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Il segreto di nonna Aldina Capitolo 10: il finale

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ALDINA

Mi hanno raccontato che sono stata tra la vita e la morte per interi giorni.
Poi in qualche modo ha vinto la vita.
Una mattina ho aperto gli occhi e mi sono ritrovata i volti delle mie sorelle di clausura che mi guardavano con una corona di rosario tra le mani.
Avevo navigato così a lungo in quel mare di dolore confuso e disperato che mi ero convinta che non avrei più fatto ritorno a riva.

E’stato due giorni dopo il mio risveglio, mentre con pazienza suor Angelica mi aiutava a mandare giù di malavoglia qualche cucchiaio di brodo, che dai recessi più profondi della mia povera devastata memoria, mi è apparsa all’improvviso come un pugno nello stomaco.

Dov’è Isabella?

Come in una scena a rallentatore ho visto la ciotola fare un volo in aria e precipitare brutalmente al suolo infrangendosi in mille pezzi, senza nemmeno rendermi conto che ero stata io a causare quel disastro, e mentre sentivo un lamento profondo salire dalle viscere più profonde del mio corpo ed esplodere di fronte a una suor Angelica terrorizzata, ho capito che qualcosa mi si stava spezzando dentro e nessun collante l’avrebbe mai più aggiustato.

Emorragia post partum. Cosi hanno chiamato quello che si è portato via Isabella.

Morta a vent’anni di parto dopo aver dato alla luce una bambina, senza che nessuno potesse fare niente per salvarla.

I giorni si sono susseguiti lenti, penosi, insopportabili.

Poi sono diventate settimane, mesi e infine anni.

Mi trascinavo in quel convento stanca e debole per via della malattia e della fatica di vivere che non ne voleva sapere di concedermi una tregua.

Non ho mai voluto conoscere la piccola Sofia, che consideravo responsabile della morte di sua madre, nonostante le suore mi raccontassero di quanto fosse amorevole.

In realtà ancora una volta ero io ad aver fallito, ad aver abbandonato Isabella dopo averla raccolta, come un uccellino caduto dal nido.

Ma dovevo trovare un capro espiatorio per sopravvivere a una simile assurda follia.
Avevo un tale vuoto dentro lasciato da Isabella, dalla sua giovinezza, dalla sua voglia di vivere nonostante avesse attraversato l’inferno.

In quei pochi mesi in cui eravamo state insieme avevo imparato tante cose da lei.

Che si può fuggire dalle situazioni che non ci appartengono, che non ci vogliono.

Che ogni mattina in cui ci svegliamo è una buona occasione per ricominciare tutto daccapo.

Mentre lei aveva speso la sua vita a tirarsi fuori da situazioni ingarbugliate, io non avevo fatto che infilarmici dentro.

Poi una mattina la Madre Superiora mi ha chiamata per chiedermi di lasciare il convento.

“Ti abbiamo tenuta fin oltre le nostre possibilità Aldina, ma questa non è la vita che fa per te. E nemmeno per Sofia.”.

Avevo pianto, supplicato, implorato, ma in cuor mio sapevo che non c’era verità più grande.

Non avrei voluto portare Sofia con me, ma aveva tre anni e doveva iniziare a condurre una vita normale.

Ogni cosa si aggiusterà, mi aveva detto la Madre Superiora.

Avevo faticato a crederlo, ma poi in qualche modo nel tempo, le ho dato ragione.

Le suore mi trovarono una casa, un lavoro e io cercai di crescere Sofia con tutto l’impegno che mi fu possibile trovare dentro di me, senza tuttavia imparare ad amarla e lei questo non me l’ha mai perdonato.

Ma era come se il cuore si fosse fermato per sempre, e per quanto mi sforzassi, non ne veniva fuori nulla di buono.
Nemmeno quando Andrea, che aveva lasciato i voti da tempo, bussò un giorno alla mia porta.

