istante aspettando di nuovo lo stesso dolore che mi desse la certezza di non averlo sognato. E ‘sopraggiunto puntuale dopo dieci minuti, poi dopo otto, sempre più ravvicinato.

E’ troppo presto accidenti, manca ancora un mese e suor Aldina non può occuparsi di me, è ancora troppo debole. Questi pensieri bastano a spaventarmi a morte.

Di nuovo una contrazione, di nuovo un dolore lancinante che mi lascia senza forze.

Non posso più aspettare.

Scendere dal letto mi richiede un sacrificio che mi lascia senza fiato, raggiungo la porta in un tempo che mi pare un’eternità tenendomi il ventre che pare voglia esplodere da un momento all’altro talmente si contrae.

Ma che razza di male fa partorire? Sono abituata al dolore ma questo è terrificante, improvviso, assurdo.

Percorro il corridoio fino alla porta di suor Aldina. Devo sapere come sta, ho bisogno di lei, non posso far nascere il mio bambino senza Aldina. Mi sembra di metterci un’eternità ma finalmente arrivo.  Busso con forza ma nessuno mi apre.

“Aldina, Aldina apri per favore sto malissimo, il bambino sta per nascere” supplico.

La porta si apre all’improvviso e crollo tra le braccia della Madre superiora.

“Isabella per amor del cielo, ti riaccompagno in camera, calmati”.

“Tu non capisci, io sto per partorire! Ho bisogno di Aldina! Dove diavolo è quella donna?” grido esasperata all’ennesima contrazione.

“Mi spiace Isabella, suor Aldina sta molto male”.

Sono le ultime parole che sento, poi un liquido caldo bagna le mie gambe, ho solo il tempo di chinare la testa pensando che si sono rotte le acque,ma quello che vedo con orrore è sangue.

Qualcosa non funziona, ho bisogno di aiuto, ma prima che riesca a parlare, il buio cala su di me e sento che sto perdendo conoscenza.

ALDINA

Stanotte ho fatto un sogno. Mi trovavo in una grande stanza semibuia. Cercavo disperatamente una via d’uscita, ma non c’erano porte, soltanto una piccola finestra in cima alla parete di fronte a me.
Un odore acre di urine ed escrementi mi toglieva il respiro.
Imploravo di farmi uscire urlando con quanto fiato avevo in gola e picchiavo i pugni sui muri con violenza tale da farli sanguinare.
All’improvviso ho sentito un pianto.  Mi sono messa in ascolto, cessando anche di respirare per il timore di non riuscire a sentirlo di nuovo, e ho capito che proveniva dal fondo della stanza.
Con prudenza ho attraversato a passi lievi il locale. Ora il pianto si sentiva forte chiaro. Mi sono fatta coraggio, mi sono chinata e nella penombra l’ho visto. Un neonato completamente nudo piangeva con quanto fiato aveva nei polmoni. Ho dato un urlo e sono corsa di nuovo verso la parete tempestandola di pugni.

“Aprite, aprite vi prego c’è un bambino che ha bisogno di aiuto! Aprite!”

Mi sono tirata su di colpo dal letto, madida di sudore e prima che potessi chiedermi il significato di quel sogno orribile,  ho sentito che realmente qualcuno stava bussando alla porta implorando aiuto.

“Isabella!” credevo di averla chiamata, ma in realtà non sono riuscita ad emettere alcun suono.

“Suor Aldina sei troppo debole non muoverti per amor del cielo!”.

Cos’è il dolore? Arriva a ondate e senti che non gli sopravvivrai, poi si ritrae e cogli quella frazione di secondo per recuperare le forze pur sapendo che non servirà a nulla.

Ho imparato che nel momento di maggiore sofferenza, l’ultima preoccupazione che hai è quella di della morte, anzi se arriva ti sembra quasi una liberazione.

Sono settimane che sto male, vivo in una sorta di oblio dove fatico a distinguere i volti di chi mi è accanto.

Non so cosa mi stia succedendo ma oggi se possibile sto ancora peggio.

Fitte lancinanti arrivano da ogni parte del mio corpo, non mangio da giorni, bevo pochissimo e non riesco nemmeno ad alzarmi dal letto.

“Cosa mi succede?” domando senza nemmeno sapere a chi.

“Suor Aldina, il medico dice che hai preso una grave infezione, ti stiamo curando, però devi stare tranquilla”.

Chiudo gli occhi stremata, Isabella è l’ultimo pensiero che ricordo.

***********

E’ stata la più lunga delle notti che a memoria d’uomo, nel convento si possa ricordare.
Stamattina le campane non emettono alcun suono.
Non dicono di una vita che si è spenta, perché nessuno deve sapere.
Padre Antonio è già arrivato per le ultime esequie. E per battezzare un nuova creatura.
Quando uscirà dal convento porterà nel cuore un segreto che lo accompagnerà fino alla tomba.
Il segreto di una giovane donna che è morta e il miracolo di un’altra che è tornata indietro perché una creatura ha bisogno di lei per crescere. 

La prossima settimana non perdere l’ultimo capitolo del Segreto di Nonna Aldina.

Come finirà secondo te questa storia?

Rispondimi in segreto 😉😉 scrivendo qui : https://comodamentesedute.com/uno-spazio-per-te/

Il segreto di nonna Aldina Capitolo 6

Capitolo 1

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4

Capitolo 5

ISABELLA

Dormo in una piccola stanzetta al piano inferiore, vicino alla cucina, partecipo alla vita del convento, prego con le suore pur non essendo del tutto convinta che ci sia Qualcuno che si interessi veramente a me e abbia a cuore la mia vita, (altrimenti non sarei finita come sono) e cerco di rendermi utile in qualche modo, perché nessuno abbia a pensare che io qui sia un peso.

Se soltanto sei mesi fa qualcuno mi avesse predetto il futuro, avrei riso come una pazza, pensando alla mia vita tra queste mura, dove il tempo scorre seguendo un ritmo che non ha nulla a che vedere con il mondo esterno.

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Il segreto di nonna Aldina Capitolo 2

ALDINA

L’antico convento di clausura sorge sopra una piccola altura in fondo al paese.

Esiste da sempre. Ricordo che fin da piccola, quando uscivo la sera con le amiche per una passeggiata, la meta era sempre la medesima.

“Ma’, arriviamo al convento e poi torniamo”.

Eravamo in quattro: Aldina, Santina, Elisabetta e Mariapia.

Quanti sogni abbiamo condiviso lungo quelle camminate, avevamo 15 anni e il cuore pieno zeppo di speranza.

“Ma voi lo volete un marito raga’? Io c’ho un po’ paura se ci penso” diceva Santina la più fifona, lei aveva paura di tutto perché era cresciuta con un papà che alzava sempre la voce e ogni volta il cuore pareva esploderle nel petto dalla paura.

“E dove vuoi finire sennò Santì? Io me lo sogno di notte il matrimonio con l’abito bianco.” rispondeva Mariapia la sfrontata, che non vedeva l’ora di andarsene di casa perché aveva cinque fratelli maschi tutti da servire e non gliela faceva più.

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