Attese con pazienza per due anni prima che mi decisi a sposarlo, accettando persino di vivere il nostro matrimonio in totale castità per tutta la vita.
Ci portò a vivere nella splendida dimora appartenuta ai suoi genitori e amò Sofia anche per me.

Poi un giorno sei arrivata tu Miranda e solo in quel momento come per magia, il mio cuore dopo tanti anni ha ripreso a funzionare.

Ma ho tanto da farmi perdonare e non so se vivrò abbastanza.

So di aver risparmiato a tua madre un padre violento, ma anche di averle nascosto le sue origini, la storia della sua mamma per troppo tempo e quando le ho rivelato tutto molti anni fa, lei che già soffriva del mio mancato amore, se ne andò di casa per anni.

La mia vita ha cambiato strada molte volte Miranda e ogni volta ero scontenta di affrontarla, ogni volta non era la scelta che avrei voluto fare.

Ci sono stati giorni in cui mi sono convinta che l’errore più grande di tutti l’ho commesso quando ho ignorato i bisogni del mio cuore.

Poi però mi dico che se avessi ascoltato solo quello forse tu non saresti arrivata da me e quindi sono felice per ogni scelta sbagliata, ogni forzatura, ogni fallimento compiuto, ogni sì sussurrato quando avrei voluto urlare no a pieni polmoni.

Perché cammina cammina una cosa alla fine l’ho imparata: che tutto in qualche modo riconduce al bene e non esistono vite che non abbiano portato almeno una volta qualcosa di buono e generativo. Mi piace pensare che anche per me sia stato così.

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Il segreto di nonna Aldina Capitolo 9

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ISABELLA

Le prime contrazioni  sono cominciate verso le due del mattino.

Il dolore mi ha costretto ad aprire gli occhi. Mi sono tirata su troppo velocemente e la testa ha cominciato a girare come una trottola, ho il respiro affannato e sono sudata fradicia.

Sono rimasta immobile per qualche istante aspettando di nuovo lo stesso dolore che mi desse la certezza di non averlo sognato. E ‘sopraggiunto puntuale dopo dieci minuti, poi dopo otto, sempre più ravvicinato.

E’ troppo presto accidenti, manca ancora un mese e suor Aldina non può occuparsi di me, è ancora troppo debole. Questi pensieri bastano a spaventarmi a morte.

Di nuovo una contrazione, di nuovo un dolore lancinante che mi lascia senza forze.

Non posso più aspettare.

Scendere dal letto mi richiede un sacrificio che mi lascia senza fiato, raggiungo la porta in un tempo che mi pare un’eternità tenendomi il ventre che pare voglia esplodere da un momento all’altro talmente si contrae.

Ma che razza di male fa partorire? Sono abituata al dolore ma questo è terrificante, improvviso, assurdo.

Percorro il corridoio fino alla porta di suor Aldina. Devo sapere come sta, ho bisogno di lei, non posso far nascere il mio bambino senza Aldina. Mi sembra di metterci un’eternità ma finalmente arrivo.  Busso con forza ma nessuno mi apre.

“Aldina, Aldina apri per favore sto malissimo, il bambino sta per nascere” supplico.

La porta si apre all’improvviso e crollo tra le braccia della Madre superiora.

“Isabella per amor del cielo, ti riaccompagno in camera, calmati”.

“Tu non capisci, io sto per partorire! Ho bisogno di Aldina! Dove diavolo è quella donna?” grido esasperata all’ennesima contrazione.

“Mi spiace Isabella, suor Aldina sta molto male”.

Sono le ultime parole che sento, poi un liquido caldo bagna le mie gambe, ho solo il tempo di chinare la testa pensando che si sono rotte le acque,ma quello che vedo con orrore è sangue.

Qualcosa non funziona, ho bisogno di aiuto, ma prima che riesca a parlare, il buio cala su di me e sento che sto perdendo conoscenza.

ALDINA

Stanotte ho fatto un sogno. Mi trovavo in una grande stanza semibuia. Cercavo disperatamente una via d’uscita, ma non c’erano porte, soltanto una piccola finestra in cima alla parete di fronte a me.
Un odore acre di urine ed escrementi mi toglieva il respiro.
Imploravo di farmi uscire urlando con quanto fiato avevo in gola e picchiavo i pugni sui muri con violenza tale da farli sanguinare.
All’improvviso ho sentito un pianto.  Mi sono messa in ascolto, cessando anche di respirare per il timore di non riuscire a sentirlo di nuovo, e ho capito che proveniva dal fondo della stanza.
Con prudenza ho attraversato a passi lievi il locale. Ora il pianto si sentiva forte chiaro. Mi sono fatta coraggio, mi sono chinata e nella penombra l’ho visto. Un neonato completamente nudo piangeva con quanto fiato aveva nei polmoni. Ho dato un urlo e sono corsa di nuovo verso la parete tempestandola di pugni.

“Aprite, aprite vi prego c’è un bambino che ha bisogno di aiuto! Aprite!”

Mi sono tirata su di colpo dal letto, madida di sudore e prima che potessi chiedermi il significato di quel sogno orribile,  ho sentito che realmente qualcuno stava bussando alla porta implorando aiuto.

“Isabella!” credevo di averla chiamata, ma in realtà non sono riuscita ad emettere alcun suono.

“Suor Aldina sei troppo debole non muoverti per amor del cielo!”.

Cos’è il dolore? Arriva a ondate e senti che non gli sopravvivrai, poi si ritrae e cogli quella frazione di secondo per recuperare le forze pur sapendo che non servirà a nulla.

Ho imparato che nel momento di maggiore sofferenza, l’ultima preoccupazione che hai è quella di della morte, anzi se arriva ti sembra quasi una liberazione.

Sono settimane che sto male, vivo in una sorta di oblio dove fatico a distinguere i volti di chi mi è accanto.

Non so cosa mi stia succedendo ma oggi se possibile sto ancora peggio.

Fitte lancinanti arrivano da ogni parte del mio corpo, non mangio da giorni, bevo pochissimo e non riesco nemmeno ad alzarmi dal letto.

“Cosa mi succede?” domando senza nemmeno sapere a chi.

“Suor Aldina, il medico dice che hai preso una grave infezione, ti stiamo curando, però devi stare tranquilla”.

Chiudo gli occhi stremata, Isabella è l’ultimo pensiero che ricordo.

***********

E’ stata la più lunga delle notti che a memoria d’uomo, nel convento si possa ricordare.
Stamattina le campane non emettono alcun suono.
Non dicono di una vita che si è spenta, perché nessuno deve sapere.
Padre Antonio è già arrivato per le ultime esequie. E per battezzare un nuova creatura.
Quando uscirà dal convento porterà nel cuore un segreto che lo accompagnerà fino alla tomba.
Il segreto di una giovane donna che è morta e il miracolo di un’altra che è tornata indietro perché una creatura ha bisogno di lei per crescere. 

La prossima settimana non perdere l’ultimo capitolo del Segreto di Nonna Aldina.

Come finirà secondo te questa storia?

Rispondimi in segreto 😉😉 scrivendo qui : https://comodamentesedute.com/uno-spazio-per-te/

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Il segreto di nonna Aldina Capitolo 7

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SOFIA

Sono così nervosa che ho di nuovo sbavato l’eye liner nel tentativo di metterlo.
Mi tremano le mani e non capisco perché.
Sono andata in scena mille volte, conosco a memoria il copione, sono brava nel mio lavoro e so di piacere al pubblico.
Ho sacrificato la mia vita per il teatro e non tornerei indietro per nessuna ragione al mondo, perché il teatro è l’unico che non mi ha mai tradito.
Ma stasera mi guardo allo specchio e per la prima volta vedo che il tempo ha cominciato a lasciare segni sul mio viso, sempre bello, ma con qualche piccola ruga agli angoli degli occhi.
Le labbra si stanno assottigliando e il colore dei capelli è più spento del solito.

Cosa ne faccio di questo tempo dispettoso che corre lontano senza aspettarmi?

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